Lettere dall’Amazzonia- Novembre 2020

Novembre 2020

Mezzo vuoto…. o mezzo pieno?

É proprio così, quando ti offrono un bicchiere di vino e il livello è proprio a metà, lo guardi e ti chiedi: questo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Io preferisco sempre essere positivo e apprezzare quanto mi viene offerto e può essere accolto con gioia. É pur sempre il “vino” che rallegra il cuore dell’uomo!
Così, ad ogni viaggio il cuore raccoglie le fatiche e le gioie della realtà incontrata. Non mi nascondo che a volte il disanimo si fa sentire. Dopo una giornata iniziata alle sei del mattino per raggiungere una Comunità e poter ripartire per un servizio nella parrocchia vicina di Amaturà, perché il prete colombiano si è preso le ferie, preferendo rimanere lontano in questo tempo di politica a volte violenta. Arrivo dopo sette ore di navigazione e trovo la chiesa chiusa: “padre, ci deve essere un errore, il parroco si è confuso perché qui la messa è sempre al mattino, non abbiamo ancora energia nella cappella”, “non ci sono problemi, dormo sulla barca e domani mattina celebriamo nella chiesa parrocchiale che è domenica” rispondo.
E così è stato, alle 7:30, con poche persone celebriamo, fortuna che c’era un giovane che suonava e una ragazza che cantava e hanno aiutato a ringraziare, poi una signora di mezz’età che cantando il salmo mi ha fatto venire la pelle d’oca, l’ho ringraziata per il suo canto di lode e di fede!
Nel viaggio di ritorno facciamo sosta a Patià, comunità indigena per celebrare l’Eucaristia. Vengo a sapere che l’animatore non ha avvisato nessuno, c’è un forte contrasto politico che ha diviso la Comunità. Così passiamo di casa in casa e, scusandoci, avvisiamo le famiglie che benevolmente accettano di prepararsi per la celebrazione domenicale.
A Moinho avevo una grande aspettativa, il mese passato ci eravamo riuniti a casa del Cassique (lìder della comunità) e concordato di spostare la messa alla sera per una maggiore partecipazione delle famiglie e di preparare la festa del patrono, Santa Lucia, il tredici dicembre, cominciando anche la costruzione della cappella come luogo di incontro e segno della fede, che potesse esse usata anche dai fratelli evangelici nel segno dell’unità. Ma quando arrivo, nel pomeriggio, mi avvisano che non c’è quasi nessuno, solo due famiglie e pochi bambini. Sono tutti sul lago a pescare, già da tre giorni e torneranno domani… quando io sarò già a sei ore di navigazione, risalendo il fiume per raggiungere la prossima Comunità. Sorrido e prepariamo la celebrazione con i bimbi e le due mamme, una è molto interessata e ravviva la mia speranza, le lascio le dispense preparate per il cammino dell’Avvento/Natale e le chiedo di riferire agli altri che non sono presenti. Passiamo la notte e all’alba ripartiamo.
Chiedo agli amici di São Lazaro di anticipare la celebrazione nel pomeriggio, invece che alla sera, so che alcuni non ci saranno, ma pazienza, domani alle 8:00 ho la messa e un battesimo con due famiglie giovani che vivono in un ramo secondario del fiume, molto isolate. Così, dopo la celebrazione, sempre gioiosa per la partecipazione dei piccoli, ripartiamo per passare la notte due ore più avanti, dovremo navigare accendendo il faro perché il sole sta già rientrando. Arriviamo al porto e vediamo un movimento di canoe, trasportando viveri e caricando bambini…: “padre abbiamo pensato di partire questa notte per arrivare domani a Santo Antonio per le elezioni”.
Rispondo che c’è tempo e possono partire domani dopo il battesimo. “Lasciamo per il prossimo mese, anche i padrini stanno partendo con noi…” “Bene, state attenti che viaggiare di notte è pericoloso”. Ringrazio il Signore e mi addormento sull’amaca, stanco e pensieroso, che neanche le zanzare riescono più ad infastidirmi.
A Nova Canaan, quasi sette ore di navigazione, scendo per vedere se si ricordano che la sera, nella scuola, abbiamo la Celebrazione Eucaristica. Sembrano sorpresi, ma una signora interviene:
“Si padre, non ci sono problemi, apriamo la scuola e può venire a celebrare la ‘sua’ messa”.
Mi si rivolta lo stomaco e sorrido: “Certo, faccio un bagno e ci vediamo verso le sette e mezza per pregare insieme, ringraziare il Signore e celebrare la ‘nostra’ messa!”.
É ancora molto difficile il cammino di una fede che sia anche vissuta e condivisa fraternamente, in Comunità, è difficile far crescere una appartenenza ecclesiale, il sentirsi Chiesa – Popolo di Dio. Erano abituati a vedere il frate 2 o 3 volte all’anno, solo per battezzare i loro figli; ora una presenza mensile è quasi troppo esigente, senza parlare della difficoltà di riunirsi per ascoltare la Parola e pregare insieme nel giorno del Signore… il cammino è davvero lento e lungo!
“Quale gioia quando mi dissero, andremo alla casa del Signore”, così nella Comunità di São Vicente hanno iniziato a riunirsi tutte le domeniche per celebrare la Parola di Dio e pregare insieme. Si fermano per conversare della vita delle loro famiglie e festeggiano i compleanni. Ora vogliono costruire la cappella della Comunità, hanno già scelto il luogo, vicino alla scuola, al centro dell’aldeia. Il Cassique incentiva tutti a collaborare e ad essere presenti. Anche gli uomini ci sono e i giovani, alcuni dei quali già papà a 16/18 anni, vengono con i loro bimbi e le loro mogli. É bello vedere che il seme produce frutto e questo ravviva la speranza in una Fede che sia davvero possibilità di una vita fraterna. Certo, rimangono dei segni di vecchie incrostazioni religiose. Una giovane mamma, che animava il canto, viene a cercarmi sulla barca per chiedere spiegazioni. Ho avuto un figlio da un mese e ancora non ho fatto il rito di purificazione, come Maria nel tempio. L’ascolto con rispetto e le chiedo da dove venga questa preoccupazione. Mi risponde che alcune amiche che frequentano l’Assemblea di Dio, chiesa evangelica, le hanno detto che è impura e deve chiamare il pastore per essere purificata, così pure le donne, quando hanno il mestruo, non possono entrare in chiesa, né fare la comunione. Ho già 57 anni e ho sentito parlare che anche nella chiesa cattolica si facevano questi riti, e mi vieni in mente che già in un’altra comunità alcune donne non facevano la comunione. I mariti mi dissero che non potevano perché stavano nei ‘loro giorni’. Spiego a questa mamma da dove vengono queste cose, legate all’associare il sangue alla vita, la perdita di sangue con l’impurità. Ma spiego che la verità è esattamente il contrario: la donna perde sangue quando non rimane incinta perché il suo organismo si rinnova e si prepara per la possibilità di accogliere una nuova vita nella prossima ovulazione. Quindi la rassicuro e le dico che la Fede ha cancellato queste pratiche religiose e riconosce la bellezza della vita presente anche nel come il Signore ha voluto le sue creature, anche nel funzionamento del corpo. E mi chiedo: quando, finalmente, ci libereremo da paure ancestrali che le religioni hanno usato, perdendo la gioia e la bellezza della vita! La Fede ci rende uomini e donne liberi, nuovi nel cuore e nella mente. Purtroppo queste nuove chiese evangeliche stanno riprendendo tutte queste norme religiose della legge di Mosè, così rivendicano e legano le persone caricandole di pesanti fardelli. Ma la Parola del Vangelo, che annunciamo, ci ha liberato dalla Legge!
E come non ricordare la gioia di 5 fratelli, orfani di padre (brasiliano morto nel traffico di droga) e di madre (peruviana morta di malattia), che non hanno registro e quindi non esistono per la società. La gioia di essere battezzati, di essere accolti e sentirsi riconosciuti, membri di una Comunità. La possibilità ora di fare anche il registro civile, perché hanno un documento che attesta chi sono: il registro di battesimo.
A Novo Pendão chiedo se possiamo anticipare la celebrazione alle quattro del pomeriggio, perché il giorno seguente vorremmo partire presto alle 6:00 del mattino, ci vorranno dodici ore ininterrotte per arrivare a casa alle 6:00 del pomeriggio del sabato e così la domenica poter votare e scegliere il nuovo sindaco. “Certo padre, senza problemi!” Chiedo se davvero non ci sono problemi e se avevano programmato altre cose. “Solo volevo uscire a pescare un pesce per pranzare, ma non ci sono problemi”.
Cosi prendo alcune salsicce sulla barca, un chilo di riso, uova e biscotti e li ringrazio condividendo ciò che era rimasto per il viaggio di ritorno. Noi mangeremo in casa, assaporando quel mezzo bicchier di vino che rallegra il cuore dell’uomo!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Santa Elisabetta di Ungheria, 17 novembre 2020

 

Che bella! La religiosità popolare

Quando abbiamo fatto il calendario delle celebrazioni mensili dell’Eucaristia, nelle 25 Comunità del rio Içà, ci siamo preoccupati che fossero in una data vicina alla festa dei patroni, proprio per valorizzare la festa della Comunità. In rarissimi casi siamo riusciti a far coincidere il giorno della festa del Santo con il giorno mensile della Messa, appena per 5 Comunità i giorni coincidono, tutte le altre dovranno accontentarsi di avere il prete per la Messa e i battesimi una sera della novena di preparazione. Chiaramente, le prime due Comunità sono state favorite: São João de Japuacuà il giorno 24, il patrono è Giovanni il Battista (24 di giugno) e Nossa Senhora de Nazaré il giorno 25, la festa della Madonna di Nazaret è proprio il 25 ottobre.
Così, passando nello scorso 25 settembre avviso le famiglie che abitano a Nazaré, che ci rivedremo il giorno della festa. Tutti mi guardano seri e si scambiano sguardi fra di loro, fino al momento in cui la signora più anziana, dona Maria – è lei che invita tutti per la festa della sua devozione – si alza e mi chiede: non potrebbe venire il giorno 24… facciamo uno scambio con l’altra Comunità vicina… solo per questa volta. La guardo stupito e ribatto: ma non è più bello il giorno stesso della festa della Madonna? Tutti sorridono e un signore di mezza età, la butta lì: venga pure il 25, ma non ci saranno le condizioni per celebrare la Messa, saremo tutti “porre”, alticci, ubriachi…. Bene, dico io, vedo con l’altra Comunità, ma credo non ci siano problemi, ci vediamo il 24 pomeriggio verso le cinque.
Così il 24, senza molto entusiasmo partiamo da Santo Antonio alle 12:30 e arriviamo a Nazaré verso le 5 e mezza del pomeriggio, il fiume si è ulteriormente abbassato e in diversi punti sono apparse altre spiagge, bisogna stare attenti a non insabbiarsi e a non prendere qualche ramo o radice, che sono pericolosi perché capaci di bucare il fondo della barca. C’è molta gente, saranno state un centinaio di persone, molti bambini, anche lattanti, tanti giovani e giovani coppie, oltre, chiaro ai veterani. Sentono il motore della barca da lontano e, incuriositi, tutti sono sulla riva ad aspettarci. “Padre è la prima volta che c’è la messa proprio il giorno della festa, non era mai successo, seja bem vindo!”. Così dopo alcune chiacchiere in libertà, entro convinto di celebrare subito, ci sono anche due battesimi, “filhos do boto”, di ragazze madri. Ma la sala è deserta, solo una candela accesa davanti all’immagine della Santa. Mi guardo attorno e comincio a girare… chi sta prendendo il latte dalla mamma, chi sta furtivamente mangiando in cucina, una sala senza porte e senza pareti, aperta a tutti, chi sta morosando e si è appartato un poco, chi si beve una birra in compagnia e scoppia mortaretti. Finalmente vedo dona Maria, è lei che organizza la festa della Madonna, viene sorridendo, con i capelli sciolti, una simpatica vecchietta quasi ottantenne. Le chiedo: “quando celebriamo la Messa?” La risposta è pronta: “pazienza padre, alle 8 saranno tutti pronti, li lasci “tomar bagno (fare la doccia)”, di fatto tutti sono scesi al fiume ed è una festa di bimbi saltando in acqua, le donne sono più riservate e fanno il bagno vestite, gli uomini più spartani. Chiaro, tutto a suon di musica a balla! Comincio a preoccuparmi di come sarà la celebrazione… ci penserà Dio!
Verso le 7:30 cominciano ad arrivare, così ne approfitto per chiedere di dove sono. La maggioranza viene dalla città, da Santo Antonio, tutti amici e parenti. Chiedo se partecipano di qualche comunità, la maggioranza no. Qualcuno a volte va in qualche chiesa evangelica. Una coppia giovane viene da São Paulo de Olivença, sul rio delle Amazzoni, hanno fatto 16 ore di canoa, con i loro genitori e altri della famiglia, per arrivare e partecipare alla festa della bisnonna! Bene, ho scelto alcuni canti tra i più semplici e conosciuti, il fedele Mosè mi aiuterà a cantare, perché una Messa senza canto è molto triste. All’improvviso tutti escono, c’è una canoa in arrivo. È il cantante con il suo compagno che suona la tastiera e, naturalmente, due casse acustiche stratosferiche, con tanto di luci laser… Con un po’ di pazienza cominciamo… La celebrazione dura circa una ora e mezza, con i due battesimi, e per mio grande stupore la partecipazione è delle più belle che abbia già vissuto. Il silenzio, l’ascolto della Parola, la riflessione dialogata con qualcuno che nella semplicità interviene. Anche le preghiere dei fedeli sono spontanee, quasi un miracolo! Poi la devozione di chi partecipa alla Messa in ginocchio e stringendo l’immagine di Maria di Nazaret, per ‘pagare’ una promessa fatta in tempo di malattia. Il musicista è proprio bravo e riesce ad improvvisare un accompagnamento dei canti religiosi. Tutti sono presenti, corpo e anima, lo si percepisce nell’aria, tutti stanno pregando davvero, giovani, adulti e bambini. Una delle mamme che battezza il suo bambino ha un nuovo compagno, molto giovane, lui mi chiede se ho un piccolo crocifisso da mettere al collo di quel bimbo che da oggi sarà già suo figlio, guardo nel mio zaino e trovo un Tau di Assisi… è la gioia di questo novello papà che come Giuseppe accoglie la sua donna col suo bambino. Vedo una coppia giovane, quella venuta da lontano, da sedici ore di canoa, che mi guarda come se volesse dirmi qualcosa, la celebrazione va avanti, verso la fine. Molti fanno la comunione, loro no.
Alla fine, quando inizia la festa e la musica diventa assordante, si avvicinano. Possiamo parlare? Dite pure. Stiamo insieme da sei mesi, viviamo a Tabatinga perché frequentiamo la stessa università, non siamo sposati… possiamo fare la comunione? Ci manca molto questo momento di incontro con il Signore… Rispondo: c’è una legge e c’è la vostra coscienza. Per la legge non potreste, e spiego loro i motivi. Ma dovete decidere in coscienza, qual è il vostro progetto di vita? Noi vogliamo sposarci, essere una famiglia, ma adesso non possiamo, ci mancano troppe cose… ma è il nostro sogno. Ascoltate il vostro cuore, non si fa la comunione perché si è in regola…, ci nutriamo del Signore Gesù, della sua Parola e del suo corpo e sangue per avere la forza di camminare e realizzare il bene, per conservare la fede e non mollarci nelle sfide della vita. Pregate il Signore insieme, ogni sera e ogni mattina, e ascoltate il vostro cuore, la vostra coscienza che vi indicherà la strada migliore, con umiltà e con gioia. Se no il prossimo prete che incontrerete potrebbe dirvi il contrario… Grazie padre, le vogliamo bene. Vogliatevi bene l’un l’altra e siate sereni, il Signore vi ama!
Così, ormai sono le undici di sera e decidiamo di ritirarci sulla barca, prepariamo le amache e proviamo a dormire. La musica ci accompagna la notte intera. Alle 6 ci alziamo, prepariamo un caffè in fretta perché alle 8 ci aspetta un’altra comunità, quella di São João. L’alba ormai rischiara il giorno, usciamo dalla barca e, sorpresi, ci accorgiamo che sono tutti svegli. O meglio, non hanno dormito e si vede dalle facce! Mamme con i bambini, giovani e ragazze, gli uomini riuniti a discutere di politica e delle elezioni amministrative ormai imminenti. Salutiamo, per riprendere il viaggio, ma dona Maria ci chiama: “non potete andare senza provare il latte e cioccolato, nescau, che sempre viene offerto nella festa dei Santi. Così, scendiamo e ci prepariamo per una seconda colazione in compagnia di tutti i presenti. Padre, possiamo chiederle un favore? Certo, se posso. Lasci guidare il suo compagno di viaggio, Mosè, e dia una volta sul lago venendo verso la nostra Comunità, e ci benedica rimanendo in piedi sulla barca… come fa il papa. E così fu, papa per 15 minuti. In un silenzio profondamente carico di fede, all’aurora di un nuovo giorno, scende la benedizione del Signore su coloro che hanno fatto festa alla Madonna di Nazaret, e con applausi e mortaretti riprendiamo il viaggio. “Padre, non era mai successo di avere la Messa il giorno della festa. L’aspettiamo il prossimo anno, ci saremo tutti”. È la fede semplice della nostra gente, la religiosità popolare. Che bella!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

1° venerdì del mese, 6 novembre 2020

 

5° Viaggio missionario

Un fiume “fiorito”!

Questa mattina alle 8:30 scendo al porto, encontro Moises, fedele compagno di viaggio, e usciamo con destinazione “Nazaré”, una Comunità sul fiume Solimões (rio delle amazzoni) a un’ora e mezza di navigazione scendendo… ci vorranno almeno due ore per risalire al ritorno. Due manovre per schivare le imbarcazioni che ci avevano stretto e, finalmente, sull’immensità dell’acqua. Il fiume é ancora basso, deve crescere nei prossimi mesi di almeno cinque o sei metri. Ci dirigiamo verso l’altra sponda per evitare spiagge ancora visibili e altre appena sotto un metro d’acqua, ostacolo pericoloso… e mentre allungo lo sguardo, qualcosa mi sembra strano: l’acqua ha uno strano colore verde! Poi metto a fuoco e vedo il fiume completamente coperto di fiori verdi della dimensione di dieci o venti centimetri, che galleggiano e rendono la superficie dell’acqua come fosse un giardino fiorito. Non credo ai miei occhi e chiedo a Moises di dove viene questo spettacolo. È il temporale di ieri, il vento forte e l’acqua agitata hanno portato nel fiume i fiori dei laghi. Per lui cosa normale, già vista dopo i temporali. Quello di ieri me lo ricorderò per un po’, stavo al volante dell’imbarcazione e nel giro di dieci minuti il cielo é diventato cupo e il vento ha cominciato a farci ballare, poi le onde si sono ingrossate e la pioggia ci ha tolto quasi totalmente la visione. Mi sono portato subito vicino alla costa, a pochi metri per riuscire a vedere il tragitto, ma non é stato facile… bella esperienza! Ma ritorniamo a noi, dopo un temporale il fiume si trasforma in un giardino fiorito! Dopo la Croce viene la Risurrezione! Dopo la prova, la Speranza. Così ripenso ai giorni passati dal 9 al 18 ottobre, da Santo Antonio al confine con la Colombia, percorrendo tutta l’estensione della nostra Parrocchia.
Nella Comunità di “São Vicente”, la prima lungo il fiume, ci sono proprio tutti, dal cacique all’ultimo bimbo che prende ancora il latte al seno della madre. Alcuni giovani commentano sottovoce: già erano quattro o cinque anni che non venivo alla messa… e ne avevo proprio bisogno! Uma gioia grande, la Comunità ha preso sul serio l’impegno a ritrovarsi la domenica mattina per la preghiera, e anche la colazione comunitaria, una mano aiuta l’altra. Così piano piano mamme, figli, uomini e giovani si sono riavvicinati al Vangelo. Preghiamo Dio per il dono della perseveranza!
Già a “Nossa Senhora das Dores” continua la difficoltà di riunirsi solo quando arriva il prete. Battezziamo alcuni bambini e benediciamo le nozze di una coppia che vive insieme da dieci anni e hanno cinque figli. Speriamo che qualcosa si muova e che questa famiglia possa aiutare le altre a scegliere di celebrare insieme il giorno del Signore.
A “Santa Maria” non siamo mai arrivati perché la notte era proprio scura e ci siamo incagliati nella sabbia di una spiaggia apparsa nel mezzo del fiume. Così dopo tre tentativi ci siamo arresi, gettiamo l’ancora e appendiamo le amache per dormire. Ci fermeremo al ritorno, due case piene di bambini, lascio il foglio della programmazione mensile e così mi accorgo che nessuno sa leggere e scrivere, né gli adulti né i ragazzi che non frequentano la scuola. Ci vorrebbe un insegnante disponibile la sera… perché di giorno si lavora la terra…
La Comunità di “Moinho” é in subbuglio, stanno riorganizzandosi, c’é un cacique molto giovane anche se già padre di quattro bambini, celeriamo alla sera nella sua casa. Vogliono costruire la chiesa, ma hanno il problema di due famiglie evangeliche, che celebrano il culto. Dico loro che la chiesa può essere di tutta la Comunità, senza divisioni di religione, anzi può essere un luogo per sentirsi tutti figli e figlie dell’unico Padre. Importante é che ci sia rispetto per le devozioni e i modi complementari di vivere la fede.
Passiamo la notte in “São Sebastião” e giungiamo a São Lazaro dopo diverse ore di viaggio. É una Comunità tutta cattolica e vorrebbero rifare la chiesetta, ma l’olio per il motosega é molto caro… porterò loro un po’ di benzina e l’olio che devo cambiare nel motore della barca (serve per lubrificare quando si tagliano le assi di legno), così non avranno più scuse. Staremo a vedere.
Ripartendo da “Nova Canaan” um bambino mi chiama e mi disse: ne hai ancora di quelle collanine (rosario) perché ho due sorelline che la vorrebbero…. Esco dalla barca e vedo un papà sulla canoa con i suoi tre figli. Mi chiede perché non sono andato da loro, nella Comunità di “Pronto Socorro”, rispondo che sono passato, ma una donna mi ha detto che non c’era bisogno perché erano passati tutti alla chiesa evangelica della Croce. Il papà mi guarda serio e triste, poi mi disse: no, padre, può venire perché abbiamo bisogno della preghiera. Così concordiamo che dal prossimo mese, prima di celebrare nelle Comunità di Nova Canaan e di Novo Pendão, passerò da loro nel pomeriggio e potremo pregare insieme.
A “Itù” ci sono solo due mamme con i loro molti bambini, la nonna e il marito sono partiti al mattino presto per vendere pesce a cinque ore di distanza, perché non c’era più niente in casa. Ma con i bimbi é sempre una festa, anche se piove e sei scivolato nel fango e nonostante i molti carapanã (zanzare) che partecipano all’incontro.
A “Mamurià”, per la festa di san Francesco, hanno pitturato la chiesa e anche la staccionata di giallo, hanno già messo la Croce con la scritta: JESUS RESSUSCITOU e sono orgogliosi del loro lavoro. Pranziamo insieme, uova di pesce, pirarucou, grandi come uova di gallina.
La comunità di “Nova Esperanza” la troviamo deserta, solo una famiglia. Gli altri sono scesi in città (due giorni di viaggio) perché hanno alcune persone ammalate. Non celebriamo, ma ci raccontano della caccia. Hanno rischiato la vita, ma sono riusciti a uccidere sette cinghiali. Incuriosito chiedo se ci sono altri animali, e la risposta é positiva. C’é molta cacciagione e anche animali feroci come le “onçe” (pantere) che spesso si avvicinano alle abitazioni. Già in altre comunità si sono lamentati perché le scimmie distruggono il raccolto di granoturco e rubano le banane. In compenso qui un buono spezzatino di macaco (scimmia) é all’ordine del giorno!
Finalmente “Ipiranga”. Ci presentiamo ai militari per registrare i nostri documenti. Visitiamo alcune famiglie e la sera celebriamo sotto una veranda. La partecipazione é un po’ migliorata, ma credo che la mancanza di un luogo di preghiera sia una difficoltà in più. Così ne parliamo la sera tra una birra e carne arrostita di ‘porco do mato’ (cinghiale), nella casa del tenente responsabile. Chiedo se fosse possibile avere un pezzo di terra per una piccola cappella in legno, visto che tutta la proprietà é dell’esercito. La risposta é positiva, poi all’improvviso: Venga padre, che le faccio vedere un deposito in muratura che non stiamo usando da diversi anni…. Ottimo, sarà la nostra chiesetta di Santo Espedito, patrono dei militari. Noi ripartiamo il mattino presto, alle cinque e trenta, perché ci aspettano due giorni di viaggio per rientrare a casa, ma alcuni animatori, presenti all’incontro, si incaricano di riunire la gente e di discutere la proposta. Vedremo il prossimo mese se ci saranno novità.
Il fiume é molto largo, ci sono molte insidie nell’acqua che scorre lentamente e impetuosa, ma alcuni fiori ci riempiono di gioia e mantengono viva la Speranza. “Non abbiate paura, io ho vinto il Mondo” ci diceva Gesù. Non abbiate paura ci ripete oggi di fronte alle sfide che la Vita ci presenta. Coraggio!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Nossa Senhora de Nazaré, 25 ottobre 2020

 

4° Viaggio missionario

MARTA O MARIA? Diario del quarto viaggio

Il Vangelo di ieri ci presentava due sorelle, Marta e Maria, una conformata nel suo ruolo di donna di casa, il ruolo che la società di allora ha dato alle donne, l’altra con atteggiamento rivoluzionario, sfida la tradizione e rivendica il diritto di essere discepola. Certamente è più facile essere la chiesa di Marta, ma Gesù sembra appoggiare la scelta di Maria: una Chiesa discepola-missionaria. “Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”, un appoggio incondizionato! L’ottobre missionario ci invita a fare questa scelta, è il cammino del discepolato: faticoso, liberante, carico di gioia.
Celebrando l’Eucaristia, che ci rende discepoli-missionari, capaci di scegliere la rivoluzione dell’amore, di donare la vita, pensavo agli incontri e alle situazioni di quest’ultimo viaggio, il primo della nuova programmazione di visitare una volta al mese tutte le Comunità lungo il fiume Içà: due viaggi di dieci giorni l’uno, abitando su una barca, come Gesù passando di villaggio in villaggio per annunciare il Regno di Dio.
A São João do Japuacuà hanno iniziato a riunirsi la domenica, ancora sono le donne e i bambini la forza della Comunità, ma la lideranza degli uomini li appoggia e li accompagna. Tutto lascia sperare bene per il cammino. Già a Nazaré, che pure ci accolgono sempre con semplicità e gioia, sembra tutto fermo. È un gruppo anziano, mancano i giovani e i bambini che si sono già trasferiti in città per la scuola. Il prossimo mese ci sarà la festa della patrona… “padre, venga il 24 per la Messa, perché il 25 saremo tutti ubriachi dopo una notte di festa, non ci saranno le condizioni per pregare…”. Viva la festa popolare, dove la gente più umile esprime la sua voglia di vivere, ma dovremo imparare a “vivere con fede” anche tutti gli altri giorni, a lasciare che la fede ci guidi alla difesa della vita e alla conquista dei diritti fondamentali di ogni persona! Anche a São Pedro ci sarà molto cammino da fare. Arriviamo la domenica pomeriggio, dopo sei ore di viaggio sul fiume.
È domenica, un giorno privilegiato perché non si va a pescare, non si lavora. Arriviamo e ascoltiamo una musica a tutto volume, mi avvicino, scendo dalla barca e vedo gli uomini intenti ad aggiustare una rete da pesca. Il Cassique (líder) si avvicina e mi dice: “padre dobbiamo andare a pescare per avere i soldi per comprare la benzina per il generatore… poi le donne sono impegnate a fare dei dolci per il compleanno di una bambina…. non possiamo lasciare la Messa per il prossimo mese?”. Converso un po’ con gli uomini, poi vado ad incontrare le donne che confermano le parole del Cassique, ma sorridono e si guardano l’un l’altra con imbarazzo. Anch’io sorrido: “non c’è problema, solo provate a riunirvi almeno alla domenica per leggere il Vangelo che vi ho lasciato e pregare il padre nostro e l’ave Maria insieme”. Così ripartiamo, sapendo che la verità è un’altra: tutto era pronto per fare festa quella sera, e non ci stava la Messa perché la predicazione degli uomini di chiesa ha sempre condannato le feste e il ballare. Ci vorrà tempo!
Mi hanno detto che in Italia ci sono temporali come non si erano mai visti, anche la Natura quando provocata reagisce, ma anche qui non scherziamo. Ci siamo trovati, improvvisamente, in mezzo alla tempesta, tuoni e fulmini, un vento impetuoso e onde molto alte. È stato un momento di prova, andare contro vento per evitare di essere sbalzati e senza poter attraversare il fiume perché era meglio rimanere vicino alla riva. Moises, mio fedele compagno, mi disse che comunque è meglio navigare e lasciare che il vento porti la barca di qua e di la, fermarsi come io avevo proposto, sarebbe più pericoloso perché il vento può rovesciare l’imbarcazione che non è pesante e offre resistenza per essere coperta e chiusa. Mi disse che devo abituarmi perché i temporali improvvisi sono normali sui fiumi dell’Amazzonia, dovuto al clima caldo e umido. Di fatto una notte abbiamo dovuto aprire tutte le finestre e le porte della barca per lasciare passare il vento e la pioggia, visto che la forza improvvisa aveva già staccato le funi che legano la barca a terra quando ci fermiamo. Mi venivano in mente i discepoli di Gesù sballottati dalle onde… e la Parola rassicurante: “non abbiate paura”. Anche questo fa parte della Missione!
In Vista Alegre, Comunità indigena Tikuna, una novità imprevista: la chiesetta è già in piedi e coperta di zinco, mancano ancora le pareti, ma possiamo già usarla. Il mese passato mi avevano mostrato i soldi delle offerte che sarebbero serviti per la chiesa, e così è stato. Ho promesso loro di portare l’immagine di san Francesco di assisi, loro patrono, e anche il colore per pitturare la facciata assieme alle due grandi croci da mettere una sul tetto della chiesa e l’altra nella parete del fondo. Ci sono solo quattro chiesette lungo il fiume, ora cinque, abbiamo pensato di riaggiustarle un po’ e di pitturarle di giallo canarino, il colore della luce della Risurrezione. Di caratterizzarle con una croce sulla facciata sempre gialla con la scritta nera, JESUS RESSUSCITOU, sui bracci della croce. Un modo per visibilizzare la presenza della Comunità. Cercheremo di incentivare tutte le comunità ad avere un luogo per incontrarsi, non solo per la preghiera. Due chiesette già oggi servono anche da scuola, visto che non c’è nel villaggio; come molte scuole servono anche come luogo di preghiera dove non c’è la chiesa. Noi aiuteremo dando lo zinco per il tetto e il colore, visto che il legno possono procurarlo in foresta.
A São João da Liberdade abbiamo celebrato in casa, non nella scuola, perché la famiglia aveva due bimbi da battezzare. Il ragazzino mi raccontava che ha molti fratelli e sorelle, ognuno con un papà diverso. E di questi casi ce ne sono molti! Lui e la sorellina sono stati allevati dai nonni, la mamma abita a Manaus. Così la sera sono arrivati, di canoa, i padrini dalla Comunità vicina, una Comunità della Cruzada. Poi sono arrivate altre persone, una mamma con diversi figli, gli ultimi due hanno stampato in volto la faccia del papà, un ragazzo molto più giovane di lei che ha una lunga storia; altri fratelli e sorelle sono venuti per la preghiera, sono dell’Assemblea di Dio, ma Dio è uno solo! Ho chiesto ai padrini se avevano ricevuto il battesimo cattolico, mi hanno detto di no, sono battezzati nella chiesa della Croce, ma hanno molta fede e sono molto prossimi dei due bimbi che saranno battezzati. Anzi mi hanno pregato di non passare, sul fiume, davanti alla loro Comunità, sono loro e i tre figli, le nuore e molti nipoti, di non passare senza fermarmi per celebrare e pregare con loro, perché la loro chiesa è molto lontana, a sei ore di fiume, ed é importante ascoltare la Parola di Dio. Dio, che ci riunisce e ci fa sentire tutti fratelli e sorelle, anche se con cammini diversi. Così, con molta fede nell’unico Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo abbiamo celebrato la Cena e il Battesimo nello Spirito Santo. Era notte e buio, ma la famiglia aveva una batteria in casa, alcuni vicini avevano pezzi di filo elettrico e io avevo una lampada sulla barca con un piccolo trasformatore da 12 a 120 volts. E la luce fu!
A Mamurià siamo arrivati verso sera, la Comunità ci aspettava dal primo pomeriggio, ma avevamo calcolato male le distanze… è molto lontana! Appena arrivati un canto dei bimbi ci accoglie festoso, poi tutti, di corsa, per alzare il grande palo, il “Mastro” di San Francesco per dare inizio ai nove giorni di preghiera in preparazione alla festa del patrono. Scoppiati molti mortaletti, con molta gioia tutti entriamo nella chiesetta che diventa stretta per l’occasione, celebriamo l’Eucaristia. Moses, pescatore e padre di quattro figli, marinaio che mi accompagna nei viaggi, che è anche ministro della Parola, guida la liturgia fino all’offertorio, io continuo con la parte eucaristica. Il pesce e la farina di mandioca sono già sulla tavola e, per l’occasione, anche la porchetta… così tra una porzione e l’altra ci raccontiamo la vita che scorre lungo il fiume. È tempo di politica, in novembre ci saranno le elezioni per il sindaco e i consiglieri comunali. Ci sono due candidati forti, uno che è già stato sindaco per dodici anni e é di quelli che comprano il voto e poi si fanno i loro interessi; l’altro, un commerciante, che non promette, ma dice di voler amministrare i soldi pubblici per il bene di tutti. Conversiamo e scambiamo opinioni, per arrivare ad un consenso: è meglio rinunciare ad un aiuto immediato e individuale, per scommettere su una amministrazione che sia per il bene di tutti e per migliorare i servizi basici di salute ed educazione alle Comunità. Così la Chiesa fa politica, imparando da Maria che non accetta di essere segregata in sagrestia, ma, nell’ascolto del Maestro si fa discepola-missionaria del Regno di giustizia e di pace. Venerdì 9 ripartiamo per incontrare le altre undici Comunità fino ad Ipiranga, sul confine con la Colombia, torneremo il 18 dopo un lungo silenzio di cellulare e internet, ascoltando solo la foresta, il fiume e quanti incontreremo lungo il viaggio.

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

La Madonna del rosario, 7 ottobre 2020

 

3° Viaggio missionario

Il Signore farà per te una casa

É il terzo viaggio sul fiume Içá, per completare la visita a tutte le famiglie e le piccole comunità, fino al confine colombiano nell’avamposto militare di Ipiranga. Questa volta abbiamo fatto il ghiaccio in casa, due blocchi 40×60, sperando che duri di più di quello tritato che si compera, visto che dovremo andare fino al confine. Qualche provvista in più per essere tranquilli, anche se dopo il disgelo, la carne non si conserva e dovremo trattarla con il sale. Ma tutto é pronto e domenica 6 settembre si parte. Ci fermeremo nella Comunità della Madonna Addolorata per celebrare la Messa, battezzare e così aprire la festa che durerà nove giorni. Appena arrivati, alle cinque del pomeriggio, la gente ci aspettava per alzare il “mastro”, un palo di legno molto alto che sorregge la bandiera della Comunità. Tutti accendono le loro candele e si fanno tre giri intorno al Mastro recitando il padre nostro e l’Ave Maria. Poi entriamo in casa per celebrare l’Eucaristia. Battezziamo due bambini e un papà di 35 anni, peruviano che ha già 5 figli e abita da 10 anni qui in Brasile. Nel prossimo mese realizzeremo il matrimonio con la mamma dei cinque bambini, così poi Adolfo, il papà, potrà anche fare i documenti civili e chiedere la naturalizzazione brasiliana, e cominciare ad esistere anche sul nostro territorio. Dormiamo qui la notte, dopo aver condiviso la cena e la festa con le famiglie presenti. Il giorno dopo, ben presto, all’alba, si parte, perché dobbiamo percorrere molti chilometri per riprendere la visita alle Comunità da dove l’avevamo lasciata nell’ultimo viaggio. Dormiamo lungo il cammino e nel giorno seguente, verso le 4 del pomeriggio, arriviamo alla Comunità di “Pronto Socorso”, parliamo con alcune persone e ci informano che tutti sono passati alla chiesa della Croce (Cruzada) e non ci sono più cattolici nel paese. Salutiamo e li invitiamo comunque alla Messe che celebreremo la sera nella Comunità di “Nova Canaã”, a dieci minuti di canoa sul fiume. Sulla sponda opposta c’é la Comunità di “Santa Clara”, tutti evangelici dell’Assemblea di Dio. Solo due anziani, peruviani, sono rimasti fedeli alla chiesa cattolica, portiamo loro la comunione e preghiamo con loro in casa. Anche la Comunità di “Novo Pendão” appartiene ormai completamente alla Cruzada, solo la famiglia del signor Antonio é cattolica, visitiamo la moglie che è ammalata con febbre alta, preghiamo con loro e offriamo loro la Comunione eucaristica, una grande gioia in questo momento di prova. Finalmente visitiamo le famiglie di Nova Canaã, molti portano al collo il segno della croce, di appartenenza ala chiesa della Croce, ma si dicono cattolici e concordiamo per celebrare l’Eucaristia alle 9 del giorno seguente. Molti bambini, le donne e il professore della scuola; gli uomini sono andati a pescare. Le mamme conoscono alcuni canti e si impegnano a riunirsi la domenica con i loro figli per pregare insieme, lasciamo il materiale di catechesi e riprendiamo il nostro viaggio. Dopo cinque ore giungiamo alla Comunità di Itù. Qui la sponda del fiume è rocciosa e, naturalmente, nell’attraccare ci incagliamo, così Mosé, mio fedele compagno di viaggio, deve farsi un bel bagno e con non poco sforzo, riesce a smuovere la chiglia della barca, io accelero il motore e siamo liberi. Ci accoglie una famiglia della Croce, molto gentile, che ci offre anche banane da friggere e della carne secca e salata, ottima per i prossimi giorni. Gentilmente ci accompagnano dalle famiglie che sono cattoliche, una povertà molto grande, quattro famiglie che sono legate alla Madonna Aparecida, la patrona del Brasile, da una promessa che ha salvato una neonata da morte sicura. Celebriamo alla sera, e, per mio grande stupore, tutti i bambini, anche piccoli, sapevano le preghiere e anche alcuni canti; in più il papà ha partecipato con molta gioia alla Messa. É il segno che la fede viene trasmessa dalla famiglia. Dall’ultima volta che fr. Gino aveva celebrato con loro erano già passati quasi due anni. Il giorno dopo ci dirigiamo verso la Comunità di Mamurià, qui c’è un Ministro della Parola e anche un responsabile della pastorale dei bambini. Hanno una piccola chiesetta intitolata a San Francesco di Assisi. Questa é una Comunità che tutte le domeniche si ritrova per celebrare la fede, condividere la Parola e fare catechesi ai bimbi. É forse l’unica lungo tutto il fiume che ha una vita regolare di preghiera comunitaria. Abbiamo battezzato un papà con i suoi 4 figli, non era battezzato perché quando ancora piccolo i suoi partecipavano della chiesa della Croce, ma ora sono ritornati tutti alla chiesa cattolica. Più avanti, forse, faremo anche il matrimonio. Dopo la celebrazione tutti ci fermiamo per il pranzo comunitario: pesce, farina di mandioca, e una grande torta fatta in casa per il compleanno di una bambina. Siamo ormai in direttiva di arrivo, la Comunità di Santa Teresina é tutta della Cruzada, ci fermiamo a salutare un amico e proseguiamo verso l’ultima Comunità indígena Kocama: Nova Esperança. Anche qui celebriamo 4 battesimi e prendiamo il nome di due copie che, nel prossimo viaggio, vorrebbero sposarsi. Il giorno dopo siamo a Ipiranga, avamposto militare sul confine colombiano. Lungo l’ultimo tratto di fiume siamo abbordati da una vedetta militare abbondantemente armata, ma é la barca del prete, quindi salutano cortesemente e ci lasciano proseguire… meno male perché ancora la barca non é registrata e non ho i documenti! Ipiranga sembra una cittadina fantasma, tante case vuote e decadenti, molti se ne sono andati. C’è una chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio e tutti, anche i cattolici, partecipano al culto, perché non c’è altro, tanto, dicono, Dio é lo stesso. Manca un senso di appartenenza e di cammino fraterno e comunitario, così ognuno cerca di alimentare come può la sua fede: chi attraverso la televisione e chi partecipando del culto evangelico. Vittoria, una ragazzina di 17 anni, è la responsabile della Comunità. Ci incontriamo e insieme visitiamo le famiglie, invitandole alla celebrazione che faremo la sera nella “toca da onça”, luogo di divertimento dei militari. Qui il sabato 12 settembre ho ringraziato il Signore dei miei 33 anni di servizio, come prete, al suo Popolo, 15 a Reggio Emilia e 18 in Brasile, proprio in questa ultima comunità all’estrema periferia della nostra parrocchia. La chiesa di Santo Espedito, patrono delle forze armate, é caduta e ora il pavimento serve come deposito per i trattori. Un signore ha donato un terreno, proprio di fianco alla scuola; per incentivarli dico che la parrocchia può offrire il tetto della chiesa, di zinco, che è la parte più cara, ma che loro dovrebbero procurare le assi di legno e metterci la mano d’opera, anche i militari potrebbero aiutare visto che la chiesetta è intitolata al loro patrono ufficiale. Vedremo se si muove qualcosa. Vittoria e anche le mogli di due ufficiali si impegnano a riunire la comunità nel giorno del Signore e anche a cominciare la catechesi dei bambini. Il giorno dopo riprendiamo il viaggio, ci aspettano due giorni di navigazione continuata per arrivare a casa. Sempre che il motore non ci dia problemi! Ci affidiamo al Signore, Bom Jesus dos Navegantes, e domenica mattina alle sei, appena il cielo diventa chiaro, partiamo alla volta di casa. Arriveremo lunedì sera, un po’ provati dal motore che nel secondo giorno ci fa tribolare e spesso perde potenza e si ferma…
Dopo un giorno di meritato riposo, ora bisogna preparare un piano di azione, con l’aiuto anche di Gabriele Burani programmiamo di provare a celebrare in tutte le Comunità, sono rimaste 20 effettive, tutti i mesi. Pensiamo a due viaggi di 10 giorni ognuno, intervallati da 5 giorni di riposo e anche per preparare il materiale per la formazione dei laici. Nel prossimo viaggio, che inizierà il 24 di settembre porteremo una proposta per celebrare la novena del patrono collocando al centro della riflessione e della preghiera il nostro “essere chiesa”, comunità, popolo di Dio in cammino. Di fatto ogni mese vivrò per 10 giorni in casa in città e per 20 giorni dentro una piccola barca che tutte le sere approderà in un nuovo porto per incontrare persone e famiglie, celebrare in Comunità e riposare la notte, preparandosi per un nuovo viaggio, il mattino seguente. La casa è sempre stata per me un punto di riferimento, pur nel mio vagabondare per il mondo, sapere di avere un luogo “mio” di riposo e di identità, mi ha sempre aiutato. Ora non ho più casa, o meglio, il Signore mi ha dato una casa itinerante e ha fatto del cammino, di una barca che scorre lungo il fiume, la “mia” casa. La barca è sempre stata l’immagine bella della Chiesa del Signore Gesù e allora mi ritrovo e gioisco di essere parte della Chiesa, Popolo di Dio in cammino… sulle acque!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

San Giovanni Crisostomo, 13 settembre 2020