Lettere dall’Amazzonia- Giugno 2021

Giugno 2021

Manchiamo di tutto, ma non ci manca niente!

Il giorno 14 giugno, come tutti i 14 del mese, arriviamo a Ipiranga, ultima Comunità sul fiume Içá, prima di cambiare il suo nome in ‘Putumaio’, entrando in terra colombiana. In città a Santo Antonio è tempo di festa, tredici giorni animati dalle Comunità dei quartieri cittadini, anche il vescovo, dom Adolfo, ha voluto essere presente per celebrare la festa con la nostra gente. Il giorno 9 siamo partiti per visitare e celebrare la fede con alcune piccole Comunità lungo il fiume. Torneremo il 17 del mese e la festa popolare sarà solo un bel ricordo, già aspettando la prossima nell’ormai vicino 2022.
La sera del 13, giorno di Santo Antonio, celebriamo nella Comunità di Nova Esperança II, tre candele accese perché non c’è energia, il motore è rotto, le bragi della cena ancora accese, tre bimbi che già dormono in braccio alle mamme. Siamo una decina di persone, pochi, ma si percepisce la fede presente nella semplicità. Chiedo: “Che cosa vi manca? Possiamo aiutare?” Un silenzio prolungato, cercando una risposta che alla fine ci fa quasi vergognare. Così il cassique ci risponde: “Voi avete un buon cuore, ci avete portato cinque casse per raccogliere l’acqua della pioggia, vi preoccupate con la nostra vita. E sinceramente vi ringraziamo”. Il giorno seguente leggo la prima lettura della Messa e trovo le parole di San Paolo: “Manchiamo di tutto, ma non ci manca niente”. Così finalmente riesco a capire la risposta del cassique Kocama, che non ci ha chiesto nulla.
A Ipiranga portiamo una lavagna e materiale scolare per il doposcuola. L’insegnante è già in chiesa con alcuni bambini, altri verranno nel pomeriggio. Così quel ‘rudere’ diventato la chiesa di Santo Espedito, ora serve anche come scuola per quei bambini che hanno più bisogno di un aiuto. È un piccolo doposcuola, 30 bimbi in tutto, iniziato per non perdere la presenza di una signora, maestra da 17 anni in Ipiranga, che per causa della politica non è stata contrattata nella scuola ufficiale. Lei è una presenza molto importante perché conosce tutte le famiglie e ha già preparato altri bimbi per la prima comunione e alcuni giovani alla cresima. In verità ci stiamo rendendo conto che questo piccolo segno di attenzione gratuita verso i bambini più poveri, parla più di molte ‘prediche’. Alla sera, alla celebrazione comunitaria dell’Eucaristia, tutti i genitori sono venuti, la loro presenza silenziosa ci ha ripagato abbondantemente tutto lo sforzo fatto per realizzare questo piccolo segno. Alcune torte hanno coronato la serata.
Durante il viaggio di ritorno diamo un passaggio, di tre giorni, a due insegnanti che rientrano in famiglia per una settimana a Santo Antonio. Tre giorni perché ci fermeremo ancora in tre Comunità lungo il cammino. Così la barca naviga al completo: io e Moises, due maestre e una scimmietta di un mese e mezzo che mi hanno regalato nella Comunità di Mamurià III. Il suo nome è “Pipoca” che è il nostro granoturco soffiato, quello che si comprava negli anni ’70 per andare al cinema.
Contemplando il fiume ancora carico d’acqua, penso ad un incontro con il signor Antonio, della Comunità di Novo Pendão. Arriviamo vicino alla vecchia casa, ormai tutta smontata, perché l’acqua è entrata e Antonio ha dovuto spostarla di 50 metri più in su, per evitare di aver l’acqua in casa ad ogni anno. Ci avviciniamo e leghiamo la nostra barca in sicurezza agli ultimi pali rimasti. Vedo che molti uomini stanno lavorando alla costruzione di una grande zattera. Chiedo: “Antonio, state facendo un “flutuante” per avere un posto migliore per le vostre canoe?” “Sì padre, ma lo porteremo all’interno del fiume ‘Puritè’ a circa due settimane di viaggio da qui, per estrarre oro nel garimpo”. Lo guardo incredulo, pensavo che solo i ricchi potessero permettersi i macchinari cari per l’estrazione dei minerali, quei ricchi che si sono sentiti minacciati dalla Chiesa e che ci avevano minacciato. “Vedi padre – continua Antonio – fatto il flutuante (grande zattera) gli uomini del garimpo imprestano i soldi per comprare il motore-pompa, quarantamila reais (8.000 eu), ma in un mese potremo ripagarlo, l’oro è pagato bene: 240 reais al grammo, qui a Vila Alterosa o in Santo Antonio. Gli dico di stare attento perché c’è molta violenza, già hanno trovato gente morta nel fiume, per causa dell’oro, perché la “febbre dell’oro” non rispetta la vita, anzi inquinando l’acqua del fiume uccide pesci e persone. Antonio mi guarda con occhi diversi, capisce che non approvo questa loro scelta. Chiedo ancora: “Ma, ci sono molte ‘draghe’ per l’estrazione del metallo?” “Circa 10 molto grandi, di chi ha soldi, e un centinaio piccole, come la nostra”. Così mi rendo conto che la febbre dell’oro ha già contagiato la nostra gente e mi passano nella memoria immagini di alcune Comunità che stavano costruendo fluttuanti sulla riva del fiume. Non erano per la pesca, ma per l’oro! Durante la Messa, con la presenza anche delle donne, ritorno sull’argomento, esternando la preoccupazione per la cecità che la febbre dell’oro produce, per le famiglie che vedono i loro figli e mariti rimanere lontani molto tempo, per la prostituzione e la droga che sempre accompagnano i luoghi di garimpo, per la violenza legata ai soldi facili e abbondanti, per la distruzione e l’inquinamento delle acque e della foresta. Tutti ascoltano, ma regna un grande silenzio, e vedo negli occhi l’illusione di uscire dalla miseria. Una povertà dignitosa cambiata per una promessa di ricchezza bagnata di sangue. Che fare? Per ora non lo so. Tutto è illegale e dovrebbe essere il Governo a intervenire, come aveva fatto 3 o 4 anni fa lungo il fiume Japurà, con l’intervento della marina, dell’esercito e dell’aeronautica, distruggendo tutto il garimpo. Ma con l’attuale presidente del Brasile, gli organi di controllo della foresta, sono stati praticamente disattivati e sarà molto difficile e improbabile un loro intervento. Ora che anche la gente umile, delle nostre Comunità, viene contagiata dalla febbre dell’oro, chiediamo al Signore della vita che doni luce e sapienza per rimanere a fianco delle persone e continuare ad essere presenza, amorevole e critica, che sappia accompagnare questo processo.
Ancora alzo lo sguardo e vedo il grande fiume, la bellezza della foresta e dei suoi abitanti, e ripenso alle Parola della Genesi: “Erano nudi e non ne provavano vergogna, poi si sono nascosti agli occhi di Dio fino a quando Caino alzò la mano contro Abele”.
E il Signore della vita continua ad interrogarci: “Dov’è tuo fratello?”

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Giornata mondiale per combattere la secca e la desertificazione, giovedì 17 giugno 2021

 

Festa del Patrono e battesimi nella aldeia

Carissimi, abbiamo festeggiato Santo Antonio, il nostro patrono, che viene ricordato nella memoria liturgica il giorno 13 giugno; è prassi qui in Brasile fare un periodo di festa, non solo il giorno della memoria liturgica; generalmente si fanno 9 giorni, o un ‘trezenario’, 13 giorni, con liturgia, cena, bingo, musica e altre proposte culturali tipiche della zona. Quest’anno in tono un poco ridotto a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, ma giá con una buona partecipazione di persone, segno che c’è il desiderio di incontro dopo un anno e mezzo di limitazioni nella vita della cittá e delle parrocchie.
Come tema per quet’anno è stata scelta “LA CHIESA” e ogni giorno una riflessione su un aspetto della Chiesa ( Chiesa e Parola, Chiesa e Caritá, Chiesa e Eucaristia….). Nella speranza che possa aiutare la nostra gente ad avere una coscienza maggiore di Chiesa e di cosa è importante e secondario.
Il vescovo don Adolfo è rimasto una settimana con noi, in parrocchia, dopo quasi due anni che ( motivo pandemia) non si faceva vedere; abbiamo avuto cosí la possibilitá di chiacchierare tranquillamente, e condividere le nostre esperienze e scelte pastorali.
Una cosa caratteristica di queste zone è il ‘mastro’, un tronco d’albero che viene innalzato il primo giorno del periodo di festa, e ‘derubado’, abbattuto il giorno della memoria del patrono: una usanza folcloristica che richiama le persone della comunitá.
Il giorno 6 di giugno, battesimo di 6 adulti nella aldeia Kokama, che si sta formando nella zona di foresta, di cui ho scritto nella precedente lettera. Mando qualche foto simpatica, per il condividere il percorso di pochi kilometri, ma non molto agevole per arrivare. Uscendo dalla cittá, bisogna passare per la ‘Geenna’, la discarica comunale, sulla strada, luogo terribilmente malsano; non esiste qui la raccolta differenziata e il comune dovrebbe organizzare una discarica decente con nuovi sistemi, ma…… finora siamo ancora a standard ecologici primitivi, ma con sostanze moderne che inquinano!
Grande problema da affrontare è il fango: nei mesi di secca sono riuscito ad arrivare con l’auto, ma poche volte; altre ho tentato, ma l’auto è rimasta bloccata, e solo con l’aiuto di varie persone e molti tentativi, siamo riusciti a uscire da questo fango avvolgente.
Negli incontri di catechesi andavo con un signore che si preparava al battesimo e si muove con moto da cross, con le ruote ben equipaggiate; altre volte bisogna proseguire a piedi, e con gli stivaloni di gomma.
Ai lati della strada la foresta, gli alberi di varie altezze, piante, fiori…. La natura esuberante della Amazzonia, il canto degli uccelli, e anche migliaia di tipi diversi di insetti che accolgono con gratitudine chi si addentra nella zona.
Un giorno di sole mi sono addentrato nella parte interna del villaggio, attraverso le capanne che stanno costruendo, e fino alla fonte, luogo ‘sacro’, con l’acqua pura, protetta dagli alberi della foresta; quando siamo giunti, chi mi accompagnava ha immediatamente pregato, sentendo nel silenzio del luogo la presenza di Dio che crea e salva.
Poche persone che abitano questo luogo che potrebbe essere considerato alla estrema periferia rispetto al nostro mondo occidentale, e che è luogo per l’annuncio paziente del vangelo.

Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

Santo Antonio do Içá, 16 giugno 2021

 

Maggio 2021

CONSOLAZIONE!

Anche questa volta siamo dovuti rientrare in anticipo per problemi meccanici, ma ormai ci siamo abituati agli imprevisti e abbiamo imparato a sorridere nonostante tutto. Tornare senza poter usare il volante, quindi senza poter curvare a destra o a sinistra, non è molto piacevole, ma abbiamo imparato ad accompagnare la corrente dell’acqua… è un po’ come sciare sulla neve fresca, devi lasciarti andare! In questi pochi giorni non sono mancate consolazioni: la fede dei giovani, la tradizione delle feste popolari, l’unione delle famiglie.
La fede dei giovani. La Comunità di São Vicente non faceva parte di questo viaggio, ma ci siamo fermati per lasciare dieci casse di 500 litri per la raccolta dell’acqua piovana. Stiamo aiutando a migliorare la qualità dell’acqua potabile. Faremo anche un incontro, appena avremo preparato il materiale didattico, per insegnare e condividere il modo di mantenere i raccoglitori, le grondaie e i tetti puliti; come anche trattare l’acqua perché sia potabile.
Crediamo che, prenderci cura della qualità della vita, sia la strada migliore per annunciare il Vangelo e così offrire oltre all’acqua pulita e potabile, anche l’acqua Viva della fede e della speranza, quella che cambiò la vita alla samaritana e aprì gli occhi al cieco nato. Siamo arrivati presto, sotto una pioggia battente, alle nove e mezza del mattino, proprio quando la gente usciva di casa per ritrovarsi a pregare nella scuola, visto che era domenica. Ci accolgono con gioia e ci invitano a pregare con loro, prima di scaricare le casse per l’acqua. Chiaro che accettiamo. La celebrazione si svolge in forma bella e seguendo le indicazioni che avevamo dato, la ragazza, già mamma, che anima la celebrazione è molto semplice e con la sua umiltà ha conquistato la fiducia anche dei più anziani. La novità è che dopo la lettura del Vangelo e del piccolo comento che avevamo dato, era la festa di Pentecoste, lei ha aperto la possibilità di intervenire a chi volesse contribuire alla riflessione. Così, uno dopo l’altro, tre giovani, con la loro Bibbia in mano, hanno letto alcuni versi di un profeta, del libro dei numeri e dell’esodo. Dopo la lettura, ognuno ha trasmesso il suo messaggio. In particolare un giovane ha concluso dicendo: “Questa settimana Dio mi ha parlato e mi ha trasmesso questo messaggio, che io oggi, con molta gioia, ho trasmesso a voi, perché possiamo seguire il cammino di Gesù, possiamo vivere nella luce e non nelle tenebre, come discepoli, persone risorte”. Poi anche lei, l’animatrice ha dato il suo messaggio, e la celebrazione è continuata nel rendimento di grazie, con la preghiera del Padre nostro e la benedizione finale. Tutto intercalato con alcuni canti. Non nego il mio stupore e la gioia di aver partecipato, davvero il Signore si rende presente attraverso i piccoli e nella nostra povertà. Questi giovani leggevano a stento e senza punteggiatura, due sono già papà e avevano in braccio i loro figli, ma durante la settimana hanno aperto la Bibbia, hanno letto e scelto un brano che li ha colpiti, hanno riflettuto e accolto la Parola come Parola di Dio e per questo l’hanno trasmessa a tutta la Comunità nella celebrazione domenicale. Molto bello! Sia lodato il Signore che compie meraviglie!
La tradizione delle feste popolari. L’obiettivo del nostro viaggio era celebrare la Festa del Divino Spirito Santo (Pentecoste) nella Comunità di Nova Esperança. E così è stato, arrivati verso le quattro del pomeriggio, incontriamo molta gente venuta anche dalla città con una grande barca che avevano affittato per l’occasione. Anche noi portiamo alcuni doni: la campana che verrà issata sul punto più alto del tetto della chiesa, con i suoi 14 kg. Per l’occasione la chiesetta è stata tutta rinnovata e pitturata di giallo, il colore della luce del Risorto. La campana sarà la voce che chiama per riunire la Comunità. Poi una tovaglia bianca con la scritta “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta” (chiaro, in brasiliano). É il cuore della fede: annunciamo la morte del “Signore”, cioè di colui che è vivo, è il Signore dei vivi e dei morti; proclamiamo che è risorto, che ha vinto la morte; e aspettiamo il suo ritorno come ha promesso, preghiamo perché venga presto e questo mondo, questa umanità, possa entrare nel Regno di Dio. E infine un piccolo leggio di legno con una Bibbia formato grande che rimanga sull’altare, segno della presenza di un Dio che parla e dialoga con i suoi figli e le sue figlie: un Dio che entra in relazione. È il primo mistero della nostra fede, quello della Santissima Trinità: un solo Dio – Padre, Figlio, Spirito Santo. Come in tutte le feste tradizionali, nove giorni prima della festa, viene innalzato un grande palo con in cima la bandiera del santo, il ‘Mastro’. La cosa bella é che dopo la messa, il Mastro è stato caricato sulla grande barca e intercalando canti tradizionali e scoppio di mortaletti, si sono fatti tre cerchi sul fiume, prima di gettare in acqua il Mastro, perché il grande fiume lo porti fino al mare, passando e benedicendo le acque e le terre che incontrerà. Rientrati in chiesa, cantiamo l’ultimo ‘benditus’ dove le sette bandiere del Divino (i sette doni dello Spirito) si inchinano davanti alla Colomba che, tradizionalmente, rappresenta lo Spirito Santo. Tutto fatto nella massima e semplice solennità, uomini e donne consapevoli del loro posto di responsabilità nella Comunità. Giovani e bambini accompagnando e assorbendo la forza della tradizione. Chiaro, tutto dentro a una cornice di molta festa: musica e danze tutta la notte, molta carne per soddisfare il desiderio di mangiare bene. Per l’occasione si sono uccisi e preparati un bue, due porci e diverse galline e anatre. Il pesce è l’alimento quotidiano e feriale che lascia il posto alla carne, più difficile da incontrare sulla tavola e nel piatto dei poveri.
L’unione delle famiglie. Passiamo la notte dormendo sull’amaca, ascoltando ancora le ultime musiche della festa. Al mattino, durante la colazione, sentiamo il rumore di molte persone entrando e uscendo di casa, ci affacciamo dalla nostra barca e ci rendiamo conto che la festa è finita, tutti stanno caricando i loro bagagli sulla grande barca e chi abita nella Comunità si affretta a portarsi a casa tutto quanto è rimasto, le ossa del bue, la carne cotta, il riso, la pasta, niente viene gettato, tutto serve per i prossimi giorni. Salutiamo e ci dirigiamo verso la Comunità União da Boa Fé, a mezz’ora circa. Purtroppo, sarà l’ultima di questo breve viaggio, perché proprio entrando nell’igarapé ci rendiamo conto che il volante non funziona più perché i denti dell’ingranaggio sono completamente consumati. Dovremo guidare usando due grosse corde legate al timone per riuscire a fare le curve necessarie, anche se con molta fatica e molti lividi sulle gambe costrette ad aiutare le braccia a mantenere la direzione. Ma prima celebriamo con la Comunità. Un unico giovane presente, molti bambini e le donne. Prima di iniziare chiedo come mai non ci sia neppure un uomo presente, è forse successo qualcosa? “No, padre, gli uomini sono fuori da una settimana, forse tornano questa notte, sono andati per cacciare e pescare”. Bene, dico io, così avrete carne e pesce per i prossimi giorni. La carne e il pesce vengono trattati con il sale e messi al sole per seccare, così si conservano per diverse settimane. Solo una piccola quantità viene messa nel ghiaccio per essere consumata ancora fresca. Ma, incontrare il ghiaccio, è difficile, bisogna andare in città con grosse casse di polistirolo e non dura più di quattro o cinque giorni, il tempo necessario per consumarlo o, se il pesce è grande, portarlo al mercato e ricavare dalla vendita il necessario per comprare olio, riso, pasta e alcuni dolci per i bambini. Mi è sembrato molto bello, forse un po’ primitivo, ma interessante questo fare battute di caccia e di pesca, che diventa anche l’opportunità per gli uomini di condividere i problemi della famiglia e della società, oltre a vivere un momento di svago e sano divertimento. Le battute di caccia e di pesca sono una delle attività importanti in una Comunità. Le donne che rimangono a casa e custodiscono i bambini, a loro volta, hanno l’occasione di una relazione più libera e aperta fra di loro, e di condividere il loro pensiero e il loro modo di vedere e giudicare la vita. Quando il marito è presente, la moglie spesso vive preoccupata di non fargli mancare nulla al rientro, e comunque è sempre pronta per i molti servizi domestici. Il prendersi spazi e tempi di libertà, sia da parte degli uomini che delle donne, certamente fa bene alla vita della famiglia e rafforza la reciproca fiducia. All’arrivo dei papà, è sempre una grande festa dei bambini, accompagnata dal sorriso accogliente delle mamme. Così, ruoli e responsabilità diverse sono la base di una unione più solida: siamo “uguali” non perché facciamo le stesse cose, ma perché, nella stima e nel rispetto reciproco, viviamo una relazione che ci completa e si arricchisce delle nostre differenze. “Dio creò l’essere umano a sua immagine e somiglianza: maschio e femmina li creò!”.

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Solennità della Santissima Trinità, domenica 30 maggio 2021

 

EMERGENZA!

Questo secondo viaggio di maggio è stato con un tempo minore, solo cinque giorni, dovuto al ritardo causato dai lavori al nostro mezzo di trasporto. Nell’ultimo viaggio, forse dovuto a un’elica di ferro, molto pesante, la base del motore era andata in frantumi, così c’è voluto del tempo per rimettere tutto in sesto. Grazie a Dio, giovedì 13 maggio, verso sera, siamo riusciti a montare l’elica di alluminio, molto più leggera, a coronazione dei lavori di saldatura e riparazione del blocco macchine. Così il venerdì 14, alle sei del mattino, ci rimettiamo in viaggio. Passeremo in tutte le Comunità, fino ad Ipiranga, che come ormai sapete bene è l’ultima sul confine colombiano, dobbiamo percorrere molta acqua! Ma celebriamo solo in due Comunità: São Lázaro, a metà cammino, dove passiamo la notte e Ipiranga, ultima meta del nostro viaggio. Il tempo è breve e optiamo per non celebrare nelle altre, ma andare un po’ più di fretta per poter visitarle tutte. A Ipiranga troviamo la chiesetta quasi finita, e questo ci riempie di gioia, celebriamo un battesimo e dopo pizza per tutti. Ci sono una decina di militari, rimangono in servizio per due anni, poi verranno trasferiti ad altra zona, che sono davvero persone di fede, con le loro famiglie, e si preoccupano per la nostra gente, anche per sostenere la speranza in questi tempi difficili. Dopo questo viaggio, ho deciso di scrivere una lettera al Sindaco, perché ci sono molte cose che non vanno bene e forse lui non è a conoscenza di tutto, dopo la campagna elettorale non è più andato nelle Comunità ribeirinhe (riva del fiume) e sa le cose solo per bocca dei suoi collaboratori. Una bocca in più, che canta fuori dal coro, potrà aiutare.
“Caro Sindaco, Walder Ribeiro da Costa,
le scrivo perché uno dei suoi uomini di fiducia mi ha consigliato di informarla, perché molte cose non giungono alla sua conoscenza, ma rimangono appena fra i suoi collaboratori. Così, spesso, non sapendo, non può intervenire per risolvere o almeno amenizzare le situazioni più problematiche. Cercherò di essere breve e diretto, per essere abbastanza chiaro e obiettivo, senza giudizio e senza pretesa di avere una risposta su tutto.
1. Già dalla precedente amministrazione nella piazza centrale del paese, dove c’è la chiesa parrocchiale, ci sono tre guardie notturne, tutte pagate dal Comune, con soldi pubblici, ma nessuna delle tre lavora, solo accendono e spengono le luci alle 18 di sera e alle 6 del mattino. Chi lavora sono due giovani, uno abita in casa con noi, che ricevono un compenso dai commercianti della piazza. E non c’è notte che non rischino la vita per la presenza di numerosi ladri e marginali che nelle ore notturne visitano commercio e case della nostra città.
2. Deve sapere che stiamo distribuendo, nelle Comunità lungo il fiume, casse per la raccolta di acqua piovana, visto che l’acqua che la gente beve è fortemente inquinata e non sempre hanno il cloro per il trattamento. Certo l’inquinamento maggiore è dovuto allo scarico delle fogne dalla Colombia, fino alla nostra città, ma sappiamo della presenza dell’estrazione illegale di minerali come oro e diamanti, e sappiamo che le ‘draghe’ inquinano fortemente per l’uso del mercurio. Così ho cominciato a pregare nelle Messe domenicali, per la conversione di quanti inquinano e provocano la morte di pesci e persone. Rogerio detto Negão, si è fatto portavoce di suo figlio Wander per farci sapere di stare attenti perché ci sono ‘pirati’ sul fiume, e qui la vita vale meno di una draga per l’estrazione dell’oro. Non sono preoccupato per questo, piuttosto mi preoccupo di tante persone, pescatori, donne e bambini che si ammalano a causa dell’acqua inquinata che bevono. Ho già parlato con Rogerio, non conosco personalmente suo figlio, per andare con lui nelle cinque Comunità del fiume Purité, dove si trova l’estrazione di minerali, e portare casse per la raccolta di acqua piovana. Quello che ci preoccupa è la vita di queste persone.
Consegna delle cisterne per raccogliere l’acqua piovana
3. A São Lázaro i professori si sono lamentati che non hanno ricevuto né quaderni, né matite per i bambini, e così è molto difficile poter insegnare. A Ipiranga la scuola non inizia perché i professori non sono stati vaccinati, ma cosa aspettiamo ancora? Ho visto strutture scolastiche fatiscenti e i costosissimi libri di testo dentro sacchi di iuta, quando piove, e lei sa che piove anche dentro e tutto si bagna, non c’è un armadio, non ci sono banchi, le sedie rotte e arrugginite. Poi la merenda scolare, e lei sa bene che molti bambini vanno a scuola senza neppure aver fatto colazione, non è arrivata in nessuna scuola già siamo a fine maggio! Ho saputo da suo fratello, Sabià, che proprio in questi giorni la nave della scuola è partita per portare materiale e merenda nelle scuole sul fiume. Questo mi ha rincuorato e spero davvero che tutti ricevano il necessario per riprendere il cammino dell’educazione, cammino di libertà e di civiltà.
4. A Ipiranga due terzi del paese è invaso dall’acqua alta, i militari hanno aiutato con delle assi, facendo delle passerelle per permettere alla gente di uscire di casa e muoversi senza dover usare una canoa, anche per andare a far compere…. Molti raccolti di mandioca e pure di banane si sono persi perché l’acqua ha sommerso i terreni, così molta gente è in difficoltà. E nessuno interviene! Cosa sta facendo la Protezione Civile? Dovrebbe aiutare in queste situazioni.
5. Anche la salute è precaria. Ci sono le lance (barche veloci) date nel tempo della campagna politica, ma non c’è un litro di benzina. In caso di emergenza il trasporto che dovrebbe servire per raggiungere il posto di salute più vicino, a Villa Alterosa o a Betania, oppure l’ospedale di Santo Antonio per i casi gravi, non serve perché non funziona. Così la gente si deve arrangiare con i propri mezzi, di canoa per non morire! Non ci sono medicinali e spesso manca anche il cloro affinché l’acqua sia potabile. La nave della salute UBS, Unità Basica di Salute, è andata due volte da gennaio a maggio, ma quando una persona si ammala ha bisogno di essere aiutata subito. Poi, mi scusi la franchezza, non possiamo tollerare che ci siano bevande alcooliche e si facciano festini su una struttura pubblica di salute! So che lei e il segretario si sono raccomandati di non portare bevande alcooliche, ma sembra proprio che le vostre parole siano cadute nel nulla ci sarà pure un responsabile di questa nave! Non possiamo tacere quando le comunità indigene si lamentano perché vengono trascurate, solo perché sono indigeni, e non c’è tempo, bisogna fare in fretta, la nave deve ripartire subito.
6. Anche sulla discriminazione che sta avvenendo verso la parrocchia ci sarebbe da dire: tutti i bar sono aperti, tutti vendono da mangiare ai tavoli, tutti fanno feste e nessuno interviene, ma alla parrocchia è stato proibito di realizzare la festa di Santo Antonio secondo i canoni tradizionali, con condivisione di cibo e rappresentazioni culturali dopo la celebrazione della Messa. E finora siamo stati gli unici a rispettare completamente il distanziamento sociale e l’uso di maschera e alcool-gel anche durante le celebrazioni realizzate con meno della metà dei posti presenti in chiesa. A volte sembra meglio non chiedere e fare senza preoccuparsi di rispettare le regole sociali.
7. Ho trovato alcune Comunità vuote lungo il fiume, l’acqua ha inondato le case e le famiglie hanno dovuto spostarsi chiedendo ospitalità a parenti di altre Comunità o qui in città. L’ultima casa che ho visitato, nella Comunità di Manacapurù, era l’unica rimasta, le altre famiglie se ne erano già andate. Una signora con i suoi otto figli in un’unica stanza che serve da scuola, anche il professore, un ragazzo giovanissimo di Santo Antonio, genero della signora, abita con loro. Nella casa-scuola si studia, si mangia, si dorme la notte tutti insieme per il bagno non so come facciano, ci deve essere una canoa lasciata a disposizione per chi ha bisogno di appartarsi. Ho chiesto: ‘Avete da mangiare?’ la mamma mi ha risposto: “I ragazzi vanno a pescare e Dio è buono, non ci lascia mancare il pesce”. Così sono salito sulla barca e ho preso tutto quello che avevo di cibo, e l’ho lasciato per aiutare. “Padre, Dio la benedica!”. Ma in questi tempi di calamità dovuta alla pandemia e all’acqua alta, il Comune, attraverso la Protezione Civile, non dovrebbe intervenire? Non dovrebbe visitare le Comunità lungo il fiume per vedere di cosa hanno necessità? Dov’è il senso di responsabilità di una amministrazione pubblica?
8. Da ultimo vorrei ribadire che non ho scritto per criticare e ancor meno per giudicare, non mi compete. Anzi abbiamo aiutato durante la campagna politica perché crediamo che lei sia il migliore amministratore possibile in questo momento. Vorrei solo essere i suoi occhi per poterla informare sulla vita e la sofferenza della nostra gente. Chi è informato, chi conosce, ha una responsabilità maggiore, ma anche la possibilità di intervenire e di compiere il proprio dovere politico-amministrativo.
La saluto e le rinnovo la mia stima e la mia completa disponibilità a collaborare perché tutti abbiano vita e l’abbiano in abbondanza, come il Signore Gesù, il Buon Pastore ci ha insegnato. Grazie!”

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Giornata di sensibilizzazione contro abuso e traffico di minori, giovedì 20 maggio 2021

 

I POVERI PIÚ POVERI E LA CARITAS AGLI INIZI

Luisa vive sola con i suoi 5 figli, ancora piccoli, la figlia maggiore con i nonni; il marito è tossicodipendente e vive ‘no mato’, nella foresta, con altri tossici, uscendo in città qualche volta per rubare. Nessuno ha un lavoro, arriva qualche soldo dal sussidio dello stato per le famiglie più povere; qualcuno mi dice che forse anche lei era coinvolta nel traffico di droga…. Chi lo sa? Entro in casa e, a parte i bambini che giocano, non hanno quasi nulla. Il frigorifero quasi vuoto. Compro per lei alimenti per qualche giorno.
Marisa vive vicino alla cappella di una comunità a maggioranza indigena, partecipa a tutte le liturgie e incontri, non sono mai entrato nella sua abitazione e non conosco da chi sia formata sia la sua famiglia; quando ci si incontra per la lettura della Parola il venerdì, mi chiede aiuto la sua famiglia. Qualche giorno dopo vado a visitarli, la casa semplice, di legno come le altre; il marito è in casa, non ha un lavoro fisso, va a pescare (nei periodi in cui si trova pesce…), avevano coltivazioni di frutta vicino a casa ma i ladri rubano tutto… ora stanno tentando in un terreno fuori dalla città, dall’altra sponda del fiume. Ma quanti figli avete? Gli chiedo. In casa 9, il maggiore ha 18 anni, il più piccolo ha quattro mesi, e una figlia già sposata vive in una altra casa. In cortile il fuoco acceso con pezzi di legno:” la bombola del gas è finita, non abbiamo i soldi per comprarne un’altra, il costo è cresciuto molto in questi mesi.” Quando arrivo nella casa parrocchiale, faccio arrivare loro la bombola di Gas, poi ci organizziamo per dare un pacco con generi alimentari, come ad altre famiglie.
Leggendo le nostre lettere vi siete resi conto che la nostra parrocchia ( che equivale al territorio del municipio) è composta, in generale, di famiglie povere. La maggioranza delle persone non ha un lavoro fisso, con un salario normale e libretto di lavoro regolare. Non so se arriva al 20% chi ha un impiego costante con libretto di lavoro. Come vivono? Molte famiglie con un sussidio dello stato per le famiglie che non hanno reddito, in base al numero di figli; un piccolo aiuto (chi ha 5 figli a carico può ricevere l’equivalente di 100euro mensili) ma importante. Poi si vive di pesca ( quando è possibile pescare, quando si trova il pesce…) e il guadagno non è molto; e anche coltivando: banane, mandioca. Per tanti il lavoro è saltuario, a volte si viene chiamati per il lavoro di un giorno, alla fine del giorno si riceve il compenso e si spera nei prossimi giorni…. come nelle parabole di Gesù; ad esempio, un muratore può avere lavoro per qualche settimana poi mesi senza nulla.
Siamo tra le zone del Brasile con il reddito più basso; molti hanno un casa per vivere perché è molto semplice: qualche asse di legno e una copertura di lamiera e si fa una casa; e chi non ha la propria vive con altri: a volte nella stessa casa vivono diverse famiglie, una famiglia per stanza e la cucina in comune.
Qui non ci sono mendicanti per strada come nelle città grandi ( Manaus, ad esempio)-a parte qualche ubriaco che chiede qualcosa- ma moltissimi all’interno della propria casetta di legno non possiedono nulla o quasi.
Certo, abbiamo anche (pochissime)famiglie ricche e ( qualcuna) di classe media, la maggioranza è nella fascia di povertà e una percentuale minore in situazione che si potrebbe dire di miseria.
E la vita nelle nostre comunità cattoliche? Osservo che le nostre comunità hanno, per ora, prevalentemente -se non esclusivamente- celebrazioni liturgiche e tutto finisce lí. E che i più poveri non partecipano alle nostre liturgie, o in genere alla vita parrocchiale.
Qui non si è mai fatta una attività caritativa sullo stile di Caritas e Centro di ascolto a cui siamo abituati in Italia; iniziative sporadiche si, ad esempio distribuzione di alimenti a Natale, o qualche aiuto alle famiglie che abitano lungo il fiume Içà, donazioni ai carcerati in occasione di qualche festa; comunque, in sintesi, i cattolici presenti nelle nostre assemblee della città scarseggiano in missionarietà e attenzione ai più poveri ( questo quanto ho avuto modo di constatare fino ad ora). Molti non hanno grandi possibilità di condivisione economica, ma lo spirito di Caritas non è solo l’aspetto di aiuto economico.
Nella Assemblea parrocchiale è stata fatta la proposta di attivare in parrocchia una Caritas, cercando di spiegare che cosa significhi, con lo scopo di animare le comunità dei vari bairros. Il problema del Coronavirus ha bloccato molte iniziative pastorali, molti hanno timore di uscire, di andare, di incontrare… ma ora stiamo tentando, con tempi lenti e varie difficoltà, di uscire e ri-attivarci.
Nel mese di dicembre la diocesi ha ricevuto una donazione da parte di una ONG per distribuire alimenti e abbiamo aiutato in parrocchia un centinaio di famiglie povere, e questo mi ha permesso di coinvolgere alcune persone per collaborare nel visitare le famiglie e conoscere le necessità reali.
Ho chiesto alle comunità della città di darsi da fare per visitare le famiglie, conoscere quelle che hanno maggiori difficoltà per organizzarci e condividere per quanto possiamo; per il momento non si sono mossi molto: non si trovano facilmente persone disponibili e che si sentano responsabili per le attività parrocchiali. In due delle otto comunità della città abbiamo iniziato una visita alle famiglie più povere con una piccola equipe. Ora abbiamo la possibilità di comprare generi alimentari per un buon numero di famiglie, grazie agli aiuti che ci state donando dall’Italia attraverso il Centro Missionario.
Criterio per dare aiuti: le famiglie che non hanno lavoro fisso, non hanno pensioni, e vivono solo del piccolo aiuto del governo e eventuali lavoretti. Una attenzione speciale alle famiglie con un solo genitore e figli; di solito madri senza padri ( il padre lascia la famiglia, o ragazze madri che non hanno mai vissuto con il compagno, o hanno il marito alcolizzato che non si occupa della famiglia…).
Per ora siamo noi a uscire dalla sede parrocchiale per visitare le famiglie, conoscere la loro situazione, e offrire aiuti a chi ci sembra più povero tra i poveri; sono poche le persone che arrivano alla nostra segreteria parrocchiale per parlare, per chiedere, non sono abituati e forse non conoscono la parrocchia, quindi noi andiamo, conversiamo, cerchiamo di capire la situazione, diamo indicazioni sulla vita della comunità per chi voglia iniziare a partecipare liturgia, catechesi, incontro biblico o quello che eventualmente si fa.
In sostanza, una struttura Caritas ancora agli inizi, senza sapere se e come sapremo organizzarci per il futuro.
Quello che cerco di fare è coinvolgere qualche persona di ogni comunità per questo servizio, sperando che si sentano responsabili in modo continuativo, per accompagnare le famiglie che vivono situazioni di necessità più gravi. Ma anche aiutare le famiglie ad inserirsi nella comunità di fede; i più poveri si auto-escludono spesso.
Venerdì scorso una giovane di 22 anni mi chiede un aiuto: ha quattro figli, il marito sarebbe muratore ma non ha lavoro; mi chiede anche per il battesimo dei figli. Le chiedo se sono cattolici o di una altra chiesa cristiana: sono cattolici. Ma voi genitori siete battezzati? chiedo. “No padre”, mi risponde. Perché non venite in chiesa e cominciate a partecipare alla eucaristia? “ Non ho i vestiti per la chiesa, tutti vengono con bei vestiti e io ho solo questa roba” indicando il suo vestitino logoro. Non c’è bisogno di vestiti nuovi per la chiesa, le dico. “Ma io mi vergogno”; non so se è una scusa o è la verità; domani andrò a cercare dove abitano per conversare con calma e capire come accompagnarli.
Un grazie a tutti voi che dall’Italia ci state aiutando.

Don Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

Giornata di sensibilizzazione contro abuso e traffico di minori, giovedì 20 maggio 2021

 

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