Lettere dall’Amazzonia- Agosto 2021

Agosto 2021

25° viaggio missionario sul Rio Içà

Ho conosciuto solo una parte delle comunità lungo il fiume Içà, così vado per conoscere le altre, fino a Ipiranga, al confine con la Colombia, uno degli estremi della nostra parrocchia.  Partiamo il giorno 9 poco dopo le 13 e arriviamo a S. Vincente verso le 18 per celebrare la messa alle ore 19. Ancora non è stato fatto il collegamento per l’impianto elettrico ma celebriamo con le candele e lanterne. Ci sono 7 famiglie cattoliche, le altre protestanti.  9 persone a messa ( alla fine arrivano altre 3 signore); si sono organizzati, hanno già scelto i canti e ora si radunano sempre alla domenica alle ore 8 per la celebrazione.  Consegniamo loro la nuova veste liturgica per chi  guida la liturgia, sono contenti.
Al mattino ripartiamo, ci fermiamo a N.S. das Dores per lasciare 6 cisterne d’acqua; ora qui sono tutti protestanti, le due famiglie cattoliche rimaste, da pochi mesi abitano in città.
È una giornata lunga di viaggio, fa molto caldo, poi al pomeriggio scoppia un grosso temporale stile equatoriale, con scrosci violenti e anche tuoni  e fulmini. La barca attraversa incolume il temporale così arriviamo alla sera a S.Làzaro; stanno costruendo la cappella della comunità ma si sono temporaneamente fermati perchè il falegname che stava lavorando è andato ad abitare in un altro paese ma prima o poi cercheranno di concludere.   Ci incontriamo nella scuola, partecipano in 25: bambini, giovani, pochi adulti. Faccio una catechesi sulla figura di Maria, con letture dal vangelo e canti. Sono contento perchè conoscono qualche canto e hanno portato i libri. Lasciamo un pen drive nelle comunità, con alcuni canti liturgici così che ascoltando li possano imparare.
Mi dicono che si incontrano la domenica ( la signora che dirige il culto non era presente, era in Santo Antonio per risolvere alcune cose; nelle comunità lungo il fiume non possiedono quasi nulla e quindi per qualsiasi necessità bisogna andare in città, impiegando molte ore e con un costo alto per il viaggio). Mi impressiona sempre il buio totale della notte in queste zone, e il silenzio; si odono ma non di frequente, barche che passano.

Al mattino, il giorno 11 ripartiamo, consegniamo 3 serbatori d’acqua a Boa União poi giungiamo a Apaparí per la messa delle 9:30; si tratta in pratica di una sola famiglia, del signor Ruan: nella stessa casa abitano una figlia con suo marito, due figli con le loro spose e altri figli, e ci sono 4 bambini piccoli.  ( Hanno anche una figlia in Santo Antonio che lavora in uno dei negozietti accanto alla palestra parrocchiale).  Gli adulti arrivano dal lavoro e celebriamo, sono in 14 persone. Sono accoglienti e cordiali, ci fermiamo a chiacchierare un pò con loro.  È da poco tempo che si celebra nella loro casa, in passato non andavano. Hanno iniziato a celebrare anche la domenica con le fotocopie che loro diamo; chiedono  libri dei canti per imparare.
Nel pomeriggio arriviamo a Nova Canaan; il luogo mi piace molto, si sale in centinaio di metri dalla riva e le case sono già in mezzo alla foresta, con una meravigliosa varietà di alberi, piante, fiori…  Luogo di incontro è la scuola.  Non aspettavano la nostra visita, non ricordavano ( anche se lasciamo sempre la data della celebrazione successiva); abitano 8 famiglie, maggioranza cattolici, qualcuno della ‘Cruzada’, e la impressione è che non ci sia una vita di comunità.  I bambini che stavano giocando vanno a fare un bagno e arrivano alla scuola. Iniziamo in ritardo rispetto all’orario previsto, ma capita spesso!  Ci sono 15 bambini e 4 signore, gli uomini non vengono; una giovane donna, con la croce di legno al collo sembra la più attiva e dice che suo fratello ( che appartiene alla ‘Cruzada’) abita in una altra comunità e riceverebbe volentieri la visita del prete cattolica; dove lui abita non si sono mai fermati i missionari della parrocchia.  Il nostro Mosè conosce questa comunità, in futuro ci organizzeremo per una visita.  Qui faccio una catechesi su Maria; penso che la prossima volta, dato che la maggioranza sono bambini, sarà bene avere anche delle immagini che aiutano nella catechesi.
Salutiamo e ripartiamo e in pochi minuti si arriva a Novo Pendão; era prevista la messa prima del tramonto perchè non hanno la energia elettrica ma  il ritardo di Nova Canaan ci fa giungere quando già è notte, buio totale, solo una fioca candela sulla tavola su cui celebriamo la eucaristia; non mi rendo ben conto di quanti siano a partecipare ma mi pare si tratti di una sola famiglia cattolica.

12 agosto, al mattino alle 8 celebriamo nella comunità di Santa Clara, sulla parte opposta del fiume, proprio di fronte a Novo Pendão.  Una solo famiglia: una signora già anziana, un figlio, nipoti sposati e pronipoti. Celebriamo la messa della festa di Santa Chara; la signora mi dice che un frate ha ‘battezzato’ la comunità con questa santa patrona.  Siamo una decina di persone nella casa della signora, l’altare è una cassetta di polistirolo trovata sul momento; durante la messa il cielo si oscura, sembra notte: un altro temporale equatoriale sta per scoppiare…..  ripartiamo sotto la pioggia.
Sitio Nova Esperança; dopo due ore di viaggio arriviamo, ancora sta piovendo,  pranziamo e al pomeriggio una visita a questa famiglia.  Hanno una grande casa, in legno; lui è colombiano e lei brasiliana. Intorno uno spazio ampio, prato con diversi animali: maialini, mucche, pecore, galline…. Ci fermiamo a chiacchierare con loro; hanno figli giovani e adolescenti.  Poi ripartiamo perchè la messa è nella comunità vicina dove anche loro parteciperanno.
Itù. Anche qui in pratica una sola famiglia, con figli e nipoti. Arriviamo e ci accolgono bambini che giocano e un grosso pirarucu, pesce pregiato, ( a occhio 40- 50 kg)   appena pescato e appoggiato sulle assi di legno su cui attraccano le barche  Nel villaggio abitano altre famiglie della Fraternità della Croce ( Cruzada) che hanno una loro vita indipendente; anche la scuola indipendente, per non ‘contaminarsi’ con gli altri.  La signora che ci ospita in casa si lamenta della scuola, o meglio, della professoressa che insegna per 2 settimane al mese poi scompare per le altre 2 settimane.  È rimasta fino a fine luglio e ancora non si è fatta vedere.  La messa sarebbe per le 17 ma quelli della comunità vicina non si vedono; aspettiamo e verso le 18 cominciamo la messa, 5 adulti e 15 bambini piccoli. Ad un certo punto, improvvisamente, il padrone di casa esce con un gruppetto di bambini…. Cosa succede? Il pirarucu ( unica fonte di rendita per la famiglia), appoggiato male, scivola in acqua…. E la corrente può portarlo lontano senza possibilità di recuperarlo; è un pesce liscio, difficile da afferrare. Per fortuna riescono a recuperarlo e la eucaristia- rendimento di grazie continua. Poco prima del Padre Nostro arriva la famiglia del Sitio Nova Esperança, sono una decina, genitori e figli adolescenti-giovani ( in ritardo perchè aspettavano un figlio che doveva arrivare dalla città).
La prossima volta, nel mese di settembre, la celebrazione per le due comunità sarà da loro, cosí ci si alterna.
Entrambe queste piccole comunità familiari mi dicono che si incontrano il giorno di domenica per celebrare. Le fotocopie con la liturgia della Parola domenicale che sempre lasciamo, sono utili, non tutti le utilizzano ma qualcuno si!

13 agosto. Partiamo al mattino da Itu, mentre alcune signore cominciano a lavorare il pirarucu per essere salato e posto al sole per poi venderlo.
Arriviamo alle ora 9:30 a MamuriàIII e sulla riva adulti e molti bambini pronti ad accoglierci.  Cantano un benvenuto quando scendiamo dalla barca.  Una comunità cattolica in mezzo alle altre della ‘Cruzada’ o protestanti.  Vi abitano 6 famiglie ma è in pratica una sola famiglia, con la coppia di genitori anziani, i figli e i nipoti. Hanno la cappella in legno, dedicata a S.Francesco di Assisi.  Alla messa 30 persone, tra adulti e bambini. Poche famiglie, ma è la comunità più organizzata, e anche con una storia maggiore delle altre. Abbiamo un ministro della Parola, un ministro straordinario della Comunione, una giovane catechista. Si ritrovano sempre la domenica per la celebrazione, ed è stato lasciato un tabernacolo al centro della cappella. Anche per loro il nuovo e variopinto abito per la liturgia, che subito indossano.  La celebrazione è bella, tutti sanno i canti e partecipano. Abbiamo poi tempo per conversare sulla vita della comunità, e su questioni relative al lavoro, agli aiuti  alimentari che devono aver ricevuto dallo stato, alla nuova scuola che deve sorgere e al pascolo che intendono fare comprando alcune mucche.
Rimaniamo  per il pranzo e ripartiamo. Ci fermiamo alla comunità di Nova EsperançaII . Dalla barca vedo che le case sono chiuse, non ci sono segni di vita. Spunta una giovane coppia e ci dicono che sono tutti in città; lasciamo i serbatoi di plastica che ci avevano richiesto e decidiamo di non fermarci per la notte come era previsto, ma di arrivare alla comunità più lontana del nostro viaggio, Ipiranga, al confine con la Colombia,  dove si trova un battaglione dell’esercito e alcune famiglie civili. Arriviamo poco dopo il tramonto, passiamo a vedere la cappella che è stata ricostruita negli ultimi mesi e che serve anche da dopo-scuola per i bambini della comunità, nel progetto che il centro Missionario sta sostenendo.  Il marito del(la) tenente sta lavorando per concludere uno  spazio con il bagno   ripostiglio; la cappella è dignitosa.
Nella serata e nel giorno successivo faccio conoscenza delle persone che si stanno impegnando, di fatto, per la vita di questa comunità, e sono ufficiali dell’esercito; il tenente e la tenente, che sono cattolici, e soprattutto il sergente Alyson che anima il canto nella liturgia e da luglio ha iniziato la catechesi ai bambini e sua moglie che è ministro della Comunione; vengono dallo stato di Minas Gerais.  Sono sorpresi del fatto che qui i bambini non sanno nulla di cristianesimo, nulla di Gesù, non conoscono le preghiere…. Ma un gruppetto ha iniziato a partecipare alla catechesi. Da parte di adulti e giovani un prevalente disinteresse; non si è mai creata una comunità, arrivava un frate poche volte l’anno, celebrava i sacramenti e tutto finiva lí. In effetti è anche complicato dare vita a una comunità cristiana in questa situazioni: occorrono giorni di navigazione per arrivare, un costo molto alto per una parrocchia, e con molte altre comunità da visitare.  Ora, grazie a questi ufficiali dell’esercito la comunità celebra tutte le domeniche e qualcuno inizia a partecipare.
Il tenente comandante del campo è un giovane molto alto, con gli occhi azzurri…. Intuisco che non è della zona amazzonica. È agli antipodi, cioè Rio Grande del Sud, zona di immigrati tedeschi e italiani.
Il sergente e la moglie, coinvolgendo una insegnante, vogliono anche dare opportunità a giovani e adulti di una catechesi ( per la vita eucaristica e eventualmente il battesimo) e avvisano durante la messa.  
Mi chiedono anche della possibilità di inviare una ‘caixa d’àgua’ per il bagno, e una chitarra per la liturgia, per insegnare a un ragazzo che avrebbe intenzione di imparare.
Alla sera messa alle 20.00 ma arriviamo in ritardo per una confusione sull’orario, dal momento che il paese segue il fuso orario di Tabatinga mentre l’esercito ( come anche noi) il fuso orario di Manaus. Il mio accompagnatore Mosè  mi avverte che la messa è stata fissata per le ore 20.00 della comunità mentre era per le 19, ma non è un grande problema.  Celebriamo  la festa della Assunzione di Maria; hanno preparato i canti, le letture, sono presenti 35 persone, in maggioranza bambini. Dell’esercito ci sono gli ufficiali: due tenenti e il sergente e un soldato che suona la chitarra e canta.  Mi pare interessante come questi ufficiali, che provengono da altre zone del Brasile e rimarranno poco tempo ( 1- 2 anni) sentano come missione la animazione di questa comunità dove non hanno trovato quasi nulla e bisogna ripartire da zero. Sarà importante che qualcuno del luogo assuma responsabilità e servizi pensando che prima o poi verranno trasferiti.

Domenica 15 partiamo presto, con la nebbia, al buio e si procede molto lentamente, fino a quando il sole permette una migliore visibilità.  Strada facendo mi accorgo che ho lasciato la mia giacca impermeabile nella cappella, pazienza, abbiamo comunque l’ombrello sulla barca.
Durante il viaggio di ritorno desidero visitare Villa Alterosa, sul fiume Juí, il centro della religione della Cruzada, un misto tra cattolicesimo e protestantesimo con alcune osservanze moralisticamente rigorose e con una auto-coscienza elevata: si sentono la ultima tappa della rivelazione divina, dopo Cattolicesimo e Protestantesimo. Il fondatore, fratel Josè era un predicatore itinerante carismatico, e la sua tomba è di fronte alla Chiesa di Villa Alterosa. Hanno una struttura gerarchica ben definita, con a capo il pastore, che, da quanto ci dicono, possiede un illimitato potere decisionale sui membri della comunità.  Visito il paese e sono positivamente colpito dalla struttura abbastanza ordinata e dalle case curate: molte con giardino e tanti fiori e piante, cosí come intorno alla chiesa e alla tomba di fratel Josè.  Mentre ripartiamo alcune persone mi riconoscono come il ‘padre’ e mi chiedono se abbiamo bibbie, vorrebbero acquistarle. Si, ne abbiamo qualcuna anche per loro.
Alle ore 17 siamo a S. Pedro, comunità di 7 famiglie, con le case in riva al fiume; arrivando mi danno una impressione di povertà mista a trascuratezza; alcuni bambini giocano sulla riva, nel fango. Parlo con il cacique e concordiamo sull’orario del nostro incontro, dopo che i bambini hanno fatto il bagno! Ci sediamo sul pavimento di legno della casa della signora che abita di fronte a noi e faccio la catechesi sulla figura di Maria; ci sono 13 bambini e 5 adulti.  Tutti molto silenziosi e riservati, timorosi; chiedo loro il nome e a malapena rispondono con un sussurro appena percettibile.  Chiedo se hanno i libri dei canti, ne viene recuperato uno; ancora non si incontrano per la liturgia domenicale, mi dice il giovane cacique che vorrebbero costruire una cappella, ma ancora non si è fatto nulla. Mi sembrano molto poveri in tutti i sensi, soprattutto nello spirito di iniziativa e organizzazione. Ma la speranza non muore….
Anche qui niente energia elettrica, e terminiamo quando scende l’oscurità.  Mi chiedono se possiamo far avere altre 3 ‘ caixas d’àgua’  per famiglie che non hanno casa propria e stanno abitando nella casa di altri.

Al mattino ripartiamo per S.Cristovão e Vista Alegre, ci aspettano quasi due giorni di navigazione ancora, ma non ci arriviamo. Ad un certo punto la barca perde colpi e si ferma; siamo nella zona di Boa União: in una ampia zona di solo foresta e fiume, e il caso o Provvidenza ha voluto che ci bloccassimo di fronte alle uniche case nel giro di parecchi kilometri.
Si tenta di tutto: controllo batteria, benzina, olio… nulla da fare. Francisco, il giovane che abita qui con la sua famiglia, nella cui casa ho celebrato la messa in un precedente viaggio, ci suggerisce di tentare di andare da suo padre, e chiedere in prestito il motore della sua canoa, che potremmo collocare dietro la nostra barca e con pazienza arrivare a Santo Antonio. Grazie a Dio il signore è gentile e presta il suo motore, con la benzina che occorre.  Ci fermiamo anche per fare rifornimento di acqua da bere, che nel frattempo era terminata, nell’unico luogo in tutto il tragitto del fiume  che ha acqua di fonte.  Anche qui la signora ci chiede un serbatoio di acqua.   Attaccando il motore nel retro della barca riprendiamo il viaggio, sperando di arrivare a Vista Alegre, ma scende la oscurità e siamo solo circondati dalla foresta; è la zona con meno villaggi!  Mosè mi dice che cercheremo di arrivare alla comunità più vicina, S. Sebastiano; è pericoloso rimanere la notte soli in questa parte del fiume.  Si scorge poi una luce sul fiume, una nave si sta avvicinando; facciamo un segnale con le nostre lanterne, la nave si avvicina: è dell’esercito e stanno andando a Santo Antonio. Così chiediamo se possiamo legare la nostra barca alla loro e venire trainati fino alla città. Sono molto disponibili e ci aiutano; si viaggia tutta la notte e poco prima dell’alba arriviamo a Santo Antonio. Pensando a cosa può essere successo al motore della nostra barca.

I nostri viaggi sono sempre una incognita dal punto di vista tecnico e spirituale, i nostri mezzi sono poveri e non abbiamo grandi sicurezze; anche sull’esito dei nostri viaggi, sui possibili frutti di questa forma di evangelizzazione non abbiamo sicurezze né certezze.  Ci sembra solo che valga la pena, per quanto possibile, annunciare il vangelo e accompagnare queste comunità che sono- da un punto di vista occidentale- alla periferia del mondo.

Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

Santo Antonio do Içà, 19 agosto 2021

 

Giugno 2021

Manchiamo di tutto, ma non ci manca niente!

Il giorno 14 giugno, come tutti i 14 del mese, arriviamo a Ipiranga, ultima Comunità sul fiume Içá, prima di cambiare il suo nome in ‘Putumaio’, entrando in terra colombiana. In città a Santo Antonio è tempo di festa, tredici giorni animati dalle Comunità dei quartieri cittadini, anche il vescovo, dom Adolfo, ha voluto essere presente per celebrare la festa con la nostra gente. Il giorno 9 siamo partiti per visitare e celebrare la fede con alcune piccole Comunità lungo il fiume. Torneremo il 17 del mese e la festa popolare sarà solo un bel ricordo, già aspettando la prossima nell’ormai vicino 2022.
La sera del 13, giorno di Santo Antonio, celebriamo nella Comunità di Nova Esperança II, tre candele accese perché non c’è energia, il motore è rotto, le bragi della cena ancora accese, tre bimbi che già dormono in braccio alle mamme. Siamo una decina di persone, pochi, ma si percepisce la fede presente nella semplicità. Chiedo: “Che cosa vi manca? Possiamo aiutare?” Un silenzio prolungato, cercando una risposta che alla fine ci fa quasi vergognare. Così il cassique ci risponde: “Voi avete un buon cuore, ci avete portato cinque casse per raccogliere l’acqua della pioggia, vi preoccupate con la nostra vita. E sinceramente vi ringraziamo”. Il giorno seguente leggo la prima lettura della Messa e trovo le parole di San Paolo: “Manchiamo di tutto, ma non ci manca niente”. Così finalmente riesco a capire la risposta del cassique Kocama, che non ci ha chiesto nulla.
A Ipiranga portiamo una lavagna e materiale scolare per il doposcuola. L’insegnante è già in chiesa con alcuni bambini, altri verranno nel pomeriggio. Così quel ‘rudere’ diventato la chiesa di Santo Espedito, ora serve anche come scuola per quei bambini che hanno più bisogno di un aiuto. È un piccolo doposcuola, 30 bimbi in tutto, iniziato per non perdere la presenza di una signora, maestra da 17 anni in Ipiranga, che per causa della politica non è stata contrattata nella scuola ufficiale. Lei è una presenza molto importante perché conosce tutte le famiglie e ha già preparato altri bimbi per la prima comunione e alcuni giovani alla cresima. In verità ci stiamo rendendo conto che questo piccolo segno di attenzione gratuita verso i bambini più poveri, parla più di molte ‘prediche’. Alla sera, alla celebrazione comunitaria dell’Eucaristia, tutti i genitori sono venuti, la loro presenza silenziosa ci ha ripagato abbondantemente tutto lo sforzo fatto per realizzare questo piccolo segno. Alcune torte hanno coronato la serata.
Durante il viaggio di ritorno diamo un passaggio, di tre giorni, a due insegnanti che rientrano in famiglia per una settimana a Santo Antonio. Tre giorni perché ci fermeremo ancora in tre Comunità lungo il cammino. Così la barca naviga al completo: io e Moises, due maestre e una scimmietta di un mese e mezzo che mi hanno regalato nella Comunità di Mamurià III. Il suo nome è “Pipoca” che è il nostro granoturco soffiato, quello che si comprava negli anni ’70 per andare al cinema.
Contemplando il fiume ancora carico d’acqua, penso ad un incontro con il signor Antonio, della Comunità di Novo Pendão. Arriviamo vicino alla vecchia casa, ormai tutta smontata, perché l’acqua è entrata e Antonio ha dovuto spostarla di 50 metri più in su, per evitare di aver l’acqua in casa ad ogni anno. Ci avviciniamo e leghiamo la nostra barca in sicurezza agli ultimi pali rimasti. Vedo che molti uomini stanno lavorando alla costruzione di una grande zattera. Chiedo: “Antonio, state facendo un “flutuante” per avere un posto migliore per le vostre canoe?” “Sì padre, ma lo porteremo all’interno del fiume ‘Puritè’ a circa due settimane di viaggio da qui, per estrarre oro nel garimpo”. Lo guardo incredulo, pensavo che solo i ricchi potessero permettersi i macchinari cari per l’estrazione dei minerali, quei ricchi che si sono sentiti minacciati dalla Chiesa e che ci avevano minacciato. “Vedi padre – continua Antonio – fatto il flutuante (grande zattera) gli uomini del garimpo imprestano i soldi per comprare il motore-pompa, quarantamila reais (8.000 eu), ma in un mese potremo ripagarlo, l’oro è pagato bene: 240 reais al grammo, qui a Vila Alterosa o in Santo Antonio. Gli dico di stare attento perché c’è molta violenza, già hanno trovato gente morta nel fiume, per causa dell’oro, perché la “febbre dell’oro” non rispetta la vita, anzi inquinando l’acqua del fiume uccide pesci e persone. Antonio mi guarda con occhi diversi, capisce che non approvo questa loro scelta. Chiedo ancora: “Ma, ci sono molte ‘draghe’ per l’estrazione del metallo?” “Circa 10 molto grandi, di chi ha soldi, e un centinaio piccole, come la nostra”. Così mi rendo conto che la febbre dell’oro ha già contagiato la nostra gente e mi passano nella memoria immagini di alcune Comunità che stavano costruendo fluttuanti sulla riva del fiume. Non erano per la pesca, ma per l’oro! Durante la Messa, con la presenza anche delle donne, ritorno sull’argomento, esternando la preoccupazione per la cecità che la febbre dell’oro produce, per le famiglie che vedono i loro figli e mariti rimanere lontani molto tempo, per la prostituzione e la droga che sempre accompagnano i luoghi di garimpo, per la violenza legata ai soldi facili e abbondanti, per la distruzione e l’inquinamento delle acque e della foresta. Tutti ascoltano, ma regna un grande silenzio, e vedo negli occhi l’illusione di uscire dalla miseria. Una povertà dignitosa cambiata per una promessa di ricchezza bagnata di sangue. Che fare? Per ora non lo so. Tutto è illegale e dovrebbe essere il Governo a intervenire, come aveva fatto 3 o 4 anni fa lungo il fiume Japurà, con l’intervento della marina, dell’esercito e dell’aeronautica, distruggendo tutto il garimpo. Ma con l’attuale presidente del Brasile, gli organi di controllo della foresta, sono stati praticamente disattivati e sarà molto difficile e improbabile un loro intervento. Ora che anche la gente umile, delle nostre Comunità, viene contagiata dalla febbre dell’oro, chiediamo al Signore della vita che doni luce e sapienza per rimanere a fianco delle persone e continuare ad essere presenza, amorevole e critica, che sappia accompagnare questo processo.
Ancora alzo lo sguardo e vedo il grande fiume, la bellezza della foresta e dei suoi abitanti, e ripenso alle Parola della Genesi: “Erano nudi e non ne provavano vergogna, poi si sono nascosti agli occhi di Dio fino a quando Caino alzò la mano contro Abele”.
E il Signore della vita continua ad interrogarci: “Dov’è tuo fratello?”

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Giornata mondiale per combattere la secca e la desertificazione, giovedì 17 giugno 2021

 

Festa del Patrono e battesimi nella aldeia

Carissimi, abbiamo festeggiato Santo Antonio, il nostro patrono, che viene ricordato nella memoria liturgica il giorno 13 giugno; è prassi qui in Brasile fare un periodo di festa, non solo il giorno della memoria liturgica; generalmente si fanno 9 giorni, o un ‘trezenario’, 13 giorni, con liturgia, cena, bingo, musica e altre proposte culturali tipiche della zona. Quest’anno in tono un poco ridotto a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, ma giá con una buona partecipazione di persone, segno che c’è il desiderio di incontro dopo un anno e mezzo di limitazioni nella vita della cittá e delle parrocchie.
Come tema per quet’anno è stata scelta “LA CHIESA” e ogni giorno una riflessione su un aspetto della Chiesa ( Chiesa e Parola, Chiesa e Caritá, Chiesa e Eucaristia….). Nella speranza che possa aiutare la nostra gente ad avere una coscienza maggiore di Chiesa e di cosa è importante e secondario.
Il vescovo don Adolfo è rimasto una settimana con noi, in parrocchia, dopo quasi due anni che ( motivo pandemia) non si faceva vedere; abbiamo avuto cosí la possibilitá di chiacchierare tranquillamente, e condividere le nostre esperienze e scelte pastorali.
Una cosa caratteristica di queste zone è il ‘mastro’, un tronco d’albero che viene innalzato il primo giorno del periodo di festa, e ‘derubado’, abbattuto il giorno della memoria del patrono: una usanza folcloristica che richiama le persone della comunitá.
Il giorno 6 di giugno, battesimo di 6 adulti nella aldeia Kokama, che si sta formando nella zona di foresta, di cui ho scritto nella precedente lettera. Mando qualche foto simpatica, per il condividere il percorso di pochi kilometri, ma non molto agevole per arrivare. Uscendo dalla cittá, bisogna passare per la ‘Geenna’, la discarica comunale, sulla strada, luogo terribilmente malsano; non esiste qui la raccolta differenziata e il comune dovrebbe organizzare una discarica decente con nuovi sistemi, ma…… finora siamo ancora a standard ecologici primitivi, ma con sostanze moderne che inquinano!
Grande problema da affrontare è il fango: nei mesi di secca sono riuscito ad arrivare con l’auto, ma poche volte; altre ho tentato, ma l’auto è rimasta bloccata, e solo con l’aiuto di varie persone e molti tentativi, siamo riusciti a uscire da questo fango avvolgente.
Negli incontri di catechesi andavo con un signore che si preparava al battesimo e si muove con moto da cross, con le ruote ben equipaggiate; altre volte bisogna proseguire a piedi, e con gli stivaloni di gomma.
Ai lati della strada la foresta, gli alberi di varie altezze, piante, fiori…. La natura esuberante della Amazzonia, il canto degli uccelli, e anche migliaia di tipi diversi di insetti che accolgono con gratitudine chi si addentra nella zona.
Un giorno di sole mi sono addentrato nella parte interna del villaggio, attraverso le capanne che stanno costruendo, e fino alla fonte, luogo ‘sacro’, con l’acqua pura, protetta dagli alberi della foresta; quando siamo giunti, chi mi accompagnava ha immediatamente pregato, sentendo nel silenzio del luogo la presenza di Dio che crea e salva.
Poche persone che abitano questo luogo che potrebbe essere considerato alla estrema periferia rispetto al nostro mondo occidentale, e che è luogo per l’annuncio paziente del vangelo.

Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

Santo Antonio do Içá, 16 giugno 2021

 

 

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