Lettere dal Brasile

Aprile 2018

Ipirá, Bahia,

PASTORALE FAMILIARE

Cari amici, buon tempo Pasquale!
Continuo a condividere con voi qualche esperienza della nostra missione reggiana in Brasile. Nei giorni scorsi a Reggio si sono diffuse notizie preoccupanti di minacce a noi missionari in Brasile; ho notato una certa confusione, nel senso che sono stati uniti avvenimenti non connessi tra loro, e interpretati in modo arbitrario.
Comunque il problema della diffusione delle droghe , della criminalitá, della violenza é sempre molto grande, e il pericolo per noi non é differente da quello dei nostri parrocchiani: possiamo essere vittime di rapine o essere coinvolti in qualche situazione problematica.
Ma ció che mi preoccupa maggiormente, nei nostri paesi, é la cultura di violenza, é la diffusione della corruzione che é una violenza contro i cittadini, é il rischio di una indifferenza morale, é la morte della speranza per molti giovani che non vedono prospettive di lavoro onesto. Che fare? Siamo coscienti dei nostri limiti, e non possiamo risolvere tutto, ma possiamo agire con alcune scelte significative. Tutta la attività parrocchiale è costruire una cultura di pace. In particolare vorrei scrivere qualcosa sul tema della famiglia.
Abbiamo tante famiglie fragili, senza struttura: manca uno dei genitori o entrambi, molti bambini crescono con i nonni, zii, o altri… In alcuni quartieri la conflittualità dentro la famiglia è forte, in altri abbiamo situazioni di povertà (ad esempio madri sole con molti figli e senza lavoro). La impulsività e emotività dei brasiliani influisce nella facilità nel creare relazioni affettive ma anche nel distruggere le relazioni iniziate con grande coinvolgimento.
La tendenza oggi è quella di pochi matrimoni, i giovani in genere vanno a convivere e la maggioranza dei matrimoni che celebriamo sono di coppie che convivono da anni e ad un certo punto decidono di sposarsi. Credo sia centrale, qui in Brasile, come in Italia, una pastorale rivolta alle famiglie.
Pensiamo che sia molto importante annunciare il vangelo alle famiglie, e lavorare per favorire la formazione di famiglie cristiane. Solo in questo modo si purifica e rinnova la società e si dà consistenza e continuità alla comunità cristiana.
Nella nostra parrocchia di Ipirà abbiamo la bellissima esperienza chiamata ECC (Incontro delle coppie con Cristo) simile a Incontro Matrimoniale. Si inizia con una proposta di tre giorni di incontro, nei quali si fa una forte e sperienza di fraternità e studio sui temi della famiglia. Poi si formano gruppi di coppie di sposi (in media di 8 coppie) che si incontrano meditando i temi fondamentali della vita cristiana. Una esperienza molto bella, che sta donando ottimi frutti alla nostra parrocchia. In settembre avremo un nuovo gruppo che farà la esperienza dei tre giorni, per poi (speriamo) continuare nella formazione.
Ma…. ci sono dei limiti. ECC è per le coppie cattoliche, regolarmente sposate con rito cattolico, e perseveranti: non sono ammessi separati, seconde unioni ecc… ovvero: una minoranza dei nostri parrocchiani.
La maggioranza delle famiglie sono formate da coppie non sposate, o separati e divorziati con nuove unioni, o famiglie con un genitore solo e figli. Tutte persone che non possono far parte dell’Incontro di Coppie com Cristo. Abbiamo allora pensato di iniziare una Pastorale Familiare, che possa accogliere e accompagnare le varie situazioni di famiglia.
Le linee-guida per dare vita alla PASTORALE FAMILIARE le troviamo nella FAMILIARIS CONSORTIO di papa Giovanni Paolo II. E la Chiesa del Brasile si muove in questa direzione, con 3 settori: Preparazione al matrimonio, settore che segue le famiglie sposate, e Casi Speciali (divorziati risposati, vedovanza, coppie conviventi e non sposate, famiglie con un solo genitore….).
Abbiamo fatto le prime riunioni generali nel 2014 (appena arrivato in Brasile) con la proposta della Pastorale Familiare con la sua struttura. Una partecipazione limitata come numero di persone, ma abbiamo continuato nel lavoro. La mia idea era non di proporre qualche evento grande e spettacolare (questa é la tendenza, in genere) che poi si conclude nell’ evento stesso, ma di creare strutture che possano essere stabili nel tempo. E quindi anche dare tempo per individuare persone affidabili e motivate per questo servizio.
Grazie a Dio ho incontrato alcune coppie con una forte motivazione a dare vita alla Pastorale Familiare, e negli anni seguenti abbiamo iniziato, (con calma…. siamo in Bahia!) a dare forma alla nostra Pastorale Familiare. Due coppie come responsabili generali e una coppia responsabile per ogni settore. E cosí sta continuando il nostro lavoro.
Una preoccupazione per me urgente era strutturare una preparazione dei fidanzati al matrimonio (una coppia di sposi giá lavorava per questo, incontrando i futuri sposi nella settimana prima del matrimonio, ma avevamo bisogno di qualcosa di piú); dal 2017 abbiamo iniziato con una equipe di sposi che fa alcuni incontri per i fidanzati preparando il matrimonio e che é presente alla celebrazione del matrimonio per animare la liturgia e come segno della Chiesa che accoglie la nuova famiglia. Sono molto contento di questi passi che abbiamo fatto, e della disponibilitá di queste coppie (una decina).
Ho lavorato, in questi ultimi mesi con loro, sulla celebrazione del matrimonio. La tendenza qui é di fare un matrimonio-show: una schiera di testimoni con vestiti super-eleganti noleggiati, varie entrate solenni in chiesa con infinite foto di familiari, testimoni ….. lo stile é quello di una celebrazione-film, anche nei canti e musiche.
Ho cominciato a porre alcune regole, limiti e indicazioni sui valori, per uno stile che sia cristiano cattolico (oggettivamente), piú sobrio, e naturalmente incontro resistenze, opposizioni e malumori perché – per alcuni – sto contrastando la cultura del luogo; su questo mi interrogo onestamente, e so che non devo imporre la mia cultura e accettare quella che incontro, ma nello stesso tempo sento il dovere di purificare certe cose e aiutare le persone a conoscere e vivere nello spirito della liturgia cattolica.
Anche con gli altri settori (accompagnamento degli sposi e casi speciali) abbiamo iniziato a lavorare, e sono contento perché ho trovato alcune coppie (non moltissime, ma alcune ci sono) motivate e con entusiasmo, e cosí la nostra Pastorale Familiare sta continuando. La mia speranza é di diffondere la attivitá con fidanzati e sposi non solo nel centro cittá, ma anche nelle varie comunitá sparse sul grande territorio della parrocchia; una proposta é formare gruppi di sposi, nelle comunitá piú grandi, che si incontrino regolarmente alla luce della Parola di Dio e possano confrontarsi sul loro vissuto matrimoniale, sulla appartenenza ecclesiale, e su altri temi per loro importanti.
– Il lavoro piú difficile é con quelli chiamati “casi speciali” (la espressione non mi piace molto, ma serve per capirci); un gruppetto di sposi sta visitando amiglie di una comunitá tra le piú povere e problematiche, con molte famiglie disintegrate, povere, disorientate…. un piccolo segno. Siamo in un ambito molto difficile da affrontare, per ora non abbiamo molte forze e capacitá per accompagnare queste famiglie, ma é importante perseverare con piccoli segni.
– Ministri. Una novitá di questo anno é che abbiamo ottenuto dagli uffici responsabili di Roma, la autorizzazione per tre persone di poter presiedere la celebrazione del Matrimonio, come assistenti autorizzati, quando manca il prete. Due donne e un uomo, sposati. In veritá non sono accolti da tutti, nel senso che diversi fidanzati chiedono espressamente il prete e non vorrebbero laici a presiedere la liturgia del matrimonio; per altri non ci sono problemi. Mi sembra anche questo passo significativo, certamente non per contrapporre preti e ministri laici, ma per crescere sempre piú nella collaborazione e nella fiducia reciproca.

Un caro saluto a tutti voi

Don Gabriele Burani.

Febbraio 2018

Ipirá, Bahia,

SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

La povertá dela nostra gente é soprattutto culturale. Ci sono ancora molti adulti analfabeti, e tra i giovani, che pure frequentano la scuola, una scarsa capacità di apprendere, una difficoltà grande nel comunicare correttamente, di leggere e scrivere…. la qualità delle scuole è bassa.
La lettura qui da noi è un hobby poco praticato; non ci sono librerie, non ci sono edicole ma se ci fossero, non avrebbero molta attività.
Le persone quardano la TV, che è abbondantemente manipolata, e i programmi più seguiti sono futili o dannosi. In genere le persone  non leggono, e quindi non si fanno una idea critica  della realtà. Per questo i politici, anche disonesti, riescono a mantenere il potere; la maggiorana za delle persone non conosce i propri diritti, non sa come funzionano i servizi, e la conoscenza si riduce a ciò che serve per la sopravvivenza quotidiana.

Anche nelle nostre comunità cattoliche sentiamo il bisogno di lavorare molto per trasmettere i contenuti principali della fede. Certo, ci sono molti uomini e donne analfabeti o quasi con una fede stupenda, un impegno ammirevole nelle comunità e una conoscenza buona dei fondamenti della vita cristiana grazie alla loro presenza costante e apertura di cuore. Ma incontro anche molti errori, molte persone uniscono il cattolicesimo con i culti di origine africana, con le tradizioni della cultura della zona …..   pensando che sia tutto dottrina della Chiesa.   Un dato di fatto è la ignoranza dei cattolici, ignoranza biblica, mancanza di conoscenza del significato dei sacramenti, dei fondamenti teologici.    E le chiese protestanti stanno aumentando anche e soprattutto crescendo sulla ignoranza di fede dei cattolici.

Abbiamo allora pensato a un progetto un poco ambizioso, ma ci sembrava una proposta importante: una piccola Scuola di Formazione Teologica.
La organizzazione incontra sempre difficoltà, ad esempio perchè la nostra parrocchia è grande e le persone che abitano nei villaggi hanno difficoltà a trovare il trasporto per il centro, e quando trovano il costo è piuttosto caro. Inoltre non sono molti con la capacità di affrontare uno studio serio.
Altra difficoltà culturale è che sono abituati a una formazione fatta di eventi ( meglio se spettacolari) che iniziano e finiscono in giornata.  Un impegno che dura nel tempo difficilmente viene assunto.

Coscienti dei vari ostacoli, abbiamo comunque fatto questa proposta: una Scuola di Formazione Teologica, con un incontro al mese, cominciando dal venerdi sera alle 19, fino a domenica nel primo pomeriggio, rimanendo nel nostro centro di formazione, anche per creare  scambi di amicizia tra i partecipanti.
Abbiamo previsto una durata di 3 anni, affrontando, in questo periodo le varie discipline teologiche, certo in modo molto semplificato ma serio.   Chiediamo ai partecipanti la capacità di leggere, scrivere e studiare autonomamente.
Il nostro intento è pastorale, nel senso di aiutare la formazione di alcune persone che assumano poi un servizio in favore di altri nelle varie zone della parrocchia. Invito forte a moltiplicare, a diffondere le conoscenze.
Abbiamo un gruppetto di coordinazione molto motivato e preparato. Hanno pensato di dare un nome alla scuola, don Riccardo Camellini, che è stato parroco in Ipirà negli anni che seguirono la dittatura militare, quando nacquero le varie Comunità di base.
La scuola è iniziata nella prima settimana di febbraio, con 35 iscritti, più i 5 della coordinazione. Questo inizio è stato molto buono, con grande attenzione dei partecipanti, e un desiderio di continuare il percorso.   Sono molto contento di questo primo passo che apre un futuro arricchente per la parrocchia.
Penso alla realtà di Reggio, e alla ricchezza di offerte di formazione per i laici, a quanto lavoro è stato fatto e continua nel presente. Quanti laici con una conoscenza biblica, teologica molto buona e che sono una risorsa stupenda per le comunità. Credo che dobbiamo rendere grazie di tutto questo, e avere il coraggio di diffondere tutto ciò che impariamo.
La nostra realtà qui a Ipirà è assai più povera e semplice, ma il nostro desiderio è dare inizio a processi formativi che continuino nel tempo creando una desiderio di conoscere e di trasmettere il prezioso deposito della fede cristiana.

Un caro saluto

Don Gabriele Burani.

Novembre 2017

Ipirá, Bahia,

Carissimi, un saluto da Ipirá – Bahia, nel giorno di San Prospero, accompagnando la festa nella nostra cittá di Reggio.
Continuo a scrivere qualche lettera per rendervi partecipi del percorso della nostra missione in Brasile.
Una sfida grande per noi in questi anni é la catechesi. La impostazione fino ad ora é: si fanno due anni di catechesi per celebrare la prima comunione; poi (a partire dalla adolescenza, 14 anni) due anni di catechesi per ricevere il sacramento della Cresima. Questa la struttura che ho trovato.
I vescovi del Brasile hanno avuto la felice ispirazione di proporre qualcosa che possa incidere maggiormente per la formazione di uma identitá Cristiana.
Sono usciti due documenti interessanti della CNBB (i vescovi del Brasile), del 2015 e 2017, afrontando il tema della Iniziazione Cristiana in generale, e della Catechesi come processo di ispirazone catecumenale che entra nel percorso di iniziazione alla vita cistiana.
La maggioranza dele persone vengono per battezzare i figli, ma senza una vita Cristiana. Un buon gruppo di ragazzini vengono per la “ prima comunione” e alcuni, non moltissimi, per la Cresima – Confermazione.
Che cosa cambia – o dovrebbe cambiare? Abbiamo inserito periodici incontri con genitori e padrini e un maggior coinvolgimento dei ragazzi nella liturgia della comunitá ( ci sono tappe nel percorso, celebrate con liturgie nella cappella della comunitá, assieme alla consegna del Credo, del Padre Nostro, al segno di croce….). Catechesi come iniziazione, come percorso per entrare nella vita cristiana assumendone tutte le dimensioni.
La catechesi era uno spazio a sé, isolato, questione dei ragazzi e catechisti….. ora sta diventando uma realtá maggiormente inserita nella comunitá e nelle famiglie. Stiamo tentando di spiegare che la catechesi non é per fare la Prima Comunione, ma per la vita eucarística, e che la prima comunione non é piú importante delle altre… per ora con scarsi risultati! L’abitudine di decenni é difficile da scalfire, ma saremo perseveranti nel proporre un nuovo modello. Cosí come é difficile introdurre la idea che la catechesi é continua, non solo di due anni per ricevere um sacramento; nostra intenzione é dare continuitá negli anni, ma non é nella mentalitá delle persone e troviamo difficoltá nel trovare catechisti per percorsi continui: mi rendo conto che, vista la situazione, ci sará bisogno di molti anni di lavoro, e non in tutte le zone raggiungeremo la meta di uma catechesi continua, ma non manca la spinta a darsi da fare.
Abbiamo formato uma commissione di catechesi con alcuni catechisti che aiutano in questo processo nuovo. Qualcuno ha partecipato alla Scuola Catechetica della diocese di Feira, impegnativa ( due anni) e ben fatta, cosí che alcuni catechisti vanno nelle regioni della parrocchia per fare gli incontri di formazione agli altri catechisti. Anche questa cosa non é facile da accettare: i catechisti si aspettano per la formazione un prete o una religiosa e non sempre accettano i laici come formatori…… ma stiamo accompagnando questo processo per cambiare lentamente la mentalitá e la prassi.
É veramente complesso introdurre qualcosa di nuovo in una cultura tendenzialmente conservatrice; soprattutto quando si richiede un maggior impegno e non il semplice self-service religioso. Vedremo come si evolve la situazione. Per ora siamo molto contenti perché stiamo giá vedendo segnali positivi nelle comunitá.

Abbiamo vissuto un momento molto bello per la Gioranata Mondiale dei Giovani diocesana, questo anno celebrata a Ipirá. Tanti giovani dele parrocchie della diocese si sono radunati qui da noi, per um giorno di festa. Su face-book abbiamo uma ampia rassegna di fotografie.
Arriverá anche una mia lettera per i sacerdote della diocesi, per condividere la mia esperienza attuale, invitando a non chiudere il cuore ad eventual chiamate missionarie.

Un abbraccio

Don Gabriele Burani.

Aprile 2017

Ipirá, Bahia,

Carissimi, vi auguro buon tempo Pasquale!
Qualche notizia da Ipirá, dalla nostra missione diocesana. Abbiamo vissuto il Triduo celebrando in una struttura che il Municipio ci ha prestato per le nostre celebrazioni in attesa di ritornare in Chiesa. Come nelle parrocchie italiane, anche qui sono giorni di intensa partecipazione dei fedeli. La notte della Vigilia pasquale abbiamo anche celebrato 19 battesimi di giovani e adulti, dopo un anno di formazione. Tra questi una signora che ho conosciuto facendo un giorno un incontro con un gruppo prostitute ( anche ex) alle quali ho detto di non aver timore di venire in parrocchia, di partecipare alla messa. Due sono venute alcune volte, poi sono state sorprese a rubare in un negozio…. ho chiesto qualche spiegazione e sono venute a parlarmi ma erano ubriache, poi sono state riconosciute responsabili di un furto in un negozio di una altra cittá dove hanno fatto un periodo in prigione per questo. Malgrado queste e altre vicende ( e problemi di salute) una ha continuato a frequentare gli incontri di catechesi e l’ho incoraggiata a non desistire anche se si vergognava; lei aveva effettivamente desiderio di ricevere il battesimo e la notte di Pasqua ha celebrato con gli altri i sacramenti della Iniziazione cristiana. Anche un altro ragazzo, con qualche problema psichico, che si sentiva escluso dai compagni di scuola, ha cominciato a venire in parrocchia e a parlare con noi preti e si é sentito accolto e ha fatto l’anno di catecumenato e il battesimo…. negli ultimi mesi é diventato un fedelissimo alle celebrazioni e passa spesso nella casa parrocchiale per salutare e fare due chiacchiere. Un altro personaggio interessante del gruppo ha passato la sua infanzia e adolescenze in una delle favelas piú pericolose di Salvador, regno di spacciatori e criminali di vario tipo, zona proibita a chi non é della favela. É pieno di tatuaggi con simbologie che mi ha spiegato. Ora é sposato e con due figlie piccole, e ha chiesto il battesimo; per un periodo ho fatto la formazione solo con lui perché, per motivi di orario di lavoro, non poteva partecipare con il gruppo dei catecumeni. Tante storie, interessanti, sorprendenti, a volte deludenti.
Condivido con voi anche le fatiche con la ristrutturazione della Chiesa – Mtariz della parrocchia. Dopo l’inizio dei lavori abbiamo scoperto una situazione molto piú problematica e pericolosa del previsto. Molte parti strutturali della chiesa con pericolo di crollo. Poi la scoperta che il grande altare centrale di legno di Santa Anna, era nel suo interno, nelle strutture portanti, quasi tutto marcio….. non é crollato per miracolo. Dovremo restaurarlo, e la previsione é di altri 5 mesi per il restauro, e altri 50.000 euro di spesa.
Comunque a fine maggio la chiesa dovrebbe essere riaperta per le celebrazioni; per quanto riguarda l’altare centrale aspetteremo, non é un impedimento per celebrare l’eucaristia con la comunitá.

Ora una piccola cronaca con i nostri guai quotidiani:
27 marzo. Entrando in chiesa i muratori si accorgono che la porta era aperta, e sono scomparsi gli strumenti di lavoro…. sega, trapani, strumenti per la lavorazione del legno… un danno molto grave, piu 10mila reais. Lavoratori bloccati e disperati perché ora non si lavora. Vado dalla polizia, intanto facciamo diffondere dalla radio di fare attenzione a chi vende attrezzi usati perché potrebbero essere quelli rubati in chiesa. Mentre siamo alla polizia, una telefonata dalla radio informa che un uomo ha portato alcuni trapani e un altro attrezzo alla radio. Andiamo a vedere, ci sono alcuni degli attrezzi rubati, solo tre in veritá. Chiediamo informazioni sul signore che ha portato la refurtiva, lavora in una strada vicina, come falegname-meccanico, e vive con figlio e figlia adolescenti in questo spazio di lavoro, avendo ricavato un buco dove porre materassi per dormire…. passo a vedere, materassi ammassati nella sporcizia…. situazione indegna. La ragazza ha trovato gli attrezzi sotto il materasso del fratello, lo ha detto al padre, e il padre che per caso stava ascoltando la radio, ha subito portato le cose alla radio. Un ragazzo che ha appena compiuto 16 anni, che da mesi non vuole piú andare a scuola, il padre arrabbiato e disperato perché non sa cosa fare, gli spiega le cose ma il figlio non obbedisce…. sta con gli amici che giovanissimi sono consumatori e spacciatori di droga… a volte vanno nelle cittá grandi per spacciare droga… naturalmente il ragazzo non é in casa, era nei pressi ma quando ha visto movimento é fuggito. Andiamo con il povero padre dalla polizia, poi ci inviano all ‘ ufficio che tutela i minori per fare questa accusa e far iniziare provvedimenti per aiutare la famiglia. Aspettiamo perché sul momento i responsabili sono fuori in riunione. ( La madre del ragazzo ha lasciato il marito e non si cura dei figli.) Torniamo poi dalla polizia per concludere la denuncia quando giá é notte: vogliono rimandarci al giorno dopo, ma io insisto per concludere ( stanco e deluso…. un intero giorno solo per fare una denuncia…. e le indagini? Possiamo dire addio agli oggetti rubati!). Mi pare tutto molto lento, ma cosí é, non possiamo cambiare questa impostazione.
Il giorno seguente il ragazzo non si fa vedere… ma alla fine il giorno dopo la polizia lo intercetta. Lui dice che il venerdí sera aveva visto la porta della chiesa aperta, era entrato da solo, aveva portato via qualcosa, messo in una borsa ed era andato a casa. Un ragazzino magrino, giá noto per i furti… io non credo alla sua versione, penso che abbia agito con un gruppo di altri, forse adulti, che hanno portato via i macchinari pesanti. Ma non abbiamo alcuna prova…..
Hanno prestato attrezzi e macchinari ai nostri lavoratori, cosí si va avanti, spero per un bel lavoro per la nostra Chiesa Parrocchiale, uno degli edifici significativi della cittá.

Vi auguro un buon tempo pasquale.

Don Gabriele Burani.

Gennaio 2017

Ipirá, Bahia,

Cari amici, dopo il gradito ritorno per un mese in terra reggiana, un saluto da Ipirà, augurandovi un anno benedetto dal Signore. Siamo sempre coinvolti nella ricostruzione della Chiesa principale ( matriz) di Ipirà, che è anche uno dei pochi edifici storici della città, e anche per questo è importante salvaguardarla. Già da mesi molti muratori e carpentieri stanno lavorando, mi sembra con un buon lavoro che durerà nel tempo. Le comunità si sono attivate per fare offerte, ed è positivo che molte persone hanno fatto offerte in base alle loro possibilità: qualcuno con equivalente di 1.000- 1.500 euro, ma molti con piccole offerte e veramente in tanti hanno partecipato donando qualcosa. I costi per un edificio grande sono elevati, e i contributi che arrivano dall’Italia ci stanno aiutando molto, per arrivare a concludere nei prossimi mesi.

Ho fatto la simpatica esperienza di rimanere bloccato con l’auto nel bel mezzo della caatinga desertica, di ritorno da una celebrazione in una delle comunità più lontane dalla città ( circa 45 Km). La strada pessima, piena di buche e sassi, che hanno rotto il radiatore e quindi il motore si è bloccato ( prima di fondere!). Il cellulare non funziona in campagna ( e in ogni caso non potevo chiamare perchè mi sono accorto che non avevo credito), il panorama era di sassi e piante basse e secche, in un luogo dove difficilmente passa qualche auto. Dovevo anche recuperare don Luca Grassi che celebrava la messa in un altro paese…… e non potevo comunicare con lui. Erano con me due ragazze che a volte mi accompagnano per la animazione del canto liturgico nelle comunità. Cominciamo a camminare in una direzione, sperando di incontrare qualche casa. Tra non molto sarà notte, e le difficoltà aumentano! Vediamo un edificio, ma disabitato; in distanza vediamo una casa, con galline o simili, e avanziamo, nella speranza di trovare qualche persona e non incappare in cani rabbiosi, spesso presenti. Chiamiamo ad alta voce e grazie a Dio esce di casa una ragazza che conosco, e una giovane donna, che frequentano una delle nostre comunità. Non hanno mezzi per aiutarci, ma potrebbero ospitarci per la notte. In qualche modo una delle ragazze che erano con me riesce ad avvisare qualcuno a Ipirà, il diacono e don Luca. Poi in lontananza vediamo i fari di una auto arrivare… è il marito di una delle due giovani con un amico, scendono con un lungo fucile perchè stavano cacciando una “ onça” ( giaguaro) che in questi giorni stava uccidendo il bestiame della zona. E’ raro ma possono arrivare nelle nostre campagne. Pochi minuti fa l’avevano vista attraversare la strada proprio vicino alla casa. Chiediamo aiuto, sono persone gentili e uno ci accompagna fino a Ipirà. Ci hanno detto in seguito che è un ‘ pai de santo’, una specie di sacerdote della religione tradizionale africana del candomblè ( molto diffusa in Brasile), giunta con gli schiavi africani. Avevo alle 19.00 celebrazione di battesimi in un villaggio della campagna, e arrivo dopo le 21.00; erano stati avvisati e hanno aspettato. Alla fine è andato tutto bene….

I mesi di dicembre e gennaio sono estivi, vacanze dalla scuola, arrivano persone che lavorano in San Paolo o altre città, per incontrare la famiglia di origine. La maggior parte delle famiglie ha qualche componente che è andato via per lavoro, specialmente a San Paolo. Un problema grave per i nostri giovani: molti sono costretti a emigrare, per studio e per lavoro e ritornano in dicembre e gennaio quando ne hanno la possibilità ( non tutti gli anni). E di conseguenza sono anche mesi in Ipirà di celebrazioni di battesimi e matrimoni. La mattina di natale ho battezzato 46 bambini, e matrimoni e battesimi in altri giorni. Porto con me gli interrogativi: è presenta la fede in chi chiede il battesimo dei bambini e il matrimonio? Una fede generica si, ma fede cristiana cattolica? Il desiderio di seguire Gesù Cristo e far parte della comunità dei credenti? Io non posso giudicare gli altri, non posso misurare la fede, posso solo ammettere la mia poca fede, ma ho la impressione di molta superficialità e attenzione all’esteriorità nella celebrazione dei sacramenti. Si fanno incontri di preparazione ( tre incontri in una settimana, in genere quella prossima alle celebrazioni) ma occorrerebbe un itineriario più strutturato e la partecipazione alla vita della comunità; la mia intenzione è potenziare la equipe di preparazione al battesimo e al matrimonio, modificando un poco la prassi attuale e che sia anche un piccolo itinerario di fede. Con tanti che chiedono il battesimo per i figli ( molti senza nessuna partecipazione alla vita ecclesiale) mi sembra difficile creare qualcosa di piú personale…. il prossimo mese cominceremo un confronto su questo.

Il diacono Genival che era con me, a partire da febbraio comincerà il suo servizio in una altra parrocchia e rimane con me Roque che in dicembre è stato ordinato presbitero; saremo quindi in due preti stabili in parrocchia ( con la collaborazione di don Luca quando necessita), sono contento perchè sulla maggior parte delle attività pastorali, scelte da fare, priorità da dare, abbiamo idee simili, e lavorare con la stessa visione aiuta molto.

Un caro saluto e buon anno nella fede in Gesù.

Don Gabriele Burani.

Agosto 2016

Ipirá, Bahia

Costruzioni. Abbiamo la necessità di costruire nuovi locali per il centro parrocchiale di Ipirà. Alcune sere abbiamo 4-5 -6 .. riunioni in contemporanea, con i parrocchiani che invadono la nostra cucina e le stanze della nostra abitazione. Il nostro progetto è di costruire un piano superiore sopra segreteria, caritas, biblioteca…costerà parecchio, ma sta diventando una necessità.

Però i problemi si assommano con gli imprevisti; dopo un giro sotto il tetto della chiesa centrale di Ipirà, si scopre una situazione di grande pericolo: la trave che regge il tetto del presbiterio è deteriorata e si sta spostando a causa di una pesante decorazione posta sulla volta del presbiterio; era rimasto solo 1 centimetro di appoggio, e quindi in poco tempo il tetto sarebbe crollato nella chiesa! Altre travi di legno erano deteriorate.   Inoltre la scoperta che sulla navata centrale della chiesa, che è un edificio grande e alto, non esitono strutture  per assicurare la stabilità…. quindi potrebbe crollare tutto. Ho chiuso immediatamente la chiesa, e muratori e ingegnere hanno iniziato il  lavoro per la sicurezza e risistemazione della chiesa. Sarà una buona spesa, quindi i lavori nel centro parrocchiale dovranno aspettare.  E intanto il disagio per avere pochi spazi e la chiesa chiusa.

Ma le attività costruttive, per una parrocchia che ha 90 e più comunità sono molti. In diverse cappelle stiamo affrontando un adeguamento del presbiterio per una migliore celebrazione; in altre lavori anche per motivi strutturali. Alcune cappelle sono costruite da poco solo nel grezzo, e devono essere concluse.  Poi abbiamo alcune comunità senza cappella, ci si riunisce nelle case, ma lo spazio e poco, e comunque si ha il desiderio di luogo che sia solo chiesa e sia sentito come la casa di tutti; quindi stiamo cercando terreni e soldi per costruire.  Insomma, il problema del mattone non mi abbandona, anzi sta aumentando!   Sono comunque contento perchè si sta scoprendo nei parrocchiani una sensibilità nuova per la liturgia e il desiderio di rendere più adatti per la liturgia alcuni spazi che erano solo freddi stanzoni senza alcun segno di trascendenza.

Condividendo questa parte della nostra missione, un caro saluto.

Don Gabriele Burani.

Aprile 2016

Ipirá, Bahia,  Ancora giovani ammazzati

Cari amici, scrivo condividendo la preoccupazione e tristeza per le situazioni di violenza che continuano nella nostra parrocchia e in Brasile in generale. Un cronaca di questi giorni. Ieri in una discarica di un paese vicino alla città, è stato trovato il cadavere di un uomo crivellato di colpi, ancora non identificato.

Nella ottava di pasqua  una catechista mi dice, volendo mantenere la riservatezza, che nella notte alcune persone sono entrate in casa per rubare, minacciando con le armi lei, il marito e i figli: pistole puntate alla testa. Un’altra che é ministra della comunione, piú volte ha subito rapine da uomini armati.

Anche io ho subito diversi furti, sono entrati nella casa parrocciale e precisamente nella mia stanza, ma quando io non ero presente e fortunatamente senza violenze. Giovedí scorso, facendo um incontro con adolescenti per la Cresima, mi fanno vedere foto fatte con il telefonino di un signore di circa 40 anni. Mi dicono che era in prigione, è pericoloso, e solo dopo 4 anni è uscito dal carcere e ora è libero, oppure è scappato… non si sa. Tutto il paese ne parla con preoccupazione.  Era un giovane che anche frequentava una delle nostre comunitá, liturgie, incontri di preghiera e che un giorno ha catturato, violentato e squartato una bambina ( era assieme al fratellino che é riuscito a fuggire) perché lo stavano disturbando, e ha sentito il richiamo di Dio ad ucciderli.

É uscito dal carcere, forse hanno riconosciuto la infermità mentale con uno sconto di pena… venerdì era in una pensione, arrivano in auto tre uomini armati, entrano nella sua stanza, lo uccidono e se ne vanno. Non si sa niente altro. Quando viene uccisa una persona che ha commesso crimini, non vengono fatte molte indagini.

Leggo poi che sempre lo stesso giorno, un giovane di Ipirà viene trovato ucciso in un paese vicino, pare fosse legato a un traffico di moto usate. Anche  per questo omicídio non si sa nulla. Il giorno dopo, sabato 9 aprile, ero ad un incontro del Rinnovamento Carismatico Cattolico in parrocchia, ero seduto accanto ad una signora, arriva il marito, sta piangendo… lei capisce subito: hanno ammazzato il loro figlio, 20 anni. Lei urla disperata; li accompagno a casa, poi all’ospedale. Il ragazzo è sul lettino, ormai morto, tutto insanguinato. Una morte annunciata. Il ragazzo era tossicodipendente e coinvolto nel giro del traffico di droga, con problemi fin dalla pre-adolescenza. Per qualche mese ha frequentato un centro di recupero in Ruy Barbosa, poi ha deciso di tornare a casa. Già due volte la polizia ha tentato di ucciderlo, ed è sfuggito per miracolo. Tutti sapevano che correva il pericolo di essere ucciso. Stava quasi sempre  in casa negli ultimi tempi. Ma venerdì sera era uscito, con un noto spacciatore, più vecchio di lui, coinvolto nel traffico di droga e anche omicidi. Hanno fatto festa la notte, e il sabato pomeriggio arriva la polizia, i due fuggono, sono in un quartiere vicino al centro della città. Si sentono spari per lungo tempo, la polizia uccide entrambi. Mi dicono che è stato colpito da 30-40 pallottole…. incredibile!  La polizia è violenta, e in molte morti si sospetta che siano alcuni della polizia specializzati per la eliminazione di chi ha commesso reati gravi. La famiglia è sconvolta, una situazione di shock.  Domenica pomeriggio aspetto in chiesa alle 15.00 il primo funerale, poi alle 16,30 arriva l’altro…. parlo con alcune persone addolorate, e con alcuni giovani, della loro difficoltà quotidiana: in molte zone della città ci sono rapine alle persone, in qualche bairro spaccio di droga in quantità spaventose.

Di fronte a questi giovani ammazzati, perchè dopo pochi giorni tutto tace, non si fanno indagini? Sono tutte persone legate al traffico di droga o altri crimini, e qualcuno mi dice che alla maggior parte delle persone va bene così, che chi è pericoloso per la società venga ucciso! Quindi non si fanno manifestazioni…. solo noi della Chiesa cattolica parliamo condannando, ma anche molti cattolici appoggiano questo stile violento. Anzi, per quanto intuisco e ascolto, la maggioranza dei cattolici concorda con la eliminazione delle persone che hanno commesso reati gravi, fatta in questo modo.   Per l’equivalente di 500 euro si trova facilmente un killer che vada ad uccidere un tuo nemico. Il costo varia se è una persona con una attività importante e un ruolo sociale ( medico, professore…) o un disoccupato.

La preoccupazione è grande anche per il nostro governo: la corruzione di molti uomini del PT (il partito di Lula e Dilma), partito nato nelle parrocchie e da anni al potere. Purtroppo il tasso di corruzione dei politici è molto alto,  dai piccoli paesi al Governo Federale, a tutti i livelli. Gli oppositori del PT, che sono le forze liberali, difendono i più ricchi e minacciano di togliere o limitare gli aiuti alle famiglie povere. Nei dibattiti l’aggressività è molto alta, con il pericolo di scontri di piazza violenti.

Continuiamo nelle nostre parrocchie ad annunciare il Vangelo, a lavorare per la comunione, consapevoli che la situazione sta diventando pesante. Sempre invito a non cadere in eccessi di ‘soggettivismo’ e cioè  pensare ai valori e non fermarsi alle lotte personali, come molti fanno.  Pensare al bene oggettivo e non lasciarsi trascinare dalle emozioni del momento. Mettere impegno più per costruire che per distruggere l’opera degli avversari. Ma in questa cultura, nei fatti, prevale l’emotività sulla razionalità. Speriamo che la sensibilità cattolica, importante nella identità del Brasile, possa essere di aiuto nella formazione di coscienze più pure e di una convivenza sociale più pacifica.

Un caro saluto, don Gabriele Burani.

Novembre 2015

Ipirá,Bahia, Brasil,  Equipe missionaria

Carissimi, un saluto a tutti.Mando un piccolo aggiornamento da Ipirá – Bahia.
Stiamo riflettendo, in questi mesi, anche sulla nostra presenza come missionari reggiani in Brasile, e con la visita del Vescovo continueremo questa riflessione.

Penso che la nostra presenza qui debba essere anche e soprattutto di animazione missionaria. La domenica della Giornata Missionaria Mondiale, nelle omelie ho detto che il Brasile é uno degli stati, nel mondo, con il maggior numero di cattolici. Ma con pochi missionari ad gentes. E anche nella nostra realtá di una grande parrocchia come Ipirá la spinta missionaria dovrebbe essere maggiore. La messa penso sia frequentata con regolaritá dal 2-3 % della popolazione circa, e, almeno in cittá, per la maggior parte persone di classe media. Non ci sono grandi ricchi, non ci sono i politici, ma anche pochi i piú poveri. Abbiamo alcuni quartieri con moltissime famiglie senza presenza cattolica; soprattutto in zone dove é molto forte la diffusione della droga e le famiglie sono disintegrate.

Poi sto scoprendo, nella zona di campagna della parrocchia, villaggi che non hanno mai avuto una presenza di Chiesa, e altre zone con gruppi di cattolici ma con nessuno che sia in grado di guidare una comunitá: persone senza istruzione, che non sanno né leggere né scrivere, che non hanno mai avuto una formazione catechetica.

Allora la sfida per la parrocchia: animare la nostra missionarietá. Ci sono alcune attivitá belle come la missione diocesana in una parrocchia una volta l’anno, anche un fine settimana ogni anno in parrocchia la missione dei giovani fatta in alcune comunitá della campagna. Ma abbiamo bisogno di animare la comunitá, dare una spinta maggiore, entrare in tante zone abbandonate, incontrare le famiglie per annunciare il vangelo.

Un’esigenza, anche qui da noi é formare una equipe per la animazione missionaria della parrocchia.

Abbiamo fatto due incontri per dare inizio a questa equipe missionaria, e grazie a Dio un gruppo di persone si é reso disponibile. Innanzitutto per una formazione, per uno studio della realtá. Poi vedremo quali attivitá missionarie, dove e come muoverci.

Una piccola esperienza, con un gruppetto di giovani siamo andati in uno dei quartieri poveri e problematici, Ipirazinho, dove é anche presente il Progetto Dançar á vida. Abbiamo incontrato alcune famiglie piú disagiate e con molti bambini, per invitarli a un giorno di festa( preghiera, gioco, danze, doni…). Un resoconto di qualche incontro.

Ipirazinho. Con un gruppetto di giovani andiamo in Ipirazinho a visitare alcune famiglie più povere e invitare i bambini a una festa il 1 novembre. Ci sono sempre tanti bambini in questo povoado. Una giovane, che ha una forma di atrofia agli arti ed è in carrozzella, abita nel villaggio e aiuta nella liturgia e ci guida nella visita delle famiglie che hanno bambini e che sono bisognose.

Andiamo da Luiza, che ha 7 figli, il maggiore ha 18 anni, la incontriamo sulla strada, con alcuni dei figli più piccoli, è triste e piange, il secondo figlio ( 16-17 anni) la scorsa settimana è finito in carcere. Un giorno è arrivata la polizia nella loro piccola casetta, lui aveva droga e lo hanno portato in prigione. Lei è sola con questi piccoli bambini, abita di fronte alla chiesetta del villaggio, e i bambini vengono sempre a salutarci quando arriviamo. Il figlio maggiore fa qualche lavoro saltuario. Luiza ci chiede di andare un giorno nella sua casa per fare un incontro di preghiera. Ci fermiamo anche in questo momento sulla strada per pregare insieme, e le diciamo che un pomeriggio andremo per pregare nella sua casa.

A poche decine di metri abita Sandra, in una casa dall’aspetto molto trasandato; un figlio piccolo, sporco e seminudo e molto attivo si unisce a noi nelle nostre visite. Sandra è giovane, avrà 25-28 anni, con diversi figli e una situazione di miseria: è sporca, spettinata, disordinata, scalza con i piedi neri. Anche lei sola con questi figli piccoli. Un maschietto in età di scuola ( 10 anni mi pare) non va a scuola, preferisce andare al pascolo con gli animali. A questa età ancora non sa leggere e scrivere; nemmeno la madre sa scrivere. Le diciamo che importante che i figli vadano a scuola, per imparare a leggere e scrivere, e lei è d’accordo, ma non sa che fare. Anche qui manca la figura paterna; chi è il padre o i padri di questi figli? Tante donne sole con tanti bambini, vivendo in una situazione di estrema povertà culturale ancor prima che materiale.

Mentre camminiamo una signora mi chiama dalla sua casa. Quando arrivo mi dice: perchè non venite da me? Io non so cosa rispondere, le dico che ora sono da lei e può parlare liberamente. Mi dice che il gruppo della chiesa cattolica non va da lei perchè i figli grandi sono protestanti, ma anche da lei ci sono dei bambini. La invito a rimanere serena, anche i bambini della sua famiglia possono partecipare con gli altri.

Pian piano arriva la sera, ci spostiamo in una altra zona: una giovane donna, che è malata, si muove a fatica per problemi al collo e alla schiena, ha 4 figli piccoli… vivono in una casa minuscola, due stanze mal fatte, hanno solo i mattoni delle pareti, la Tv e poco più. Lei ci chiede anche aiuti alimentari. Il volto sofferente, sentiamo il peso della disperazione. Ancora una donna sola, con tante difficoltà.

Una luce accesa in una altra casa, Aparecida ha 8 figli, tutti minori, i più piccoli si aggirano completamente nudi, sorridendo. Li invitiamo alla festa, sono in tanti in un ambiente povero ma sono sereni, allegri.

Accanto una altra casa animata, con tanti bambini. Davanti alla casa una signora sui trenta anni, che ha 5 figli, sulla porta una adolescente di 16 anni, sua figlia, che a sua volta è madre di due figli, uno di un anno e mezzo e uno di quattro mesi.
Persone che vivono con gli aiuti dello Stato per le famiglie povere. Spesso madri sole. In genere non ci sono situazioni di estrema miseria, perchè qualche aiuto arriva. Il problema forte è culturale. Frequentano la scuola saltuariamente o non frequentano, non imparano a leggere e scrivere, rimangono esclusi da tante attività…   per questo il nostro Progetto “ Dançar à vida” per i ragazzi diventa un aiuto per fortificare l’impegno scolastico, per aiutare a lavorare in gruppo, per aumentare la autostima e la fiducia nella possibilità di crescere e realizzarsi nel bene. Un appoggio nella crescita culturale rispetta la dignità della persona.

Qualche giorno dopo la visita, andiamo con un gruppetto di giovani per un giorno di animazione, cantando, giocando, portando piccoli regali. Tanti bambini si uniscono, spuntano da tutte le case del villaggio. Ringraziamo il Signore per queste opportunità.

Su face-book ci sono alcune foto dei bambini di Ipirazinho.

Don Gabriele Burani

Settembre 2015

Ipirà, 5 de setembro de 2015
Cari amici,
una lettera per condividere la esperienza della nostra presenza missionaria in Ipirà –Bahia. Noi preti reggiani nella diocesi di Ruy Barbosa siamo tutti parroci e il ministero nella sua essenza corrisponde a quello in Italia, ma il contesto e la cultura diversa pongono, evidentemente, attività e tempi diversi.
La situazione nuova ed insolita per me è la dimensione della parrocchia, con 60 mila abitanti e 90 comunità cattoliche diffuse in un territorio che è più grande della nostra provincia di Reggio. Le comunità sono distanti 20, 30, 40, 45 kilometri, per la maggior parte strada sterrata; passiamo quindi molto tempo in auto. Metà degli abitanti circa sono in città in un territorio ristretto, metà in campagna, con spazi molto ampi. In realtà non abbiamo dati precisi perchè il Municipio non ha una sua anagrafe precisa e i dati ultimi sono del censimento che organizza il governo federale ( ultimo nel 2010).
Abbiamo celebrazioni mensili nelle comunità della città e villaggi più grandi e mediamente ogni tre mesi nelle comunità minori. Gestire tutto ciò non è semplice. I parroci reggiani che mi hanno preceduto hanno fatto un gran lavoro, e dobbiamo ringraziare il Signore per la dedizione grande alle persone e per la testimonianza molto forte che hanno dato in questa terra.
La mia prima necessità è conoscere e quindi ho pensato, nel tempo, di incontrare tutte le comunità sia nella celebrazione della eucaristia che proponendo una assemblea della comunità: chiedo qualcosa sulla storia della comunità poi affrontiamo la vita attuale: cosa si fa, la liturgia, la catechesi, le povertà, i problemi che stanno affrontando, eventuali conflitti….mi metto in ascolto delle persone di ogni comunità. Cerco di avere una idea della situazione. Occorre molto tempo per tutte queste assemblee, anche perchè gli altri impegni continuano normalmente.
Cosa sto incontrando? Comunità molto diverse tra loro. La maggior parte, nella zona della campagna hanno iniziato la loro vita negli anni ’80, alla fine della Dittatura militare e quindi con la possibilità di riunirsi liberamente. Era il periodo in cui era parroco don Riccardo, poi hanno continuato don Piero con don Antonio e don Marco. In campagna ci sono varie comunità molto piccole; quando si radunano per la celebrazione settimanale sono una decina di persone e in alcune comunità non hanno altra esperienza comunitaria se non la liturgia ogni tanto. Nei decenni passati era maggiore la popolazione della compagna; tempi di lotta per avere la terra, tempi forte presenza cattolica, e quindi di catechesi, servizio. Nel corso del tempo la popolazione della campagna è andata diminuendo, tanti giovani si sono trasferiti a San Paolo, a Salvador o in Ipirà città. Le comunità si trovano nei villaggi della parrocchia, ma anche in zone che non hanno un centro, solo le case sparse e distanti tra loro, e con persone che fanno kilometri a piedi per partecipare alla messa ( in pochi hanno i mezzi motorizzati).
+ Ci sono alcuni villaggi grandi ( ma anche piccoli) con una vita ecclesiale ben strutturata: catechesi, liturgie, caritas, pastorale giovanile, famiglie…. tutto portato avanti dai laici. Sono veramente ammirato per questo. Alcuni villaggi grandi però hanno una partecipazione ecclesiale quasi nulla: un piccolo gruppetto viene a messa, nessun bambini fa catechismo, nessuna formazione, le liturgie ‘sgangherate’ e confuse, senza coscienza di cosa si sta celebrando. E senza leader in cui confidare per un lavoro di missionarietà. Dopo alcune celebrazioni e incontri comunitari sono veramente sconfortato! Non vedo possibilità immediate, non so come agire, cosa proporre…. Pazienza! Spesso troviamo comunità con limiti ( ad esempio, quasi nessuno sa leggere in modo comprensibile) ma che si incontrano, celebrano, annunciano… una presenza di chiesa semplice e bella.
+ E’ interessante trovare grande diversità nella stessa regione, considerando comunità confinanti. Alcune comunità attendono il parroco per la messa con molta gioia, preparando la chiesa, i canti ecc… in altre capita di arrivare e trovare la chiesa chiusa e nessuno presente! Non si sono informati, o sono a lavorare in città, i responsabili non sono presenti e non hanno avvisato….. si viaggia alcune ore per nulla.
In una zona ci sono tre comunità vicine. Una storica, si raduna ina una casa, ma solo con poche persone, senza nessuna vita ecclesiale, solo la memoria del passato glorioso. A pochi kilometri una zona che non ha mai avuto comunità, da poco tempo ci si raduna in una struttura semplice di mattoni e cemento grezzi, ancora da terminare, e ci sono famiglie, bambini, giovani…. persone che non hanno quasi mai partecipato a nulla e desiderose di fare un cammino di fede… con loro si comuncia quasi da zero un percorso di annuncio di fede. E partecipano in un buon numero, pur abitando distanti. Poi, a qualche kilometro un villaggio con case vicine, ben costruite, molte famiglie, zona più ricca perchè ha una specie di spiaggia sul fiume che attira molte persone nei giorni festivi…. e NON esiste comunità ecclesiale, nessuno patecipa, nessuno è ineressato, zero…. misteri.
– A volte ci sono sorprese… viaggiando per una strada interna che non ho mai fatto, tra due comunità di campagna, scopro un centro con un buon numero di case ( si chiama Santo Antonio,credo) di cui non conoscevo la esistenza; un luogo isolato, e non abbiamo comunità cattolica ma alcune famiglie hanno chiesto a chi abita nei paesetti vicini di aiutarli a iniziare incontri di preghiera. Da poco una setta protestante di origine nord-americana ha costruito un grande edificio di culto, per ora la unica presenza in zona. Penso che dovremo formare un gruppo attivo di laici missionari disposti ad uscire dalla proprie case per prendersi cura delle zone più povere di presenza.
Mie valutazioni la zona di campagna, molto ampia,ha avuto un passato glorioso, ma il presente, nelle comunità rurali è in declino. Molti giovani sono andati via, per studio e lavoro e le comunità si sono impoverite. In positivo vedo che stanno andando avanti da anni in modo autonomo, ma occorre cambiare qualcosa. Non ci sono più le battaglie sociali dei tempi passati, ci sono nuovi problemi che emergono.
– Diversa la situazione nei ‘povoados’, villaggi più grandi, come i nostri paesi, in genere con una piazza al centro e la chiesa. In molti abbiamo una buona vita comunitaria e un bel cammino di fede e la partecipazione alla formazione e attività della parrocchia.
Noto comunque un grande problema di lider, catechisti, animatori, ministri: tanti hanno una formazione molto scarsa, disponibilità buona ma poche capacità. Poi ci sono alcune persone anziane che da anni sono a guida delle comunità, persone anche con capacità, ma che hanno appiattito le comunità. Forse in passato si aveva maggiore vivacità e desiderio di essere protagonisti da parte dei fedeli. Ora in pochi hanno la disponibilità ad assumersi incarichi, faticano a decidere di essere responsabile di qualcosa. Partecipano ma solo in modo passivo: spesso capiscono di non avere le capacità, hanno una riservatezza che è un sentire i propri limiti. Mi dicono che sarà ben difficile che qualcuno si offra spontaneamente per un servizio o responsabilità; il modo migliore è chiamare le persone, chiedere, decidere per loro (con il loro assenso!).
– la mia idea spontanea sarebbe di chiudere alcune comunità dal passato glorioso ma dal presente inconsistente ( e accorpare) ma questa potrebbe sembrare una bestemmia per chi ha vissuto l’epoca aurea delle Comunità di base. Qui sono molto conservatori e quando si mutano anche piccole cose, ci sono sempre resistenze, ma penso sia giusto mutare qualcosa.
– Sto cercando, con calma e pazienza, anche di mutare alcune cose nella liturgia. Non voglio fare la parte dell’europeo che distrugge la cultura brasiliana, ma oggettivamente sento il dovere di cambiare alcune pratiche. La prima cosa è la formazione perchè i fedeli abbiamo consapevolezza.
Ho già scritto molto. Parlerò poi della situazione pastorale nella città.
Un caro saluto da Ipirà, don Gabriele Burani