Lettere dal Brasile

Aprile 2021

Fratello sole e sorella acqua

La storia degli uomini sempre ci sorprende!
Quando pensiamo all’Amazzonia, pensiamo subito alla foresta e alla sua bio-diversità. Ma gli elementi principali affinché la foresta possa vivere, con le sue piante e animali, perché la vita sia possibile per i popoli indigeni e per quanti sono venuti qui cercando una vita migliore, questi elementi sono il sole e l’acqua. É strano pensare al “freddo” nella foresta amazzonica, eppure come avviene anche per il deserto, ci sono giorni di pioggia e notti dove, se non hai una coperta non dormi dal freddo. Ma quando il sole splende, anche se spesso il cielo si riveste di nuvole, quando non piove il “calore” diventa insopportabile: un caldo umido che il tuo corpo percepisce più forte della realtà, fino a raggiungere i 40/50 gradi e farti grondare di sudore dalla testa ai piedi. Anche per questo, oltre che per il cibo meno grasso e unto dell’ottima cucina emiliana, chi viene qui perde alcuni chili nei primi mesi di permanenza, poi il corpo si adatta e riesce anche a recuperare. É nota la simbiosi dei popoli indigeni con l’acqua, e oggi anche dei cabocli provenienti in maggioranza dal nord-est per sfuggire alle grandi secche, o in cerca di terre da coltivare, oppure discendenti di coloro che vennero per l’estrazione della gomma dalle piante qui chiamate di ‘siringa’. I bambini stanno praticamente tutto il giorno dentro e fuori dall’acqua del fiume. Le donne lavano i vestiti e le stoviglie al fiume, sedute nell’acqua e bagnandosi continuamente. Gli uomini escono a pescare con la loro canoa che, lungo il viaggio, imbarca acqua, che prontamente viene rigettata nel fiume. Spesso si pesca durante la notte e tutti i giorni, quasi tutti segnati dalla pioggia, a volte in forma di temporale, altre volte come pioggia fina battente tutto il santo giorno. Così, durante il passare delle ore, il corpo è bagnato e asciugato più volte, naturalmente. É difficile adattarsi a vivere in città, dove l’acqua è solo quella che scende dal rubinetto, quando non viene a mancare. In questo periodo (dicembre – giugno) l’acqua del fiume è alta e sta ancora crescendo allagando case e specialmente i terreni coltivati, così bisogna correre ai campi per raccogliere la mandioca e la macaxeira prima che si perda per l’inondazione che arriva in fretta e non ti lascia il tempo di organizzarti. È un lavoro tutto fatto a mano e pesante: donne e bambini sono coinvolti, anche costretti a lasciare la scuola per aiutare i genitori a non perdere il raccolto. E quando l’acqua è alta gli insetti si moltiplicano e collaborano affinché ci si mantenga in movimento per ammazzarli a ‘manate’ sul proprio corpo o, nel peggiore dei casi, per grattarsi un po’, cercando sollievo. La malaria e la denghi sono due malattie che portano febbri molto alte e pericolose, dovute proprio a certe zanzare ‘amiche’. Più pericolosi sono i serpenti velenosi che, grazie all’acqua alta, riescono ad entrare anche dentro alle case, e non sempre si accontentano di giocare con i bambini. Oggi l’acqua del fiume ha una temperatura di 26°C e può arrivare nei mesi di luglio – ottobre fino a 33/34 °C, dando origine a temporali improvvisi e violenti, con pioggia e vento impetuosi e impietosi, se sorprendono le agili e fragili canoe a lottare contro alte onde, capaci anche di spezzare o affondare le imbarcazioni con i loro equipaggi.
Fratello sole è come il fuoco, indispensabile per cucinare; ma sorella acqua ci dà l’alimento: feconda la terra per il raccolto, offre il pesce quotidiano alle famiglie e disseta il nostro organismo. Proprio in questo contesto, l’acqua potabile è uno dei problemi vitali per la gente che vive lungo il fiume. Senza luce elettrica e senza internet si può vivere anche bene. Senza acqua no!
Alcuni bevono l’acqua dell’igarapé (ruscelli), la maggioranza quella del fiume e pochi quella della pioggia. Il fiume, e spesso anche le sorgenti, sono molto inquinati dovuto al fatto che il fiume raccoglie tutti gli scarichi che vengono dalla Colombia, dal Perù e, per ultimo, dal Brasile. In più l’attività illecita dei ‘garimpeiros’ che estraggono oro e altri minerali, inquina con mercurio e altre sostanze chimiche gettate nel fiume. Quando l’acqua è alta, da novembre a giugno, allaga e contamina tutto. Viene trattata con cloro (quando c’è), ma spesso i batteri sono resistenti. E diarrea e vomito sono all’ordine del giorno, specie per i bambini, ma anche per gli adulti, provocando febbri e dolori muscolari. Chi beve l’acqua della pioggia sta meglio. Così abbiamo pensato che un aiuto importante per le famiglie potrebbero essere delle casse di plastica omologate, di 500 litri ognuna, per raccogliere l’acqua piovana dai tetti delle case, visto che pochi hanno contenitori grandi e decenti, con coperchio, per mantenere pulita l’acqua raccolta. Chiaro che questo non basta e non risolve il problema. Ci vuole tutta una educazione per come raccogliere, trattare e conservare l’acqua perché non sia contaminata. In alcune Comunità il potere pubblico sta installando delle torri con una cassa grande di 3.000 litri e un depuratore. Solo dove arriva l’energia elettrica, e spesso la linea elettrica è interrotta e a volte sono più i giorni che manca energia di quelli che l’energia funziona. Certo, il potere pubblico, Governo e Comune, hanno una loro responsabilità e anche le condizioni economiche per risolvere la “questione acqua”, ma sappiamo come funzionano queste cose e, senza una volontà politica impegnata sulla qualità della vita, non succede niente. Oggi il Brasile certamente non può fare affidamento su questa volontà politica in favore della vita! Anche il disboscamento della foresta è aumentato a dismisura, lasciando il posto all’agro-negozio e all’allevamento dei bovini. Così pure l’estrazione illecita dei minerali, senza nessun controllo, sta distruggendo molti luoghi che erano fino ad oggi incontaminati, come la nostra regione. Nonostante tutto questo, aspettando tempi migliori, la gente vive e spesso muore! Per questo crediamo che, almeno come supporto tecnico, offrire la possibilità di avere acqua pulita, come quella della pioggia, sia comunque un grande passo avanti nel rispetto della vita dei più deboli.
Il Rio Içá (è il nome che il fiume/rio Putumaio colombiano/peruviano prende entrando in Brasile), affluente del Rio delle Amazzoni, qui chiamato Rio Solimões, percorre tutto il nostro territorio per più di 350 Km. Lungo le sue rive ci sono piccole e grandi Comunità ribeirinhas (della riva del fiume), alcune di poche famiglie, altre veri e propri paesi. Sul confine colombiano troviamo il paese di Ipiranga (300 abitanti circa – cattolica), a metà del percorso del fiume in territorio brasiliano il paese di Villa Alterosa (4.000 abitanti circa – cruzada) e al suo inizio, a 5 km dalla città di Santo Antonio do Içá, il paese di Betania (5.000 abitanti circa – evangelica). Le altre Comunità sono relativamente piccole, e anche più abbandonate.
Noi percorriamo il fiume due volte al mese, con la piccola barca che ci avete aiutato a ristrutturare, per incontrare 25 di queste Comunità, quelle cattoliche. Ma ci sono anche 6 Comunità evangeliche e 21 che appartengono ad un movimento religioso fondamentalista sorto nel secolo scorso denominato “cruzada”. In questo ultimo mese (marzo) abbiamo cercato di capire quale sia il fabbisogno reale delle 25 Comunità che conosciamo, e abbiamo rilevato la necessità di circa 250 casse per l’acqua di 500 litri. Chiaro, che non vogliamo fare discriminazioni religiose, solo non conosciamo e non abbiamo avuto l’opportunità di passare nelle altre 27 Comunità, anche per la difficoltà dei trasporti fluviali e i tempi di percorrenza. Sarà un secondo passo che comporta programmare alcuni viaggi (oltre ai due che già facciamo tutti i mesi), viaggi che durano 8/10 giorni, per incontrare le altre Comunità e iniziare un dialogo per conoscersi e conquistare la fiducia, cosa non immediata, né scontata. Ma, come dicono i nostri anziani, “visto che la Terra non è stata fatta in un giorno solo”, vale la pena cominciare! E abbiamo già cominciato, portando nella Comunità di São Pedro, 5 casse per raccogliere l’acqua piovana, nel mese di dicembre 2020. All’epoca una cassa di 500 litri costava 275,00 reais. Oggi, marzo 2021 il costo è di 300,00 reais. Qui l’inflazione è grande!
Nel paese di Ipiranga, avamposto militare sul confine colombiano, ultima delle nostre Comunità, stiamo studiando la possibilità di viabilizzare 3/4 punti di “acqua comunitaria”, con casse grandi di 2/3 mila litri che servano per più famiglie, quelle della stessa strada o quartiere. Chiaro che servirebbero grondaie, tela per filtrare l’acqua o filtri già pronti… Ma non è giusto dare il pesce, crediamo importante insegnare a pescare: la cassa per l’acqua ricevuta in dono dovrà produrre frutti affinché le famiglie si prendano cura della loro acqua. É una questione di educazione ambientale. Sappiamo che non tutti lo faranno, ma crediamo che, comunque, valga la pena rischiare e provocare un cambiamento della situazione attuale anche con la collaborazione dei diretti interessati. Cambiare la mentalità/cultura è un processo molto lento perché chi è nato in questi luoghi è abituato a raccogliere quello che viene spontaneamente dalla natura: il pesce, la cacciagione e la frutta. Inoltre, con le politiche populiste degli ultimi governi, sono stati abituati a ricevere senza impegnarsi per i propri diritti e compiere i propri doveri. Programmi del governo federale che dovevano essere per l’emergenza, sono diventati la normalità per assicurarsi il voto della gente. Così accade anche per il governo statale e per quello municipale. Tutto crea una mentalità del ricevere e dell’aspettare che venga da altri: il sindaco, il governo, la chiesa…. Cambiare questa cultura indotta è una sfida e un impegno anche nostro.
Quasi sempre la celebrazione dell’Eucaristia è alla sera, per aspettare chi rientra dalla pesca. Verso le sei del pomeriggio, quando il sole sta entrando, è l’ora del bagno. Una festa per i bambini che approfittano per gli ultimi tuffi prima di insaponarsi. Il bagno, all’imbrunire, è pure occasione per i giovani e le ragazze di morosare un po’, scambiando due parole, passandosi il sapone, lavando una maglietta o tuffandosi ripetutamente in acqua. Anche gli adulti, spesso in momenti diversi, prima le donne e poi gli uomini, non mancano a questo appuntamento quotidiano. Il bagno è anche opportunità di incontro, di raccontarsi la giornata vissuta in casa o sulla canoa a pescare. A volte mi è capitato di vedere famiglie unite dove prima i genitori lavano i figli piccoli, attenti a non lasciarli cadere in acqua, perché il bagno è fatto su piccole zattere poste in corrispondenza delle case, che chiamano comunemente “porti”. Dopo aver lavato i piccoli, anche gli adulti fanno il bagno, regolarmente vestiti e, con un pudore sereno, il sapone passa dai vestiti alla pelle. Anche al mattino presto, quando tutti vengono al fiume per lavarsi i denti, mi è capitato di vedere papà con i loro piccoli in braccio, già pronti per il primo bagno della giornata; e mamme che insegnano alle figlie a lavare le stoviglie della sera appena passata. Così mamme e papà molto giovani, con la tenerezza di Dio, si prendono cura dei loro bambini, iniziando ancora un nuovo giorno, che sarà rischiarato da fratello sole e troverà ristoro in sorella acqua.
E penso… quando riusciremo a capire che la vita vale molto di più che la tecnica e un ipotetico progresso! Che la salvaguardia del creato e l’abbandono dello sfruttamento delle risorse, e la lotta contro tutti i tipi di inquinamento, stanno alla base di una rinnovata qualità della vita. L’essere ancora rinchiusi ci fa sentire la nostalgia delle vacanze all’aria aperta, ai monti o al mare. Ma… perché accontentarsi di un brevissimo periodo di vacanze e non impegnarci affinché la natura e il creato ci siano fratelli e sorelle di vita nuova?

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Giorno dell’Indio, lunedì 19 aprile 2021

 

Evangelizzazione nella Aldeia Kokama

Fuori dalla città, nella foresta, sta sorgendo una aldeia, un villaggio, abitato da famiglie indios della tribù Kokama; stanno costruendo le case, di legno, e al centro una grande e alta capanna, la oca, la grande casa, luogo comunitario. Per ora abitano quindici famiglie, ma stanno costruendo altre case, altre famiglie verranno. Questi indios della etnia Qoqama ( o Kokama) stavano abitando in città e si sono trasferiti per dare vita alla aldeia Kuarachi Kuema ( sole che nasce) . La mia conoscenza di questo gruppo inizia con una richiesta di battesimo: un mattino entra nella casa parrocchiale un uomo anziano, e mi chiede se posso battezzare una persona adulta della famiglia; mi racconta che la signora è malata, quasi cieca, allora dico che posso andare nella sua casa e conversare con lei, se qualcuno mi accompagna. Il signore anziano mi fa da guida, e mi dice che lei abita nella nuova aldeia; io non so dove sia. Fissiamo il giorno e andiamo con l’auto della parrocchia ma la prima volta non riusciamo ad arrivare: la strada è molto fangosa e a un certo punto si rischia di rimanere bloccati, e uscire poi dal fango non è semplice( come già mi è capitato). Quindi ci diamo appuntamento per un giorno senza pioggia e che sia almeno dopo un giorno di sole. Siamo nella stagione più secca quindi in seguito riesco a raggiungere il villaggio e la casa della signora non vedente; converso con lei e famigliari, una famiglia cattolica ( più o meno), ma vivendo sul fiume, in piccole comunità lontane dal centro, non avevano la possibilità di una formazione cristiana; intendo poi uno dei motivi della richiesta del battesimo: senza presenza di Chiesa o dello Stato, i bambini crescono e diventano adulti senza essere registrati nel municipio. La signora ha quasi 60 anni, indigena, cieca, e non esiste per lo stato brasiliano, nessun documento che dica che esiste. Quindi non ha diritto alla pensione, non ha diritto a benefici per la cecità…. A volte il certificato di battesimo è riconosciuto dalla autorità civile, ma lei non è stata battezzata, vivendo in villaggi senza presenza di sacerdoti. La richiesta del battesimo è per una doppia motivazione (di fede, e per avere un documento che la possa aiutare a testimoniare che esiste!). In questi casi celebro il battesimo dopo pochi incontri e senza il classico catecumenato….. date le difficoltà per incontrarsi e il tipo di richiesta in sé.
Quando poi vado per celebrare il battesimo nella sua casa, dopo qualche incontro, arrivo e la grande capanna al centro del villaggio è piena di persone. Una sorpresa: qualcuno ha detto in giro della celebrazione, e dato che per loro non è una cosa frequente, ( e non hanno idea di come funzionino le cose) sono arrivati in tanti per ricevere il battesimo: genitori con bambini e anche adulti, e persino qualcuno per il matrimonio. È il ricordo della antica pratica della desobriga: i missionari incontravano la comunità una volta l’anno, celebrando tutti i battesimi, matrimoni ecc… Spiego loro che possiamo fare le cose con calma – anche perché la maggioranza sono persone quasi senza conoscenze di fede cristiana-.
Molti sono giunti da due bairros della città dove abitano varie famiglie Kokama; propongo di fare in questo modo: prima i bambini piccoli dei quali i genitori chiedono il battesimo; poi il gruppo di bambini più grandi e adolescenti, e con questi ho fatto un percorso di catechesi di qualche mese, con incontri settimanali nel bairro dove loro abitano; infine gli adulti che chiedono il battesimo e sacramento del matrimonio.
Dopo il periodo di secca, che dura pochi mesi, non è stato più possibile raggiungere la aldeia in auto a causa del fango e quindi vado a piedi; si lascia l’auto dove è possibile, poi una ora di cammino nella strada fangosa e si arriva. Pian piano faccio amicizia con il cacique Nicodemo (il capo della aldeia) e la vice che è sua moglie, eletti dalla comunità Kokama e con gli altri che stanno abitando lí, con le difficoltà della situazione: è tutto agli inizi, tutte le strutture sono da fare, la strada è pessima per arrivare in paese…. Alcuni sono battezzati in altre chiese neopentecostali, qualcuno non battezzato, qualcuno viene dal Perù passando il confine sul fiume illegalmente, senza nessun documento…. Una situazione ben varia e confusa, ma desiderano formare una comunità cattolica. Quindi partiamo da ( quasi) zero, cominciando questa prima evangelizzazione.
Vedremo in futuro come crescerà questo piccolo seme.

Don Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

Santo Antonio do Içà, Amazonas

 
 

Marzo 2021

É lo Spirito che da vita …

La storia degli uomini sempre ci sorprende!
La Comunità di Nazaré sembrava morta e invece ha una base forte, fatta dalla fede degli adulti e anziani: uomini e donne che credono. I giovani, col loro entusiasmo e creatività sono la speranza, ma la radice che porta alimento sono le persone mature. Così possiamo ben sperare che i rami nuovi e le foglie verdi possano produrre frutti. Già a São João de Japuaqua, che sembrava che tutto camminasse bene verso una vita di fede comunitaria, il professore e il cassique (responsabile dell’aldeia-villaggio) dicono di essere diventati evangelici. Ho chiesto di quale chiesa, ma neanche loro lo sanno, è che il figlio del professore, di 22 anni, ha un amico pastore evangelico della stessa età, e ha deciso di esserlo anche lui, forse un modo di pensare a sostenere economicamente (decima) la sua famiglia. E il sangue non mente, così i parenti si sono stretti attorno a lui e dicono: “siamo diventati evangelici!”. Non mi preoccupa la fede, che passa in molti rivoli, come l’acqua che non può essere fermata quando scorre. Mi preoccupa la divisione che si è creata nella Comunità, che lascia tutti meno disponibili e, concretamente, più individualisti. Occorre trovare un cammino comune, ma quando di mezzo ci sono i soldi (decima), tutto è più difficile.
Nella Comunità di Moinho, che sta crescendo molto in numero di persone, lo Spirito ci ha dato consolazione: hanno cominciato a riunirsi la domenica mattina per imparare i canti, poi leggono il Vangelo, pregano il Padre Nostro e l’Ave Maria e, finalmente, fanno colazione insieme, continuando la festa con canti tipici della cultura locale. Molto bello, speriamo che duri, perché abbiamo percepito la gioia che hanno trovato nell’incontrarsi. Poi, durante la Messa, scopro che chi anima la liturgia e suona la chitarra (ne ho portata una per aiutare a insegnare ai giovani a suonare) è di una chiesa evangelica, lui e la moglie quando abitavano in città facevano parte di questa chiesa. Venuti a stare a Moinho, visto che la Comunità è di tradizione cattolica, si sono inseriti e partecipano con gioia. Al momento della comunione ho invitato ad accogliere il dono della vita del Signore per tutti, e anche loro l’hanno ricevuta con gioia. Poi il chitarrista mi confida: “sai padre, è la prima volta che faccio la comunione, l’avevo sempre desiderato fin da piccolo, ma non sapevo come fare” e mi fa un grande sorriso. Davvero lo Spirito del Signore ci sorprende nel suo cammino di unità e di comunione! Dopo l’ascolto del Vangelo, proclamato dal mio compagno di viaggio, Moises, che è anche Ministro della Parola e dell’Eucaristia, in preparazione alla Pasqua, parlavo di Gesù che ha fatto della sua vita un dono, e del segno del lavare i piedi come servizio: essere cristiani, uomini e donne di fede vuol dire essere gioiosi nel lavarci i piedi a vicenda, nel servizio gli uni agli altri, senza discriminazioni o meriti, ma nella gratuità che il Signore Gesù ha avuto e continua ad avere con tutti. Anche a Giuda, Gesù ha lavato i piedi, anche a Pietro che non voleva! In questo momento vedo arrivare due anziani, sono le fondamenta, le radici della Comunità. Vengono scalzi perché l’acqua del fiume sta crescendo ed è piovuto molto, c’è fango nel cammino e le ciabatte di gomma che tutti usiamo (havaianas) sono pericolose per l’instabilità della loro età.
Lei ha in mano un bastone per sicurezza e lui si appoggia alle sue fragili spalle con la mano. Li vedo arrivare da lontano, nella penombra, e vedo due giovani che vanno loro incontro e gli offrono il braccio come appoggio sicuro. Così, mentre ancora sto condividendo la Parola del Vangelo e il gesto di Gesù del lavare i piedi, loro salgono le scale di legno per raggiungere la veranda dove stiamo celebrando e, prima di entrare, restano fermi sulla soglia: i due giovani lavano loro i piedi e li introducono nel cerchio intorno alla tavola, due seggiole di plastica bianca vengono prontamente offerte per farli accomodare. In silenzio, il cuore si riempie di gioia: davvero lo Spirito ci precede! Lo Spirito del Padre che ci ha creati fratelli e sorelle perché ci prendiamo cura gli uni degli altri, dei più deboli. Lo Spirito del Signore Gesù che ci è dato dalla croce per sostenerci nella gioia di donare la vita. E prego che questi giovani ascoltino il loro cuore e siano preservati dalla tentazione.
Nella Comunità di São Cristóvão prendo i nomi di due bimbe che battezziamo nella celebrazione della domenica delle palme. E, mentre copio il nome delle bambine dal registro di nascita, mi accorgo che la madre è la stessa, ma il papà è diverso… chiedo spiegazioni e la risposta del marito presente è bella e serena: “padre, l’ho accolta come mia moglie che aveva già questa figlia con il primo marito che però non sono andati d’accordo così ora ho già due figlie, due belle bambine!”. Questo giovane papà ha solo 19 anni. Così mi viene in mente che, anche due giorni prima, nella Comunità di Boa União, ho battezzato tre bimbi e la più grande era figlia solo della mamma, ma accolta dal suo nuovo papà. E di questi casi ce ne sono molti.
A Manacapuru ormai l’acqua è arrivata alla soglia delle case, ma è ancora troppo bassa per poter avvicinarci con la nostra barca, che rimarrebbe incagliata. Allora ci fermiamo a distanza, vicino ad alcuni alberi che in questi mesi crescono in mezzo all’acqua e pensiamo: “ci verranno a prendere!”. Normalmente noi carichiamo una famiglia, con molti bambini, dall’altra parte del fiume; oggi la vediamo arrivare di canoa, la mamma dirige al timone, e ci passano accanto: “coraggio padre, salta sulla canoa, che vieni con noi fino alla casa, poi dopo la Messa ti riportiamo indietro”. Così é: ‘una mano lava l’altra’.
Buona Pasqua a tutti di cuore, Pasqua di servizio ai più deboli perché viviamo la gioia del donare la vita nella quotidianità delle relazioni fraterne. Pasqua di Risurrezione nella novità del corpo risorto e glorioso del Signore Gesù. Era proprio il suo, con il segno dei chiodi e la ferita al costato, ma ora è un corpo completamente nuovo, che si fa presente in molti luoghi e non ci sono più barriere che gli impediscano d’incontrare i suoi ancora paurosi.
Che possiamo risorgere da questa pandemia e vincere la paura e le barriere che ci avevano divisi in classi sociali, nazionalità chiuse, interessi capitalistici e, infine, nel circolo vizioso dell’ego-individualismo. Risorgiamo con una mentalità nuova, un cuore nuovo che sappia accogliere e amare senza riserve: non muri ma ponti, non guerre ma solidarietà per ritrovare la gioia di una Umanità riconciliata, libera e fraterna. Buona Pasqua di Risurrezione a tutti, perché il Signore Gesù è davvero risorto. Alleluya!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Domenica delle palme, 28 marzo 2021

 

Niente paga il sorriso di un bambino: Buona Pasqua!

In questo mese di marzo stiamo raccogliendo le risposte alla verifica che abbiamo chiesto alle Comunità. Verifica sul nostro operato e sulla nostra presenza, verifica anche del cammino della Comunità e del suo vivere la fede. In questo primo viaggio siamo arrivati fino ad Ipiranga, anche se non abbiamo potuto celebrare l’Eucaristia a causa del covid 19, c’erano infatti due casi positivi e i militari hanno, giustamente, proibito ogni assembramento di persone. Siamo comunque andati per incontrare l’equipe che coordina la Comunità. Le ultime cinque ore del viaggio le abbiamo fatte in una specie di gara con una grande nave, la maggiore che solca il fiume. Si tratta dell’UBS – Unità Basica di Salute. Siamo arrivati praticamente insieme al porto di Ipiranga e qui, giustamente, l’abbiamo lasciata passare. L’UBS è una specie di ospedale fluviale. C’è il medico generico, gli infermieri, il dentista e alcuni specialisti di settore come malaria o altre malattie. In questo tempo di pandemia c’è tutta una equipe per i testi del covid 19 e il primo intervento. Non mancano poi i rappresentanti della società civile organizzata: il consiglio dei bambini e adolescenti; l’area indigena con tanto di traduttore ufficiale; tutto l’apparato inerente alla documentazione di cui le persone hanno bisogno. Manca solo il prete e i “servizi religiosi”, ma per questo c’è la nostra piccola barca indipendente.
Domenica passata, la 5° di quaresima, celebravo in città e sono giunte molte richieste per pregare per tutti gli ammalati di coronavirus, in ospedale e in casa. In questo momento la situazione in Brasile è davvero complicata: più di 2.300 morti al giorno, circa 70.000 nuovi contagi giornalieri, gli ospedali ‘chiusi’ per tutto esaurito, file enormi di gente che deve essere ricoverata e che abbisogna di ossigeno, che manca! E se non bastasse, un quadro politico demenziale.
Abbiamo già cambiato 4 ministri della salute e attualmente ce ne sono due perché devono inventare un nuovo Ministero per evitare che il ministro uscente vada in prigione. Rimanendo ministro sarebbe protetto dalle leggi speciali dei parlamentari. Sembra che inventeranno il “Ministero dell’Amazzonia” per proteggere la situazione penale dell’ex-ministro della salute. Abbiamo un presidente che continua a negare la gravità della situazione. Non usa maschera e paragona la pandemia a un piccolo raffreddore, è contro il vaccino e riunisce folle di persone quando si muove. Ora sta litigando in un braccio di ferro con i Governatori e i Sindaci che stanno muovendosi autonomamente, anche nell’acquisto di vaccini, per far fronte in modo scientifico e intelligente alla situazione ormai caotica. Ad oggi neppure il 5% della popolazione è stata vaccinata. In questa situazione lo Stato dell’Amazzonia, per la sua bassa densità di popolazione, va meglio che altri Stati molto più evoluti. Le nostre sfide sono più di carattere locale: difficoltà nei trasporti e isolamento dei popoli della foresta, mancanza di strutture e di personale medico, corruzione dei politici locali nei diversi livelli municipale e statale, dove spesso le cose funzionano solo se paghi salate tangenti. A peggiorare poi la situazione abbiamo alcuni pastori di chiese evangeliche pentecostali che stanno dicendo che il vaccino è il marchio della bestia dell’apocalisse, o, altri, che i cinesi vogliono controllarci, oppure che se ti fai vaccinare potresti correrai il rischio di trasformarti in un coccodrillo. Cose assurde dovute ad un fondamentalismo crasso o a giochi politici sostenuti da una religione asservita al potere. Fatto sta che molti indigeni hanno rifiutato di farsi vaccinare, e questo certamente non aiuta la situazione, ma la complica.
Ritornando alla 5° domenica di quaresima che ci ha regalato la Parola di Gesù: “Chi vuol salvare la propria vita tenendola per sé, la perderà, ma chi la dona la serverà”; e ancora: “Se il chicco di grano, nella terra, non muore rimane solo, ma se muore dà molto frutto”; mi chiedevo: ma per chi davvero dobbiamo pregare? Che cosa possiamo chiedere a Dio in questo momento così difficile e devastante? Per che cosa ci preoccupiamo? Che cosa abbiamo paura di perdere e di non avere più? Certamente portiamo nella preghiera i deboli, gli ammalati, gli abbandonati, i soli e quanti sono segnati dalla perdita di un familiare o di un amico. Ma vorrei pregare anche per tutti coloro che non hanno speranza. Per coloro la cui vita è ancora rinchiusa nel tempo tra la nascita e la morte. Per coloro che si affannano per possedere cose e privilegi e, per difenderli, diventano violenti. Per coloro che rimpiangono le vacanze e non sanno che la maggioranza non le conosce. Per quanti sono preoccupati di chiudere i porti e i confini e non si rendono conto del cammino dell’Umanità e della morte per invecchiamento del nostro Bel Paese. Di quanti si sono abituati alle notizie del telegiornale che mostrano tanti fratelli e sorelle nei nuovi campi di concentramento dell’esclusione, dei muri e delle tendopoli di rifugiati e, semplicemente, spengono la TV. Di quanti sui social esprimono la loro rabbia contro un comunismo che non esiste più; e sostengono un individualismo socio-economico che fa paura. Di chi si lamenta e violentemente critica la parola di un papa pellegrino di speranza e di umanità riconciliata, e ostentano un fondamentalismo religioso e un cattolicesimo clericale. Ma come ci siamo ridotti! Ma che umanità è questa che ancora non si riconosce fraterna, nonostante la sofferenza provata nella solitudine di morire intubati o rinchiusi senza il calore di un affetto sincero?
Così nella 5° domenica di quaresima, l’ultima prima della Pasqua, abbiamo pregato per questa nostra Umanità sofferente e che fatica a ritrovare il sentiero della vita. Gesù ci ha detto: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. Proviamo a guardare a quell’uomo nudo e essenziale sulla croce, quell’uomo vero, e riconosciamolo nell’Umanità senza discriminazioni narcisiste e violente. Guardiamo a quel Dio crocifisso, senza potere e senza privilegi e sentiamoci amati nella nostra debolezza e povertà. Amati da Colui che si è abbassato fino a noi per aiutarci a vedere oltre la morte, a scoprire la profondità dell’amore che ci fa tutti fratelli e sorelle.
Anche nella Comunità di São Pedro si riflette questa umanità. Siamo giunti nel primo pomeriggio, sono passato a salutare in tutte le case, gli uomini giocando a calcio e le donne in filosso con i loro neonati in braccio. Era una domenica pomeriggio. Verso le 6 facciamo il bagno, l’acqua del fiume è più fredda del solito, 26° al posto dei 31° di sempre, sta piovendo molto. Poi mangiamo qualcosa e andiamo alla scuola per la celebrazione della Messa. É domenica, ci saremo in molti! Aspettiamo un po’, arrivano i bambini, tutti i bimbi che giocavano nel pomeriggio, fortuna che avevo le caramelle. Aspettiamo ancora e arriva una nonna con la nipotina, e una giovane mamma, ragazza madre perché il marito se n’è andato.
Padre, possiamo cominciare credo non verrà più nessuno, siamo noi.
Mi guardo intorno e decido di non celebrare la Messa, leggiamo il Vangelo e proviamo a parlarne un po’ insieme “chi tiene per sé perde tutto, chi dona riceve di più”. Così distribuisco una caramella a ogni bambino, un piccolo la scarta e se la mette in bocca voracemente. Richiamo la loro attenzione e dico che se qualcuno dona la sua caramella ad un altro bambino ne riceverà due di caramelle. Più avanti: chi dona due caramelle, ne riceverà tre; e così inizia un gioco bello e interessante, i bambini, come esperti banchieri, fanno fruttare le loro caramelle, chi dona di più riceve molto di più. Alla fine anche colui che si era giocato/mangiato la sua unica caramella, si ritrova con le mani piene. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento al prossimo mese.
Ritornando sulla barca, preparandoci a dormire, con un filo di tristezza, chiedo a Mosè, mio compagno di viaggio: ma perché non è venuto nessuno? Poi sentiamo la musica e vediamo arrivare canoe dal vicinato, tutti cominciano a bere e far festa fino alle sette del mattino. Davvero l’Umanità si assomiglia molto ad ogni latitudine!
Il mattino, ancora assonnati, ci prepariamo a partire verso la prossima Comunità a 4/5 ore di viaggio. Alzo lo sguardo e uno dei bambini, forse ancora sveglio da una notte agitata, viene verso di noi, ci sorride e accenna con la mano: grazie padre, ti aspettiamo il prossimo mese, ‘vai com Deus’ – che Dio ti accompagni! Questo sorriso ci ha ripagati di tutto, davvero impagabile e imperdibile il sorriso di un bambino!
Grazie a tutti che ci accompagnate nella preghiera e nella solidarietà:
BUONA PASQUA di RISURREZIONE!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

San Oscar Romero – giornata di preghiera per e con i missionári martiri, 24 marzo 2021

 

Febbraio 2021

Soldi, salute, potere, successo: la predicazione del cristianesimo brasiliano.

Nella precedente lettera ho informato della presenza delle varie chiese cristiane nella nostra città (situazione simile a tutto il Brasile) accennando a qualche caratteristica generale. Vorrei puntare la attenzione su un aspetto assolutamente centrale, il cuore dell’annuncio cristiano delle chiese cristiane neopentecostali: il piano di Dio è che l’uomo sia felice, sano, ricco, potente, persona di successo; e chi è povero, malato, emarginato? Se è così, una motivazione ci deve essere, e sarebbe che queste persone non rispettano la Bibbia, sono peccatori, e sono coinvolti con il diavolo.
Negli ultimi decenni, un pò in tutti gli ambienti, si è diffusa quella che viene chiamata “ teologia da prosperidade”, teologia della prosperità. Siamo stati creati per vivere nella abbondanza, nella gioia, nella pace, nella ricchezza. La fede in Dio è il mezzo per ottenere la salute, la ricchezza, il successo e il potere terreno.
Come è concepito Dio? Dio DEVE assicurare al fedele, per diritto divino, la salute, la abbondanza economica, il successo sociale; chi è povero ha poca fede, non segue la Bibbia, è sotto l’influenza del diavolo.
Salute, ricchezza, successo rappresentano sempre la volontà di Dio per i suoi fedeli, mentre la povertà è demoniaca. Dio è un padre amoroso che vuole vedere i suoi figli in buona salute, ricchi, contenti. Le vittime della storia non hanno avuto successo per colpa loro, non hanno fede in Dio, e le disgrazie sono una punizione per i loro peccati.
La chiesa è luogo di guarigioni, Gesù ha preso su di sé le nostre infermità (MT 8,17) quindi chi ha fede viene guarito, la guarigione è fisica e spirituale. Dio ha vita in abbondanza e tutta la ricchezza dell’universo è a nostra disposizione se abbiamo fede: come non potremmo essere sani e ricchi? I poveri, malati, falliti sono sotto il dominio di Satana, e Gesù è venuto per liberarci dal dominio di Satana. La salute e la ricchezza sono il segno della benedizione di Dio; il Gesù della teologia della prosperità è il Risorto Glorioso che sta nei Cieli, non l’umile servo vissuto su questa terra. La preghiera è lode e richiesta fatta con insistenza, Dio deve rispondere; Dio come una grande macchina che elargisce benessere: il fedele mette la monetina e la macchina-Dio risponde realizzando le richieste dell’uomo.
In assemblea si dà testimonianza dei doni ricevuti e i fratelli gridano e cantano Amen, Alleluia!
Dio lavora per ‘massimizzare’ il nostro potenziale nel sistema capitalista imperante; in questa prospettiva l’ esperienza di unione con Dio non è importante, una storia di amore con il Signore non rientra negli interessi: Dio viene riconosciuto e lodato e temuto per la sua funzione, di rendere l’uomo ricco, appagato, realizzato e non per la comunione con Lui.
Nel nostro mondo dove tutto è in vendita, anche la vita religiosa risponde a una logica commerciale, di scambio con Dio; e la grande enfasi è sul possesso dei beni materiali, della salute, come segno visibile della fede in Dio. Chi si converte a Gesù supera la maledizione della Legge (Gal 3,13-14), cioè le malattie, la miseria, secondo Deut 28. Il cristiano ha il diritto ad avere il meglio su questa terra, per questo deve avere una auto bella e nuova, vestiti eleganti, una vita nel lusso, godendo di tutto ciò che il mondo del commercio offre.
Il ‘dizimo’, la decima parte dei ricavi economici, entra nella logica del commercio: se dai la decima alla tua chiesa, Dio ti dovrà benedire con successo e abbondanza. Se non arriva ciò che desideri, significa che hai poca fede; e se non paghi la decima, rimani vincolato al diavolo e avrai una vita di miseria.
I mezzi di annuncio. La televisione è un potente mezzo, e in Brasile sono molto seguiti i canali televisivi religiosi: la TV del santuario di Aparecida e Canção Nova (Rinnovamento nello Spirito) tra i cattolici, e tante altre della galassia evangelica-neopentecostale. La Tv trasmette le predicazioni dei pastori, e insiste molto sulle guarigioni e la testimonianza di persone ricche e di successo, per confermare che con la fede in Gesù e partecipando della chiesa ‘Tale’ si arriva al benessere garantito.
Le TV di questi gruppi sono strutturate come un grande messaggio pubblicitario.
Le scenografie sono molto curate, così i canti, le musiche, gli appelli persuasivi…. Tutto strategia di marketing; la simbologia e la liturgia uniscono Antico e Nuovo testamento; la potentissima e ricchissima Chiesa Universal ha costruito a San Paolo il Tempio di Salomone, immenso, che può contenere migliaia di persone comodamente sedute, un ambiente lussuoso, con ministri che indossano gli abiti descritti nel Pentateuco, le frange e i filatteri poi la menorah, lo shofar, i cherubini e l’arca della alleanza, montagne di oro…. Insieme a simboli cristiani.
Luoghi di predicazione sono cinema, teatri, e nuove costruzioni comode, luminose, pulite, lussuose, con le più efficaci amplificazioni….. non le vecchie chiese cattoliche, buie, troppo fredde o troppo calde, disadorne e mal curate, con duri e scomodi banchi di legno, umide, con infiltrazioni di acqua, i microfoni che non funzionano…..
Nel mondo e del mondo. Il cristianesimo ha sempre predicato moderazione e diffidenza verso i mezzi ‘mondani’; ci sono esperienze sia in ambito protestante che cattolico di rifiuto della vita urbana, per formare comunità con una logica alternativa al mondo. Un tema classico nella storia del cristianesimo è la rinuncia al mondo, nel senso di spirito mondano. Siamo nel mondo ma non del mondo, ci aveva detto Gesù.
Le ambizioni mondane (ricchezze, potere) erano condannate dalla morale cristiana.
Ora assistiamo ad un rovesciamento di prospettiva, le chiese neopentecostali predicano la prosperità in questo mondo, e utilizzano i mezzi mondani con scaltrezza, privi del pudore delle chiese storiche. I mezzi di persuasione mondana, e i valori di questo mondo (denaro, potere, successo, salute e abilità strategica) vengono ricercati e esibiti.
Il dono di Dio è la grazia, è la vita stessa di Dio che ci rinnova per una vita di carità, giustizia, santità; nella nuova prospettiva il dono di Dio sono i beni materiali che l’uomo chiede per soddisfare i desideri ‘mondani’! Dio a servizio dell’autoaffermazione dell’uomo.
Siamo di fronte a una generazione di credenti che non ha conoscenza della storia cristiana, della teologia, non conosce il messaggio della croce (dono di sé per gli altri) ma rivendica in nome della croce di Gesù (come un amuleto magico) il successo terreno egoistico. Paradossale ma reale.
L’esibizionismo è un’altra caratteristica che sconcerta chi è abituato a meditare sulla umiltà, sul nascondimento, sulla modestia come segni di una autentica vita spirituale; no, qui il fedele deve esibire ricchezze, lusso, potere come segno della benedizione di Dio e quindi della sua fede. Più si è spudorati nel mostrare, meglio è: non siamo forse nella società della immagine?
Sono chiese che si dicono cristiane ma annunciano più l’Antico che il Nuovo testamento. O meglio, annunciano alcuni testi dell’Antico testamento scelti per motivare la propria teologia. Parti fondamentali del vangelo (come le beatitudini) vengono dimenticate.
Difficile riconoscere una forma di cristianesimo in questa proposta religiosa. Comunque queste sono le chiese che hanno avuto in Brasile una notevole diffusione negli ultimi decenni.

Don Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

 

“Libertà non è uno spazio libero… Libertà é partecipazione!” G. Gaber

Nel mese di febbraio, come ho scritto nell’ultima lettera, abbiamo scelto di non celebrare nelle Comunità per lasciare il tempo e l’impegno di fare una verifica del cammino appena iniziato. Vedremo in marzo quale risposta incontreremo, speriamo davvero sia una possibilità di condivisione e di riflessione per rafforzare lo spirito di comunità. In questo periodo abbiamo però visitato tutte le Comunità ricordando loro che inizia il cammino della Quaresima e che sarà una buona occasione per iniziare con decisione a celebrare la Parola riunendo la Comunità alla domenica, giorno del Signore. Abbiamo inoltre celebrato la festa della Madonna della salute e di San Lazzaro, patroni di quattro Comunità. Momenti belli e carichi di una fede segnata dalla cultura popolare.

Non sono poi mancate le difficoltà del viaggio, ormai avrete capito che viaggiare per giorni sull’acqua è sempre rischioso, perché sempre succede qualche imprevisto. Eravamo a Ipiranga, sul confine colombiano, ci fermiamo per l’identificazione al posto militare, dove ci fanno anche i controlli per il Covid 19, visto la situazione in peggioramento. Tutto a posto, rientro sulla barca e metto la retromarcia per dirigermi verso il porto. Sento un grosso rumore, come di un ferro che batte contro un altro ferro e i comandi non rispondono più, la barca è in balia della corrente che ci trascina per oltre un chilometro fino a sbatterci contro la sponda, dove riusciamo ad ancorarci ad una pianta sporgente. Esperienza già vissuta nella notte precedente, quando un forte temporale ci ha tolto completamente la visibilità, facendoci perdere l’orizzonte e facendoci girare a vuoto sul grande specchio d’acqua del fiume in piena. Fino a costringerci a prendere la decisione di fermarci per la notte legati a un grande albero ai margini del fiume, aspettando l’alba del nuovo giorno per riprendere il viaggio in sicurezza. Che fare, il cellulare non funziona, nuotare neanche a pensarci, attraversare a piedi la fitta vegetazione della foresta con stivali di gomma e machete alla mano sembra la soluzione migliore, anche se vi confesso che non me ne avanzava perché la foresta riserva sempre incontri speciali: serpenti, scimmie, cinghiali… oltre naturalmente alle pantere e ai coccodrilli. Ci prepariamo per affrontare 4 o 5 ore di cammino, prima che venga la notte, ma, grazie a Dio, sentiamo avvicinarsi una lancia dell’esercito. Ci hanno visti e sono venuti a prenderci…. Pensavamo si fosse rotto l’ingranaggio delle marce, ma no, semplicemente avevamo perso l’elica… e un motore senza elica davvero non serve! Fortuna che ne avevo acquistata una di scorta e con l’aiuto di due simpatici giovani militari, che hanno lavorato come sommozzatori, siamo riusciti a installare l’elica nuova, pronti a ripartire il mattino seguente, verso casa.
Passiamo la notte nella Comunità di San Giovanni Battista del “lago grande”. Al mattino, mentre prepariamo il caffè per la colazione, si avvicinano due giovani mamme e mi dicono: “frei (per loro continuo ad essere un frate!), non ti fermi per la messa oggi? Perché volevo battezzare il mio bambino…”. Mi informo se il papà è presente e, come sospettavo, non abita più con la mamma. Le dico che se così stanno le cose, visto che sono separati, possiamo battezzarlo anche senza il papà, ma lo faremo nella messa del prossimo mese, perché in febbraio non abbiamo le celebrazioni, ma è tempo di verifica. Tutto bene, la mamma è contenta, aspettare quindici giorni non è problema! Riprendo a far colazione, visto che le banane sono cotte e possiamo condividerle. Ma la mamma mi chiama ancora:
“frei, ho un’amica che abita a Juì/Villa Alterosa e ha tre bambini, vorrebbe battezzarli, posso dirle che può venire anche lei nella prossima messa?”
Juì è un paese di 2.500 abitanti fondato da Irmão José, sede della chiesa della Cruzada.
Dal libro di storia di Celestino Ceretta – Storia della Chiesa nell’Amazzonia centrale”: “Il fenomeno di Irmão José da Cruz è cresciuto molto tra gli indigeni Tikuna nella parte brasiliana, sulla frontiera con il Perù e la Colombia, fenomeno nato nel 1972 creando molta confusione tra le popolazioni con poca formazione religiosa. Il nome originario del cittadino era José Nogueira Fernandez, originario dello Stato di Minas Gerais. José Nogueira da giovane provò ad entrare nella vita religiosa, poi si è sposato e ha avuto sette figli, è stato militante in diverse organizzazioni religiose e assistenziali. Nel 1944 ha dichiarato che il Figlio di Dio gli aveva donato la croce e il vangelo e lo aveva incaricato di salvare il mondo. Così ha lasciato la famiglia, si è vestito con una veste bianca e si è messo in viaggio per predicare. La sua predicazione era dura e apocalittica, insistente, ripetitiva e molto personalizzata. Dove arrivava piantava una grande croce e faceva i suoi discorsi religiosi, organizzava una piccola comunità, sceglieva i responsabili e poi seguiva il suo cammino. In quegli anni è sorto molto fanatismo intorno al fenomeno di Irmão José. “
Nella nostra città Irmão José è stato cacciato e, fuggitivo, si è fermato lungo il fiume Içá, circa a metà, a 280 km dalla città, e ha fondato un paese dando vita a questa nuova setta religiosa, dicendo che la chiesa cattolica e le chiese evangeliche/pentecostali sono come le due braccia della croce per raccogliere tutti i fedeli nella vera chiesa apostolica cattolica evangelica degli ultimi tempi. Lungo il fiume Içá abbiamo 25 comunità cattoliche, 6 comunità evangeliche/pentecostali e 21 comunità della chiesa della croce o Cruzada. A Juì/Villa Alterosa dove è sepolto Irmão José e dove è stata costruita la cattedrale della cruzada, non ci sono comunità cattoliche, anche se ormai molti non seguono più questa setta. Mentre i primi erano tutti battezzati nella Chiesa cattolica e poi sono entrati nella Cruzada ricevendo un nuovo battesimo nelle acque vive del fiume, oggi alla terza generazione, la maggioranza dei giovani è stata battezzata solo nella Cruzada, battesimo non riconosciuto dalla nostra Chiesa cattolica.
Solo ora, con queste due mamme mi rendo conto di questa situazione strana, e, quasi per curiosità, chiedo loro che battesimo hanno ricevuto, scoprendo che anche loro, come molti, hanno ricevuto il battesimo della Cruzada. Chiedo alla mamma: “perché la tua amica vuole battezzare i suoi bambini nella Chiesa cattolica se lei appartiene alla chiesa della croce?” Risposta: “molta gente non partecipa della Cruzada e ora il Pastore (unico responsabile e padrone di tutto, successore di Irmão José) non accetta di battezzare i figli di chi non è sposato, ancor meno della mia amica che è ragazza madre…”
Mi viene in mente quel passaggio degli Atti degli Apostoli in cui si chiede quale battesimo avessero ricevuto, quello di Giovanni il Battista, e per questo furono battezzati nel nome di Gesù. Per me non ci sono problemi, credo che il Signore si serva di molti battesimi e di molte acque, senza troppi scrupoli, ma chiederò anche il parere del vescovo per vedere se battezzare solo i bambini o anche le mamme. Già ho dovuto ri-battezzare un papà per poter realizzare il matrimonio, visto che aveva ricevuto solo il battesimo della Cruzada. Ci lasciamo con l’impegno di ritornare nella prossima messa con una risposta chiara che possa essere un cammino, una strada per chi vuole seguirei il Vangelo e accogliere l’amore che Dio ha per tutti e che ci ha mostrato nelle parole e nei gesti di Gesù di Nazaret, il suo amore gratuito che vince la morte e, nella luce della risurrezione, ci apre un cammino di speranza e di gioia, un cammino di vita eterna.
Nella notte ripenso a questo incontro e mi risuonano le parole del Signore: “perché legate pesanti fardelli sulle spalle della gente, e voi non volete sollevarli neppure con un dito!?”. Ripenso alla semplicità e all’immediatezza di tante persone che chiedono il battesimo per i loro bambini; ripenso alla confusione che gli uomini delle chiese mettono nella mente e nel cuore della gente. E mi confermo nella certezza che il Vangelo di Gesù non sia un nuovo insegnamento religioso; che il Signore Gesù non abbia voluto fondare una nuova religione. Sento forte la gioia della libertà del Vangelo da tutte le religioni e da tutte le forme di coercizione; sento la libertà dell’amore gratuito di Dio che chiede umilmente di essere accolto, perché l’amore non si impone, ma accoglie e chiede di essere accolto. Sento l’invito, la chiamata ad essere chiesa, non appena appartenere ad una chiesa, ma essere incontro e partecipazione per vivere una fraternità che si offre come possibilità di vita nuova. Anche la Campagna della Fraternità ecumenica di questa Quaresima ci invita al dialogo e all’accoglienza dei ‘diversi’, denunciando gli abusi di potere e la mancanza di responsabilità di alcuni politici di governo e di alcune chiese pentecostali. Così afferma il Vangelo: “Il tempo è pieno e il Regno di Dio si è fatto vicino, è una possibilità per tutti di vita nuova e fraterna. Convertitevi e credete al Vangelo!”. Quindi, restiamo liberi di partecipare…

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Prima domenica di Quaresima, 21 febbraio 2021

Gennaio 2021

Oggi non abbiamo il pranzo…

Nel gennaio 2021 abbiamo fatto un unico viaggio, iniziato il giorno 9 e concluso il giorno 21, visitando tutte le Comunità cattoliche che stiamo accompagnando. In questi giorni ho provato a rifare la mappa del Rio Içá, includendo tutte le piccole Comunità sul fiume: 25 cattoliche, 21 della cruzada e 6 evangeliche. Nel mese di febbraio non andremo per la celebrazione della Messa, ma abbiamo chiesto alle Comunità di incontrarsi per fare un bilancio di ciò che è stato positivo, di quello che è mancato e anche dei limiti o errori commessi. Dopo sei mesi che percorriamo il fiume da punta a punta, incontrando e celebrando la vita e la fede mensilmente con tutte le Comunità, ci sembra bello ed opportuno ascoltare le persone, dare la parola al Popolo di Dio perché valuti e verifichi il nostro operato e anche la loro partecipazione. Qui la chiamano “avaliação”, ed è una caratteristica della Chiesa brasiliana, del suo vivere la pastorale e l’impegno per l’evangelizzazione: tutti gli anni si fa una Assemblea con i responsabili laici delle Comunità, i preti, le suore, i ministri e il vescovo; il Popolo di Dio si incontra per fare una verifica sul cammino e gli obiettivi, col fine di imparare dal vissuto, evitare di ripetere errori del passato e scoprire nuovi cammini di vita.
Questo è stato un viaggio un po’ faticoso, per la durata e per le molte Comunità incontrate. Finalmente arriviamo a Mamurià, Comunità vivace e partecipativa, una delle due che sempre ci offre il pranzo per passare insieme qualche ora in più e conversare della vita. Arriviamo presto, verso le nove del mattino, poi impariamo che loro vanno col sole e quindi per loro erano solo le otto del mattino. Come sempre l’accoglienza è festosa con tanti bambini, ma, osservando bene stanno mancando alcuni giovani, sono presenti le ragazze, e anche alcuni uomini non sono venuti ad accoglierci. Non ci preoccupiamo, andiamo verso la chiesa e la celebrazione è molto bella e curata come sempre. Gli assenti non sono venuti e dev’essere accaduto qualcosa! Poi ci fermiamo a parlare del più e del meno, la novità è che il governo ha inviato alla Comunità una lancia con un motore di 40 cavalli per le emergenze di salute e non solo. É la prima volta che questa Comunità riceve qualcosa dai politici, non sono classificati come indigeni e quindi sono fuori dai normali canali del Governo federale. Il resto dipende dalla politica locale e questa volta, dopo dodici anni, il candidato che hanno appoggiato ha vinto le elezioni, quindi è arrivato subito il “suo” ringraziamento. Altre Comunità che hanno appoggiato il perdente, non hanno ricevuto nulla. Non sempre la vita e le persone hanno lo stesso valore agli occhi di chi comanda. Vedo che l’animatore della Comunità parla con sua moglie e con la moglie di suo fratello, le due donne si scusano e si ritirano, le vedo andare in cucina, nel fondo della casa, e preparare qualcosa che non riesco ad identificare. Continuiamo il nostro dialogo e verso l’una, per loro mezzogiorno, ci invitano in casa e ci dicono: “Scusate, ma oggi non abbiamo il pranzo! Abbiamo preparato una merenda per voi, macaxeira frita e beijou com suco de abacaxi”. Solo in questo momento mi rendo conto che la casa è piena, ci sono tutti i bambini e le ragazze, tutti seduti per terra e con un grande sorriso stampato in faccia, ma nessuno mangia e non c’è cibo, né piatti o pentole sul pavimento. Così per apprezzare il lavoro delle mamme e la bellezza di questo momento, un po’ con vergogna, faccio merenda, tra l’altro molto appetitosa, e allungo qualcosa ai bimbi che prontamente si avvicinano aiutandomi, in un batter d’occhio, a concludere il pranzo. Fuori c’è agitazione, ritornano alcuni giovani con il fucile in mano, ma non hanno selvaggina e speriamo che gli uomini siano riusciti a pescare qualche grosso pesce. Quando non c’è il pranzo, si spera ci possa essere la cena.
Così riprendiamo il nostro viaggio e spesso il pensiero ritorna a quel momento: “Oggi non abbiamo il pranzo”. Detto con naturalezza, come se non fosse la prima volta si mangia quando c’è il pranzo, se no pazienza, e nessuno si lamenta! Una buona lezione di vita anche per me che ero preoccupato per il viaggio di ritorno, visto che il cibo stava finendo sulla barca.
Ma vorrei tornare alla nostra “verifica”. Abbiamo lasciato alle Comunità un foglio per ricordare i passi fatti da agosto 2020 (quando è arrivata la barca) a gennaio 2021: celebrazione della Messa tutti i mesi, libretti di canto, rosari, materiale illustrato per una catechesi biblica per i bambini, e alcune dispense fatte da noi per aiutare a celebrare la domenica giorno del Signore risorto e della Comunità, le celebrazioni dell’Avvento e del Natale e ora le celebrazioni della Quaresima e della Pasqua. Piccoli aiuti per seguire la liturgia domenicale e i tempi liturgici, come pure un incentivo alla preghiera comunitaria. Le nostre Comunità vedevano il frate solo due o tre volte all’anno. Abbiamo sempre incentivato il ritrovarsi la domenica per la preghiera e la condivisione, alcune Comunità hanno iniziato a celebrare la Parola e a far colazione insieme. Tra le domande che abbiamo lasciato per aiutare la verifica chiediamo di valutare la nostra presenza, se è stata positiva o negativa, se ha aiutato o è stata di ostacolo chiedendo concretamente come possiamo migliorare affinché la Comunità possa crescere nella fede e nell’amore fraterno. Cosa chiedono al prete: come continuare il cammino, che cosa privilegiare, come incontrare persone disponibili per le diverse responsabilità nella Comunità, quale catechesi per un Battesimo spesso “solo” amministrato e ricevuto, come conoscere la Parola di Gesù e vivere l’Eucaristia. Da ultimo stiamo anche incentivando la costruzione di una piccola cappella in legno come segno di identità della Comunità di fede. Le immagini sono parte della tradizione, ma sono anche fonte di molta confusione tra i credenti di diverse confessioni, per questo abbiamo proposto di collocare al centro della chiesa una croce con su scritto: “JESUS RESSUSCITOU”. La croce ci ricorda la sua morte per amore, ma la croce ‘nuda’ ci dice che il Signore Gesù oggi non è morto, ma, in quanto risorto e asceso alla destra del Padre, è il Vivente! Poi, chiaramente, la piccola immagine del patrono non può mancare.
Sappiamo che non sarà facile realizzare questo momento di verifica, ma abbiamo fede che porterà molti e buoni frutti. Il pensiero va così alle nostre Parrocchie o Unità pastorali dove un prete arriva, un altro se ne va e non ci si ritrova per valutare e verificare il cammino, non per criticare, ma di cuore aperto per imparare e migliorare il servizio di fede di cui la Comunità dei credenti è debitrice alla società e al mondo. Anche il cambio di un vescovo dovrebbe essere una grande possibilità di verifica e di crescita per una Chiesa locale. Non si può solo criticare o sperare un cambiamento secondo le ‘nostre’ idee e aspettative, ma bisogna valutare e crescere nella fede ad ogni nuovo passo, con umiltà e purezza di cuore. Non mi riferisco solo agli aspetti liturgici, pensavo, per esempio alle lotte politiche per le scuole confessionali cattoliche. Davvero hanno realizzato il Vangelo di essere lievito affinché tutta la farina possa crescere, o sono diventate delle isole monocolore che non hanno aiutato le scuole pubbliche a crescere nei valori cristiani? Forse si sarebbe dovuto investire molto di più nell’accompagnamento e nel sostegno degli insegnanti che sono anche credenti oltre che docenti. Non lo so, valutare, verificare è sempre importante, è un cammino sinodale che il Concilio ci ha proposto e papa Francesco ci scongiura di compiere.
Poi abbiamo ripreso il viaggio, a Ipiranga nella Messa abbiamo anche celebrato alcuni compleanni con diritto alla torta e alle candeline. I lavori della chiesetta vanno avanti piano piano, come anche il cammino della Comunità ha bisogno ancora di molto tempo. Ci siamo fermati nel “paranà da Boa União”, una scorciatoia sul fiume dove ci sono poche case. Una coppia è arrivata da poco e nel precedente viaggio avevano chiesto di sposarsi e battezzare il loro bambino di sette anni. Ci aspettiamo perché ogni famiglia viene con la sua canoa, finalmente ci siamo tutti. Mi accingo a preparare l’altare, ma nella casa non c’è neppure un tavolino, solo una panca già occupata. Così stendo la tovaglia sul pavimento di assi e invito tutti a sederci attorno all’altare improvvisato. Mi scappa un sorriso pensando alle polemiche della mia Diocesi sul fatto che l’altare non possa essere mobile, ma debba essere fisso e che anche una tavola non sarebbe adeguata e penso: più fisso del pavimento non si può, quindi siamo in regola! Al momento di preparare i documenti per il matrimonio ci accorgiamo che lo sposo è stato battezzato nella chiesa della croce, chiesa nata negli ultimi quarant’anni e che non si definisce neppure evangelica, anzi si definisce “evangelica – cattolica – apostolica” non “romana”. Il Battesimo non è riconosciuto dalla nostra Chiesa e allora dobbiamo rimediare perché lo sposo, comunque, è un credente, cristiano e attuante nella Comunità. Bene, procediamo con ordine, prima battezziamo il papà, poi benediciamo le nozze e, infine, battezziamo il loro bambino. Davvero grande è la misericordia del Signore! Con gioia continuiamo la Messa e ci nutriamo della presenza del Signore risorto che nella sua Parola ci ha chiamato ad essere “pescatori di uomini”. Pescatori non per interesse, il pesce, ma per amore alla vita delle persone, gli uomini appunto. La Parola ci chiama alla conversione perché il Regno di Dio è presente e si fa prossimo; l’Eucaristia sostiene il nostro cammino perché è il segno più bello della gratuita dell’amore del Padre.
Può succedere che “Oggi non abbiamo il pranzo”, ma non mancherà l’accoglienza e la gioia di chi ha imparato a condividere il “beijou e a macaxeira”: a condividere iniziando dalla propria povertà.

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Festa della conversione di San Paolo Apostolo, 25 gennaio 2021

 

PROTESTANTI, EVANGELICI, NEOPENTECOSTALI….CHIESE IN AMAZZONIA

Arrivando nella cittadina amazzonica dove abito (circa 11.000 abitanti) ritrovo, per certi aspetti, una presenza già ben nota in Bahia: tanti luoghi di culto – chiese grandi, piccole cappelle, negozi adibiti a luogo di celebrazione, spazi all’aperto….. di tutte le forme- e di denominazioni religiose diverse come la Igreja Assembléia de Deus, Igreja Deus è Amor, Igreja do Nome de Jesus, Igreja Universal, Quadrangolar, Adventista do 7°dia…. una serie infinita di denominazioni. Passando per le strade la sera sento il predicatore che sta gridando o canti e musica a volume esagerato; in tutte le celebrazioni – anche cattoliche- non può mancare la amplificazione; potremmo trovarci in una stanza di 2 metri per 2 ma microfono e cassa di amplificazione devono esserci. Il tono della predicazione è gridato, con molti slogans e inviti ripetitivi a lodare il Signore, dare gloria a Dio….: la modalità è sempre quella di parlare velocemente e a volume alto, senza entrare in ragionamenti complessi. Insomma, una predicazione emotiva più che razionale.
Le attività delle chiese sono diversificate ma, in generale, la dimensione prevalente è quella dell’incontro di preghiera, con predicazione e canti, alcune curano anche momenti di formazione e attività comunitarie. Questi gruppi per la maggior parte si dicono cristiani ma confrontando il nostro cristianesimo cattolico con il loro modo di presentare e vivere la fede sembra di avere a che fare con altre religioni. Il legame con la grande tradizione ecclesiale, così come con il protestantesimo storico, è quasi inesistente; qui non abbiamo la chiesa luterana, anglicana… solo la Chiesa Battista ha una impostazione tradizionale; mi pare sia una chiesa seria, e con loro abbiamo un minimo di dialogo e stima reciproca.
Le altre denominazioni, la grande maggioranza, vengono definite con un termine generale ‘evangelici’ come negli Stati Uniti ma qui le cose sono ben diverse. Gli evangelicals americani cercano di seguire le indicazioni dei 4 evangeli canonici; qui da noi (e in Brasile in generale) prevale una predicazione relativa all’Antico Testamento. Vengono chiamate anche chiese pentecostali o ‘neopentecostali’ perché, con il volto del pentecostalismo classico di inizio ‘900, sono di recente nascita; di fatto nella nostra cittadina la maggioranza dei credenti aderisce a queste chiese/sette. L’uso dei termini oscilla: chiese o sette? Giungendo dall’Italia usavo la caratterizzazione di ‘protestanti’ ma le chiese protestanti storiche sono poche e le nuove sette hanno uno spirito ben diverso.
Fino agli anni ’70 il brasile era quasi esclusivamente cattolico; i missionari reggiani arrivando in Bahia trovavano una diffusa realtà cattolica; arrivando ora si troverebbero disorientati….. i cattolici progressivamente in calo e negli ultimi decenni un grande successo di queste chiese neopentecostali.
In santo Antonio dove abito, noi cattolici siamo decisamente una minoranza.
Il mercoledì, ad esempio, vado per la formazione biblica in una comunità dedicata allo Spirito Santo, e partecipano a volte 5 persone, a volte 8, a volte 2…. Sempre un gruppetto. Circa 500 metri prima della cappella cattolica, una chiesa neopentecostale del quartiere ha la formazione biblica, stesso giorno e stesso orario, e quando passo vedo sedute in circolo almeno 40-50 persone.
Le persone che partecipano alle messe festive del sabato e domenica sono certamente molto meno di quelli che partecipano ai culti ‘evangelici’ e simili.
Cosa caratterizza queste chiese/ sette, e perché molti vi sono entrati uscendo dalla chiesa cattolica? Me lo chiedo da anni, e assisto a una sorprendente quasi-indifferenza da parte dei cattolici; non viene affrontata la questione, anche i vescovi brasiliani della CNBB, per quel che conosco, non offrono grandi analisi o indicazioni a questo riguardo.
In ogni caso penso sia interessante anche per chi vive in Europa conoscere alcune caratteristiche di questo fenomeno religioso. Si tratta dunque di chiese (che si dicono) cristiane, con centinaia di denominazioni diverse, le prime tutte giunte dal Nord-America; basta avere uno spazio qualsiasi per fondare una chiesa: molti garages o negozi vengono affittati per diventare luogo di culto. I pastori della comunità non hanno una formazione teologica tradizionale; basta poco tempo per diventare pastori (qualche mese nelle chiese più conosciute, ma qualsiasi persona può aprire una propria chiesa e fare il pastore se ha fedeli che lo seguono e gli danno offerte), non gli 8 anni per diventare presbitero della chiesa cattolica. Questa fluidità ha limiti e vantaggi: il limite di una formazione fatta di slogan, poco profonda, ma con il vantaggio di facilità nella mobilità, con possibilità di avere chiese e pastori in tutte le vie della città, in tutti i villaggi; mentre si trova solo un prete cattolico in una grande parrocchia, ci sono decine di pastori delle varie chiese neopentecostali.
Si può dialogare con le Chiese storiche protestanti; al contrario, per la mia esperienza, è molto difficile il dialogo con queste comunità neopentecostali; sono isolati nel loro mondo, non hanno un approccio critico ai testi della Scrittura ma una predicazione fondamentalista sui temi a loro cari; e soprattutto, per difendere la propria identità, hanno parole di condanna contro la chiesa cattolica particolarmente su un tema: siamo idolatri perché adoriamo Maria e i santi! Dio nei comandamenti dice di non fabbricare immagini, e noi cattolici fabbrichiamo le immagini dei santi e le adoriamo. Inutile dire loro che nessun documento cattolico dice di adorare le immagini dei santi! Credo che i leaders di queste sette cerchino di ingannare il popolo, con consapevole falsità e le persone semplici del popolo si fidano delle loro parole.
Nel grande supermarket religioso post-moderno troviamo tantissime possibilità, le forme sono diverse, con la possibilità di scegliere ciò che sembra più utile per il proprio percorso di vita. Una caratteristica è quella della fluidità/mobilità: continuamente vengono aperte chiese con nuove denominazioni e chiuse altre; e i fedeli anche vagano da una chiesa all’altra.
La mia visione di cattolico europeo rischia di essere eccessivamente critica, anche per la mancanza di relazioni e di conoscenza diretta della vita delle comunità. Non vorrei essere ingiusto con tanti fedeli sinceri e autenticamente evangelici. In generale comunque, nella mia visione da esterno, noto modalità e contenuti problematici e cercherò di scrivere il perché.
Contenuto principale delle chiese neopentecostali/evangeliche in Brasile è che Dio dona salute, liberazione dal demonio, ricchezza, successo.
Si predica la Bibbia, ma in realtà, il Dio che viene annunciato assomiglia molto al genio della lampada di Aladino: Dio al servizio dei bisogni dell’uomo, in particolare dei desideri materiali; la fede in Dio è il mezzo per ottenere salute, ricchezza, potere terreno, benessere. L’uomo vive per autoaffermarsi, autorealizzarsi, avere un lavoro che fa guadagnare molto, possedere ville, auto di lusso….. e la volontà di Dio è che l’uomo sia ricco e felice. Se il fedele segue la via della fede, partecipa al culto, fa la sua offerta al pastore e alla chiesa, Dio lo benedirà con grandi ricchezze.
Si invertono i ruoli: non è l’uomo che cerca di conoscere e seguire la volontà di Dio, ma Dio al servizio degli interessi ( materiali) dell’uomo.
Le chiese più grandi in questa galassia religiosa possiedono radio, canali TV, investono molto nella comunicazione e pubblicità. Religione è marketing! I leaders religiosi sono principalmente abili comunicatori, abili venditori del ‘prodotto’ religioso, abili nel coinvolgere e affascinare, promettendo soddisfazioni in questa vita. Illusionisti che mentre ti gridano qualche passo della Scrittura, ti rubano il portafogli!
E i programmi delle loro TV sono naturalmente pieni di testimoni; testimoniando che cosa? Arrivano eleganti, vestiti costosi, auto di lusso, e raccontano la loro storia: erano senza fede, sulla strada, falliti nel lavoro, drogati ecc…… sono entrati nella Chiesa Universal ( la più potente, il cui fondatore è tra gli uomini più ricchi del Brasile) e dopo pochi anni sono diventati ricchissimi, con posti di prestigio, onorati nella società e frequentano regolarmente la chiesa, pagando la decima ( la decima parte dei propri guadagni). Il contributo del fedele è necessario per fare parte della chiesa; normalmente è richiesto il ‘dizimo’, ossia la decima parte dei guadagni; se, ad esempio, un fedele vende 5 buoi, il pastore della sua comunità appena lo sa va a riscuotere la decima parte di quanto il fedele ha ricevuto. Solo se paga, Dio continuerà ad essergli favorevole.
L’uomo è nato per essere felice, per realizzarsi nei suoi desideri e la religione risolve i problemi di povertà, malattia, infelicità che affliggono gli uomini.
Come già ho scritto, la mia storia di europeo, con una spiritualità ben diversa, mi porta a dare giudizi negativi; e onestamente non sono certo entusiasta di questa corrente religiosa. Eppure, non posso negare che queste chiese toccano problemi reali delle persone, entrano in aspetti di vita importanti; e nel contesto culturale post-moderno hanno una grande presa.
Ma tutto ciò si può ancora definire ‘cristiano’? Scriverò in seguito sulla questione politica che non è di poca importanza. Ora concludo con alcune frasi del Consiglio latino-Americano delle Chiese Protestanti, che ha parole dure verso le nuove sette che stanno sorgendo: “ Dobbiamo segnalare, dolorosamente, il ruolo che assumono alcuni gruppi che si autoproclamano ‘evangelici’, che nascono come sette negli Stati Uniti, nutriti di dollari e interessi che non hanno nulla a che vedere con il messaggio di liberazione di Gesù, e stanno penetrando nel nostro continente, creando confusione nella mente delle persone umili, con la loro teologia evasiva, suscitando risentimento e sospetti verso il popolo di Dio e gratificando la ansia di prestigio e potere di alcuni leaders evangelici che si sono prestati per distruttive manipolazioni.”.

Don Gabriele Burani Santo Antonio do Içá – Amazonas

venerdì 22 gennaio 2021

 

Come parlare di Dio? Una esperienza nella Amazzonia brasiliana (parte I)

Scrivo dalla parrocchia di Santo Antonio, nel cuore della Amazzonia, dove risiedo da un anno. Municipio di circa 23.000 abitanti ( il numero preciso attuale non lo sappiamo, l’ultima indagine anagrafica é del 2010), metà abitano in città, metà nelle piccole comunità lungo il fiume. Mi hanno detto che abbiamo il più basso tasso di cattolici della zona; 8 sono le comunità cattoliche in città.
Il nostro servizio in parrocchia si è svolto tutto – tranne un breve periodo iniziale- nel tempo della pandemia e quindi abbiamo una esperienza fortemente caratterizzata dal Covid19 che ci ha costretti a limitare o interrompere molte attività pastorali.
Un dato che mi ha colpito già nei primi tempi: la forte caratterizzazione ‘devozionale’ della parrocchia, dove la attenzione e la partecipazione sono maggiori nelle pratiche devozionali particolari rispetto alle attività ecclesiali comunitarie tradizionali.
Per capire: abbiamo il gruppo delle ‘Mani insanguinate di Gesù’, il gruppo di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, il gruppo del Rosario degli uomini e quello del Rosario delle donne, e quello del Rosario della Famiglia! Il gruppo del Sacro Cuore di Gesù.
Interessanti le devozioni familiari a un santo, che si tramandano nella medesima famiglia: San Sebastiano, San Giorgio, Santi Cosma e Damiano, sono tra i santi molto presenti. Come funziona? Una famiglia è devota a San Sebastiano e nella propria casa organizza una novena di preghiere, celebrazioni, con festa finale il giorno in cui si fa memoria liturgica del santo. Spesso senza un legame effettivo con la parrocchia: i devoti del santo non frequentano la messa domenicale ma chiedono che il parroco celebri la messa durante la novena del loro santo! Per loro la vita Cristiana si esaurisce nella devozione al santo di famiglia. Come nasce questa devozione familiare? Chi lo sa! A volte una guarigione miracolosa avvenuta un lontano passato, attribuita a quel santo. Non sempre la famiglia conosce il motivo storico del perché hanno quella devozione.
In brasile ci sono reti televisive confessionali, sia cattoliche che protestanti o di altre religioni. Le televisioni influenzano molto lo stile religioso e le devozioni, che si diffondono in tutto il Brasile. Indubbiamente si nota un legame tra i contenuti televisivi e la prassi attuale delle nostre comunità.
Ho cercato di osservare e conoscere per cogliere le tendenze, le peculiarità del nostro contesto. Mi pare siano diffusi linguaggi diversificati, e vi comunico quelli che mi sembrano emergenti, alla luce delle esperienze che sto facendo e che ho fatto in Brasile.

1. Linguaggio devozionale/particolare più che ecclesiale/comunitario nella tradizione della Chiesa. Gesti, scelte, immagini, ritualità del ‘sacro’ che si esprimono a livello familiare più che ecclesiale in senso ampio. Persone che non celebrano i sacramenti della tradizione cattolica, ma che si pensano cattolici. Le pratiche religiose non sono esoteriche, escludenti…. sono aperte a tutti; la famiglia invita gli altri nella loro casa per condividere la loro devozione. Sono famiglie generose, invitano alla festa i vicini, offrono il pranzo o rinfresco durante i giorni di novena.
Si tratta poi di una manifestazione religiosa intermittente: per la maggioranza si accende una volta l’anno per i nove giorni della festa del santo.
Per diverse famiglie la fede si esprime con questo linguaggio; come accompagnare questa realtà? Qualcuno ci invita per celebrare la messa o animare la preghiera – una minoranza, per la verità- cerchiamo di andare, invitando le persone presenti a partecipare anche alla vita della comunità cui appartengono. Capita che le devozioni particolari e la vita liturgica della Chiesa parrocchiale si svolgano in parallelo.
Un esempio: una famiglia della città ha una devozione a Gesù Bambino e raduna i vicini per la novena di Natale; la notte del 24 è il giorno festivo, quindi non partecipano alla messa della notte in chiesa, ma fanno la loro festa, nella loro casa, con le loro preghiere e cantando, mangiando e bevendo!
Sono realtà diffuse, si potrebbero ignorare o combattere, togliendo però ciò che di fede autentica è presente. Per ora la strada migliore penso sia aprire i fedeli alla comprensione di una dimensione ulteriore; è una cosa buona quello che fanno, ma si può crescere e approfondire, partecipando alla vita della comunità oltre che della famiglia.

2. Linguaggio conservatore, tradizionalista
Un gruppo ristretto da noi ma è una tendenza forte pensando al Brasile in generale. La fede vissuta soprattutto nelle celebrazioni, con una obbedienza alle rubriche intese come l’unica fonte liturgica, con poco interesse per la storia o la teologia liturgica. Essere conservatori non è un male, ma in certi casi l’immagine che si percepisce è di formalismo e dissociazione tra fede e vita: la esigenza di rispettare le norme liturgiche spesso è unita alla critica aspra, aggressiva, dai toni di condanna, verso chi ha una impostazione differente; difesa dei dogmi della Chiesa ( ma non conoscenza del loro significato e storia) insieme all’intolleranza nei confronti dei ‘diversi’.
In parrocchia abbiamo il gruppetto dei super-ortodossi che hanno subito preso le distanze dai noi, criticando; di fatto, poche persone da noi ma moltissime nel Brasile. Chiedono la comunione eucaristica in ginocchio, non accettano di ricevere il pane consacrato in mano (anche se richiesto dalle norme relative al Covid19), qualcuno dice che è proibito battere le mani mentre si canta a messa; non accettano i ministri straordinari per la comunione e così via.
Capita che ci siano ‘fedeli’ che non accettano di collaborare con il prete concreto che è in parrocchia! L’obbedienza è ad alcuni preti della televisione, che sparano veleno contro la CNBB (vescovi brasiliani, secondo loro colpevoli di schierarsi politicamente troppo a sinistra) e si ergono come difensori della vera fede ortodossa.
Insomma, nel cuore della Amazzonia incontriamo alcuni che vogliono essere cattolico-romani, con le forme che vedono nei pontificali in TV, ma ancora più rigidi e ingessati (per non sbagliare). E noi italiani siamo accusati di non saperci inculturare se facciamo qualche osservazione su prassi desuete, o introduciamo qualche minimo cambiamento; col tempo certe asprezze vanno diminuendo. Si tratta solo di un piccolo gruppo qui da noi, ma, come ho scritto, piuttosto ampio nel Brasile attuale.
Sono diffusi anche blog e video sulla Rete, con una peculiare contraddizione: si dicono papisti e amano la gerarchia, ma critici contro papa Francesco. Amano l’idea di papa come supremo garante della verità cattolica, ma sono contro il papa attuale che non dice quello che dovrebbe dire e non difende la autentica fede cattolica ma semina ambiguità. Si alla figura del papa, ma no al signor Bergoglio, alle sue scelte e affermazioni che sarebbero semplicemente opinioni personali; il papa viene dissociato!
Rispetto ai tradizionalisti del passato, che si ponevano nella obbedienza alla cosiddetta ‘gerarchia ecclesiastica’ in quanto tale, i tradizionalisti attuali sono molto più soggettivisti, cioè vorrebbero imporre la loro visione pensata come ortodossa, e non accettano chi nella Chiesa ha il servizio di garantire questa ortodossia se non è in linea con la loro visione. Hanno un’idea di tradizione bloccata sul passato e non di tradizione viva; ad esempio, se le norme liturgiche indicano che ci si deve inginocchiare durante la preghiera eucaristica, non si chiedono come è entrata questa prassi nella chiesa, che teologia riflette, quali sono i significati della posizione del corpo, e se questo è il più adeguato ecc. semplicemente bisogna applicare le norme scritte senza discutere.
Valutazione: è da apprezzare la ricerca di una unità dei fedeli, la ricerca di una dottrina sicura e di una prassi liturgica condivisa da tutti. Ma è forte il rischio di un allontanamento dal vangelo per difendere una forma rigida. Se la tradizione non è viva e si riduce ad una osservanza di norme, e se unità significa uniformità e non comunione rispettando le alterità, e se non si dialoga ma si giudica e condanna, mi sembra di entrare in un clima soffocante e di non respirare più l’aria pura del vangelo.
(in seguito proporrò altri linguaggi della fede importanti qui in Brasile).

Gabriele Burani – missionario diocesano in Amazzonia

Capodanno , 1° gennaio 2021

 

E’ ANCORA NATALE…

Come vi dicevo, ho passato la notte di Natale, il 24 dicembre, a Ipiranga, avamposto militare sul confine con la Colombia, quando il Putumaio, fiume che divide il Perù dalla Colombia, cambia nome entrando in Brasile e si chiama “ rio Içá “. É un affluente del rio delle Amazzoni e percorre tutta la nostra parrocchia da est a ovest. Ipiranga un tempo era un paese abbastanza importante, proprio perché luogo di confine, oggi  ha l’apparenza di una città fantasma. Fuori dal Quartel militare sono solo case in legno, piuttosto vecchie e logorate dal tempo e dalle abbondanti piogge. I civili sono pochi, credo non superino un centinaio di persone, includendo vecchi e bambini. I militari oggi sono 54 e arriveranno ad essere 70 quando il contingente sarà al completo. Tutti molto giovani, dai 18 ai 24 anni, molti già con moglie e figli. Essendo un luogo speciale, di frontiera e in mezzo alla foresta, rimangono per almeno due anni e hanno diritto a portarsi la famiglia. Quindi molte case disabitate e decadenti sono affittate ai militari e ai loro familiari. La chiesetta di Santo Espedito, patrono delle forze armate, oggi non esiste più, dicono fosse una chiesa grande e bella, con due torri e anche le campane, poi l’infiltrazione di acqua nel tetto e l’abbandono hanno provocato il crollo. È rimasto solo il pavimento in ceramica che oggi serve da garage per i macchinari militari. Nel corso degli ultimi anni è apparsa una chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio alla quale oggi partecipano la maggioranza degli abitanti, una volta tutti cattolici. Anche diversi militari, provenienti dal sud del Brasile, sono evangelici. Il Comandante dei militari ha parlato con il pastore che abita a Ipiranga (i pastori evangelici sono preparati con sei mesi di corso accelerato e hanno famiglia, molto diverso da un prete cattolico che, oltre alla questione del celibato, deve sobbarcarsi otto anni di seminario e di studi filosofici e teologici… quasi anacronistico per un indigeno), fiducioso del mio parere favorevole, per fare un culto ecumenico, tutti insieme per il Natale, ma la risposta è stata chiaramente negativa. Anzi neppure i militari evangelici hanno partecipato alla confraternizzazione offerta dopo la conclusione della Messa e del Culto.
É davvero difficile costruire ponti quando si sono alzati muri di contrapposizione! Eppure, il vangelo è chiaro: non ci sono più stranieri e ospiti, uomini e donne, schiavi o liberi, italiani o africani, bianchi o neri, cattolici o evangelici… ma tutti siamo uno in Cristo Gesù! Questa parola ci libera e ci rende capaci di fraternità… quando sapremo spogliarci della nostra arroganza e accogliere il natale di quel bambino nato per noi, nato per tutti?

Normalmente celebriamo la messa una volta al mese nella “toca da onça” (tana della pantera), ma questo natale è stato diverso. Avevo chiesto un pezzo di terra per costruire una capanna in legno che servisse come luogo d’incontro per la comunità. I militari ci hanno offerto un vecchio deposito inutilizzato, sepolto in mezzo alle case e quasi diroccato, ma con le pareti ancora solide. Abbiamo accettato e si è formata una piccola equipe per ristrutturare. Ho inviato le lamiere per il tetto e loro si sono impegnati ad andare in foresta per incontrare le travi in legno… arrivo il 24 e vado diretto nella “toca da onça” per preparare per la messa di Natale, c’è la musica molto alta e tutto è pronto per la confraternizzazione …

padre, celebriamo la messa nella nostra chiesetta, siamo riusciti a coprire e abbiamo preparato là, abbiamo anche messo una lampada provvisoria … “.

 Quando arrivo mi si allarga il cuore. Una fogna ancora aperta passa proprio davanti alla porta, o meglio, al buco nella parete per entrare; non c’è niente, solo pareti sporche coperte con alcuni drappi improvvisati con vecchie coperte, un tavolino e alcune seggiole. Sorrido, preparo un piccolo altare con le immagini di Nossa Senhora Aparecida e Santo Expedito, patroni di Ipiranga, accendo una candela su una pietra improvvisata e iniziamo la celebrazione. Mi sembrava di essere a Betlemme, o in tante stalle del nostro appennino. Mi sentivo invitato da Francesco di Assisi a partecipare del suo primo presepio. Così, tra due giovani militari che suonavano la chitarra, una mamma che allattava il suo bambino, alcune anziane signore che finalmente potevano ‘assistere’ alla Messa in chiesa e non nella discoteca – toca da onça, alcuni giovani che aiutavano a cantare, con tre panettoni che avevo portato per i bambini, ma che sono serviti perché tutti potessero averne un pezzetto, ancora un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio, il suo nome è Salvatore potente, principe della pace.
Alcuni avevano criticato la scelta di accettare questa soluzione per la nostra chiesetta, in verità molto piccola e che la notte di Natale vedeva addirittura persone in piedi contro le pareti ancora sporche; anch’io, non lo nego, ero titubante perché è davvero nascosta in mezzo alle case, bisogna ‘sbatterci contro per vederla, mentre le chiese anche degli evangelici sono sempre in luoghi alti o al centro delle piazze, come nella città di Santo Antonio. Ma quella notte, una luce ci ha avvolti e tutto è diventato chiaro. Dio abita in mezzo al suo popolo, tra i suoi figli, nelle nostre case. Ha fatto della nostra carne la sua dimora.  Non ha bisogno di un tempio e dei suoi ornamenti sacri, gli basta un cuore umile e capace di amare. Non vuole essere visto e riconosciuto nella sua sacralità e onnipotenza, ma vuole essere incontrato nel volto e nella persona di tanti fratelli e sorelle spesso sfigurati dall’ingiustizia, frutto del peccato di egoismo (di consumismo direbbe papa Francesco). È venuto a liberarci e salvarci da noi stessi per renderci capaci di essere per gli altri. Solo l’amore che esce da se stesso cresce e non soffoca.

Credo che il Messia, Figlio di Dio, Gesù non sia venuto a fondare un’altra religione (ce ne sono già troppe!), neppure il cristianesimo, spesso frutto del bisogno innato di riconoscenza e affermazione. Il Signore, che ha vinto sulla morte della contrapposizione e della divisione, ha schiarito la notte dell’io incurante del fratello e della sorella, ci ha liberato e resi liberi di amare. Credo che il Risorto, figlio di Maria di Nazaret sia venuto per aiutare l’umanità a ritrovare se stessa e la gioia della bellezza della Vita.

Questo tempo di “pandemia” ha smascherato, proprio imponendoci di usare una maschera, ha smascherato la falsità apparente della religione, l’interesse nascosto della politica, i blocchi di potere della confederazione degli stati uniti d’America, della Russia e dell’Europa; la violenza dell’imposizione ebraica e araba, e la sete incontenibile di vita della madre Africa.

È ancora Natale, Dio si sottrae a ogni manipolazione, è l’Emmanuele, Dio-con-noi, con il popolo, con la gente, con gli ultimi a favore della vita di tutti. Non perdiamo questo Natale pandemico che ci fa sentire la mancanza di un abbraccio, di un incontro, dell’altro… non delle cose che consumiamo! Questo Natale che ci invita ad essere un segno nuovo, accogliente, speranzoso, umile, sorridente, capace di solidarietà e di perdono, onesto e fraterno: la chiesa di Gesù di Nazaret, figlio di una ragazza madre e di cui, come per tanti, Dio è l’unico Padre! È ancora Natale… grazie a Dio!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Capodanno , 1° gennaio 2021

 

Dicembre 2020

FESTA È… FESTA!

Una domanda che mi sento fare spesso: “Ma come vive la gente in Amazzonia?” e in particolare: “Com’è la vita di chi vive lungo il fiume?”. É difficile trovare la parola giusta, posso affermare che le persone vivono di “essenzialità”. Tutto è ridotto ad alcune azioni indispensabili per la sopravvivenza. Dove non c’è luce elettrica, ma anche dove è arrivata da poco, si dorme presto, alle otto di sera tutto tace. Ma la notte è movimentata, a tutte le ore qualcuno si alza, accende la sua lampada portatile, prepara la canoa e parte per la pesca.
Dormendo sulla barca, quindi sulla riva del fiume, mi sono reso conto di come gli uomini siano un tutt’uno con la pesca. Non c’è orario per partire. Chi va per mettere la rete in punti strategici, chi preferisce pescare con l’arpione per prendere pesci più grandi… e quando ritorni con la canoa piena, tutti accorrono, i bambini e le donne per pulire il pesce e metterlo sotto sale o nel ghiaccio contenuto in grosse casse di polistirolo. Il pesce grande e bello non viene mangiato, ma venduto al mercato, così si parte per affrontare cinque o sei ore di viaggio, a volte due giorni, e raggiungere il porto della città per vendere il pesce e comperare altri generi alimentari o vestiti… una birra con i compagni di pesca, poi si riparte. Il pesce che serve per colazione e per pranzo lo si pesca sul momento, è un pesce piccolo che non serve per il commercio. Solo la domenica non si esce per la pesca, è giorno di riposo e di divertimento, spesso si mette la musica a tutto volume e si improvvisa una festa.
Le donne sono le vere “padrone di casa”, sono loro a fare tutto, dal cibo alla pulizia e al prendersi cura dei numerosi figli nati da un gesto di affetto tra una pesca e l’altra, o in una notte di pioggia grossa, quando anche la luce elettrica non funziona e non si può distrarsi con il calcio alla televisione. Sono tanti bambini, tanti i papà forse troppo giovani, tante le ragazze ancora adolescenti e già mamme! Divertimento tipicamente maschile, oltre al calcio praticato anche dalle giovani ragazze, è la caccia. Si parte in gruppo, armati di fucile e machete e si rimane in foresta anche alcuni giorni, tra i pericoli dei serpenti e degli animali feroci, per portare a casa la carne di cinghiali, scimmie, coccodrilli, cerbiatti e altra selvaggina, che verrà messa sotto sale per conservarla. Le piantagioni di mandioca, granoturco, banane… sono di tutto il nucleo famigliare, anche i bambini collaborano, ma sono le donne che si prendono cura del raccolto.
Così la vita scorre, come il fiume, lenta e ripetitiva, ogni giorno per giungere il giorno successivo. Si costruiscono case in legno e canoe con una tecnica tramandata di padre in figlio. Mi diceva un vecchio Cassique che i bambini devono andare a scuola per imparare a leggere e scrivere, ma non per conoscere le cose che servono per vivere, queste le imparano fin da piccoli. Ogni bimbo conosce tutti i tipi di pesci che il papà pesca – pirarucu, tambaqui, jaraqui, piranha, … – ma non sa scrivere il loro nome e se vede un nome scritto non sa identificare a quale pesce si riferisce. Quindi, la scuola deve insegnare a dare un nome alle cose che la vita ha già insegnato e che gli adulti hanno trasmesso ai più giovani. La vita è dura per chi ogni giorno vive senza sicurezze, ma dipendendo dalla generosità della natura e dal frutto del proprio lavoro. In questa logica non esiste il concetto di “risparmio” e ancora meno di “accumulo”. Non si possiede niente se non ciò che si consuma per vivere.
Nella comunità União da Boa Fè, dopo la messa ci invitano sempre a pranzo, ma l’ultima volta c’era un certo disagio: “padre, abbiamo un pesce che ci hanno lasciato i nostri figli, scesi in città, ma il riso è finito e fino al loro ritorno è solo pesce e farina di mandioca…”; “grazie questo pesce è buonissimo e la farina aiuta ad apprezzarne il sapore”. Anche i bimbi si sono precipitati a spolpare il pesce, agilissimi nel togliere le lische, senza nessun imbarazzo, quasi per gioco, rubandosi con le mani i pezzi più grandi. Sul tavolo un contenitore con l’acqua e un unico bicchiere per chi volesse bere.
Passando nelle comunità di Nova Canaã e Novo Pendão non troviamo nessuno, le case chiuse. Ma dove sono andati? Sapevano che sarei passato oggi, abbiamo lasciato la data segnata già dal mese passato… e ci vogliono un giorno e mezzo di navigazione per arrivare fin qua! Porto la comunione eucaristica a due anziani peruviani che vivono sull’altra sponda del fiume, i loro figli e nipoti sono tutti della chiesa evangelica Assemblea di Dio, ma loro non lasciano la chiesa cattolica dove sono nati e sono stati battezzati. Così, ogni volta che passo porto loro la comunione e anche i numerosi nipoti che scorrazzano intorno a casa, entrano e pregano con noi: leggiamo il Vangelo, preghiamo per le persone, invochiamo lo Spirito Santo su tutti e chiediamo la protezione di Maria per piccoli e grandi. Poi, condividiamo il Pane della Vita e, con i piccoli, qualche biscotto e caramelle sempre attese e gradite. Mi dicono: “padre, non c’è nessuno, sono andati tutti alla festa della comunità di Santa Terezinha, una comunità non cattolica, ma della cruzada che oggi ricorda il giorno del suo inizio, quando il pastore ha piantato la croce, dando inizio al cammino della chiesa”. Festa, è festa. Non importa il motivo o la chiesa di appartenenza: è festa! Una opportunità di incontro, di relazioni, di rivedere persone che da anni non si erano incontrate. É opportunità per divertirsi e mangiare qualcosa di diverso… per una avventura amorosa, anche se solo per una notte… La vita è così dura, ogni giorno, scorre così lenta e piena di cose indispensabili da fare, senza tempo per se stessi…. è una opportunità da non perdere, è l’assaporare la vita nella sua umanità. Festa… è festa!
Bene, lascio l’invito per il prossimo mese, passerò in gennaio. Riprendiamo il nostro viaggio, abbiamo ancora tre comunità nei prossimi due giorni, prima di rientrare. E durante il viaggio di ritorno, scrutando il fiume che scorre lento e le nuvole che giocano sull’acqua, tra le fronde della foresta, ripenso a questa gente, alla mia gente che vive una vita essenziale nella sua semplicità e durezza, ma che non perde ogni opportunità di incontro, di condivisione, di gioia. Penso alla parola del profeta: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le mie via”. E sorrido delle nostre programmazioni pastorali, scardinate dalla vita reale. Festa, è festa! É vita per il popolo di Dio! É gioia per i suoi figli! Poi la vita riprende il suo corso, come il grande fiume, verso il mare.
Passerò la notte di Natale nella comunità di Ipiranga, sul confine colombiano, avamposto militare e ‘città fantasma’ di circa duecento abitanti. É l’ultima comunità anche geograficamente, forse quella con meno identità, fatta da persone provenienti da molti posti diversi, mescolando portoghese e spagnolo per una convivenza non sempre scelta, ma imposta dalle circostanze della vita. Betlemme perduta in mezzo alla foresta pluviale più grande del mondo, da cui nascerà il Salvatore, l’Emmanuele – Dio con noi. Betlemme casa del pane e della speranza.

Feliz Natal! Feliz Navidad! Buon Natale a tutti!

venerdì 18 dicembre 2020

 

Novembre 2020

Incredible… ma vero!

Dopo le elezioni amministrative riprendiamo i nostri viaggi missionari. Il nuovo sindaco è uno del partito repubblicano, quindi non molto di sinistra e abbastanza legato alla classe dirigente. Comunque migliore del suo avversario che possiamo definire del partito “opportunista”: è già stato sindaco per dodici anni e ha fatto ben poco per la popolazione, specie per i più poveri. Si è limitato a distribuire soldi per comprare voti e chiudere bocche che reclamavano. Il nuovo sindaco, per i prossimi quattro o otto anni se sarà rieletto, é forse la persona più ricca della città, commerciante che ha anche una impresa di costruzione e due chiatte per trasportare merci da Manaus a qui, ogni mese. La sua é stata una campagna politica abbastanza ‘pulita’, non ha fatto grandi promesse e, almeno sembra, non ha comprato voti. Il suo discorso è stato questo:
“Non ho bisogno dei soldi del Comune, ne ho abbastanza per me e per la mia famiglia, vorrei che fossero spesi bene per chi vuol lavorare e quindi merita di avere un lavoro, e cominciando dai più poveri, cercherò di amministrare per chi davvero ha bisogno. Non posso e non darò soldi a uno o all’altro, aiuterò le comunità in quello di cui hanno più bisogno: casa, sanamento basico, infrastrutture, scuola e salute”.
Così ha ripetuto anche nel suo primo discorso da sindaco eletto. E così gli ho scritto un WhatsApp quella notte, ricordandogli le sue parole in favore dei più poveri e assicurandogli il nostro accompagnamento che ad ogni occasione, opportuna o non opportuna, gli ricorderà di questa parola data.
Così, passate le elezioni, riprendiamo il nostro viaggio missionario diretti a Ipiranga, ultima comunità, posto militare sul confine colombiano. Ci fermiamo a “Itu” a circa sette ore dal confine, arriviamo di notte con un temporale che non consiglio a nessuno: cielo plumbeo, fulmini e tuoni, il fiume agitato che si diverte a sballottare la barca e, dulcis in fundo, visibilità zero per la pioggia scrosciante. Guidati dalle luci della comunità, approdiamo e mettiamo in sicurezza la barca, ancora tremante per il forte vento. Bene, due uova fritte e due salcicce, un succo di limone e sull’amaca per una notte di meritato riposo. Il giorno dopo ci riuniamo con la comunità: due nonni con le tre figlie sposate, una già vedova, e molti nipoti. Hanno anche un figlio piccolo, portatore di Handicap, ma che tengono nascosto. Quando inizio la celebrazione della Messa, nel tardo pomeriggio, arriva anche la famiglia vicina, un colombiano con la moglie e i suoi sei figli, alcuni già grandi di 17/20 anni e altri minori di 13/15 anni. É la festa di Cristo Re così chiedo ai bambini: Quando finisce l’anno? Silenzio assoluto! In che mese siamo? Silenzio! Sapete quando siete nati? Quanti anni avete? I volti smarriti. Il sorriso della mamma e lo sguardo che dice: “Ma cosa ci chiedi… a cosa serve…?”. Volevo semplicemente introdurre il tempo dell’Avvento come inizio di un nuovo anno liturgico in preparazione alla festa del Natale… ma ho lasciato perdere. Così mi limito a domandare: “Sapete quando è Natale quest’anno?” Provo ad aiutarli… “Alla fine del prossimo mese, il 25 di…..?” Nessuno risponde, appena tanti sorrisi e tanti occhi sgranati. “Ma sapete in che mese siamo?” Silenzio! Anche i ragazzi grandi sembrano cadere dalle nuvole, chiedo se sanno leggere e scrivere… “Poco e con difficoltà, abbiamo frequentato solo la 1° e la 2° serie. Normalmente la scuola funziona una settimana o dieci giorni al mese, poi il professore va in città per ricevere lo stipendio e si ferma un tempo in casa con la famiglia; spesso non c’è la merenda che viene data dallo Stato, e così alle nove si ritorna a casa… nessuno resiste a scuola senza mangiare! Ma la preghiera è stata molto bella, partecipata e gioiosa. Anche i bimbi più piccoli si sforzavano di rimanere svegli… per non perdere le caramelle e i biscotti alla fine della celebrazione!
Nel viaggio di ritorno a “São João do lago grande” troviamo solo la famiglia del professore, che si scusa perché non c’è nessuno, sono andati tutti a pescare e torneranno solo domani dopo la notte di pesca. Lasciamo i fogli che abbiamo preparato per le celebrazioni dell’Avvento e del Natale e ricordiamo che passeremo il 25 nel pomeriggio per celebrare con loro la festa del Natale.
Proseguiamo per la comunità di “São Pedro” a circa una ora e mezza di distanza. Scendo e incontro tre mamme, due stanno allattando i loro bambini e la terza pettinando la sua bimba. Saluto, sento come stanno, se c’è qualche ammalato nella comunità. Tutto bene, padre! Chiedo se sanno che oggi c’è la Messa, mi dicono di no, che non hanno sentito niente, ma il cassique sta in casa, lui deve sapere. Osservo i bimbi e tutti portano una piccola croce al collo, probabilmente sono simpatizzanti della ‘chiesa della croce’ o semplicemente la usano come protezione contro il male. Vado nella casa di Isaia, il cassique, la moglie è sdraiata sull’amaca, chiedo del marito, sta lì nell’altra stanza, vedo un’amaca appesa… aspetto un po’, ma solo silenzio… così saluto e vado in un’altra casa, piena di bambini. Il papà è sdraiato sul pavimento di assi, pancia in giù, non da segni di vita, i bimbi giocano saltando su di lui, saluto la mamma, sull’amaca, che ricambia gentilmente il saluto e… silenzio. Rimango ancora cinque minuti sulla soglia, poi vedo un uomo che sta preparando la ‘cuia’ per la sua canoa, così vado ad incontrarlo. “Si, padre, il cassique ha avvisato per la Messa, ma ci sono molti ammalati, con febbre alta e diarrea”. Chiedo se sia malaria… no, perché non hanno i brividi e sudano molto.
Chiedo che acqua bevono. Quella del fiume, mi risponde. Qui non ci sono igarapé (piccole sorgenti). Ma la trattate con il cloro…? no, è finito e qui non abbiamo nessuno della salute pubblica. Sono già stato a Juì (paese a cinque ore di canoa motorizzata), ma dicono che non possono darlo senza una richiesta del responsabile della salute… che qui non abbiamo. Mi ricordo in questo momento di una frase ironica di fr. Gino, mio predecessore: “Bevete l’acqua del fiume, è così inquinata che anche i microbi e i batteri muoiono!”. Ricordandomi della mia Bahia chiedo: “Ma non potete usare l’acqua piovana? Qui piove spesso, quasi tutti i giorni…”. “Sarebbe bello, mi risponde, ma qui nessuno ha una cassa di plastica per raccogliere l’acqua, solo qualche pentola, ma finisce subito. E i prossimi quattro anni saranno difficili perché il nostro candidato ha perso…”. Rispondo che il nuovo sindaco ha detto che non ci sarà persecuzione politica, ma aiuto per i più bisognosi, e che la Chiesa proverà ad accompagnare questo processo. Ma so che lui ha ragione e non sarà facile! Più tardi quest’uomo viene sulla barca e mi avvisa che la gente vuole celebrare la Messa, alle 18, perché alla sera non c’è luce, è finita la benzina e il motore non funziona… Mentre preparo l’occorrente per la celebrazione e i biscotti per i bambini, penso tra me: “Incredibile, ma vero”, nel più grande bacino acquifero del mondo, l’Amazzonia, non c’è acqua pulita da bere! Il Vangelo di questa ultima domenica dell’anno liturgico ci coinvolge: “Avevo sete e mi avete dato da bere”. Così lascio alcune medicine per la febbre e la diarrea, e chiedo quante case ci sono, mi rispondono cinque, bene proverò a cercare cinque casse da 500 litri ciascuna, voi pensate a come fare una specie di grondaia e al prossimo viaggio, il 12 dicembre, ve le porto. Non saranno di proprietà individuale, ma della comunità, non si possono vendere né portare via, serviranno per voi e i vostri figli, per bere ‘acqua viva’.
Così, durante la notte, ripenso a quante famiglie devono affrontare questa situazione… ripenso alle cisterne fatte nella secca Bahia e mi ripropongo de vedere, nei prossimi viaggi, la necessità concreta di acqua potabile, in questa Amazzonia dove piove tutti i giorni e i fiumi sono una ricchezza enorme di acqua dolce. Incredibile, ma vero!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

1° domenica di avvento, 29 novembre 2020

 

Mezzo vuoto…. o mezzo pieno?

É proprio così, quando ti offrono un bicchiere di vino e il livello è proprio a metà, lo guardi e ti chiedi: questo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Io preferisco sempre essere positivo e apprezzare quanto mi viene offerto e può essere accolto con gioia. É pur sempre il “vino” che rallegra il cuore dell’uomo!
Così, ad ogni viaggio il cuore raccoglie le fatiche e le gioie della realtà incontrata. Non mi nascondo che a volte il disanimo si fa sentire. Dopo una giornata iniziata alle sei del mattino per raggiungere una Comunità e poter ripartire per un servizio nella parrocchia vicina di Amaturà, perché il prete colombiano si è preso le ferie, preferendo rimanere lontano in questo tempo di politica a volte violenta. Arrivo dopo sette ore di navigazione e trovo la chiesa chiusa: “padre, ci deve essere un errore, il parroco si è confuso perché qui la messa è sempre al mattino, non abbiamo ancora energia nella cappella”, “non ci sono problemi, dormo sulla barca e domani mattina celebriamo nella chiesa parrocchiale che è domenica” rispondo.
E così è stato, alle 7:30, con poche persone celebriamo, fortuna che c’era un giovane che suonava e una ragazza che cantava e hanno aiutato a ringraziare, poi una signora di mezz’età che cantando il salmo mi ha fatto venire la pelle d’oca, l’ho ringraziata per il suo canto di lode e di fede!
Nel viaggio di ritorno facciamo sosta a Patià, comunità indigena per celebrare l’Eucaristia. Vengo a sapere che l’animatore non ha avvisato nessuno, c’è un forte contrasto politico che ha diviso la Comunità. Così passiamo di casa in casa e, scusandoci, avvisiamo le famiglie che benevolmente accettano di prepararsi per la celebrazione domenicale.
A Moinho avevo una grande aspettativa, il mese passato ci eravamo riuniti a casa del Cassique (lìder della comunità) e concordato di spostare la messa alla sera per una maggiore partecipazione delle famiglie e di preparare la festa del patrono, Santa Lucia, il tredici dicembre, cominciando anche la costruzione della cappella come luogo di incontro e segno della fede, che potesse esse usata anche dai fratelli evangelici nel segno dell’unità. Ma quando arrivo, nel pomeriggio, mi avvisano che non c’è quasi nessuno, solo due famiglie e pochi bambini. Sono tutti sul lago a pescare, già da tre giorni e torneranno domani… quando io sarò già a sei ore di navigazione, risalendo il fiume per raggiungere la prossima Comunità. Sorrido e prepariamo la celebrazione con i bimbi e le due mamme, una è molto interessata e ravviva la mia speranza, le lascio le dispense preparate per il cammino dell’Avvento/Natale e le chiedo di riferire agli altri che non sono presenti. Passiamo la notte e all’alba ripartiamo.
Chiedo agli amici di São Lazaro di anticipare la celebrazione nel pomeriggio, invece che alla sera, so che alcuni non ci saranno, ma pazienza, domani alle 8:00 ho la messa e un battesimo con due famiglie giovani che vivono in un ramo secondario del fiume, molto isolate. Così, dopo la celebrazione, sempre gioiosa per la partecipazione dei piccoli, ripartiamo per passare la notte due ore più avanti, dovremo navigare accendendo il faro perché il sole sta già rientrando. Arriviamo al porto e vediamo un movimento di canoe, trasportando viveri e caricando bambini…: “padre abbiamo pensato di partire questa notte per arrivare domani a Santo Antonio per le elezioni”.
Rispondo che c’è tempo e possono partire domani dopo il battesimo. “Lasciamo per il prossimo mese, anche i padrini stanno partendo con noi…” “Bene, state attenti che viaggiare di notte è pericoloso”. Ringrazio il Signore e mi addormento sull’amaca, stanco e pensieroso, che neanche le zanzare riescono più ad infastidirmi.
A Nova Canaan, quasi sette ore di navigazione, scendo per vedere se si ricordano che la sera, nella scuola, abbiamo la Celebrazione Eucaristica. Sembrano sorpresi, ma una signora interviene:
“Si padre, non ci sono problemi, apriamo la scuola e può venire a celebrare la ‘sua’ messa”.
Mi si rivolta lo stomaco e sorrido: “Certo, faccio un bagno e ci vediamo verso le sette e mezza per pregare insieme, ringraziare il Signore e celebrare la ‘nostra’ messa!”.
É ancora molto difficile il cammino di una fede che sia anche vissuta e condivisa fraternamente, in Comunità, è difficile far crescere una appartenenza ecclesiale, il sentirsi Chiesa – Popolo di Dio. Erano abituati a vedere il frate 2 o 3 volte all’anno, solo per battezzare i loro figli; ora una presenza mensile è quasi troppo esigente, senza parlare della difficoltà di riunirsi per ascoltare la Parola e pregare insieme nel giorno del Signore… il cammino è davvero lento e lungo!
“Quale gioia quando mi dissero, andremo alla casa del Signore”, così nella Comunità di São Vicente hanno iniziato a riunirsi tutte le domeniche per celebrare la Parola di Dio e pregare insieme. Si fermano per conversare della vita delle loro famiglie e festeggiano i compleanni. Ora vogliono costruire la cappella della Comunità, hanno già scelto il luogo, vicino alla scuola, al centro dell’aldeia. Il Cassique incentiva tutti a collaborare e ad essere presenti. Anche gli uomini ci sono e i giovani, alcuni dei quali già papà a 16/18 anni, vengono con i loro bimbi e le loro mogli. É bello vedere che il seme produce frutto e questo ravviva la speranza in una Fede che sia davvero possibilità di una vita fraterna. Certo, rimangono dei segni di vecchie incrostazioni religiose. Una giovane mamma, che animava il canto, viene a cercarmi sulla barca per chiedere spiegazioni. Ho avuto un figlio da un mese e ancora non ho fatto il rito di purificazione, come Maria nel tempio. L’ascolto con rispetto e le chiedo da dove venga questa preoccupazione. Mi risponde che alcune amiche che frequentano l’Assemblea di Dio, chiesa evangelica, le hanno detto che è impura e deve chiamare il pastore per essere purificata, così pure le donne, quando hanno il mestruo, non possono entrare in chiesa, né fare la comunione. Ho già 57 anni e ho sentito parlare che anche nella chiesa cattolica si facevano questi riti, e mi vieni in mente che già in un’altra comunità alcune donne non facevano la comunione. I mariti mi dissero che non potevano perché stavano nei ‘loro giorni’. Spiego a questa mamma da dove vengono queste cose, legate all’associare il sangue alla vita, la perdita di sangue con l’impurità. Ma spiego che la verità è esattamente il contrario: la donna perde sangue quando non rimane incinta perché il suo organismo si rinnova e si prepara per la possibilità di accogliere una nuova vita nella prossima ovulazione. Quindi la rassicuro e le dico che la Fede ha cancellato queste pratiche religiose e riconosce la bellezza della vita presente anche nel come il Signore ha voluto le sue creature, anche nel funzionamento del corpo. E mi chiedo: quando, finalmente, ci libereremo da paure ancestrali che le religioni hanno usato, perdendo la gioia e la bellezza della vita! La Fede ci rende uomini e donne liberi, nuovi nel cuore e nella mente. Purtroppo queste nuove chiese evangeliche stanno riprendendo tutte queste norme religiose della legge di Mosè, così rivendicano e legano le persone caricandole di pesanti fardelli. Ma la Parola del Vangelo, che annunciamo, ci ha liberato dalla Legge!
E come non ricordare la gioia di 5 fratelli, orfani di padre (brasiliano morto nel traffico di droga) e di madre (peruviana morta di malattia), che non hanno registro e quindi non esistono per la società. La gioia di essere battezzati, di essere accolti e sentirsi riconosciuti, membri di una Comunità. La possibilità ora di fare anche il registro civile, perché hanno un documento che attesta chi sono: il registro di battesimo.
A Novo Pendão chiedo se possiamo anticipare la celebrazione alle quattro del pomeriggio, perché il giorno seguente vorremmo partire presto alle 6:00 del mattino, ci vorranno dodici ore ininterrotte per arrivare a casa alle 6:00 del pomeriggio del sabato e così la domenica poter votare e scegliere il nuovo sindaco. “Certo padre, senza problemi!” Chiedo se davvero non ci sono problemi e se avevano programmato altre cose. “Solo volevo uscire a pescare un pesce per pranzare, ma non ci sono problemi”.
Cosi prendo alcune salsicce sulla barca, un chilo di riso, uova e biscotti e li ringrazio condividendo ciò che era rimasto per il viaggio di ritorno. Noi mangeremo in casa, assaporando quel mezzo bicchier di vino che rallegra il cuore dell’uomo!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Santa Elisabetta di Ungheria, 17 novembre 2020

 

Che bella! La religiosità popolare

Quando abbiamo fatto il calendario delle celebrazioni mensili dell’Eucaristia, nelle 25 Comunità del rio Içà, ci siamo preoccupati che fossero in una data vicina alla festa dei patroni, proprio per valorizzare la festa della Comunità. In rarissimi casi siamo riusciti a far coincidere il giorno della festa del Santo con il giorno mensile della Messa, appena per 5 Comunità i giorni coincidono, tutte le altre dovranno accontentarsi di avere il prete per la Messa e i battesimi una sera della novena di preparazione. Chiaramente, le prime due Comunità sono state favorite: São João de Japuacuà il giorno 24, il patrono è Giovanni il Battista (24 di giugno) e Nossa Senhora de Nazaré il giorno 25, la festa della Madonna di Nazaret è proprio il 25 ottobre.
Così, passando nello scorso 25 settembre avviso le famiglie che abitano a Nazaré, che ci rivedremo il giorno della festa. Tutti mi guardano seri e si scambiano sguardi fra di loro, fino al momento in cui la signora più anziana, dona Maria – è lei che invita tutti per la festa della sua devozione – si alza e mi chiede: non potrebbe venire il giorno 24… facciamo uno scambio con l’altra Comunità vicina… solo per questa volta. La guardo stupito e ribatto: ma non è più bello il giorno stesso della festa della Madonna? Tutti sorridono e un signore di mezza età, la butta lì: venga pure il 25, ma non ci saranno le condizioni per celebrare la Messa, saremo tutti “porre”, alticci, ubriachi…. Bene, dico io, vedo con l’altra Comunità, ma credo non ci siano problemi, ci vediamo il 24 pomeriggio verso le cinque.
Così il 24, senza molto entusiasmo partiamo da Santo Antonio alle 12:30 e arriviamo a Nazaré verso le 5 e mezza del pomeriggio, il fiume si è ulteriormente abbassato e in diversi punti sono apparse altre spiagge, bisogna stare attenti a non insabbiarsi e a non prendere qualche ramo o radice, che sono pericolosi perché capaci di bucare il fondo della barca. C’è molta gente, saranno state un centinaio di persone, molti bambini, anche lattanti, tanti giovani e giovani coppie, oltre, chiaro ai veterani. Sentono il motore della barca da lontano e, incuriositi, tutti sono sulla riva ad aspettarci. “Padre è la prima volta che c’è la messa proprio il giorno della festa, non era mai successo, seja bem vindo!”. Così dopo alcune chiacchiere in libertà, entro convinto di celebrare subito, ci sono anche due battesimi, “filhos do boto”, di ragazze madri. Ma la sala è deserta, solo una candela accesa davanti all’immagine della Santa. Mi guardo attorno e comincio a girare… chi sta prendendo il latte dalla mamma, chi sta furtivamente mangiando in cucina, una sala senza porte e senza pareti, aperta a tutti, chi sta morosando e si è appartato un poco, chi si beve una birra in compagnia e scoppia mortaretti. Finalmente vedo dona Maria, è lei che organizza la festa della Madonna, viene sorridendo, con i capelli sciolti, una simpatica vecchietta quasi ottantenne. Le chiedo: “quando celebriamo la Messa?” La risposta è pronta: “pazienza padre, alle 8 saranno tutti pronti, li lasci “tomar bagno (fare la doccia)”, di fatto tutti sono scesi al fiume ed è una festa di bimbi saltando in acqua, le donne sono più riservate e fanno il bagno vestite, gli uomini più spartani. Chiaro, tutto a suon di musica a balla! Comincio a preoccuparmi di come sarà la celebrazione… ci penserà Dio!
Verso le 7:30 cominciano ad arrivare, così ne approfitto per chiedere di dove sono. La maggioranza viene dalla città, da Santo Antonio, tutti amici e parenti. Chiedo se partecipano di qualche comunità, la maggioranza no. Qualcuno a volte va in qualche chiesa evangelica. Una coppia giovane viene da São Paulo de Olivença, sul rio delle Amazzoni, hanno fatto 16 ore di canoa, con i loro genitori e altri della famiglia, per arrivare e partecipare alla festa della bisnonna! Bene, ho scelto alcuni canti tra i più semplici e conosciuti, il fedele Mosè mi aiuterà a cantare, perché una Messa senza canto è molto triste. All’improvviso tutti escono, c’è una canoa in arrivo. È il cantante con il suo compagno che suona la tastiera e, naturalmente, due casse acustiche stratosferiche, con tanto di luci laser… Con un po’ di pazienza cominciamo… La celebrazione dura circa una ora e mezza, con i due battesimi, e per mio grande stupore la partecipazione è delle più belle che abbia già vissuto. Il silenzio, l’ascolto della Parola, la riflessione dialogata con qualcuno che nella semplicità interviene. Anche le preghiere dei fedeli sono spontanee, quasi un miracolo! Poi la devozione di chi partecipa alla Messa in ginocchio e stringendo l’immagine di Maria di Nazaret, per ‘pagare’ una promessa fatta in tempo di malattia. Il musicista è proprio bravo e riesce ad improvvisare un accompagnamento dei canti religiosi. Tutti sono presenti, corpo e anima, lo si percepisce nell’aria, tutti stanno pregando davvero, giovani, adulti e bambini. Una delle mamme che battezza il suo bambino ha un nuovo compagno, molto giovane, lui mi chiede se ho un piccolo crocifisso da mettere al collo di quel bimbo che da oggi sarà già suo figlio, guardo nel mio zaino e trovo un Tau di Assisi… è la gioia di questo novello papà che come Giuseppe accoglie la sua donna col suo bambino. Vedo una coppia giovane, quella venuta da lontano, da sedici ore di canoa, che mi guarda come se volesse dirmi qualcosa, la celebrazione va avanti, verso la fine. Molti fanno la comunione, loro no.
Alla fine, quando inizia la festa e la musica diventa assordante, si avvicinano. Possiamo parlare? Dite pure. Stiamo insieme da sei mesi, viviamo a Tabatinga perché frequentiamo la stessa università, non siamo sposati… possiamo fare la comunione? Ci manca molto questo momento di incontro con il Signore… Rispondo: c’è una legge e c’è la vostra coscienza. Per la legge non potreste, e spiego loro i motivi. Ma dovete decidere in coscienza, qual è il vostro progetto di vita? Noi vogliamo sposarci, essere una famiglia, ma adesso non possiamo, ci mancano troppe cose… ma è il nostro sogno. Ascoltate il vostro cuore, non si fa la comunione perché si è in regola…, ci nutriamo del Signore Gesù, della sua Parola e del suo corpo e sangue per avere la forza di camminare e realizzare il bene, per conservare la fede e non mollarci nelle sfide della vita. Pregate il Signore insieme, ogni sera e ogni mattina, e ascoltate il vostro cuore, la vostra coscienza che vi indicherà la strada migliore, con umiltà e con gioia. Se no il prossimo prete che incontrerete potrebbe dirvi il contrario… Grazie padre, le vogliamo bene. Vogliatevi bene l’un l’altra e siate sereni, il Signore vi ama!
Così, ormai sono le undici di sera e decidiamo di ritirarci sulla barca, prepariamo le amache e proviamo a dormire. La musica ci accompagna la notte intera. Alle 6 ci alziamo, prepariamo un caffè in fretta perché alle 8 ci aspetta un’altra comunità, quella di São João. L’alba ormai rischiara il giorno, usciamo dalla barca e, sorpresi, ci accorgiamo che sono tutti svegli. O meglio, non hanno dormito e si vede dalle facce! Mamme con i bambini, giovani e ragazze, gli uomini riuniti a discutere di politica e delle elezioni amministrative ormai imminenti. Salutiamo, per riprendere il viaggio, ma dona Maria ci chiama: “non potete andare senza provare il latte e cioccolato, nescau, che sempre viene offerto nella festa dei Santi. Così, scendiamo e ci prepariamo per una seconda colazione in compagnia di tutti i presenti. Padre, possiamo chiederle un favore? Certo, se posso. Lasci guidare il suo compagno di viaggio, Mosè, e dia una volta sul lago venendo verso la nostra Comunità, e ci benedica rimanendo in piedi sulla barca… come fa il papa. E così fu, papa per 15 minuti. In un silenzio profondamente carico di fede, all’aurora di un nuovo giorno, scende la benedizione del Signore su coloro che hanno fatto festa alla Madonna di Nazaret, e con applausi e mortaretti riprendiamo il viaggio. “Padre, non era mai successo di avere la Messa il giorno della festa. L’aspettiamo il prossimo anno, ci saremo tutti”. È la fede semplice della nostra gente, la religiosità popolare. Che bella!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

1° venerdì del mese, 6 novembre 2020

 

5° Viaggio missionario

Un fiume “fiorito”!

Questa mattina alle 8:30 scendo al porto, encontro Moises, fedele compagno di viaggio, e usciamo con destinazione “Nazaré”, una Comunità sul fiume Solimões (rio delle amazzoni) a un’ora e mezza di navigazione scendendo… ci vorranno almeno due ore per risalire al ritorno. Due manovre per schivare le imbarcazioni che ci avevano stretto e, finalmente, sull’immensità dell’acqua. Il fiume é ancora basso, deve crescere nei prossimi mesi di almeno cinque o sei metri. Ci dirigiamo verso l’altra sponda per evitare spiagge ancora visibili e altre appena sotto un metro d’acqua, ostacolo pericoloso… e mentre allungo lo sguardo, qualcosa mi sembra strano: l’acqua ha uno strano colore verde! Poi metto a fuoco e vedo il fiume completamente coperto di fiori verdi della dimensione di dieci o venti centimetri, che galleggiano e rendono la superficie dell’acqua come fosse un giardino fiorito. Non credo ai miei occhi e chiedo a Moises di dove viene questo spettacolo. È il temporale di ieri, il vento forte e l’acqua agitata hanno portato nel fiume i fiori dei laghi. Per lui cosa normale, già vista dopo i temporali. Quello di ieri me lo ricorderò per un po’, stavo al volante dell’imbarcazione e nel giro di dieci minuti il cielo é diventato cupo e il vento ha cominciato a farci ballare, poi le onde si sono ingrossate e la pioggia ci ha tolto quasi totalmente la visione. Mi sono portato subito vicino alla costa, a pochi metri per riuscire a vedere il tragitto, ma non é stato facile… bella esperienza! Ma ritorniamo a noi, dopo un temporale il fiume si trasforma in un giardino fiorito! Dopo la Croce viene la Risurrezione! Dopo la prova, la Speranza. Così ripenso ai giorni passati dal 9 al 18 ottobre, da Santo Antonio al confine con la Colombia, percorrendo tutta l’estensione della nostra Parrocchia.
Nella Comunità di “São Vicente”, la prima lungo il fiume, ci sono proprio tutti, dal cacique all’ultimo bimbo che prende ancora il latte al seno della madre. Alcuni giovani commentano sottovoce: già erano quattro o cinque anni che non venivo alla messa… e ne avevo proprio bisogno! Uma gioia grande, la Comunità ha preso sul serio l’impegno a ritrovarsi la domenica mattina per la preghiera, e anche la colazione comunitaria, una mano aiuta l’altra. Così piano piano mamme, figli, uomini e giovani si sono riavvicinati al Vangelo. Preghiamo Dio per il dono della perseveranza!
Già a “Nossa Senhora das Dores” continua la difficoltà di riunirsi solo quando arriva il prete. Battezziamo alcuni bambini e benediciamo le nozze di una coppia che vive insieme da dieci anni e hanno cinque figli. Speriamo che qualcosa si muova e che questa famiglia possa aiutare le altre a scegliere di celebrare insieme il giorno del Signore.
A “Santa Maria” non siamo mai arrivati perché la notte era proprio scura e ci siamo incagliati nella sabbia di una spiaggia apparsa nel mezzo del fiume. Così dopo tre tentativi ci siamo arresi, gettiamo l’ancora e appendiamo le amache per dormire. Ci fermeremo al ritorno, due case piene di bambini, lascio il foglio della programmazione mensile e così mi accorgo che nessuno sa leggere e scrivere, né gli adulti né i ragazzi che non frequentano la scuola. Ci vorrebbe un insegnante disponibile la sera… perché di giorno si lavora la terra…
La Comunità di “Moinho” é in subbuglio, stanno riorganizzandosi, c’é un cacique molto giovane anche se già padre di quattro bambini, celeriamo alla sera nella sua casa. Vogliono costruire la chiesa, ma hanno il problema di due famiglie evangeliche, che celebrano il culto. Dico loro che la chiesa può essere di tutta la Comunità, senza divisioni di religione, anzi può essere un luogo per sentirsi tutti figli e figlie dell’unico Padre. Importante é che ci sia rispetto per le devozioni e i modi complementari di vivere la fede.
Passiamo la notte in “São Sebastião” e giungiamo a São Lazaro dopo diverse ore di viaggio. É una Comunità tutta cattolica e vorrebbero rifare la chiesetta, ma l’olio per il motosega é molto caro… porterò loro un po’ di benzina e l’olio che devo cambiare nel motore della barca (serve per lubrificare quando si tagliano le assi di legno), così non avranno più scuse. Staremo a vedere.
Ripartendo da “Nova Canaan” um bambino mi chiama e mi disse: ne hai ancora di quelle collanine (rosario) perché ho due sorelline che la vorrebbero…. Esco dalla barca e vedo un papà sulla canoa con i suoi tre figli. Mi chiede perché non sono andato da loro, nella Comunità di “Pronto Socorro”, rispondo che sono passato, ma una donna mi ha detto che non c’era bisogno perché erano passati tutti alla chiesa evangelica della Croce. Il papà mi guarda serio e triste, poi mi disse: no, padre, può venire perché abbiamo bisogno della preghiera. Così concordiamo che dal prossimo mese, prima di celebrare nelle Comunità di Nova Canaan e di Novo Pendão, passerò da loro nel pomeriggio e potremo pregare insieme.
A “Itù” ci sono solo due mamme con i loro molti bambini, la nonna e il marito sono partiti al mattino presto per vendere pesce a cinque ore di distanza, perché non c’era più niente in casa. Ma con i bimbi é sempre una festa, anche se piove e sei scivolato nel fango e nonostante i molti carapanã (zanzare) che partecipano all’incontro.
A “Mamurià”, per la festa di san Francesco, hanno pitturato la chiesa e anche la staccionata di giallo, hanno già messo la Croce con la scritta: JESUS RESSUSCITOU e sono orgogliosi del loro lavoro. Pranziamo insieme, uova di pesce, pirarucou, grandi come uova di gallina.
La comunità di “Nova Esperanza” la troviamo deserta, solo una famiglia. Gli altri sono scesi in città (due giorni di viaggio) perché hanno alcune persone ammalate. Non celebriamo, ma ci raccontano della caccia. Hanno rischiato la vita, ma sono riusciti a uccidere sette cinghiali. Incuriosito chiedo se ci sono altri animali, e la risposta é positiva. C’é molta cacciagione e anche animali feroci come le “onçe” (pantere) che spesso si avvicinano alle abitazioni. Già in altre comunità si sono lamentati perché le scimmie distruggono il raccolto di granoturco e rubano le banane. In compenso qui un buono spezzatino di macaco (scimmia) é all’ordine del giorno!
Finalmente “Ipiranga”. Ci presentiamo ai militari per registrare i nostri documenti. Visitiamo alcune famiglie e la sera celebriamo sotto una veranda. La partecipazione é un po’ migliorata, ma credo che la mancanza di un luogo di preghiera sia una difficoltà in più. Così ne parliamo la sera tra una birra e carne arrostita di ‘porco do mato’ (cinghiale), nella casa del tenente responsabile. Chiedo se fosse possibile avere un pezzo di terra per una piccola cappella in legno, visto che tutta la proprietà é dell’esercito. La risposta é positiva, poi all’improvviso: Venga padre, che le faccio vedere un deposito in muratura che non stiamo usando da diversi anni…. Ottimo, sarà la nostra chiesetta di Santo Espedito, patrono dei militari. Noi ripartiamo il mattino presto, alle cinque e trenta, perché ci aspettano due giorni di viaggio per rientrare a casa, ma alcuni animatori, presenti all’incontro, si incaricano di riunire la gente e di discutere la proposta. Vedremo il prossimo mese se ci saranno novità.
Il fiume é molto largo, ci sono molte insidie nell’acqua che scorre lentamente e impetuosa, ma alcuni fiori ci riempiono di gioia e mantengono viva la Speranza. “Non abbiate paura, io ho vinto il Mondo” ci diceva Gesù. Non abbiate paura ci ripete oggi di fronte alle sfide che la Vita ci presenta. Coraggio!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Nossa Senhora de Nazaré, 25 ottobre 2020

 

4° Viaggio missionario

MARTA O MARIA? Diario del quarto viaggio

Il Vangelo di ieri ci presentava due sorelle, Marta e Maria, una conformata nel suo ruolo di donna di casa, il ruolo che la società di allora ha dato alle donne, l’altra con atteggiamento rivoluzionario, sfida la tradizione e rivendica il diritto di essere discepola. Certamente è più facile essere la chiesa di Marta, ma Gesù sembra appoggiare la scelta di Maria: una Chiesa discepola-missionaria. “Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”, un appoggio incondizionato! L’ottobre missionario ci invita a fare questa scelta, è il cammino del discepolato: faticoso, liberante, carico di gioia.
Celebrando l’Eucaristia, che ci rende discepoli-missionari, capaci di scegliere la rivoluzione dell’amore, di donare la vita, pensavo agli incontri e alle situazioni di quest’ultimo viaggio, il primo della nuova programmazione di visitare una volta al mese tutte le Comunità lungo il fiume Içà: due viaggi di dieci giorni l’uno, abitando su una barca, come Gesù passando di villaggio in villaggio per annunciare il Regno di Dio.
A São João do Japuacuà hanno iniziato a riunirsi la domenica, ancora sono le donne e i bambini la forza della Comunità, ma la lideranza degli uomini li appoggia e li accompagna. Tutto lascia sperare bene per il cammino. Già a Nazaré, che pure ci accolgono sempre con semplicità e gioia, sembra tutto fermo. È un gruppo anziano, mancano i giovani e i bambini che si sono già trasferiti in città per la scuola. Il prossimo mese ci sarà la festa della patrona… “padre, venga il 24 per la Messa, perché il 25 saremo tutti ubriachi dopo una notte di festa, non ci saranno le condizioni per pregare…”. Viva la festa popolare, dove la gente più umile esprime la sua voglia di vivere, ma dovremo imparare a “vivere con fede” anche tutti gli altri giorni, a lasciare che la fede ci guidi alla difesa della vita e alla conquista dei diritti fondamentali di ogni persona! Anche a São Pedro ci sarà molto cammino da fare. Arriviamo la domenica pomeriggio, dopo sei ore di viaggio sul fiume.
È domenica, un giorno privilegiato perché non si va a pescare, non si lavora. Arriviamo e ascoltiamo una musica a tutto volume, mi avvicino, scendo dalla barca e vedo gli uomini intenti ad aggiustare una rete da pesca. Il Cassique (líder) si avvicina e mi dice: “padre dobbiamo andare a pescare per avere i soldi per comprare la benzina per il generatore… poi le donne sono impegnate a fare dei dolci per il compleanno di una bambina…. non possiamo lasciare la Messa per il prossimo mese?”. Converso un po’ con gli uomini, poi vado ad incontrare le donne che confermano le parole del Cassique, ma sorridono e si guardano l’un l’altra con imbarazzo. Anch’io sorrido: “non c’è problema, solo provate a riunirvi almeno alla domenica per leggere il Vangelo che vi ho lasciato e pregare il padre nostro e l’ave Maria insieme”. Così ripartiamo, sapendo che la verità è un’altra: tutto era pronto per fare festa quella sera, e non ci stava la Messa perché la predicazione degli uomini di chiesa ha sempre condannato le feste e il ballare. Ci vorrà tempo!
Mi hanno detto che in Italia ci sono temporali come non si erano mai visti, anche la Natura quando provocata reagisce, ma anche qui non scherziamo. Ci siamo trovati, improvvisamente, in mezzo alla tempesta, tuoni e fulmini, un vento impetuoso e onde molto alte. È stato un momento di prova, andare contro vento per evitare di essere sbalzati e senza poter attraversare il fiume perché era meglio rimanere vicino alla riva. Moises, mio fedele compagno, mi disse che comunque è meglio navigare e lasciare che il vento porti la barca di qua e di la, fermarsi come io avevo proposto, sarebbe più pericoloso perché il vento può rovesciare l’imbarcazione che non è pesante e offre resistenza per essere coperta e chiusa. Mi disse che devo abituarmi perché i temporali improvvisi sono normali sui fiumi dell’Amazzonia, dovuto al clima caldo e umido. Di fatto una notte abbiamo dovuto aprire tutte le finestre e le porte della barca per lasciare passare il vento e la pioggia, visto che la forza improvvisa aveva già staccato le funi che legano la barca a terra quando ci fermiamo. Mi venivano in mente i discepoli di Gesù sballottati dalle onde… e la Parola rassicurante: “non abbiate paura”. Anche questo fa parte della Missione!
In Vista Alegre, Comunità indigena Tikuna, una novità imprevista: la chiesetta è già in piedi e coperta di zinco, mancano ancora le pareti, ma possiamo già usarla. Il mese passato mi avevano mostrato i soldi delle offerte che sarebbero serviti per la chiesa, e così è stato. Ho promesso loro di portare l’immagine di san Francesco di assisi, loro patrono, e anche il colore per pitturare la facciata assieme alle due grandi croci da mettere una sul tetto della chiesa e l’altra nella parete del fondo. Ci sono solo quattro chiesette lungo il fiume, ora cinque, abbiamo pensato di riaggiustarle un po’ e di pitturarle di giallo canarino, il colore della luce della Risurrezione. Di caratterizzarle con una croce sulla facciata sempre gialla con la scritta nera, JESUS RESSUSCITOU, sui bracci della croce. Un modo per visibilizzare la presenza della Comunità. Cercheremo di incentivare tutte le comunità ad avere un luogo per incontrarsi, non solo per la preghiera. Due chiesette già oggi servono anche da scuola, visto che non c’è nel villaggio; come molte scuole servono anche come luogo di preghiera dove non c’è la chiesa. Noi aiuteremo dando lo zinco per il tetto e il colore, visto che il legno possono procurarlo in foresta.
A São João da Liberdade abbiamo celebrato in casa, non nella scuola, perché la famiglia aveva due bimbi da battezzare. Il ragazzino mi raccontava che ha molti fratelli e sorelle, ognuno con un papà diverso. E di questi casi ce ne sono molti! Lui e la sorellina sono stati allevati dai nonni, la mamma abita a Manaus. Così la sera sono arrivati, di canoa, i padrini dalla Comunità vicina, una Comunità della Cruzada. Poi sono arrivate altre persone, una mamma con diversi figli, gli ultimi due hanno stampato in volto la faccia del papà, un ragazzo molto più giovane di lei che ha una lunga storia; altri fratelli e sorelle sono venuti per la preghiera, sono dell’Assemblea di Dio, ma Dio è uno solo! Ho chiesto ai padrini se avevano ricevuto il battesimo cattolico, mi hanno detto di no, sono battezzati nella chiesa della Croce, ma hanno molta fede e sono molto prossimi dei due bimbi che saranno battezzati. Anzi mi hanno pregato di non passare, sul fiume, davanti alla loro Comunità, sono loro e i tre figli, le nuore e molti nipoti, di non passare senza fermarmi per celebrare e pregare con loro, perché la loro chiesa è molto lontana, a sei ore di fiume, ed é importante ascoltare la Parola di Dio. Dio, che ci riunisce e ci fa sentire tutti fratelli e sorelle, anche se con cammini diversi. Così, con molta fede nell’unico Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo abbiamo celebrato la Cena e il Battesimo nello Spirito Santo. Era notte e buio, ma la famiglia aveva una batteria in casa, alcuni vicini avevano pezzi di filo elettrico e io avevo una lampada sulla barca con un piccolo trasformatore da 12 a 120 volts. E la luce fu!
A Mamurià siamo arrivati verso sera, la Comunità ci aspettava dal primo pomeriggio, ma avevamo calcolato male le distanze… è molto lontana! Appena arrivati un canto dei bimbi ci accoglie festoso, poi tutti, di corsa, per alzare il grande palo, il “Mastro” di San Francesco per dare inizio ai nove giorni di preghiera in preparazione alla festa del patrono. Scoppiati molti mortaletti, con molta gioia tutti entriamo nella chiesetta che diventa stretta per l’occasione, celebriamo l’Eucaristia. Moses, pescatore e padre di quattro figli, marinaio che mi accompagna nei viaggi, che è anche ministro della Parola, guida la liturgia fino all’offertorio, io continuo con la parte eucaristica. Il pesce e la farina di mandioca sono già sulla tavola e, per l’occasione, anche la porchetta… così tra una porzione e l’altra ci raccontiamo la vita che scorre lungo il fiume. È tempo di politica, in novembre ci saranno le elezioni per il sindaco e i consiglieri comunali. Ci sono due candidati forti, uno che è già stato sindaco per dodici anni e é di quelli che comprano il voto e poi si fanno i loro interessi; l’altro, un commerciante, che non promette, ma dice di voler amministrare i soldi pubblici per il bene di tutti. Conversiamo e scambiamo opinioni, per arrivare ad un consenso: è meglio rinunciare ad un aiuto immediato e individuale, per scommettere su una amministrazione che sia per il bene di tutti e per migliorare i servizi basici di salute ed educazione alle Comunità. Così la Chiesa fa politica, imparando da Maria che non accetta di essere segregata in sagrestia, ma, nell’ascolto del Maestro si fa discepola-missionaria del Regno di giustizia e di pace. Venerdì 9 ripartiamo per incontrare le altre undici Comunità fino ad Ipiranga, sul confine con la Colombia, torneremo il 18 dopo un lungo silenzio di cellulare e internet, ascoltando solo la foresta, il fiume e quanti incontreremo lungo il viaggio.

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

La Madonna del rosario, 7 ottobre 2020

 

3° Viaggio missionario

Il Signore farà per te una casa

É il terzo viaggio sul fiume Içá, per completare la visita a tutte le famiglie e le piccole comunità, fino al confine colombiano nell’avamposto militare di Ipiranga. Questa volta abbiamo fatto il ghiaccio in casa, due blocchi 40×60, sperando che duri di più di quello tritato che si compera, visto che dovremo andare fino al confine. Qualche provvista in più per essere tranquilli, anche se dopo il disgelo, la carne non si conserva e dovremo trattarla con il sale. Ma tutto é pronto e domenica 6 settembre si parte. Ci fermeremo nella Comunità della Madonna Addolorata per celebrare la Messa, battezzare e così aprire la festa che durerà nove giorni. Appena arrivati, alle cinque del pomeriggio, la gente ci aspettava per alzare il “mastro”, un palo di legno molto alto che sorregge la bandiera della Comunità. Tutti accendono le loro candele e si fanno tre giri intorno al Mastro recitando il padre nostro e l’Ave Maria. Poi entriamo in casa per celebrare l’Eucaristia. Battezziamo due bambini e un papà di 35 anni, peruviano che ha già 5 figli e abita da 10 anni qui in Brasile. Nel prossimo mese realizzeremo il matrimonio con la mamma dei cinque bambini, così poi Adolfo, il papà, potrà anche fare i documenti civili e chiedere la naturalizzazione brasiliana, e cominciare ad esistere anche sul nostro territorio. Dormiamo qui la notte, dopo aver condiviso la cena e la festa con le famiglie presenti. Il giorno dopo, ben presto, all’alba, si parte, perché dobbiamo percorrere molti chilometri per riprendere la visita alle Comunità da dove l’avevamo lasciata nell’ultimo viaggio. Dormiamo lungo il cammino e nel giorno seguente, verso le 4 del pomeriggio, arriviamo alla Comunità di “Pronto Socorso”, parliamo con alcune persone e ci informano che tutti sono passati alla chiesa della Croce (Cruzada) e non ci sono più cattolici nel paese. Salutiamo e li invitiamo comunque alla Messe che celebreremo la sera nella Comunità di “Nova Canaã”, a dieci minuti di canoa sul fiume. Sulla sponda opposta c’é la Comunità di “Santa Clara”, tutti evangelici dell’Assemblea di Dio. Solo due anziani, peruviani, sono rimasti fedeli alla chiesa cattolica, portiamo loro la comunione e preghiamo con loro in casa. Anche la Comunità di “Novo Pendão” appartiene ormai completamente alla Cruzada, solo la famiglia del signor Antonio é cattolica, visitiamo la moglie che è ammalata con febbre alta, preghiamo con loro e offriamo loro la Comunione eucaristica, una grande gioia in questo momento di prova. Finalmente visitiamo le famiglie di Nova Canaã, molti portano al collo il segno della croce, di appartenenza ala chiesa della Croce, ma si dicono cattolici e concordiamo per celebrare l’Eucaristia alle 9 del giorno seguente. Molti bambini, le donne e il professore della scuola; gli uomini sono andati a pescare. Le mamme conoscono alcuni canti e si impegnano a riunirsi la domenica con i loro figli per pregare insieme, lasciamo il materiale di catechesi e riprendiamo il nostro viaggio. Dopo cinque ore giungiamo alla Comunità di Itù. Qui la sponda del fiume è rocciosa e, naturalmente, nell’attraccare ci incagliamo, così Mosé, mio fedele compagno di viaggio, deve farsi un bel bagno e con non poco sforzo, riesce a smuovere la chiglia della barca, io accelero il motore e siamo liberi. Ci accoglie una famiglia della Croce, molto gentile, che ci offre anche banane da friggere e della carne secca e salata, ottima per i prossimi giorni. Gentilmente ci accompagnano dalle famiglie che sono cattoliche, una povertà molto grande, quattro famiglie che sono legate alla Madonna Aparecida, la patrona del Brasile, da una promessa che ha salvato una neonata da morte sicura. Celebriamo alla sera, e, per mio grande stupore, tutti i bambini, anche piccoli, sapevano le preghiere e anche alcuni canti; in più il papà ha partecipato con molta gioia alla Messa. É il segno che la fede viene trasmessa dalla famiglia. Dall’ultima volta che fr. Gino aveva celebrato con loro erano già passati quasi due anni. Il giorno dopo ci dirigiamo verso la Comunità di Mamurià, qui c’è un Ministro della Parola e anche un responsabile della pastorale dei bambini. Hanno una piccola chiesetta intitolata a San Francesco di Assisi. Questa é una Comunità che tutte le domeniche si ritrova per celebrare la fede, condividere la Parola e fare catechesi ai bimbi. É forse l’unica lungo tutto il fiume che ha una vita regolare di preghiera comunitaria. Abbiamo battezzato un papà con i suoi 4 figli, non era battezzato perché quando ancora piccolo i suoi partecipavano della chiesa della Croce, ma ora sono ritornati tutti alla chiesa cattolica. Più avanti, forse, faremo anche il matrimonio. Dopo la celebrazione tutti ci fermiamo per il pranzo comunitario: pesce, farina di mandioca, e una grande torta fatta in casa per il compleanno di una bambina. Siamo ormai in direttiva di arrivo, la Comunità di Santa Teresina é tutta della Cruzada, ci fermiamo a salutare un amico e proseguiamo verso l’ultima Comunità indígena Kocama: Nova Esperança. Anche qui celebriamo 4 battesimi e prendiamo il nome di due copie che, nel prossimo viaggio, vorrebbero sposarsi. Il giorno dopo siamo a Ipiranga, avamposto militare sul confine colombiano. Lungo l’ultimo tratto di fiume siamo abbordati da una vedetta militare abbondantemente armata, ma é la barca del prete, quindi salutano cortesemente e ci lasciano proseguire… meno male perché ancora la barca non é registrata e non ho i documenti! Ipiranga sembra una cittadina fantasma, tante case vuote e decadenti, molti se ne sono andati. C’è una chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio e tutti, anche i cattolici, partecipano al culto, perché non c’è altro, tanto, dicono, Dio é lo stesso. Manca un senso di appartenenza e di cammino fraterno e comunitario, così ognuno cerca di alimentare come può la sua fede: chi attraverso la televisione e chi partecipando del culto evangelico. Vittoria, una ragazzina di 17 anni, è la responsabile della Comunità. Ci incontriamo e insieme visitiamo le famiglie, invitandole alla celebrazione che faremo la sera nella “toca da onça”, luogo di divertimento dei militari. Qui il sabato 12 settembre ho ringraziato il Signore dei miei 33 anni di servizio, come prete, al suo Popolo, 15 a Reggio Emilia e 18 in Brasile, proprio in questa ultima comunità all’estrema periferia della nostra parrocchia. La chiesa di Santo Espedito, patrono delle forze armate, é caduta e ora il pavimento serve come deposito per i trattori. Un signore ha donato un terreno, proprio di fianco alla scuola; per incentivarli dico che la parrocchia può offrire il tetto della chiesa, di zinco, che è la parte più cara, ma che loro dovrebbero procurare le assi di legno e metterci la mano d’opera, anche i militari potrebbero aiutare visto che la chiesetta è intitolata al loro patrono ufficiale. Vedremo se si muove qualcosa. Vittoria e anche le mogli di due ufficiali si impegnano a riunire la comunità nel giorno del Signore e anche a cominciare la catechesi dei bambini. Il giorno dopo riprendiamo il viaggio, ci aspettano due giorni di navigazione continuata per arrivare a casa. Sempre che il motore non ci dia problemi! Ci affidiamo al Signore, Bom Jesus dos Navegantes, e domenica mattina alle sei, appena il cielo diventa chiaro, partiamo alla volta di casa. Arriveremo lunedì sera, un po’ provati dal motore che nel secondo giorno ci fa tribolare e spesso perde potenza e si ferma…
Dopo un giorno di meritato riposo, ora bisogna preparare un piano di azione, con l’aiuto anche di Gabriele Burani programmiamo di provare a celebrare in tutte le Comunità, sono rimaste 20 effettive, tutti i mesi. Pensiamo a due viaggi di 10 giorni ognuno, intervallati da 5 giorni di riposo e anche per preparare il materiale per la formazione dei laici. Nel prossimo viaggio, che inizierà il 24 di settembre porteremo una proposta per celebrare la novena del patrono collocando al centro della riflessione e della preghiera il nostro “essere chiesa”, comunità, popolo di Dio in cammino. Di fatto ogni mese vivrò per 10 giorni in casa in città e per 20 giorni dentro una piccola barca che tutte le sere approderà in un nuovo porto per incontrare persone e famiglie, celebrare in Comunità e riposare la notte, preparandosi per un nuovo viaggio, il mattino seguente. La casa è sempre stata per me un punto di riferimento, pur nel mio vagabondare per il mondo, sapere di avere un luogo “mio” di riposo e di identità, mi ha sempre aiutato. Ora non ho più casa, o meglio, il Signore mi ha dato una casa itinerante e ha fatto del cammino, di una barca che scorre lungo il fiume, la “mia” casa. La barca è sempre stata l’immagine bella della Chiesa del Signore Gesù e allora mi ritrovo e gioisco di essere parte della Chiesa, Popolo di Dio in cammino… sulle acque!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

San Giovanni Crisostomo, 13 settembre 2020

Ottobre 2020

Santo Antonio do Içá – Amazonas

29-09-2020 Festa degli Arcangeli e vigília di san Girolamo, dottore della Chiesa

La Sacra Scrittura emarginata

In Brasile il mese di settembre é dedicato alla bibbia, con la proposta di studiare, ogni anno, un libro biblico ( Deuteronomio per il 2020); mese scelto ricordando san Girolamo, studioso e traduttore delle Scritture. Questa occasione mi ha fatto pensare alla presenza della Bibbia nella vita di Chiesa, oggi.
Uno sguardo alla vita delle comunitá di cui ora sono parroco, pensando alla Dei Verbum, al fatto che la vita cristiana deve essere “ nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura” ( DV 21), e che la parola di Dio è “ nutrimento dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” ( DV 21). Una domanda che mi faccio: come la Sacra Scrittura è presente nella vita delle nostre comunitá? È fonte della nostra vita spirituale? La grande maggioranza delle persone si dice cristiana ( cattolica o di altre chiese cristiane) e come viene accolta la Sacra Scrittura?
– Il libro della Bibbia è presente in molte famiglie; nei gruppi di catechesi il testo che i ragazzi usano principalmente è la Bibbia e tutti, o quasi, ne possiedono una. Nelle liturgie sempre si proclama la Scrittura.
– Nella catechesi si usa ampiamente la Bibbia…. Si “usa” nel senso che vengono preparati i temi, e si ricerca nella Scrittura un testo utile per dare forma al contenuto che si desidera trasmettere. Possiamo dire che chi fa tutto il percorso catechetico arriva a conoscere molti testi della Scrittura.
Abbiamo anche ( per ora sospesa a causa del Covid-19) una esperienza, in parallelo, di studio biblico con i bambini di 6-10 anni che è positiva.

Eppure la mia impressione è che dai tempi del Vaticano II, non siamo andati avanti molto, o forse si assiste a una regressione.
A livello giovanile e di adulti l’accoglienza della parola di Dio è ancora, a mio vedere, insufficiente nella quantitá e non pienamente corretta nelle modalitá. Cerco di motivare la mia valutazione.
Sono diffuse, nel nostro piccolo paese amazzonico, varie devozioni particolari, dove il centro è un santo, una idea, una esperienza, un aspetto della spiritualitá ( il rosario, il Cuore di Gesú, la croce di Gesú, San Sebastiano, Santo Antonio…..) e non il rapporto attuale, docile e libero con Dio che si rivela nella Sacra Scrittura. Vedo nella nostra realtá, ad esempio, una preoccupazione per la festa del patrono, per organizzare gli intrattenimenti vari, per la ricerca di donazioni, per il Bingo, anche per le messe…. Insomma una buona organizzazione (con un occhio particolare per il guadagno economico finale) e non la prevalente preoccupazione di mettersi, come comunitá, in ascolto del Signore.
A volte le persone sono litigiose, ci sono contese, ( come è normale) e ognuno cerca di imporre la propria visione di parrocchia, di liturgia ecc… ma non mettendosi prima, con disponibilitá e purezza di cuore, in ascolto della Parola di Dio per poi decidere le cose di conseguenza.
Ció che prevale è una difesa delle proprie abitudini, interessi, ideali…. Non di ció che il Signore rivela. Non si sta avverando ció che vorrebbe la Dei Verbum: la Scrittura come fonte della spiritualitá. Mi pare che la spiritualitá si sviluppi in modo indipendente e che la Scrittura non sia la fonte ma un appoggio posticcio.
Nella prassi di vita dei battezzati ( me compreso) normalmente la Scrittura è semplicemente ignorata; riconosco che mi è piú facile incontrare persone, leggere un libro che mi interessi, assistere al notiziario televisivo che meditare con attenzione la Scrittura. Mi impongo di leggere ogni giorno la Bibbia, ma fatico a vedere gli effetti di conversione nella mia vita. E ammetto che ho molto difficoltá nel fare esperienza di ascolto, obbedienza, discernimento comunitario della Parola; le povere esperienze che abbiamo iniziato, per il momento si risolvono in una conoscenza un pó piú approfondita della liturgia della Parola della messa.
Non vedo ( forse perché sono miope) la centralitá della Parola e dei Sacramenti nella nostra parrocchia. Il desiderio che lo diventi, questo si.
Noi ci muoviamo, pensiamo, decidiamo, mossi da altro; la ‘ybris’ , l’orgoglio, la autosufficienza, le idee personali, le abitudini ancora prevalgono.
Bisogna entrare nell’atteggiamento di Maria: eccomi, sono la serva del Signore, si compia in me la tua parola, oggi!
Quando passeremo dall’usare la Scrittura scegliendo i testi che danno appoggio ai nostri piani, ad una autentica e libera ricerca di Dio, lasciando che Dio ci converta grazie all’ascolto della Scrittura? Invece delle politiche ecclesiali animate da gruppi di potere, la lettura libera, umile e comunitaria della Scrittura per capire e vivere la volontá di Dio, oggi e non per imporre agli altri la mia volontá, la mia visione, i miei valori, le mie tradizioni?
Solo chi si fa povero ascolta la Parola di Dio. Si, è necessario il riconoscimento della nostra povertá, e la volontá di mantenersi vuoti, bisognosi, vergini per non imporre a Dio il nostro pensiero, la nostra volontá. La ascesi è un percorso di povertá, di liberazione dai pensieri inquinanti e dai sentimenti distruttivi, di disponibilitá a lasciarsi distruggere e ri-costruire dal Signore. Siamo pieni delle nostre idee, ideologie, piani di azione, invidie, desideri avidi, volontá di potenza e la Parola di Dio rimane ai margini, presente ma assente: presente come un oggetto decorativo che non incide nella sostanza del nostro essere profondo. Presente per essere usata come un’arma quando ci serve per imporci, elevarci sugli altri, farci notare.
Anche se conosciuta maggiormente rispetto al passato, la Sacra Scrittura viene messa ai margini perché non accettiamo di lasciarci rigenerare. Quando non è ignorata, è usata, scegliendo in essa ció che corrisponde all’interesse personale.
Che cosa stiamo facendo nella nostra parrocchia amazzonica? Ho proposto in tutte le comunitá della cittá un incontro settimanale come formazione biblica, leggendo e meditando insieme le letture della messa domenicale, col metodo della Lectio Divina ma ancora rudimentale. I gruppi sono di poche persone: 3, 4, anche 8, 15, a seconda delle comunitá. Per ora è difficile coinvolgere le persone ma la proposta va avanti con continuitá, nella speranza di comprendere sempre piú che la vita cristiana non è autogestione e che è essenziale l’ascolto di Dio. Col tempo spero anche che qualche persona, partecipando con costanza, apprenda a guidare i gruppi biblici e che le comunitá abbiano una relativa autonomia ( cioè non dipendano sempre dalla presenza del parroco). Il percorso è complesso, anche perché non si tratta solo di conoscere un pó la Bibbia, ma lasciarci guidare, formare, convertire dal volere di Dio che si rivela ( anche) nelle Sacre Scritture.
Un caro saluto, affidando al Signore le nostre Chiese, affinché si lascino costantemente rigenerare dalla Parola del Signore, Parola di salvezza.
( Qui a santo Antonio do Içá giá da molti giorni la energie elettrica é razionata, arriva per un pó poi se ne va…. e i mezzi di comunicazione, giá precari, peggiorano ulteriormente. Spero che in qualche modo la lettera arrivi).

Gabriele Burani – missionário diocesano in Amazzonia

 

Settembre 2020

Festa del Creato, 1° settembre 2020

Le chiese sono molte, ma c’é un solo Dio!

Questa seconda uscita è durata otto giorni, due in più della prima, piano piano la barca diventa la nostra casa e tante cose che sembravano strane sono ormai normali. Meno normale è il motore che continua ad aver problemi, nonostante l’avessimo lasciato a Manaus perché fosse revisionato. Abbiamo scoperto che non avevano cambiato l’olio, dopo più di cinque anni, era praticamente una melma! Pensavamo fosse un 400 cavalli, ma dovendo aprire i documenti verifichiamo che è un 52 cavalli, almeno consuma poco! Durante questo viaggio abbiamo avuto seri problemi con il raffreddamento idraulico del motore e, solo all’ultimo giorno ci accorgiamo che il filtro dell’acqua è pieno di sabbia e di foglie, mai aperto e pulito… La cosa positiva è che, piano piano, un problema per volta, stiamo diventando provetti meccanici e conoscitori del motore disel. Dulcis in fundo, togliamo la copertura del motore per aggiungere olio alla direzione idraulica ormai bloccata, meno male che ne avevamo con noi, e vediamo la pompa dell’acqua caduta, la saldatura é saltata! E ora, cosa fare? Fortuna volle che avevamo caricato alcuni travetti di legno: uno per tenere la pompa a debita distanza e tirare la cinghia di trasmissione, uno per evitare che sia catapultata fuori quando il motore sarà avviato e un terzo per tenerla a giusta distanza dalle pareti laterali… non sembra vero, ma funziona e così riusciamo, piano piano, a percorrere i 150 km del ritorno a casa. Anche questo é missione! E capisci perché i meccanici hanno le unghie delle mani e dei piedi così nere, e i vestiti così unti e sporchi… stanchi, ma felici di aver superato queste prove tecniche di missione.

Il nostro obiettivo é di visitare le Comunità cattoliche della parte centrale del fiume Içà, lasciando per ora quelle che sono completamente Evangeliche o della Croce, un movimento fondamentalista nato da un missionario, fratel José, negli ultimi 40 anni, che ha percorso queste zone. Ci racconta un signore di 83 anni, che ha vissuto con lui diverso tempo, che irmão José diceva di venire da Minas Gerao, ma che la gente disse che veniva da Minas Gerais (uno stato brasiliano). Gli chiedo dove sarebbe questo Minas Gerao di cui non ho mai sentito parlare, e lui mi risponde con tutta serietà e serenità: in cielo! Le Comunità cattoliche che abbiamo in programma di visitare sono undici. Non vorrei stancarvi con un relato ripetitivo, ma credo sia importante uno sguardo complessivo di questa realtà che abbiamo incontrato.
La prima é la Comunità di Boa Vista, accolti bene dal cassique tikuna che mette a disposizione la chiesetta evangelica Battista per la celebrazione, visitiamo alcune famiglie di cui avevamo battezzato i figli nel novembre passato, e mi rendo conto che non hanno coscienza di essere cattolici, va bene tutto, così partecipano del culto battista che viene fatto da un dirigente locale, il frate passa solo tre volte all’anno, giusto per battezzare. Al mattino, aspettiamo quasi due ore, ma nessuno viene per la celebrazione della Messa, così salutiamo e ringraziamo i responsabili che ci hanno accolto e proseguiamo il viaggio.
La seconda è la Comunità di São Joao da Liberdade, la patrona era l’Immacolata Concezione, ma ci dicono che forse l’immagine della madonna è stata gettata nel fiume e comunque non c’é più. La famiglia che ci accoglie è forse l’ultima rimasta cattolica, le altre dopo un grande evento con un pastore dell’Assemblea di Dio venuto dalla città con molta gente, sono diventate evangeliche. Stanno anche costruendo una grande chiesa nel mezzo del paesino. Incontriamo il giovane dirigente della chiesa evangelica che ci disse esserci ancora alcune famiglie cattoliche che non si sono convertite e propone di celebrare la Messa tutti insieme alla sera nella scuola. Naturalmente la sera siamo pochi, una famiglia della chiesa evangelica “Dio é amore”, due famiglie della chiesa evangelica “Assemblea di Dio” e la nostra superstite famiglia cattolica. La celebrazione é stata bella e partecipata, tutti hanno fatto la comunione e ci salutiamo cordialmente. Nel prossimo viaggio decidiamo di celebrare nella casa della famiglia cattolica perché marito e moglie vogliono battezzare i due nipoti ormai grandicelli che loro hanno cresciuto visto che i genitori abitano a Manaus. Naturalmente la porta rimarrà aperta, vedremo se altre famiglie, che si dicono evangeliche, parteciperanno. Certamente in quel tempo sarà finita e inaugurata la grande chiesa.
La terza é la Comunità di São Cristóvão II, é composta da una unica grande famiglia: i nonni, i tre figli con le loro mogli e tanti nipoti. Incontriamo i tre fratelli e concordiamo con loro di celebrare alle 17, naturalmente nessuno dei tre si fa vedere, sono andati a pescare, ma ci sono le tre mogli e tutti i loro bambini. Una che è anche l’insegnante appartiene ad una chiesa orientale proveniente dalla Tailandia, le altre due dicono di appartenere alla chiesa della croce, ma di non partecipare perché troppo lontano, naturalmente tutte battezzate nella chiesa cattolica. Non celebriamo la Messa perché non ci sembra ci siano le minime condizioni, ma facciamo una celebrazione della Parola, con un buon dialogo tra di noi e sul Vangelo… tutti crediamo nel Signore Gesù. Lasciamo alcuni libri per la catechesi che le mamme si impegnano a fare in casa, una catechesi biblica sulla vita di Gesù basata sul Vangelo di Luca. Lasciamo anche il materiale per realizzare una celebrazione comunitaria della Parola, come avevamo appena fatto, ma difficilmente sarà possibile per la diversità di culto. Caramelle per i bambini e ci salutiamo cordialmente. Dirigendoci verso la nostra barca incontriamo uno dei giovani mariti e gli chiediamo di farci una canoa che vorremmo caricare sulla barca, lui prontamente si offre e al ritorno ci fermeremo a prenderla.
La quarta è la Comunità di Muinho. Dovuto al momento politico la Comunità sta rinnovando le case e vogliono costruire anche una scuola. Ci dicono di voler cambiare la patrona che era Santa Lucia, ma non sono ancora decisi sul nuovo patrono, sembra che una famiglia abbia fato una promessa per una guarigione e ogni hanno farà una grande festa in favore del santo che ha aiutato, ma per ora non c’è niente di definito, vedremo. Siamo bem accolti da tutte le persone presenti, la maggior parte cattoliche, solo una famiglia è della chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio. Ci chiedono anche per battezzare due bambini che sono stati presentati in città nella chiesa evangelica, ma visto che c’è l’occasione del “frate” possiamo battezzarli… poi alla Messa questa famiglia non si presenta. Verso le cinque ci ritroviamo per l’Eucaristia, poche persone partecipano: due anziani, due uomini, quatro donne e tre bambini. Tutti gli altri che ci avevano accolto così cordialmente sono spariti. Sembra che pregare non sia cosa per i “maschi”. Quelli presenti, c’erano per causa di um battesimo dell’ultima ora. Ci comunicano che verrà il pastore dell’Assemblea di Dio e farà um grande culto, portando com sè più di cento persone… e pongono uma domanda: perchè noi cattolici partecipiamo alla loro preghiera e siamo accoglienti, mentre loro non vengono ai nostri incontri di preghiera?
La quinta è la Comunità di São Sebastiao I che si trova di fronte, sull’altra sponda del fiume, appena dieci minuti più avanti. La comunità è fatta di sole due case, due famiglie che però sono espressione di una grande fede. Ci chiedono di battezzare due bambini piccoli e quando chiedo il nome dei papà… c’è un momento di imbarazzo, non ci sono i papà, sono “figli del boto”, un grande pesce che assume la paternità di tutte le ragazze madri, e lungo il fiume ne incontriamo diverse. La celebrazione è molto partecipata, lasciamo gli strumenti per la catechesi dei bambini e per la celebrazione della Parola, anche alcuni libri di canto e, naturalmente, i rosari per tutti. Alla domanda: ma vi riunite alla sera o alla domenica per pregare insieme? La risposta è sempre la stessa: no, solo quando viene il missionario, che fino ad ora veniva tre volte all’anno!
La sesta è la Comunità di São Sebastiao II. Comunità indigna Kaichana, una comunità grande di più di dieci case, tutti partecipano della chiesa evangelica in città dell’Assemblea di Dio tradizionale. Solo la famiglia del signor Ciro è cattolica, ma non era presente, quindi salutiamo, e proseguiamo il nostro viaggio.
La settima è la Comunità di São Lázaro, comunità indígena Kocama. Qui tutte le famiglie sono cattoliche, c’era anche una chiesetta, ma ormai sono rimasti solo i ruderi… sempre promettono di ricostruirla, ma ad oggi ancora non si vedono i risultati… Celebriamo nella scuola con la partecipazione di tutti coloro che erano presenti nel villaggio, alcuni uomini erano fuori a pescare e sono arrivati verso la fine, scusandosi di non poter rimanere perchè dovevano subito pulire il pesce e metterlo sotto sale.
L’ottava è la Comunità di Boa União. O meglio, era la Comunità di Boa União, perché le poche famiglie si sono trasferite in città e sono rimaste le case vuote, vengono ogni tanto per piantare, specie quando l’acqua è bassa, è rimasta solo una famiglia che però appartiene alla chiesa della Croce. Lungo il cammino ci sono alcune piccole comunità interamente evangeliche, o dell’Assemblea di Dio o della Croce. In questo viaggio non ci siamo fermati. Continuiamo la navigazione per due ore e arriviamo alla prossima comunità. Lungo il cammino entriamo in un ‘paranà’ (piccole scorciatoie sul fiume che permettono di tagliare le curve e di abbreviare le distanze). Facciamo fática e rischiamo di incagliarci nella sabbia, ma vogliamo visitare la famiglia di Francisco che abita qui con la moglie e i suoi cinque figli. Fr. Gino nel suo ultimo viaggio ha realizzato il matrimonio di questa coppia e si è raccomandato di visitarli, e così abbiamo fato. Siamo arricati e ci hanno accolto quatro bambini, la figlia maggiore di sete anni e il piccolino che ancora prende il latte, di alcuni mesi. Chiediamo: dove sono mamma e papà? Il papà è fuori da due giorni a pescare, non è ancora tornato. La mamma è uscita presto con la canoa e una figlia di quatro anni (quella a cui la pirangna ha staccato due dita della mano sinistra) per cercare nella spiaggia uova di tracajá (tartarughe di circa 50 cm) perchè non c’è niente in casa. Offriamo um sacchetto di caramelle per la gioia dei bambini, raccomandandoci che ne lascino anche all’altra sorellina, e siamo sicuri che lo faranno. Mentre conversiamo vediamo avvicinarsi una canoa, è la mamma che rientra dopo cinque ore… non ha trovato niente, non ci sono uova sulla spiaggia! Ci salutiamo, lei mi riconosce subito, ero passato a novembre con fr. Gino. Conversiamo un po’ e le chiedo se accetta un poco di cibo, la metà di quello che abbiamo con noi sulla barca. Guardo Mosé, il mio compagno di viaggio che mi sorride… avevamo appena commentato che non sarebbe bastato per il viaggio di ritorno, ma Mosè è un provetto pescatore e non ci preoccupiamo. La mamma risponde prontamente: lo sai tu quello che vuoi e puoi fare… Così lasciamo il cibo per la gioia pacata di quella famiglia che ci chiede di non dimenticarci di loro e, sempre quando passiamo, di fermarci. Nel prossimo viaggio non potremo entrare nel paranà perchè sarà troppo secco, ma avremo una piccola canoa di tre metri e due remi… sarà una bella esperienza!
La nona è la Comunità di São Pedro, Comunità cattolica formata da sette case, anche se solo tre famiglie partecipano assiduamente. La sera celebriamo all’aperto, in compagnia di insetti e zanzare varie, al lume di candela e di alcune torce. Sono tutti presenti, tanti bambini, alcuni giovani, le donne e anche gli uomini. La celebrazione è bella e condivisa. Naturalmente al lume di candela non rimaniamo legati ai testi scritti, il Vangelo è raccontato e le varie preghiere sgorgano dal cuore, accompagnate da alcuni gesti. Insieme stendendo le mani come la comunità apostólica, invochiamo lo Spirito Santo sul pane e sul vino perchè siano per noi il corpo e il sangue del Signore Gesù, morto e risorto per la salvezza di tutti. Con lo stesso gesto partecipato invochiamo lo Spirito sulla Comunità riunita e anche su coloro che non sono presenti, perché si viva nell’unità e nella fraternità, per ricevere il dono della pace. La preghiera del popolo di Dio, il Padre Nostro e l’Ave Maria riesce a unire le voce di tutti in un unico coro. Abbiamo ringraziato il Padre per i suoi doni: la terra e la foresta, il fiume e i pesci, la pioggia e il sole, il lavoro dei campi e della pesca, la famiglia e la comunità. Lo abbiamo ringraziato specialmente per la fede e per il dono del suo Figlio che ci ha insegnato ad amare con la sua propria vita. Cantiamo un inno di gioia ripetendo alcuni ritornelli a guardiamo le stelle e la luna, signora della notte che risplende della luce del sole, sorella e imagine della Chiesa-Comunità che risplende della luce del Risorto. Prima di concludere la Messa condividiamo alcuni problemi della vita di chi vive sulle sponde del fiume, distante dalla così detta civiltà, spesso dimenticato da chi amministra… è tempo di elezioni politiche ed è importante usare bene del nostro diritto di cittadinanza e di democrazia, il voto. Ci affidiamo al Signore che tutto conosce e tutto può e chiediamo la Sua benedizione.
La decima è la Comunità di São Joao do lago grande, così chiamata perchè situata proprio all’ingresso di un grande lago creatosi lungo il corso del fiume, dovuto al suo continuo cambiare direzione. Mentre ci spostavamo da São Pedro a São Joao una anziana signora ci chiede se possiamo imprestare un po’ di benzina per il motore della sua canoa, era con un ragazzo e una bimba piccola. Ci scusiamo perchè abbiamo solo disel e non abbiamo benzina, lei ci sorride. Proverà ad andare con il poco carburante che è rimasto. Mentre risaliamo il fiume la incontriamo seduta sulla punta della canoa remando perchè il motore è morto. La invitiamo a salire con i due nipoti, leghiamo a traino la canoa e ci dirigiamo verso la Comunità. Scopriamo solo dopo che lei è il Cassique (responsabile) della Comunità di São Joao di lago grande. La Comunità è divisa: questa signora e i suoi figli, quatro famiglie, vogliono aderire alla chiesa della Croce, hanno già avuto la visita del pastore che ha lasciato “il calvário” e la foto di ir. Josè, il fondatore; ma le altre cinque famiglie non sono d’accordo. Lei dice perchè vogliono bere e divertirsi, ascoltare musica e danzare (la chiesa della Croce è fondamentalista e gli uomini vestono con giacca e cravatta e le donne usano il velo). Di fatto alla Messa vengono quasi tutti, tutti accettano il rosario e il libretto della catachesi, un papà molto giovane chiede se nella prossima Messa, quando ripasseremo, possiamo battezzare il suo primo figlio di pochi mesi. Naturalmente nessuno prega in casa e ancor meno insieme in comunità. La fede è qualcosa di molto intimo ed è vissuta individualmente. Condividiamo le solite caramelle che sono la gioia dei piccoli visto che non possono ricevere “la bolacha” che il prete dà agli adulti…
Finalmente, al ritorno, ci fermiamo nella Comunità di Nossa Senhora das Dores, l’undicesima, a cinque ore da Santo Antonio do Içà. È una comunità divisa, la metà sono della chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio (perché il figlio di una signora è diácono di quella chiesa e viene a fare il culto ogni settimana), e l’altra metà sono cattolici. Salutiamo le donne della chiesa evangélica e ci chiedono se il prete fa battesimi e matrimoni, rispondo di si, ma le invito a rivolgersi alla loro chiesa… mi dicono che là è molto caro e non possono permetterselo. Poi una mamma mi presenta il caso di suo marito: è peruviano e stanno insieme da dieci anni, hanno già cinque figli; vorrebbe essere battezzato e vorrebbero sposarsi… per avere i documenti per la nazionalità brasiliana. Le ricordo che sono evangelici, ma lei mi risponde che è battezzata nella chiesa cattolica e c’è un solo Dio per tutti. Nel mentre vado a parlare con la parte cattolica della comunità e chiedo se vogliono celebrare l’Eucaristia verso sera, dormirei qui e domani riprendo il cammino di casa. Dopo una consulta tra i vari membri mi chiedono se fosse possibile più avanti per la festa della patrona, la Madonna Addolorata che inizia la domenica 6 settembre, fino al 15. Concordiamo per il pomeriggio del 6, è una domenica e ci saranno alcuni battesimi. Battezzeremo anche il papà peruviano di 36 anni. Il sei settembre inizieremo il terzo viaggio per concludere la visita delle famiglie fino ad Ipiranga il confine colombiano. Dormiremo qui la sera e il mattino presto partiremo per Ipiranga a 358 km dalla sede della parrocchia. Lasciamo alcuni ribretti per la catechesi biblica sulla vita di Gesù e le famiglie si impegnano a riunirsi la sera per leggere insieme la vita del Signore che il Vangelo di Luca ci riporta. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per la domenica pomeriggio quando sarà innalzato um grande palo (tipo albero della cuccagna) ricoperto di frutta, cocchi e altri doni e portando sulla cima la bandiera della Comunità dell’Addolorata. Saranno nove giorni di festa, qualche preghiera tradizionale e un grande banchetto finale, sacrificando il porco che è stato ingrassato per l’evento. Questa volta non potrò esserci il giorno della festa (mi perdo la porchetta), ma ci sarò all’apertura dei festeggiamenti in onore della Madonna.

Che dire! Fr. Gino ha fatto miracoli, per quarant’anni visitando questa gente e battezzando i loro bambini, realizando qualche matrimonio, visitando gli ammalati e portando alcuni aiuti specialmente nel campo della salute. Era la così detta “desobriga”. Molte più persone abitavano il fiume, era molto più popolato e fr. Gino ricordava a tutti che quando una famiglia si trasferisce in città non può portarsi dietro il pesce né l’orto e la terra da coltivare… solo la fame perchè in città la vita è più difficile. Ma l’esodo verso le città e i grandi centri è inevitabile e continuo, i giovani sono attratti dai diversi servizi e possibilità che la città offre, hanno voglia di incontrarsi con altri e la solitudine della riva del fiume, spesso senza energia elettrica né acqua in casa e nemmeno il gabinetto… diventa insopportabile.

Che fare! Forse ocorre um passo nuovo: passare dalla desobriga alla vita di Comunità; da una fede individuale a una fede condivisa e fraterna. Per questo ci vorrà tempo e formazione, affinché sorgano vari servizi e ministeri che rendano possibile una coscienza di essere Chiesa e la scelta di essere Comunità di fede. In dialogo con tutti e impegnata per un mondo giusto e fraterno.

Dio è uno solo, ma molti sono i cammini per andare verso di lui, forse dobbiamo scoprire e gioire del fatto che lui, il Signore e il Maestro, si è fato vicino a noi, Emmanuele, Dio-con-noi. Così la Chiesa cattolica potrà, se Dio vorrà, annunciare ancora una (la) Buona Notizia.

Gabriele Carlotti – missionário diocesano in Amazzonia

Agosto 2020

Finalmente, dopo diverse difficoltà, il 31 luglio la barca della parrocchia, una lancia in alluminnio di 10,5 metri, con un motore di 400 cavalli, arriva al porto di Santo Antonio do Içàtrainata da una chiatta comerciale. Compriamo in fretta tutto il necessario per “abitare” in barca, piatti, pentole, posate e bicchieri, contenitori vari per il cibo, materiale di pulizia e insetticidi vari per difenderci dagli attacchi violenti di questi indesiderati ospiti, il pieno di carburante e le amache per la notte. Tutto é pronto, ora basta preparare gli effetti personali, alcune magliette, roba intima per il cambio, il necessario per il bagno, un secondo paio di braghe, una coperta, gli stivali e l’ombrello. Manca solo l’occorrente per celebrare nelle comunità, e ci affrettiamo a prepararlo. Pane e vino per l’Eucaristia, la bottiglia del vino é preziosa e non può assolutamente rompersi, il posto più sicuro è infilarla negli stivali di gomma, così anche se cade non si rompe. Un sacchetto di caramelle per ogni comunità: anche i bimbi piccoli devono poter vivere la condivisione nella celebrazione… e i grandi ne aprofitteranno rubando qualche caramella che i piccoli volentieri offrono. In questo primo viaggio abbiamo pensato di portare alcuni sussidi per la preghiera della Comunità, come ci avevano chiesto nel viaggio compiuto a dicembre con frate Gino che salutava la sua gente, pronto, come soldati, diceva lui, per la prossima missione che gli sarà affidata. Abbiamo comprato alcuni libretti di canti per aiutare a celebrare cantando, abbiamo scelto un libro con canti del cammino delle Comunità Ecclesiali di Base, escludendo i canti carismatici così in voga oggi, ma vuoti di contenuto bíblico e di impegno sociale per il Regno di Dio. Con gioia abbiamo costatatato che alcuni canti erano conosciuti, altri li impareremo ad ogni viaggio in cui ci incontreremo. Il nostro vescovo Adolfo ci aveva inviato un sussidio con 30 racconti della vita di Gesù, dall’annuncio dell’angelo fino alla sua morte e risurrezione. Catechesi per i bambini, ma molto utile per gli adulti che non conoscono il Vangelo. Abbiamo aggiunto il testo biblico di ogni racconto perché la Parola del Vangelo sia accolta e conosciuta. Visto che il rosario é ancora la preghiera popolare più conosciuta, abbiamo proposto che la comunità e anche le famiglie preghino il rosario e a ogni dieci ave marie leggano un racconto della vita di Gesù, così i misteri del rosario sono diventati trenta, che ricchezza! Chiaramente in questo viaggio abbiamo portato un regalo. 10, 15, 20 rosari che saranno distribuiti fra le famiglie e che, prontamente sono messi al collo come collana che protege… ma che dovranno servire per la preghiera comunitaria, vedremo al prossimo viaggio se la nostra proposta avrà avuto sucesso. Un ultimo sussidio lo abbiamo preparato noi stessi, sette celebrazioni della Parola, una per ogni giorno della settimana, ma che saranno usate una per ogni domenica. Sette Vangeli da ricordare e custodire nel cuore: la risurrezione di Gesù e i discepoli di Emmaus, la vite e i tralci e il comandamento dell’amore, le parabole del Regno, la seconda moltiplicazione dei pani e la professione di fede di Pietro, la parabola dei talenti, il perdono fraterno e la parabola dell’uomo perdonato e incapace di perdonare al fratello, la risurrezione di Lazzaro. La proposta è che dopo sette domeniche si ricominci affinché questa Parola scenda nel cuore e diventi vita. Lo schema della celebrazione é semplice e repetitivo: il ringraziamento per la vita e i doni di Dio, la richiesta umile di perdono, l’ascolto e la condivisione della Parola aiutati da alcune domande e una breve riflessione, la preghiera comunitaria, le preghiere cristiane del Padre Nostro, dell’Ave maria e per la Pace, la benedizione finale per tutta la Comunità. Ogni sei mesi possiamo preparare un nuovo sussidio e così offrire la bellezza e la ricchezza del Vangelo di Gesù per la vita del popolo di Dio e di tutta l’Umanità. L’Eucaristia, con la condivisione del pane e del vino, del corpo e del sangue del Signore Gesù éoferta a tutti coloro che credono: non éper chié a posto e se lo merita (nessuno!), ma per chi é umile e ha bisogno dell’aiuto e del sostegno del Signore (tutti!).
Non sto a fare il resoconto di tutto il viaggio, appena alcune pennellate di colore per assaporare la bellezza e la fatica della Missione. Siamo riusciti a visitare e celebrare in 10 Comunità, alcune numerose con più di ottanta persone, chiaramente non tutte presenti, altre di poche famiglie che sono resilienti e non vogliono abbandonare il fiume e la loro terra. Molti si trasferiscono in città, é inevitabile per la scuola superiore dei loro figli, ma in città non possono portare il pesce del fiume né la terra fertile che produce alimento, così alcuni scelgono di affidare i ragazzi a dei parenti e di rimanere sulla loro terra, eredità della loro famiglia. Non c’é modo di avvisare, così arriviamo di sorpresa e a volte non troviamo nessuno, solo due bambini che ci dicono che i genitori sono a lavorare in campagna e torneranno presto, dopo alcune ore. Così la Missione é anche attesa, encontro desiderato e a volte festa: “abbiamo visto uma barca nuova, sconosciuta, pensavamo che fosse la polizia federale e ci siamo nascosti perché non lasciano tagliare gli alberi che servono per fare le nostre case… ma poi abbiamo visto che era il frate (ancora mi chiamano frate per l’abitudine, non hanno mai incontrato um prete, solo il saio di San francesco… ma é bello così), quello che venne comfrei Gino… che bello che é qui com noi, l’aspettavamo da molto tempo, abbiamo bambini da battezzare…”. Così, visto l’orario, dormiamo legando bene la barca ad alcuni pali conficcati nel terreno sabbioso e allo spuntar del sole ci incontriamo per celebrare l’Eucaristia e battezzare tre bimbi ancora piccoli.
La comunità di Manacapurùé formata da 6 case, uma sull’isola in mezzo al fiume e le altre sulla terra ferma. Così ci fermiamo sull’isola, carichiamo de due mamme con i loro sei figli e li trasportiamo all’altra riva, qui ci offrono un café con alcuni dolci fatti in casa, il tempo di avvisare le altre famiglie e celebrare la nostra fede e la mostra vita. “Frei, avevamo proprio bisogno della preghiera e della Parola di Dio, molte cose sono successe, poi questa malattia del corona-virus, abbiamo bisogno di ritrovare pace per lavorare e prenderci cura della vita dei nostri figli… grazie di essere venuto!”. Poi si riparte, si cosegnano le donne e i bambini alla loro casa all’altra sponda del fiume e si prosegue il viaggio. Mentre andiamo avvistiamo un grupo di case, con molta gente, molti bambini, indigeni Tikuna. Parlo con Mosé che mi accompagna ed era presente anche nel viaggio di dicembre e gli chiedo se si ricorda di questo luogo, mi responde di no, che non c’era nessuno su quella sponda del fiume. Allora tiro imediatamente il freno, o meglio tolgo l’acceleratore perché le barche non hanno il freno, usano l’attrito dell’acqua per rallentare e fermarsi. Andiamo a conoscere questa nuova Comunità! Appena attracchiamo una folla di bambini ci corre encontro, gli adulti sono più diffidenti e cercano di scoprire chi siamo, un po’ di caramelle ed è la felicita di tutti! Ci presentiamo, siamo missionari della chiesa cattolica, ci accolgono bene e con rispetto. Chiedo loro da dove vengono e da quanto tempo sono arrivati. Cinque mesi, appena prima della pandemia, vengono da san Domingo di Tabatinga, sono ritornati sulle loro terre di origine. Mosé mi dice che non é vero perché quella terra apparteneva a una famiglia di sua conoscenza, ma non importa, la terra éper chi la lavora e per chi ci vive: loro hanno scelto di vivere lì, sul fiume, secondo i loro costumi indigeni… hanno scelto la parte migliore che non gli sarà tolta! Chiedo a quale chiesa appartengono e mi dicono che sono evangelici, di una chiesa mai sentita nominare, e che il pastore verà in dicembre per visitarli e fare il culto. Rispettiamo, offriamo la nostra disponibilità e promettiamo di ripassare per visitarli quando navigheremo ancora il fiume. Ci salutiamo e riprendiamo il nostro viaggio. Visitiamo altre famiglie e celebriamo in alcune Comunità. É triste costatare che tranne poche persone anziane, i giovani papà e mamme e i bambini non conoscono il Padre Nostro e l’Ave Maria… immaginate le risposte della Messa… così con una buona dose di fantasia liturgica adattiamo il rito alla situazione: l’uso del corpo nella preghiera, l’intimità di alcuni momenti di silenzio, il ripetere tutti insieme la preghiera fatta dal missionario, la memoria dei nostri ancestrali tra i quali il Signore Gesù, la bellezza e la forza della foresta e dell’acqua del fiume, fonte di vita che offre il pesce quotidiano. Celebrare la vita donata del Signore Gesù diventa così l’impegno a donare la nostra vita e la speranza che la gratuità sarà più forte della morte, che l’amore freterno sarà fonte di risurrezione. Le Comunità incontrate sono: SãoVicente, Nossa Senhora de Nazaré, São Joao do Japacuà, Santa Maria, Manacapurù, Uniao da Boa Fé, Nova Esperança, SãoCristovao, Boa Vista e Vista Alegre.
Non sono poi mancati momenti speciali: la pompa dell’acqua che non funzione e l’unico secchio a bordo per riempire il serbatoio é crepato… ma serve lo stesso e ci si fa la doccia caricandolo sulle braccia. Il motore che decide di fermarsi proprio all’ultimo viaggio e funziona solo molto lentamente: così dovevamo arrivare alle 18:30, al tramonto, e siamo arrivati alle 21:30, una notte senza luna. Il buon Mosé ha preso il volante e io illuminavo, con la lampada di prua, le sponde del fiume cercando di evitare i banchi di sabbia pericolosi per la navigazione. Improvvisamente vediamo davanti a noi le luci della Comunità e, risollevati, ci dirigiamo verso il porto sicuro per passare la notte e prepararci, dopo il ringraziamento eucaristico con la Comunità indígena, al ritorno verso casa: sette ore per raggiungere Santo Antonio e sentire la gioia di riabbracciare chi ci stava aspettando, don Burani e Caio (un giovane accolto), che vivono in casa con noi. Ora aggiusteremo la barca e programmiamo il prossimo viaggio per visitare la parte centrale del rio Içà con le sue Comunità e la sua vita ribeirinha.
Don Gabriele Carlotti.

Agosto 2020

Santo Antonio do Içá – Amazonas

Carissimi, vogliamo rendervi partecipi del cammino della nostra diocesi reggiana in terra amazzonica. In questa lettera cerco di comunicare qualcosa riguardo la vita di Chiesa e le sfide che abbiamo. La parrocchia di Santo Antonio do Içá ha una cittá e le comunitá lungo il fiume Içá e Solimões/Rio delle Amazzoni, come ho scritto nella prima lettera.
In cittá abbiamo 6 comunitá con una cappella in ogni comunitá, compresa la Chiesa centrale, piú 2 comunitá in via di formazione: dovremo costruire una chiesetta e soprattutto dare forma alla comunitá di persone.
La prima impressione delle comunitá cattoliche è che sono comunitá piccole, con poche persone che partecipano; prevale una fede di tipo devozionale: si ritrovano per la novena delle “ mani insanguinate di Gesú” in una cappella, per le orazioni di Nostra Signora del “ Perpetuo Socorro” in una altra, il Rosario degli uomini in un’altra e altre devozioni simili e questa sembra la principale attivitá settimanale delle comunitá, assieme alle messe. Ci sono solo 8 comunitá, quindi, con la possibilitá di celebrare la Eucaristia frequentemente in cittá; mentre per le comunitá sul fiume abbiamo avuto la possibilitá di un viaggio con frate Gino e la sua barca in dicembre, prima dell’effettivo trasferimento della comunitá cappuccina. Poi, per mancanza di barca e per la pandemia non è stato possibile fare visite alle comunitá sul fiume. Nella Chiesa centrale il giovedí sera la adorazione eucaristica, senza silenzio ma solo canti, preghiere e alla fine, dopo la benedizione, il momento piú atteso: si va in processione verso l’altare per toccare l’ostensorio!
Ci ha colpiti anche la presenza di ministranti – in questo contesto sociale povero, dove tutti andiamo con ciabatte e vestiti semplici – con talare rossa e cotta bianca, a mani giunte, abituati a fare mille inchini….. e anche la partecipazione della gente è rigida e formale. Abbiamo introdotto qualche piccolo cambiamento ( come la comunione anche al calice, un leggio all’entrata della Chiesa con il lezionario, evito di far toccare l’ostensorio ma invito alla preghiera silenziosa… e altre cose) suscitando una reazione negativa esplicita da parte di alcuni, che seguono pedissequamente il Diritto Canonico e le rubriche liturgiche; non è male seguire il Diritto e le rubriche, ma quando manca lo studio sulle motivazioni e la consapevolezza dei valori in gioco, si cade in un formalismo rigido e sterile, poco evangelico. Probabilmente anche la maggioranza delle persone, che non si esprime davanti a noi, non ha accettato di buon grado il cambiamento dai frati cappuccini ai missionari italiani diocesani. Abbiamo trovato un contesto molto litigioso: nel gruppo liturgico che si era formato da pochi mesi litigavano, non accettavano la responsabile, e infine la maggior parte delle persone se ne è andata, soprattutto quelli che non accettavano le (poche) novitá che noi preti italiani abbiamo introdotto. Mi hanno invitato a partecipare al gruppo liturgico e i primi due incontri sono stati quasi solo una accusa al nostro modo di celebrare ( su questioni di poca importanza), soprattutto di don Gabriele Carlotti. Poi il gruppo si è dissolto! Sto tentando di ricominciare, con i pochi disponibili, con incontri di formazione liturgica e organizzazione delle liturgie il lunedí sera.
Abbiamo imparato che il momento piú importante della Pastorale è la festa del Patrono della comunitá; novenario o tredici giorni per Santo Antonio, di festa, con la messa alla sera, cene, giochi, musica… ogni giorno. I frati celebravano la messa ogni giorno del novenario della comunitá, sospendendo la attivitá nelle altre invitando a partecipare tutti alla festa del santo. Ma ho constatato che questo non avveniva ovvero: di notte si spostavano le poche persone della comunitá che erano presenti assiduamente, quelli che possono avere una auto o moto per spostarsi di notte in altri quartieri della cittá. E la maggioranza piú povera, economicamente e spiritualmente rimane sempre esclusa perché non viene offerta una reale possibilitá per loro. Nel nostro pensiero questa abitudine ha un grosso limite: la vita della comunitá si riduce quasi solo alla festa del patrono e si perde di vista il percorso ordinario. Ci si ferma ai ricordi nostalgici: il giorno della festa di san Francesco la piazza era piena! Certo, una volta l’anno! Ma la domenica, di solito, quando si celebra la messa, la cappella e semi-vuota. Battesimi, matrimoni…. Tutto si fa nella occasione della festa del patrono. Poi per il resto dell’anno, quasi zero. È un ricordo della prima attivitá missionaria, quando il prete arrivava (e in alcune zone è ancora cosí) una volta l’anno per la festa del patrono, e quindi si celebravano battesimi, cresime, matrimoni… tutto il ‘religioso’ possibile.
Nella pratica della cittá sono rimasti questi ricordi, ma la realtá è ben diversa. Sto cercando di insistere per avere una vita ordinaria attiva nelle comunitá e non ridursi ad una festa una volta l’anno. E ho proposto di continuare le normali celebrazioni nelle comunitá anche quando ci sono i novenari o trezenari dei patroni di qualche comunitá, perché sarebbe interrompere sempre il ritmo di celebrazione e formazione delle comunitá ( nella loro impostazione sarebbero quasi cento giorni ogni anno senza una vita ordinaria dei fedeli). E visto che siamo due preti, e uno di noi sará molte volte in viaggio sul fiume, non si potrá avere la messa tutti i giorni nella novena del patrono, visto che continua il servizio alle altre comunitá. E anche per educare a varie forme di celebrazione, ho proposto di fare una sera la Liturgia penitenziale, una sera la adorazione eucaristica, la Liturgia della Parola….insomma altre forme di Liturgia oltre alla Messa.
Naturalmente erano tutti contrari ( o quasi tutti) e non accettavano queste proposte, che poi sono state imposte: non sempre il parroco deve seguire il volere della maggioranza.
Questi piccoli attriti iniziali ci hanno creato qualche difficoltá ma abbiamo agito pensando al bene delle persone, e pensando al futuro e non solo alle abitudini devozionali del presente.
Per noi era anche difficile prendere decisioni per vari motivi: difficilmente le persone dicono in faccia quello che pensano, ma le opinioni e eventuali dissensi arrivano indirettamente e non immediatamente. Non c’era un Consiglio Pastorale Parrocchiale, non c’era un Consiglio Pastorale della comunitá centrale di santo Antonio, non c’era il Consiglio per gli Affari Economici; non sapevamo con chi confrontarci per eventuali decisioni. Quindi si prova, a volte si sbaglia perché il contesto culturale e ecclesiale è diverso, e si ritenta.
Per dare una stabilitá, abbiamo deciso di celebrare la eucaristia festiva nelle comunitá, e di togliere quella che facevano durante la settimana, per fare una formazione biblica settimanale in ogni comunitá. Dopo qualche incontro in generale sulla Bibbia, ora stiamo lavorando sulle letture domenicali, con il metodo – grosso modo – della Lectio Divina.
Lo scatenarsi della pandemia del Covid19 ha interrotto i nostri intenti; ora stiamo lentamente riprendendo i nostri incontri, anche se la diffusione del Coronavirus continua, anzi, sembra stia peggiorando negli ultimi giorni.
Sono poche le persone che partecipano alle liturgie e agli incontri di formazione, ma credo importante impostare la vita delle comunitá perseverando nella proposta spirituale. Seminare…..
Don Gabriele Burani.

Luglio 2020

Santo Antônio do Içá

Siamo nella diocesi di Alto Solimões, stato di Amazonas, nel cuore della grande regione amazzonica, zona di confine tra Brasile, Colombia, Perú.
Dopo piú di 50 anni di presenza in Bahia, nella diocesi di Ruy Barbosa, la nostra Chiesa reggiana ha deciso di rendersi disponibile per una missione in zone nelle quali si presentava una maggiore necessitá. Da qualche anno sia i vescovi del Brasile che il papa hanno richiamato la attenzione sulla Amazzonia, chiedendo disponibilitá di missionari. Una zona enorme, estremamente interessante e ricca dal punto di vista della natura, sfruttata da parte di potenze economiche straniere e brasiliane. Pensando alla estensione del territorio e al numero di abitanti, ci sono pochi preti, pochi missionari; la maggior parte delle comunitá possono celebrare la Eucaristia solo poche volte l’anno, o una volta sola, quando si fa la festa del santo patrono.
In giugno 2018 abbiamo fatto una visita ad alcune diocesi e abbiamo deciso di impegnarci per la diocesi di Alto Solimões, quella che ci è sembrata piú povera di mezzi e di strutture, con pochi preti, ( solo due preti diocesani nativi del territorio, poi ci sono due colombiani, due rumeni, uno del sud del Brasile e altri di ordini religiosi) un solo seminarista, e una enorme estensione, 131.000 Kmq ( la provincia di Reggio è poco piú di 2.000kmq); il Vescovo, dom Adolfo è un saveriano, è spagnolo, è una persona accogliente e dinamica. Dai dialoghi iniziali sembrava ci venisse affidata una parrocchia nella cittá sede della diocesi, Tabatinga. Poi, nuovi eventi hanno fatto cambiare la prima proposta; i frati cappuccini stavano lasciando una parrocchia, Santo Antônio do Içá, e quindi la necessitá del servizio pastorale in questa parrocchia.
La presenza dei religiosi ( solo europei inizialmente) è stata fondamentale per la Amazzonia; non essendoci un clero locale, la cura pastorale è stata affidata a vari ordini religiosi. Nel 1910 è stata creata la ‘ Prefeitura Apostolica do Alto Solimões’ e affidata ai Cappuccini della regione Umbria. In anni piú recenti sono giunti altri ordini religiosi, maschili e femminili e la presenza di clero locale e seminaristi assolutamente esigua.
Anche nella nostra parrocchia di Santo Antonio do Içá ci sono sempre stati i frati cappuccini come parroci e responsabili della parrocchia, fino a dicembre 2020 quando siamo entrati noi.
La nostra parrocchia ha un centro, un paese di circa 12.000 abitanti, sede del municipio e di tutte le attivitá istituzionali e commerciali, poi ci sono le comunitá riberinhas, le comunitá lungo i fiumi, di solito formate da poche famiglie ( tranne tre che sono grandi, con qualche migliaio di abitanti); anche qui sui 12.000 abitanti, ma non abbiamo i dati aggiornati, non essendoci una anagrafe del municipio.
La cittá di Santo Antonio do Içá è situata nell’incontro dei due grandi fiumi, il rio Solimões ( è il nome della prima parte del Rio delle Amazzoni, che cambia nome a Manaus incontrando il Rio Negro) e il Rio Içá, grande fiume che scende dalla Colombia e Perú.
Siamo in quasi-isolamento, nel senso che non ci sono strade per andare in altre cittá; solo i fiumi come vie di comunicazione; per arrivare a Manaus, la capitale dello stato di Amazonas, la barca che trasporta persone e merci impiega almeno 3 giorni, o 5 per ritornare perché la corrente è contraria. Con la barca piú veloce, mi pare che in 20 ore si arrivi.
Una cittá isolata e che non produce quasi nulla, quindi tutto deve arrivare con le barche, quando arrivano! Anche le cose piú semplici arrivano da Manaus o da altri centri. A volte per qualche giorno non si trova un limone in cittá, o qualche verdura, fino a che non arriva una barca con merci. Abbiamo cominciato ad innalzare un muro che ci separa dal cimitero, poi abbiamo interrotto, concludendo dopo due settimane perché in cittá non si trovava cemento da nessuna parte, e anche i mattoni erano finiti. Non abbiamo edicola, non ci sono librerie, e non abbiamo internet in casa, solo funziona Whatsapp ( quando cé’ il segnale). Impariamo ad usare quello che abbiamo, quello che si trova; anche per la alimentazione ci sono le cose essenziali, non molta varietá ma non manca cibo. Le persone hanno l’essenziale, semplice, e per ora non abbiamo visto molte persone alla fame; carto, la maggior parte delle famiglie sono povere e vivono con poco, e con i criteri occidentali sarebbero in miseria, ma vivono dignitosamente anche con poco. A causa del Covid19 e il conseguente isolamento sociale non abbiamo avuto la possibilitá di conoscere le povertá del nostro paese; solo in questo periodo qualcuno con problemi di droga o alcolismo che viene a chiedere cibo nella casa parrocchiale.
Ad iniziare la missione reggiana in terra amazzonica dunque, don Gabriele Carlotti e don Gabriele Burani; scandianesi della parrocchia di Santa Teresa, cresciuti con don Gianni Mazzali; entrambi con un tempo di servizio in Bahia, io 5 anni, Gabriele Carlotti ben 17. Ci conosciamo da quando eravamo ragazzi, ma non abbiamo mai collaborato insieme come preti. Pur essendo ben diversi per molti aspetti, e anche con impostazioni diverse nell’ambito pastorale, per ora concordiamo sulle scelte fondamentali. Don Fortunato Monelli ha condiviso con noi un periodo per conoscere la nuova missione e rendersi disponibile, poi per motivi di salute è ritornato in Italia, per una operazione chirurgica giá in programma da molto tempo.
Nella idea di missione la diocesi pensava anche alla possibilitá di presenza di missionari laici, e puó essere che in un futuro prossimo arrivi qualcuno. Abbiamo preferito iniziare solo noi due, per conoscere territorio e persone, per capire quale tipo di presenza in queste zone, e per non coinvolgere molte persone in eventuali situazioni iniziali problematiche!
In questi mesi, da quando siamo arrivati, abbiamo dovuto affrontare molti lavori di ristrutturazione, ricostruzione nella casa parrocchiale. Rendere abitabili le stanze, collocare controsoffitto per non essere invasi da ragni, topi, pipistrelli, scarafaggi e insetti vari…. Ristrutturare la cucina, preparare uno spazio per la segreteria parrocchiale, adibire una stanza a lavanderia, ristrutturare il cortile, alzare un muro nel confine con il cimitero, revisionare tutti i condizionatori, rivedere la parte elettrica… insomma, da mesi siamo alle prese con muratori e operai. In futuro poi dovremmo intervenire anche nella parte delle altre opere parrocchiali, stanze di catechesi e cosí via. Abbiamo anche un edificio, nel cortile interno, che era usato per incontri e per ospitare frati in formazione, ma che è stato abbandonato ad un certo punto, e ora sta cadendo; dovremmo pensare a cosa farne, quando crollerá tutto! E abbiamo anche qualche progetto riguardo alla zona del salone parrocchiale e stanze per incontri e catechismo, ma per ora teniamo le cose come sono. Si vedrá nei prossimi anni.
Non volendo gravare sui bilanci della parrocchia, i lavori alla casa parrocchiale sono portati avanti a nostre spese.
La parrocchia si snoda anche lungo il Rio Içá per 358 Km, e sulle rive del fiume vivono le famiglie dei ´riberinhos´, popolo del fiume. Parte della nostra missione è visitare, celebrare, accompagnare il loro cammino di fede. Sono comunitá di poche famiglie, tranne due che sono paesi con qualche migliaio di persone, e in queste maggiori non abbiamo una presenza cattolica: una ( Betania, il paese piú grande lungo il fiume, di crica 5.000 abitanti) è tutta di evangelici battisti, l’altra è sede della ‘cruzada’, un gruppo religioso cristiano, vicino al cattolicesimo ma indipendente, diffuso nella nostra zona ( giunge alla Colombia e Perú) e la tomba del fondatore è appunto in questa comunitá. La parrocchia arriva sino al confine con Colombia, e al confine l’esercito brasiliano, con soldati e qualche famiglia. ( circa 300 persone in tutto). I frati cappuccini facevano visita a queste comunitá e celebravano i sacramenti; soprattutto frate Gino, con una grande barca che lui sentiva come sua. Di fatto la evangelizzazione di queste comunitá è recente e sono quelle piú trascurate; viaggiare costa molto, soprattutto di carburante, e la parrocchia non riesce a sostenere grandi spese. Le famiglie che sono sul fiume vivono di pesca e agricoltura, non hanno quasi soldi e non hanno la possibilitá di contribuire per le spese dei viaggi. Don Gabriele Carlotti avrebbe soprattutto la missione delle comunitá lungo i fiumi e io in cittá.
Ci sono molti protestanti, e i gruppi cattolici ha la celebrazione eucaristica solo poche volte l’anno. Ora, è da quasi 8 mesi che non ricevono visita missionaria, che non celebrano l’eucaristia: sia per il periodo della pandemia, Covid19, sia perché la barca se ne è andata con i cappuccini e quindi avevamo bisogno di acquistare una nuova barca, prendere la patente nautica, avere i documenti in regola…. Qui non ci sono barche da acquistare ma solo a Manaus, e quindi mille km di fiume da percorrere per arrivare alla cittá. Una grazia inaspettata è stata la occasione di una barca usata, dimenticata, che appartiene alla diocesi e nessuno usava. Certo, aveva bisogno di un buon lavoro di ristrutturazione ma con una spesa ben minore che non l’acquisto di una barca nuova. Dopo le riparazioni e la documentazione, è stata trainata da Manaus a Santo Antonio, e ora deve essere equipaggiata per affrontare la missione sul fiume. Le comunitá riberinhas hanno poca storia cattolica, non hanno avuto molto come evangelizzazione, e solo in pochi casi ci sono persone in grado di essere punto di riferimento per gli altri dal punto di vista ecclesiale. In qualche centro le comunitá si radunano la domenica per una liturgia; a volte sono gli insegnanti del villaggio che fanno una catechesi ai bambini. Nella maggior parte sono persone con scarsa istruzione. L’orario scolastico è ben ridotto: poche ore al giorno e quando l’insegnante viene in cittá per ricevere lo stipendio, rimane fuori sede almeno una decina di giorni al mese, quindi….
Per questa missione abbiamo bisogno di aiuto dall’Italia; la spesa è molto alta pensando alle rendite della nostra gente.
Questa è una prima presentazione generale, con i dati piú esterni, della nostra missione reggiana in Amazzonia.
Don Gabriele Burani.

Maggio 2019

Ipirá – Bahia

Carissimi, sono ormai giunto alle ultime settimane di servizio a Ipirá, e anche verso la conclusione di una tradizione di molti anni di preti reggiani a Ipirá: dal 1980 don Riccardo Camellini, don Piero Medici, don Paolo Cugini, don Antonio Davoli, don Vittorio Trevisi, don Mario Gazzotti, don Marco Ferrari. Domenica 12 maggio don Roque ( che é giá qui a Ipirá) inizierá come parroco, un prete nato e cresciuto nella diocesi di Ruy Barbosa, con la formazione nel nostro seminário, e questa é una conquista positiva.
Significativo per me il mese di formazione a Manaus, per i missionari che andranno a lavorare in Amazzonia; un mondo nuovo, ben diverso dalla regione del semi-arido, interno della Bahia, dove sto atualmente vivendo.
Di ritorno da Manaus, la attivitá in parrocchia durante la quaresima e ora il tempo Pasquale. La parrocchia di Ipirá é grande e le attivitá non mancano, a partire dalla vita ordinária delle 92 comunitá sparse nel território parrocchiale, la organizzazione della Pastorale Familiare, della Catechesi, delle equipes di Liturgia ecc….
Oltre a seguire il percorso ordinário delle comunitá ( alcune piccole, con poche famiglie, altre con 2-3 mila abitanti), ho cercato di fare il possibile per la formazione dei laici. Questa la preoccupazione per me costante in questi anni di Ipirá. Vincere il clericalismo e accompagnare i laici nella formazione cristiana (e quindi alla lbertá e disponibilitá ad assumere responsabilitá).
Ragazzi e Giovani.
Nei limiti di tempo, ho fatto il possibile per radunare i giovani nel contesto di vita parrocchiale; una sfida assai difficile qui da noi, dove la chiesa cattolica é diventata marginale e non é piú (non saprei se lo é stato in passato) un punto forte di riferimento. Manca il lavoro e lo studio é carente, e molti giovani vanno in altre cittá per uno studio piú qualificato e per cercare lavoro; di conseguenza non abbiamo una presenza perseverante nei gruppi di giovani, ben difficile dare continuitá alla formazione. Una soddisfazione é che sto seguendo gruppetti di giovani in comunitá nuove, che si stanno formando ora; giovani che non hanno mai partecipato alla vita ecclesiale, mai partecipato alla catechesi, in maggioranza non battezzati e che poi ho battezzato; alcuni si stanno preparando per il sacramento della Confermazione; ho proposto loro ritiri spirituali e hanno partecipato con disponibilitá ( per loro era tutto nuovo e certamente faticoso!) e sempre chiedono: quando sará il prossimo? Abbiamo fatto vari ritiri ( negli ultimi due anni, quando ho raggiunto una mínima capacitá di predicare um ritiro) con 30 – 50-70 giovani aprendo uma prospettiva bella per il futuro.
Abbiamo anche creato um gruppo con adolescenti, “ Espalhando sorrisos”, con l’idea di andare nei quartieri o villaggi dove ci sono bambini in situazioni piú carenti, e organizzare un giorno di gioco, canto, preghiera, amicizia…. Una esperienza di missionarietá da parte degli adolescenti che spero abbia continuitá nel futuro ; gli adolescenti sono fragili, ma anche ben determinati quando riconoscono un valore a certe attivitá.
La esperienza di “ Dançar à vida” , iniziata da don Marco in due quartieri poveri e socialmente disagiati sta continuando e abbiamo molte richieste da parte delle famiglie. Siamo in una situazione delicata perché fino ad ora il progetto é andato avanti soprattutto con aiuti dalla Chiesa reggiana, in attesa che la amministrazione locale potesse assumere almeno lo stipendio degli educatori. Purtroppo la situazione del município é molto confusa e non saprei dire che aiuti arriveranno…. spero che la amministrazione locale non abbandoni queste famiglie, sarebbe una grave perdita educativa.

– Uma esperienza di questi ultimi giorni é stata quella di un primo ritiro spirituale con le famiglie che la nostra Caritas parrocchiale aiuta con generi alimentari, visite mediche, vestiti ecc… come nelle parrocchie reggiane. Non vorremmo solo fermarci ad un puro assistenzialismo ma aiutare un processo di formazione: stiamo proponendo corsi di disegno, taglio e cucito, cucina, oltre a un gruppo per sostegno psicológico, e, a fine maggio un breve corso per dare inizio agli Alcolisti Anonimi. Sono perlopiú famiglie che non entrano in chiesa, non frequentano le comunitá e per questo la nostra proposta di ritiro spirituale e il desiderio di accompagnare anche nel cammino di fede. Non sono venuti in molti, ( é una novitá per i nostri poveri uma proposta di questo tipo) ma qualcuno é arrivato, sono rimasti contenti della giornata, ed é anche questo um buon seme per il futuro.

– Una attivitá a cui tengo molto e che mi dá gioia é la nostra piccola Scuola di Teologia. Siamo al secondo anno ( un venerdí – sabato e domenica al mese), il gruppo dello scorso anno sta continuando e abbiamo formato uma nuova classe questo anno, con trenta nuovi ‘studenti’, alcuni dalle parrocchie vicine che hanno chiesto di partecipare ( “vicine” é un concetto relativo: 45 Km Pintadas, 150 km Bonito…). Nell’ultima lezione ho fatto una introduzione alla cristologia, presentando il Gesú storico e anche – brevemente- i primi concili. Con persone che non hanno mai letto di concili o cristologia, conversavo su arianesimo, omo-ousios, monofisismo, modalismo, subordinazionismo….. , certo non per creare difficoltá ma per aiutare a comprendere che la nostra fede ha una storia, e che il cristianesimo sempre si pone di fronte alla cultura del tempo, e come é facile cadere in infedeltá teoriche e pratiche al vangelo di Gesú. E oggi siamo di fronte a sfide simili a quelle della antichitá: annunciare il vangelo di Gesú agli uomini di oggi, alle culture del nostro tempo, rimanendo fedeli alla vera fede.
La Chiesa cattolica in Brasile vive una crisi; in termini numerici siamo passati da piú del 90% di cattolici, negli anni ’60- e ’70, quando abbiamo iniziato la nostra presenza missionaria in Brasile, al 64% del 2010, per scendere – secondo le previsioni- sotto il 50% nel 2020. A Ipirá la frequenza regolare alla vita della chiesa cattolica non so se arriva al 5%.
Ma ancor piú grave é la situazione di scarsa influenza del cattolicesimo nella cultura, negli stili di vita, nella politica, nella scuola, nei valori del popolo brasiliano. Persistono alcune pratiche (chiedere il battesimo, ad esempio) ma quanto entra il Vangelo nel cuore delle persone, nella organizzazione sociale, nella cultura? Basta um predicatore televisivo che grida sciocchezze a far cambiare partecipazione alla chiesa, basta um sacco di cemento o la prenotazione di una operazione chirurgica per votare un candidato sindaco; i politici cattolici sono piú rari degli orsi bianchi in Brasile; piú di 60.000 omicidi lo scorso anno in Brasile….
Se non offriamo la possibilitá di una conoscenza piú profonda e corretta dei contenuti di fede, il cattolicesimo in Brasile si scioglie ‘come la neve al sole’. Per questo la proposta della nostra Scuola di Teologia; non per un diploma in piú nel próprio curriculum, ma apprendere per diffondere gli insegnamenti ricevuti. Accettiamo infatti solo chi ha una vita di comunitá e che si dispone a comunicare agli altri ció che sta imparando.

Ladri e rapine per concludere, anche questa esperienza; rientrando da Manaus giá alcune volte ladri sono entrati nella mia stanza per rubare soldi; ancora non ho scoporto chi possa essere, ma sempre é entrato ( o sono entrati) durante la mia assenza, senza distruggere nulla. Una situazione invece piú pericolosa, rientrando da uma formazione bíblica fatta in una comunitá della campagna, piuttosto distante dalla cittá. Ero con una suora, e ritornando verso casa ( é tutto sterrato, niente asfalto), verso sera, vedo due moto sulla strada e penso a un incidente, rallento… e spunta un giovane con il volto coperto e un fucile puntato contro di me; a destra si avvicina un altro giovane con il fucile. La suora disse imediatamente: sono una suora della parrocchia, con il parroco, non abbiamo soldi. Uno dei due prende uma borsa che contiene il proiettore e chiede che cosa é; la suora responde che é per le attivitá nelle comunitá della parrocchia. Il rapinatore pensa um pó e dice che possiamo andare: “ Dio vi benedica”. Rimango felicemente sorpreso!
Di fronte a noi una auto e cinque persone stese per terra, e vicino a loro un rapinatore con il fucile puntato. Mi muovo lentamente, passando vicino a loro.
Per fortuna dopo pochi minuti li hanno lasciati liberi, dopo averli derubati. Questa volta é andata bene per tutti noi… a volte capita che sparino, o prendono in ostaggio qualcuno. Grazie a Dio non ci sono state gravi conseguenze.
Buon tempo Pasquale e … a presto in Italia.

Don Gabriele Burani

Aprile 2018

Ipirá, Bahia,

PASTORALE FAMILIARE

Cari amici, buon tempo Pasquale!
Continuo a condividere con voi qualche esperienza della nostra missione reggiana in Brasile. Nei giorni scorsi a Reggio si sono diffuse notizie preoccupanti di minacce a noi missionari in Brasile; ho notato una certa confusione, nel senso che sono stati uniti avvenimenti non connessi tra loro, e interpretati in modo arbitrario.
Comunque il problema della diffusione delle droghe , della criminalitá, della violenza é sempre molto grande, e il pericolo per noi non é differente da quello dei nostri parrocchiani: possiamo essere vittime di rapine o essere coinvolti in qualche situazione problematica.
Ma ció che mi preoccupa maggiormente, nei nostri paesi, é la cultura di violenza, é la diffusione della corruzione che é una violenza contro i cittadini, é il rischio di una indifferenza morale, é la morte della speranza per molti giovani che non vedono prospettive di lavoro onesto. Che fare? Siamo coscienti dei nostri limiti, e non possiamo risolvere tutto, ma possiamo agire con alcune scelte significative. Tutta la attività parrocchiale è costruire una cultura di pace. In particolare vorrei scrivere qualcosa sul tema della famiglia.
Abbiamo tante famiglie fragili, senza struttura: manca uno dei genitori o entrambi, molti bambini crescono con i nonni, zii, o altri… In alcuni quartieri la conflittualità dentro la famiglia è forte, in altri abbiamo situazioni di povertà (ad esempio madri sole con molti figli e senza lavoro). La impulsività e emotività dei brasiliani influisce nella facilità nel creare relazioni affettive ma anche nel distruggere le relazioni iniziate con grande coinvolgimento.
La tendenza oggi è quella di pochi matrimoni, i giovani in genere vanno a convivere e la maggioranza dei matrimoni che celebriamo sono di coppie che convivono da anni e ad un certo punto decidono di sposarsi. Credo sia centrale, qui in Brasile, come in Italia, una pastorale rivolta alle famiglie.
Pensiamo che sia molto importante annunciare il vangelo alle famiglie, e lavorare per favorire la formazione di famiglie cristiane. Solo in questo modo si purifica e rinnova la società e si dà consistenza e continuità alla comunità cristiana.
Nella nostra parrocchia di Ipirà abbiamo la bellissima esperienza chiamata ECC (Incontro delle coppie con Cristo) simile a Incontro Matrimoniale. Si inizia con una proposta di tre giorni di incontro, nei quali si fa una forte e sperienza di fraternità e studio sui temi della famiglia. Poi si formano gruppi di coppie di sposi (in media di 8 coppie) che si incontrano meditando i temi fondamentali della vita cristiana. Una esperienza molto bella, che sta donando ottimi frutti alla nostra parrocchia. In settembre avremo un nuovo gruppo che farà la esperienza dei tre giorni, per poi (speriamo) continuare nella formazione.
Ma…. ci sono dei limiti. ECC è per le coppie cattoliche, regolarmente sposate con rito cattolico, e perseveranti: non sono ammessi separati, seconde unioni ecc… ovvero: una minoranza dei nostri parrocchiani.
La maggioranza delle famiglie sono formate da coppie non sposate, o separati e divorziati con nuove unioni, o famiglie con un genitore solo e figli. Tutte persone che non possono far parte dell’Incontro di Coppie com Cristo. Abbiamo allora pensato di iniziare una Pastorale Familiare, che possa accogliere e accompagnare le varie situazioni di famiglia.
Le linee-guida per dare vita alla PASTORALE FAMILIARE le troviamo nella FAMILIARIS CONSORTIO di papa Giovanni Paolo II. E la Chiesa del Brasile si muove in questa direzione, con 3 settori: Preparazione al matrimonio, settore che segue le famiglie sposate, e Casi Speciali (divorziati risposati, vedovanza, coppie conviventi e non sposate, famiglie con un solo genitore….).
Abbiamo fatto le prime riunioni generali nel 2014 (appena arrivato in Brasile) con la proposta della Pastorale Familiare con la sua struttura. Una partecipazione limitata come numero di persone, ma abbiamo continuato nel lavoro. La mia idea era non di proporre qualche evento grande e spettacolare (questa é la tendenza, in genere) che poi si conclude nell’ evento stesso, ma di creare strutture che possano essere stabili nel tempo. E quindi anche dare tempo per individuare persone affidabili e motivate per questo servizio.
Grazie a Dio ho incontrato alcune coppie con una forte motivazione a dare vita alla Pastorale Familiare, e negli anni seguenti abbiamo iniziato, (con calma…. siamo in Bahia!) a dare forma alla nostra Pastorale Familiare. Due coppie come responsabili generali e una coppia responsabile per ogni settore. E cosí sta continuando il nostro lavoro.
Una preoccupazione per me urgente era strutturare una preparazione dei fidanzati al matrimonio (una coppia di sposi giá lavorava per questo, incontrando i futuri sposi nella settimana prima del matrimonio, ma avevamo bisogno di qualcosa di piú); dal 2017 abbiamo iniziato con una equipe di sposi che fa alcuni incontri per i fidanzati preparando il matrimonio e che é presente alla celebrazione del matrimonio per animare la liturgia e come segno della Chiesa che accoglie la nuova famiglia. Sono molto contento di questi passi che abbiamo fatto, e della disponibilitá di queste coppie (una decina).
Ho lavorato, in questi ultimi mesi con loro, sulla celebrazione del matrimonio. La tendenza qui é di fare un matrimonio-show: una schiera di testimoni con vestiti super-eleganti noleggiati, varie entrate solenni in chiesa con infinite foto di familiari, testimoni ….. lo stile é quello di una celebrazione-film, anche nei canti e musiche.
Ho cominciato a porre alcune regole, limiti e indicazioni sui valori, per uno stile che sia cristiano cattolico (oggettivamente), piú sobrio, e naturalmente incontro resistenze, opposizioni e malumori perché – per alcuni – sto contrastando la cultura del luogo; su questo mi interrogo onestamente, e so che non devo imporre la mia cultura e accettare quella che incontro, ma nello stesso tempo sento il dovere di purificare certe cose e aiutare le persone a conoscere e vivere nello spirito della liturgia cattolica.
Anche con gli altri settori (accompagnamento degli sposi e casi speciali) abbiamo iniziato a lavorare, e sono contento perché ho trovato alcune coppie (non moltissime, ma alcune ci sono) motivate e con entusiasmo, e cosí la nostra Pastorale Familiare sta continuando. La mia speranza é di diffondere la attivitá con fidanzati e sposi non solo nel centro cittá, ma anche nelle varie comunitá sparse sul grande territorio della parrocchia; una proposta é formare gruppi di sposi, nelle comunitá piú grandi, che si incontrino regolarmente alla luce della Parola di Dio e possano confrontarsi sul loro vissuto matrimoniale, sulla appartenenza ecclesiale, e su altri temi per loro importanti.
– Il lavoro piú difficile é con quelli chiamati “casi speciali” (la espressione non mi piace molto, ma serve per capirci); un gruppetto di sposi sta visitando amiglie di una comunitá tra le piú povere e problematiche, con molte famiglie disintegrate, povere, disorientate…. un piccolo segno. Siamo in un ambito molto difficile da affrontare, per ora non abbiamo molte forze e capacitá per accompagnare queste famiglie, ma é importante perseverare con piccoli segni.
– Ministri. Una novitá di questo anno é che abbiamo ottenuto dagli uffici responsabili di Roma, la autorizzazione per tre persone di poter presiedere la celebrazione del Matrimonio, come assistenti autorizzati, quando manca il prete. Due donne e un uomo, sposati. In veritá non sono accolti da tutti, nel senso che diversi fidanzati chiedono espressamente il prete e non vorrebbero laici a presiedere la liturgia del matrimonio; per altri non ci sono problemi. Mi sembra anche questo passo significativo, certamente non per contrapporre preti e ministri laici, ma per crescere sempre piú nella collaborazione e nella fiducia reciproca.

Un caro saluto a tutti voi

Don Gabriele Burani.

Febbraio 2018

Ipirá, Bahia,

SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

La povertá dela nostra gente é soprattutto culturale. Ci sono ancora molti adulti analfabeti, e tra i giovani, che pure frequentano la scuola, una scarsa capacità di apprendere, una difficoltà grande nel comunicare correttamente, di leggere e scrivere…. la qualità delle scuole è bassa.
La lettura qui da noi è un hobby poco praticato; non ci sono librerie, non ci sono edicole ma se ci fossero, non avrebbero molta attività.
Le persone quardano la TV, che è abbondantemente manipolata, e i programmi più seguiti sono futili o dannosi. In genere le persone  non leggono, e quindi non si fanno una idea critica  della realtà. Per questo i politici, anche disonesti, riescono a mantenere il potere; la maggiorana za delle persone non conosce i propri diritti, non sa come funzionano i servizi, e la conoscenza si riduce a ciò che serve per la sopravvivenza quotidiana.

Anche nelle nostre comunità cattoliche sentiamo il bisogno di lavorare molto per trasmettere i contenuti principali della fede. Certo, ci sono molti uomini e donne analfabeti o quasi con una fede stupenda, un impegno ammirevole nelle comunità e una conoscenza buona dei fondamenti della vita cristiana grazie alla loro presenza costante e apertura di cuore. Ma incontro anche molti errori, molte persone uniscono il cattolicesimo con i culti di origine africana, con le tradizioni della cultura della zona …..   pensando che sia tutto dottrina della Chiesa.   Un dato di fatto è la ignoranza dei cattolici, ignoranza biblica, mancanza di conoscenza del significato dei sacramenti, dei fondamenti teologici.    E le chiese protestanti stanno aumentando anche e soprattutto crescendo sulla ignoranza di fede dei cattolici.

Abbiamo allora pensato a un progetto un poco ambizioso, ma ci sembrava una proposta importante: una piccola Scuola di Formazione Teologica.
La organizzazione incontra sempre difficoltà, ad esempio perchè la nostra parrocchia è grande e le persone che abitano nei villaggi hanno difficoltà a trovare il trasporto per il centro, e quando trovano il costo è piuttosto caro. Inoltre non sono molti con la capacità di affrontare uno studio serio.
Altra difficoltà culturale è che sono abituati a una formazione fatta di eventi ( meglio se spettacolari) che iniziano e finiscono in giornata.  Un impegno che dura nel tempo difficilmente viene assunto.

Coscienti dei vari ostacoli, abbiamo comunque fatto questa proposta: una Scuola di Formazione Teologica, con un incontro al mese, cominciando dal venerdi sera alle 19, fino a domenica nel primo pomeriggio, rimanendo nel nostro centro di formazione, anche per creare  scambi di amicizia tra i partecipanti.
Abbiamo previsto una durata di 3 anni, affrontando, in questo periodo le varie discipline teologiche, certo in modo molto semplificato ma serio.   Chiediamo ai partecipanti la capacità di leggere, scrivere e studiare autonomamente.
Il nostro intento è pastorale, nel senso di aiutare la formazione di alcune persone che assumano poi un servizio in favore di altri nelle varie zone della parrocchia. Invito forte a moltiplicare, a diffondere le conoscenze.
Abbiamo un gruppetto di coordinazione molto motivato e preparato. Hanno pensato di dare un nome alla scuola, don Riccardo Camellini, che è stato parroco in Ipirà negli anni che seguirono la dittatura militare, quando nacquero le varie Comunità di base.
La scuola è iniziata nella prima settimana di febbraio, con 35 iscritti, più i 5 della coordinazione. Questo inizio è stato molto buono, con grande attenzione dei partecipanti, e un desiderio di continuare il percorso.   Sono molto contento di questo primo passo che apre un futuro arricchente per la parrocchia.
Penso alla realtà di Reggio, e alla ricchezza di offerte di formazione per i laici, a quanto lavoro è stato fatto e continua nel presente. Quanti laici con una conoscenza biblica, teologica molto buona e che sono una risorsa stupenda per le comunità. Credo che dobbiamo rendere grazie di tutto questo, e avere il coraggio di diffondere tutto ciò che impariamo.
La nostra realtà qui a Ipirà è assai più povera e semplice, ma il nostro desiderio è dare inizio a processi formativi che continuino nel tempo creando una desiderio di conoscere e di trasmettere il prezioso deposito della fede cristiana.

Un caro saluto

Don Gabriele Burani.

Novembre 2017

Ipirá, Bahia,

Carissimi, un saluto da Ipirá – Bahia, nel giorno di San Prospero, accompagnando la festa nella nostra cittá di Reggio.
Continuo a scrivere qualche lettera per rendervi partecipi del percorso della nostra missione in Brasile.
Una sfida grande per noi in questi anni é la catechesi. La impostazione fino ad ora é: si fanno due anni di catechesi per celebrare la prima comunione; poi (a partire dalla adolescenza, 14 anni) due anni di catechesi per ricevere il sacramento della Cresima. Questa la struttura che ho trovato.
I vescovi del Brasile hanno avuto la felice ispirazione di proporre qualcosa che possa incidere maggiormente per la formazione di uma identitá Cristiana.
Sono usciti due documenti interessanti della CNBB (i vescovi del Brasile), del 2015 e 2017, afrontando il tema della Iniziazione Cristiana in generale, e della Catechesi come processo di ispirazone catecumenale che entra nel percorso di iniziazione alla vita cistiana.
La maggioranza dele persone vengono per battezzare i figli, ma senza una vita Cristiana. Un buon gruppo di ragazzini vengono per la “ prima comunione” e alcuni, non moltissimi, per la Cresima – Confermazione.
Che cosa cambia – o dovrebbe cambiare? Abbiamo inserito periodici incontri con genitori e padrini e un maggior coinvolgimento dei ragazzi nella liturgia della comunitá ( ci sono tappe nel percorso, celebrate con liturgie nella cappella della comunitá, assieme alla consegna del Credo, del Padre Nostro, al segno di croce….). Catechesi come iniziazione, come percorso per entrare nella vita cristiana assumendone tutte le dimensioni.
La catechesi era uno spazio a sé, isolato, questione dei ragazzi e catechisti….. ora sta diventando uma realtá maggiormente inserita nella comunitá e nelle famiglie. Stiamo tentando di spiegare che la catechesi non é per fare la Prima Comunione, ma per la vita eucarística, e che la prima comunione non é piú importante delle altre… per ora con scarsi risultati! L’abitudine di decenni é difficile da scalfire, ma saremo perseveranti nel proporre un nuovo modello. Cosí come é difficile introdurre la idea che la catechesi é continua, non solo di due anni per ricevere um sacramento; nostra intenzione é dare continuitá negli anni, ma non é nella mentalitá delle persone e troviamo difficoltá nel trovare catechisti per percorsi continui: mi rendo conto che, vista la situazione, ci sará bisogno di molti anni di lavoro, e non in tutte le zone raggiungeremo la meta di uma catechesi continua, ma non manca la spinta a darsi da fare.
Abbiamo formato uma commissione di catechesi con alcuni catechisti che aiutano in questo processo nuovo. Qualcuno ha partecipato alla Scuola Catechetica della diocese di Feira, impegnativa ( due anni) e ben fatta, cosí che alcuni catechisti vanno nelle regioni della parrocchia per fare gli incontri di formazione agli altri catechisti. Anche questa cosa non é facile da accettare: i catechisti si aspettano per la formazione un prete o una religiosa e non sempre accettano i laici come formatori…… ma stiamo accompagnando questo processo per cambiare lentamente la mentalitá e la prassi.
É veramente complesso introdurre qualcosa di nuovo in una cultura tendenzialmente conservatrice; soprattutto quando si richiede un maggior impegno e non il semplice self-service religioso. Vedremo come si evolve la situazione. Per ora siamo molto contenti perché stiamo giá vedendo segnali positivi nelle comunitá.

Abbiamo vissuto un momento molto bello per la Gioranata Mondiale dei Giovani diocesana, questo anno celebrata a Ipirá. Tanti giovani dele parrocchie della diocese si sono radunati qui da noi, per um giorno di festa. Su face-book abbiamo uma ampia rassegna di fotografie.
Arriverá anche una mia lettera per i sacerdote della diocesi, per condividere la mia esperienza attuale, invitando a non chiudere il cuore ad eventual chiamate missionarie.

Un abbraccio

Don Gabriele Burani.

Aprile 2017

Ipirá, Bahia,

Carissimi, vi auguro buon tempo Pasquale!
Qualche notizia da Ipirá, dalla nostra missione diocesana. Abbiamo vissuto il Triduo celebrando in una struttura che il Municipio ci ha prestato per le nostre celebrazioni in attesa di ritornare in Chiesa. Come nelle parrocchie italiane, anche qui sono giorni di intensa partecipazione dei fedeli. La notte della Vigilia pasquale abbiamo anche celebrato 19 battesimi di giovani e adulti, dopo un anno di formazione. Tra questi una signora che ho conosciuto facendo un giorno un incontro con un gruppo prostitute ( anche ex) alle quali ho detto di non aver timore di venire in parrocchia, di partecipare alla messa. Due sono venute alcune volte, poi sono state sorprese a rubare in un negozio…. ho chiesto qualche spiegazione e sono venute a parlarmi ma erano ubriache, poi sono state riconosciute responsabili di un furto in un negozio di una altra cittá dove hanno fatto un periodo in prigione per questo. Malgrado queste e altre vicende ( e problemi di salute) una ha continuato a frequentare gli incontri di catechesi e l’ho incoraggiata a non desistire anche se si vergognava; lei aveva effettivamente desiderio di ricevere il battesimo e la notte di Pasqua ha celebrato con gli altri i sacramenti della Iniziazione cristiana. Anche un altro ragazzo, con qualche problema psichico, che si sentiva escluso dai compagni di scuola, ha cominciato a venire in parrocchia e a parlare con noi preti e si é sentito accolto e ha fatto l’anno di catecumenato e il battesimo…. negli ultimi mesi é diventato un fedelissimo alle celebrazioni e passa spesso nella casa parrocchiale per salutare e fare due chiacchiere. Un altro personaggio interessante del gruppo ha passato la sua infanzia e adolescenze in una delle favelas piú pericolose di Salvador, regno di spacciatori e criminali di vario tipo, zona proibita a chi non é della favela. É pieno di tatuaggi con simbologie che mi ha spiegato. Ora é sposato e con due figlie piccole, e ha chiesto il battesimo; per un periodo ho fatto la formazione solo con lui perché, per motivi di orario di lavoro, non poteva partecipare con il gruppo dei catecumeni. Tante storie, interessanti, sorprendenti, a volte deludenti.
Condivido con voi anche le fatiche con la ristrutturazione della Chiesa – Mtariz della parrocchia. Dopo l’inizio dei lavori abbiamo scoperto una situazione molto piú problematica e pericolosa del previsto. Molte parti strutturali della chiesa con pericolo di crollo. Poi la scoperta che il grande altare centrale di legno di Santa Anna, era nel suo interno, nelle strutture portanti, quasi tutto marcio….. non é crollato per miracolo. Dovremo restaurarlo, e la previsione é di altri 5 mesi per il restauro, e altri 50.000 euro di spesa.
Comunque a fine maggio la chiesa dovrebbe essere riaperta per le celebrazioni; per quanto riguarda l’altare centrale aspetteremo, non é un impedimento per celebrare l’eucaristia con la comunitá.

Ora una piccola cronaca con i nostri guai quotidiani:
27 marzo. Entrando in chiesa i muratori si accorgono che la porta era aperta, e sono scomparsi gli strumenti di lavoro…. sega, trapani, strumenti per la lavorazione del legno… un danno molto grave, piu 10mila reais. Lavoratori bloccati e disperati perché ora non si lavora. Vado dalla polizia, intanto facciamo diffondere dalla radio di fare attenzione a chi vende attrezzi usati perché potrebbero essere quelli rubati in chiesa. Mentre siamo alla polizia, una telefonata dalla radio informa che un uomo ha portato alcuni trapani e un altro attrezzo alla radio. Andiamo a vedere, ci sono alcuni degli attrezzi rubati, solo tre in veritá. Chiediamo informazioni sul signore che ha portato la refurtiva, lavora in una strada vicina, come falegname-meccanico, e vive con figlio e figlia adolescenti in questo spazio di lavoro, avendo ricavato un buco dove porre materassi per dormire…. passo a vedere, materassi ammassati nella sporcizia…. situazione indegna. La ragazza ha trovato gli attrezzi sotto il materasso del fratello, lo ha detto al padre, e il padre che per caso stava ascoltando la radio, ha subito portato le cose alla radio. Un ragazzo che ha appena compiuto 16 anni, che da mesi non vuole piú andare a scuola, il padre arrabbiato e disperato perché non sa cosa fare, gli spiega le cose ma il figlio non obbedisce…. sta con gli amici che giovanissimi sono consumatori e spacciatori di droga… a volte vanno nelle cittá grandi per spacciare droga… naturalmente il ragazzo non é in casa, era nei pressi ma quando ha visto movimento é fuggito. Andiamo con il povero padre dalla polizia, poi ci inviano all ‘ ufficio che tutela i minori per fare questa accusa e far iniziare provvedimenti per aiutare la famiglia. Aspettiamo perché sul momento i responsabili sono fuori in riunione. ( La madre del ragazzo ha lasciato il marito e non si cura dei figli.) Torniamo poi dalla polizia per concludere la denuncia quando giá é notte: vogliono rimandarci al giorno dopo, ma io insisto per concludere ( stanco e deluso…. un intero giorno solo per fare una denuncia…. e le indagini? Possiamo dire addio agli oggetti rubati!). Mi pare tutto molto lento, ma cosí é, non possiamo cambiare questa impostazione.
Il giorno seguente il ragazzo non si fa vedere… ma alla fine il giorno dopo la polizia lo intercetta. Lui dice che il venerdí sera aveva visto la porta della chiesa aperta, era entrato da solo, aveva portato via qualcosa, messo in una borsa ed era andato a casa. Un ragazzino magrino, giá noto per i furti… io non credo alla sua versione, penso che abbia agito con un gruppo di altri, forse adulti, che hanno portato via i macchinari pesanti. Ma non abbiamo alcuna prova…..
Hanno prestato attrezzi e macchinari ai nostri lavoratori, cosí si va avanti, spero per un bel lavoro per la nostra Chiesa Parrocchiale, uno degli edifici significativi della cittá.

Vi auguro un buon tempo pasquale.

Don Gabriele Burani.

Gennaio 2017

Ipirá, Bahia,

Cari amici, dopo il gradito ritorno per un mese in terra reggiana, un saluto da Ipirà, augurandovi un anno benedetto dal Signore. Siamo sempre coinvolti nella ricostruzione della Chiesa principale ( matriz) di Ipirà, che è anche uno dei pochi edifici storici della città, e anche per questo è importante salvaguardarla. Già da mesi molti muratori e carpentieri stanno lavorando, mi sembra con un buon lavoro che durerà nel tempo. Le comunità si sono attivate per fare offerte, ed è positivo che molte persone hanno fatto offerte in base alle loro possibilità: qualcuno con equivalente di 1.000- 1.500 euro, ma molti con piccole offerte e veramente in tanti hanno partecipato donando qualcosa. I costi per un edificio grande sono elevati, e i contributi che arrivano dall’Italia ci stanno aiutando molto, per arrivare a concludere nei prossimi mesi.

Ho fatto la simpatica esperienza di rimanere bloccato con l’auto nel bel mezzo della caatinga desertica, di ritorno da una celebrazione in una delle comunità più lontane dalla città ( circa 45 Km). La strada pessima, piena di buche e sassi, che hanno rotto il radiatore e quindi il motore si è bloccato ( prima di fondere!). Il cellulare non funziona in campagna ( e in ogni caso non potevo chiamare perchè mi sono accorto che non avevo credito), il panorama era di sassi e piante basse e secche, in un luogo dove difficilmente passa qualche auto. Dovevo anche recuperare don Luca Grassi che celebrava la messa in un altro paese…… e non potevo comunicare con lui. Erano con me due ragazze che a volte mi accompagnano per la animazione del canto liturgico nelle comunità. Cominciamo a camminare in una direzione, sperando di incontrare qualche casa. Tra non molto sarà notte, e le difficoltà aumentano! Vediamo un edificio, ma disabitato; in distanza vediamo una casa, con galline o simili, e avanziamo, nella speranza di trovare qualche persona e non incappare in cani rabbiosi, spesso presenti. Chiamiamo ad alta voce e grazie a Dio esce di casa una ragazza che conosco, e una giovane donna, che frequentano una delle nostre comunità. Non hanno mezzi per aiutarci, ma potrebbero ospitarci per la notte. In qualche modo una delle ragazze che erano con me riesce ad avvisare qualcuno a Ipirà, il diacono e don Luca. Poi in lontananza vediamo i fari di una auto arrivare… è il marito di una delle due giovani con un amico, scendono con un lungo fucile perchè stavano cacciando una “ onça” ( giaguaro) che in questi giorni stava uccidendo il bestiame della zona. E’ raro ma possono arrivare nelle nostre campagne. Pochi minuti fa l’avevano vista attraversare la strada proprio vicino alla casa. Chiediamo aiuto, sono persone gentili e uno ci accompagna fino a Ipirà. Ci hanno detto in seguito che è un ‘ pai de santo’, una specie di sacerdote della religione tradizionale africana del candomblè ( molto diffusa in Brasile), giunta con gli schiavi africani. Avevo alle 19.00 celebrazione di battesimi in un villaggio della campagna, e arrivo dopo le 21.00; erano stati avvisati e hanno aspettato. Alla fine è andato tutto bene….

I mesi di dicembre e gennaio sono estivi, vacanze dalla scuola, arrivano persone che lavorano in San Paolo o altre città, per incontrare la famiglia di origine. La maggior parte delle famiglie ha qualche componente che è andato via per lavoro, specialmente a San Paolo. Un problema grave per i nostri giovani: molti sono costretti a emigrare, per studio e per lavoro e ritornano in dicembre e gennaio quando ne hanno la possibilità ( non tutti gli anni). E di conseguenza sono anche mesi in Ipirà di celebrazioni di battesimi e matrimoni. La mattina di natale ho battezzato 46 bambini, e matrimoni e battesimi in altri giorni. Porto con me gli interrogativi: è presenta la fede in chi chiede il battesimo dei bambini e il matrimonio? Una fede generica si, ma fede cristiana cattolica? Il desiderio di seguire Gesù Cristo e far parte della comunità dei credenti? Io non posso giudicare gli altri, non posso misurare la fede, posso solo ammettere la mia poca fede, ma ho la impressione di molta superficialità e attenzione all’esteriorità nella celebrazione dei sacramenti. Si fanno incontri di preparazione ( tre incontri in una settimana, in genere quella prossima alle celebrazioni) ma occorrerebbe un itineriario più strutturato e la partecipazione alla vita della comunità; la mia intenzione è potenziare la equipe di preparazione al battesimo e al matrimonio, modificando un poco la prassi attuale e che sia anche un piccolo itinerario di fede. Con tanti che chiedono il battesimo per i figli ( molti senza nessuna partecipazione alla vita ecclesiale) mi sembra difficile creare qualcosa di piú personale…. il prossimo mese cominceremo un confronto su questo.

Il diacono Genival che era con me, a partire da febbraio comincerà il suo servizio in una altra parrocchia e rimane con me Roque che in dicembre è stato ordinato presbitero; saremo quindi in due preti stabili in parrocchia ( con la collaborazione di don Luca quando necessita), sono contento perchè sulla maggior parte delle attività pastorali, scelte da fare, priorità da dare, abbiamo idee simili, e lavorare con la stessa visione aiuta molto.

Un caro saluto e buon anno nella fede in Gesù.

Don Gabriele Burani.

Agosto 2016

Ipirá, Bahia

Costruzioni. Abbiamo la necessità di costruire nuovi locali per il centro parrocchiale di Ipirà. Alcune sere abbiamo 4-5 -6 .. riunioni in contemporanea, con i parrocchiani che invadono la nostra cucina e le stanze della nostra abitazione. Il nostro progetto è di costruire un piano superiore sopra segreteria, caritas, biblioteca…costerà parecchio, ma sta diventando una necessità.

Però i problemi si assommano con gli imprevisti; dopo un giro sotto il tetto della chiesa centrale di Ipirà, si scopre una situazione di grande pericolo: la trave che regge il tetto del presbiterio è deteriorata e si sta spostando a causa di una pesante decorazione posta sulla volta del presbiterio; era rimasto solo 1 centimetro di appoggio, e quindi in poco tempo il tetto sarebbe crollato nella chiesa! Altre travi di legno erano deteriorate.   Inoltre la scoperta che sulla navata centrale della chiesa, che è un edificio grande e alto, non esitono strutture  per assicurare la stabilità…. quindi potrebbe crollare tutto. Ho chiuso immediatamente la chiesa, e muratori e ingegnere hanno iniziato il  lavoro per la sicurezza e risistemazione della chiesa. Sarà una buona spesa, quindi i lavori nel centro parrocchiale dovranno aspettare.  E intanto il disagio per avere pochi spazi e la chiesa chiusa.

Ma le attività costruttive, per una parrocchia che ha 90 e più comunità sono molti. In diverse cappelle stiamo affrontando un adeguamento del presbiterio per una migliore celebrazione; in altre lavori anche per motivi strutturali. Alcune cappelle sono costruite da poco solo nel grezzo, e devono essere concluse.  Poi abbiamo alcune comunità senza cappella, ci si riunisce nelle case, ma lo spazio e poco, e comunque si ha il desiderio di luogo che sia solo chiesa e sia sentito come la casa di tutti; quindi stiamo cercando terreni e soldi per costruire.  Insomma, il problema del mattone non mi abbandona, anzi sta aumentando!   Sono comunque contento perchè si sta scoprendo nei parrocchiani una sensibilità nuova per la liturgia e il desiderio di rendere più adatti per la liturgia alcuni spazi che erano solo freddi stanzoni senza alcun segno di trascendenza.

Condividendo questa parte della nostra missione, un caro saluto.

Don Gabriele Burani.

Aprile 2016

Ipirá, Bahia,  Ancora giovani ammazzati

Cari amici, scrivo condividendo la preoccupazione e tristeza per le situazioni di violenza che continuano nella nostra parrocchia e in Brasile in generale. Un cronaca di questi giorni. Ieri in una discarica di un paese vicino alla città, è stato trovato il cadavere di un uomo crivellato di colpi, ancora non identificato.

Nella ottava di pasqua  una catechista mi dice, volendo mantenere la riservatezza, che nella notte alcune persone sono entrate in casa per rubare, minacciando con le armi lei, il marito e i figli: pistole puntate alla testa. Un’altra che é ministra della comunione, piú volte ha subito rapine da uomini armati.

Anche io ho subito diversi furti, sono entrati nella casa parrocciale e precisamente nella mia stanza, ma quando io non ero presente e fortunatamente senza violenze. Giovedí scorso, facendo um incontro con adolescenti per la Cresima, mi fanno vedere foto fatte con il telefonino di un signore di circa 40 anni. Mi dicono che era in prigione, è pericoloso, e solo dopo 4 anni è uscito dal carcere e ora è libero, oppure è scappato… non si sa. Tutto il paese ne parla con preoccupazione.  Era un giovane che anche frequentava una delle nostre comunitá, liturgie, incontri di preghiera e che un giorno ha catturato, violentato e squartato una bambina ( era assieme al fratellino che é riuscito a fuggire) perché lo stavano disturbando, e ha sentito il richiamo di Dio ad ucciderli.

É uscito dal carcere, forse hanno riconosciuto la infermità mentale con uno sconto di pena… venerdì era in una pensione, arrivano in auto tre uomini armati, entrano nella sua stanza, lo uccidono e se ne vanno. Non si sa niente altro. Quando viene uccisa una persona che ha commesso crimini, non vengono fatte molte indagini.

Leggo poi che sempre lo stesso giorno, un giovane di Ipirà viene trovato ucciso in un paese vicino, pare fosse legato a un traffico di moto usate. Anche  per questo omicídio non si sa nulla. Il giorno dopo, sabato 9 aprile, ero ad un incontro del Rinnovamento Carismatico Cattolico in parrocchia, ero seduto accanto ad una signora, arriva il marito, sta piangendo… lei capisce subito: hanno ammazzato il loro figlio, 20 anni. Lei urla disperata; li accompagno a casa, poi all’ospedale. Il ragazzo è sul lettino, ormai morto, tutto insanguinato. Una morte annunciata. Il ragazzo era tossicodipendente e coinvolto nel giro del traffico di droga, con problemi fin dalla pre-adolescenza. Per qualche mese ha frequentato un centro di recupero in Ruy Barbosa, poi ha deciso di tornare a casa. Già due volte la polizia ha tentato di ucciderlo, ed è sfuggito per miracolo. Tutti sapevano che correva il pericolo di essere ucciso. Stava quasi sempre  in casa negli ultimi tempi. Ma venerdì sera era uscito, con un noto spacciatore, più vecchio di lui, coinvolto nel traffico di droga e anche omicidi. Hanno fatto festa la notte, e il sabato pomeriggio arriva la polizia, i due fuggono, sono in un quartiere vicino al centro della città. Si sentono spari per lungo tempo, la polizia uccide entrambi. Mi dicono che è stato colpito da 30-40 pallottole…. incredibile!  La polizia è violenta, e in molte morti si sospetta che siano alcuni della polizia specializzati per la eliminazione di chi ha commesso reati gravi. La famiglia è sconvolta, una situazione di shock.  Domenica pomeriggio aspetto in chiesa alle 15.00 il primo funerale, poi alle 16,30 arriva l’altro…. parlo con alcune persone addolorate, e con alcuni giovani, della loro difficoltà quotidiana: in molte zone della città ci sono rapine alle persone, in qualche bairro spaccio di droga in quantità spaventose.

Di fronte a questi giovani ammazzati, perchè dopo pochi giorni tutto tace, non si fanno indagini? Sono tutte persone legate al traffico di droga o altri crimini, e qualcuno mi dice che alla maggior parte delle persone va bene così, che chi è pericoloso per la società venga ucciso! Quindi non si fanno manifestazioni…. solo noi della Chiesa cattolica parliamo condannando, ma anche molti cattolici appoggiano questo stile violento. Anzi, per quanto intuisco e ascolto, la maggioranza dei cattolici concorda con la eliminazione delle persone che hanno commesso reati gravi, fatta in questo modo.   Per l’equivalente di 500 euro si trova facilmente un killer che vada ad uccidere un tuo nemico. Il costo varia se è una persona con una attività importante e un ruolo sociale ( medico, professore…) o un disoccupato.

La preoccupazione è grande anche per il nostro governo: la corruzione di molti uomini del PT (il partito di Lula e Dilma), partito nato nelle parrocchie e da anni al potere. Purtroppo il tasso di corruzione dei politici è molto alto,  dai piccoli paesi al Governo Federale, a tutti i livelli. Gli oppositori del PT, che sono le forze liberali, difendono i più ricchi e minacciano di togliere o limitare gli aiuti alle famiglie povere. Nei dibattiti l’aggressività è molto alta, con il pericolo di scontri di piazza violenti.

Continuiamo nelle nostre parrocchie ad annunciare il Vangelo, a lavorare per la comunione, consapevoli che la situazione sta diventando pesante. Sempre invito a non cadere in eccessi di ‘soggettivismo’ e cioè  pensare ai valori e non fermarsi alle lotte personali, come molti fanno.  Pensare al bene oggettivo e non lasciarsi trascinare dalle emozioni del momento. Mettere impegno più per costruire che per distruggere l’opera degli avversari. Ma in questa cultura, nei fatti, prevale l’emotività sulla razionalità. Speriamo che la sensibilità cattolica, importante nella identità del Brasile, possa essere di aiuto nella formazione di coscienze più pure e di una convivenza sociale più pacifica.

Un caro saluto, don Gabriele Burani.

Novembre 2015

Ipirá,Bahia, Brasil,  Equipe missionaria

Carissimi, un saluto a tutti.Mando un piccolo aggiornamento da Ipirá – Bahia.
Stiamo riflettendo, in questi mesi, anche sulla nostra presenza come missionari reggiani in Brasile, e con la visita del Vescovo continueremo questa riflessione.

Penso che la nostra presenza qui debba essere anche e soprattutto di animazione missionaria. La domenica della Giornata Missionaria Mondiale, nelle omelie ho detto che il Brasile é uno degli stati, nel mondo, con il maggior numero di cattolici. Ma con pochi missionari ad gentes. E anche nella nostra realtá di una grande parrocchia come Ipirá la spinta missionaria dovrebbe essere maggiore. La messa penso sia frequentata con regolaritá dal 2-3 % della popolazione circa, e, almeno in cittá, per la maggior parte persone di classe media. Non ci sono grandi ricchi, non ci sono i politici, ma anche pochi i piú poveri. Abbiamo alcuni quartieri con moltissime famiglie senza presenza cattolica; soprattutto in zone dove é molto forte la diffusione della droga e le famiglie sono disintegrate.

Poi sto scoprendo, nella zona di campagna della parrocchia, villaggi che non hanno mai avuto una presenza di Chiesa, e altre zone con gruppi di cattolici ma con nessuno che sia in grado di guidare una comunitá: persone senza istruzione, che non sanno né leggere né scrivere, che non hanno mai avuto una formazione catechetica.

Allora la sfida per la parrocchia: animare la nostra missionarietá. Ci sono alcune attivitá belle come la missione diocesana in una parrocchia una volta l’anno, anche un fine settimana ogni anno in parrocchia la missione dei giovani fatta in alcune comunitá della campagna. Ma abbiamo bisogno di animare la comunitá, dare una spinta maggiore, entrare in tante zone abbandonate, incontrare le famiglie per annunciare il vangelo.

Un’esigenza, anche qui da noi é formare una equipe per la animazione missionaria della parrocchia.

Abbiamo fatto due incontri per dare inizio a questa equipe missionaria, e grazie a Dio un gruppo di persone si é reso disponibile. Innanzitutto per una formazione, per uno studio della realtá. Poi vedremo quali attivitá missionarie, dove e come muoverci.

Una piccola esperienza, con un gruppetto di giovani siamo andati in uno dei quartieri poveri e problematici, Ipirazinho, dove é anche presente il Progetto Dançar á vida. Abbiamo incontrato alcune famiglie piú disagiate e con molti bambini, per invitarli a un giorno di festa( preghiera, gioco, danze, doni…). Un resoconto di qualche incontro.

Ipirazinho. Con un gruppetto di giovani andiamo in Ipirazinho a visitare alcune famiglie più povere e invitare i bambini a una festa il 1 novembre. Ci sono sempre tanti bambini in questo povoado. Una giovane, che ha una forma di atrofia agli arti ed è in carrozzella, abita nel villaggio e aiuta nella liturgia e ci guida nella visita delle famiglie che hanno bambini e che sono bisognose.

Andiamo da Luiza, che ha 7 figli, il maggiore ha 18 anni, la incontriamo sulla strada, con alcuni dei figli più piccoli, è triste e piange, il secondo figlio ( 16-17 anni) la scorsa settimana è finito in carcere. Un giorno è arrivata la polizia nella loro piccola casetta, lui aveva droga e lo hanno portato in prigione. Lei è sola con questi piccoli bambini, abita di fronte alla chiesetta del villaggio, e i bambini vengono sempre a salutarci quando arriviamo. Il figlio maggiore fa qualche lavoro saltuario. Luiza ci chiede di andare un giorno nella sua casa per fare un incontro di preghiera. Ci fermiamo anche in questo momento sulla strada per pregare insieme, e le diciamo che un pomeriggio andremo per pregare nella sua casa.

A poche decine di metri abita Sandra, in una casa dall’aspetto molto trasandato; un figlio piccolo, sporco e seminudo e molto attivo si unisce a noi nelle nostre visite. Sandra è giovane, avrà 25-28 anni, con diversi figli e una situazione di miseria: è sporca, spettinata, disordinata, scalza con i piedi neri. Anche lei sola con questi figli piccoli. Un maschietto in età di scuola ( 10 anni mi pare) non va a scuola, preferisce andare al pascolo con gli animali. A questa età ancora non sa leggere e scrivere; nemmeno la madre sa scrivere. Le diciamo che importante che i figli vadano a scuola, per imparare a leggere e scrivere, e lei è d’accordo, ma non sa che fare. Anche qui manca la figura paterna; chi è il padre o i padri di questi figli? Tante donne sole con tanti bambini, vivendo in una situazione di estrema povertà culturale ancor prima che materiale.

Mentre camminiamo una signora mi chiama dalla sua casa. Quando arrivo mi dice: perchè non venite da me? Io non so cosa rispondere, le dico che ora sono da lei e può parlare liberamente. Mi dice che il gruppo della chiesa cattolica non va da lei perchè i figli grandi sono protestanti, ma anche da lei ci sono dei bambini. La invito a rimanere serena, anche i bambini della sua famiglia possono partecipare con gli altri.

Pian piano arriva la sera, ci spostiamo in una altra zona: una giovane donna, che è malata, si muove a fatica per problemi al collo e alla schiena, ha 4 figli piccoli… vivono in una casa minuscola, due stanze mal fatte, hanno solo i mattoni delle pareti, la Tv e poco più. Lei ci chiede anche aiuti alimentari. Il volto sofferente, sentiamo il peso della disperazione. Ancora una donna sola, con tante difficoltà.

Una luce accesa in una altra casa, Aparecida ha 8 figli, tutti minori, i più piccoli si aggirano completamente nudi, sorridendo. Li invitiamo alla festa, sono in tanti in un ambiente povero ma sono sereni, allegri.

Accanto una altra casa animata, con tanti bambini. Davanti alla casa una signora sui trenta anni, che ha 5 figli, sulla porta una adolescente di 16 anni, sua figlia, che a sua volta è madre di due figli, uno di un anno e mezzo e uno di quattro mesi.
Persone che vivono con gli aiuti dello Stato per le famiglie povere. Spesso madri sole. In genere non ci sono situazioni di estrema miseria, perchè qualche aiuto arriva. Il problema forte è culturale. Frequentano la scuola saltuariamente o non frequentano, non imparano a leggere e scrivere, rimangono esclusi da tante attività…   per questo il nostro Progetto “ Dançar à vida” per i ragazzi diventa un aiuto per fortificare l’impegno scolastico, per aiutare a lavorare in gruppo, per aumentare la autostima e la fiducia nella possibilità di crescere e realizzarsi nel bene. Un appoggio nella crescita culturale rispetta la dignità della persona.

Qualche giorno dopo la visita, andiamo con un gruppetto di giovani per un giorno di animazione, cantando, giocando, portando piccoli regali. Tanti bambini si uniscono, spuntano da tutte le case del villaggio. Ringraziamo il Signore per queste opportunità.

Su face-book ci sono alcune foto dei bambini di Ipirazinho.

Don Gabriele Burani

Settembre 2015

Ipirà, 5 de setembro de 2015
Cari amici,
una lettera per condividere la esperienza della nostra presenza missionaria in Ipirà –Bahia. Noi preti reggiani nella diocesi di Ruy Barbosa siamo tutti parroci e il ministero nella sua essenza corrisponde a quello in Italia, ma il contesto e la cultura diversa pongono, evidentemente, attività e tempi diversi.
La situazione nuova ed insolita per me è la dimensione della parrocchia, con 60 mila abitanti e 90 comunità cattoliche diffuse in un territorio che è più grande della nostra provincia di Reggio. Le comunità sono distanti 20, 30, 40, 45 kilometri, per la maggior parte strada sterrata; passiamo quindi molto tempo in auto. Metà degli abitanti circa sono in città in un territorio ristretto, metà in campagna, con spazi molto ampi. In realtà non abbiamo dati precisi perchè il Municipio non ha una sua anagrafe precisa e i dati ultimi sono del censimento che organizza il governo federale ( ultimo nel 2010).
Abbiamo celebrazioni mensili nelle comunità della città e villaggi più grandi e mediamente ogni tre mesi nelle comunità minori. Gestire tutto ciò non è semplice. I parroci reggiani che mi hanno preceduto hanno fatto un gran lavoro, e dobbiamo ringraziare il Signore per la dedizione grande alle persone e per la testimonianza molto forte che hanno dato in questa terra.
La mia prima necessità è conoscere e quindi ho pensato, nel tempo, di incontrare tutte le comunità sia nella celebrazione della eucaristia che proponendo una assemblea della comunità: chiedo qualcosa sulla storia della comunità poi affrontiamo la vita attuale: cosa si fa, la liturgia, la catechesi, le povertà, i problemi che stanno affrontando, eventuali conflitti….mi metto in ascolto delle persone di ogni comunità. Cerco di avere una idea della situazione. Occorre molto tempo per tutte queste assemblee, anche perchè gli altri impegni continuano normalmente.
Cosa sto incontrando? Comunità molto diverse tra loro. La maggior parte, nella zona della campagna hanno iniziato la loro vita negli anni ’80, alla fine della Dittatura militare e quindi con la possibilità di riunirsi liberamente. Era il periodo in cui era parroco don Riccardo, poi hanno continuato don Piero con don Antonio e don Marco. In campagna ci sono varie comunità molto piccole; quando si radunano per la celebrazione settimanale sono una decina di persone e in alcune comunità non hanno altra esperienza comunitaria se non la liturgia ogni tanto. Nei decenni passati era maggiore la popolazione della compagna; tempi di lotta per avere la terra, tempi forte presenza cattolica, e quindi di catechesi, servizio. Nel corso del tempo la popolazione della campagna è andata diminuendo, tanti giovani si sono trasferiti a San Paolo, a Salvador o in Ipirà città. Le comunità si trovano nei villaggi della parrocchia, ma anche in zone che non hanno un centro, solo le case sparse e distanti tra loro, e con persone che fanno kilometri a piedi per partecipare alla messa ( in pochi hanno i mezzi motorizzati).
+ Ci sono alcuni villaggi grandi ( ma anche piccoli) con una vita ecclesiale ben strutturata: catechesi, liturgie, caritas, pastorale giovanile, famiglie…. tutto portato avanti dai laici. Sono veramente ammirato per questo. Alcuni villaggi grandi però hanno una partecipazione ecclesiale quasi nulla: un piccolo gruppetto viene a messa, nessun bambini fa catechismo, nessuna formazione, le liturgie ‘sgangherate’ e confuse, senza coscienza di cosa si sta celebrando. E senza leader in cui confidare per un lavoro di missionarietà. Dopo alcune celebrazioni e incontri comunitari sono veramente sconfortato! Non vedo possibilità immediate, non so come agire, cosa proporre…. Pazienza! Spesso troviamo comunità con limiti ( ad esempio, quasi nessuno sa leggere in modo comprensibile) ma che si incontrano, celebrano, annunciano… una presenza di chiesa semplice e bella.
+ E’ interessante trovare grande diversità nella stessa regione, considerando comunità confinanti. Alcune comunità attendono il parroco per la messa con molta gioia, preparando la chiesa, i canti ecc… in altre capita di arrivare e trovare la chiesa chiusa e nessuno presente! Non si sono informati, o sono a lavorare in città, i responsabili non sono presenti e non hanno avvisato….. si viaggia alcune ore per nulla.
In una zona ci sono tre comunità vicine. Una storica, si raduna ina una casa, ma solo con poche persone, senza nessuna vita ecclesiale, solo la memoria del passato glorioso. A pochi kilometri una zona che non ha mai avuto comunità, da poco tempo ci si raduna in una struttura semplice di mattoni e cemento grezzi, ancora da terminare, e ci sono famiglie, bambini, giovani…. persone che non hanno quasi mai partecipato a nulla e desiderose di fare un cammino di fede… con loro si comuncia quasi da zero un percorso di annuncio di fede. E partecipano in un buon numero, pur abitando distanti. Poi, a qualche kilometro un villaggio con case vicine, ben costruite, molte famiglie, zona più ricca perchè ha una specie di spiaggia sul fiume che attira molte persone nei giorni festivi…. e NON esiste comunità ecclesiale, nessuno patecipa, nessuno è ineressato, zero…. misteri.
– A volte ci sono sorprese… viaggiando per una strada interna che non ho mai fatto, tra due comunità di campagna, scopro un centro con un buon numero di case ( si chiama Santo Antonio,credo) di cui non conoscevo la esistenza; un luogo isolato, e non abbiamo comunità cattolica ma alcune famiglie hanno chiesto a chi abita nei paesetti vicini di aiutarli a iniziare incontri di preghiera. Da poco una setta protestante di origine nord-americana ha costruito un grande edificio di culto, per ora la unica presenza in zona. Penso che dovremo formare un gruppo attivo di laici missionari disposti ad uscire dalla proprie case per prendersi cura delle zone più povere di presenza.
Mie valutazioni la zona di campagna, molto ampia,ha avuto un passato glorioso, ma il presente, nelle comunità rurali è in declino. Molti giovani sono andati via, per studio e lavoro e le comunità si sono impoverite. In positivo vedo che stanno andando avanti da anni in modo autonomo, ma occorre cambiare qualcosa. Non ci sono più le battaglie sociali dei tempi passati, ci sono nuovi problemi che emergono.
– Diversa la situazione nei ‘povoados’, villaggi più grandi, come i nostri paesi, in genere con una piazza al centro e la chiesa. In molti abbiamo una buona vita comunitaria e un bel cammino di fede e la partecipazione alla formazione e attività della parrocchia.
Noto comunque un grande problema di lider, catechisti, animatori, ministri: tanti hanno una formazione molto scarsa, disponibilità buona ma poche capacità. Poi ci sono alcune persone anziane che da anni sono a guida delle comunità, persone anche con capacità, ma che hanno appiattito le comunità. Forse in passato si aveva maggiore vivacità e desiderio di essere protagonisti da parte dei fedeli. Ora in pochi hanno la disponibilità ad assumersi incarichi, faticano a decidere di essere responsabile di qualcosa. Partecipano ma solo in modo passivo: spesso capiscono di non avere le capacità, hanno una riservatezza che è un sentire i propri limiti. Mi dicono che sarà ben difficile che qualcuno si offra spontaneamente per un servizio o responsabilità; il modo migliore è chiamare le persone, chiedere, decidere per loro (con il loro assenso!).
– la mia idea spontanea sarebbe di chiudere alcune comunità dal passato glorioso ma dal presente inconsistente ( e accorpare) ma questa potrebbe sembrare una bestemmia per chi ha vissuto l’epoca aurea delle Comunità di base. Qui sono molto conservatori e quando si mutano anche piccole cose, ci sono sempre resistenze, ma penso sia giusto mutare qualcosa.
– Sto cercando, con calma e pazienza, anche di mutare alcune cose nella liturgia. Non voglio fare la parte dell’europeo che distrugge la cultura brasiliana, ma oggettivamente sento il dovere di cambiare alcune pratiche. La prima cosa è la formazione perchè i fedeli abbiamo consapevolezza.
Ho già scritto molto. Parlerò poi della situazione pastorale nella città.
Un caro saluto da Ipirà, don Gabriele Burani