Lettere dal Brasile

Dicembre 2020

FESTA È… FESTA!

Una domanda che mi sento fare spesso: “Ma come vive la gente in Amazzonia?” e in particolare: “Com’è la vita di chi vive lungo il fiume?”. É difficile trovare la parola giusta, posso affermare che le persone vivono di “essenzialità”. Tutto è ridotto ad alcune azioni indispensabili per la sopravvivenza. Dove non c’è luce elettrica, ma anche dove è arrivata da poco, si dorme presto, alle otto di sera tutto tace. Ma la notte è movimentata, a tutte le ore qualcuno si alza, accende la sua lampada portatile, prepara la canoa e parte per la pesca.
Dormendo sulla barca, quindi sulla riva del fiume, mi sono reso conto di come gli uomini siano un tutt’uno con la pesca. Non c’è orario per partire. Chi va per mettere la rete in punti strategici, chi preferisce pescare con l’arpione per prendere pesci più grandi… e quando ritorni con la canoa piena, tutti accorrono, i bambini e le donne per pulire il pesce e metterlo sotto sale o nel ghiaccio contenuto in grosse casse di polistirolo. Il pesce grande e bello non viene mangiato, ma venduto al mercato, così si parte per affrontare cinque o sei ore di viaggio, a volte due giorni, e raggiungere il porto della città per vendere il pesce e comperare altri generi alimentari o vestiti… una birra con i compagni di pesca, poi si riparte. Il pesce che serve per colazione e per pranzo lo si pesca sul momento, è un pesce piccolo che non serve per il commercio. Solo la domenica non si esce per la pesca, è giorno di riposo e di divertimento, spesso si mette la musica a tutto volume e si improvvisa una festa.
Le donne sono le vere “padrone di casa”, sono loro a fare tutto, dal cibo alla pulizia e al prendersi cura dei numerosi figli nati da un gesto di affetto tra una pesca e l’altra, o in una notte di pioggia grossa, quando anche la luce elettrica non funziona e non si può distrarsi con il calcio alla televisione. Sono tanti bambini, tanti i papà forse troppo giovani, tante le ragazze ancora adolescenti e già mamme! Divertimento tipicamente maschile, oltre al calcio praticato anche dalle giovani ragazze, è la caccia. Si parte in gruppo, armati di fucile e machete e si rimane in foresta anche alcuni giorni, tra i pericoli dei serpenti e degli animali feroci, per portare a casa la carne di cinghiali, scimmie, coccodrilli, cerbiatti e altra selvaggina, che verrà messa sotto sale per conservarla. Le piantagioni di mandioca, granoturco, banane… sono di tutto il nucleo famigliare, anche i bambini collaborano, ma sono le donne che si prendono cura del raccolto.
Così la vita scorre, come il fiume, lenta e ripetitiva, ogni giorno per giungere il giorno successivo. Si costruiscono case in legno e canoe con una tecnica tramandata di padre in figlio. Mi diceva un vecchio Cassique che i bambini devono andare a scuola per imparare a leggere e scrivere, ma non per conoscere le cose che servono per vivere, queste le imparano fin da piccoli. Ogni bimbo conosce tutti i tipi di pesci che il papà pesca – pirarucu, tambaqui, jaraqui, piranha, … – ma non sa scrivere il loro nome e se vede un nome scritto non sa identificare a quale pesce si riferisce. Quindi, la scuola deve insegnare a dare un nome alle cose che la vita ha già insegnato e che gli adulti hanno trasmesso ai più giovani. La vita è dura per chi ogni giorno vive senza sicurezze, ma dipendendo dalla generosità della natura e dal frutto del proprio lavoro. In questa logica non esiste il concetto di “risparmio” e ancora meno di “accumulo”. Non si possiede niente se non ciò che si consuma per vivere.
Nella comunità União da Boa Fè, dopo la messa ci invitano sempre a pranzo, ma l’ultima volta c’era un certo disagio: “padre, abbiamo un pesce che ci hanno lasciato i nostri figli, scesi in città, ma il riso è finito e fino al loro ritorno è solo pesce e farina di mandioca…”; “grazie questo pesce è buonissimo e la farina aiuta ad apprezzarne il sapore”. Anche i bimbi si sono precipitati a spolpare il pesce, agilissimi nel togliere le lische, senza nessun imbarazzo, quasi per gioco, rubandosi con le mani i pezzi più grandi. Sul tavolo un contenitore con l’acqua e un unico bicchiere per chi volesse bere.
Passando nelle comunità di Nova Canaã e Novo Pendão non troviamo nessuno, le case chiuse. Ma dove sono andati? Sapevano che sarei passato oggi, abbiamo lasciato la data segnata già dal mese passato… e ci vogliono un giorno e mezzo di navigazione per arrivare fin qua! Porto la comunione eucaristica a due anziani peruviani che vivono sull’altra sponda del fiume, i loro figli e nipoti sono tutti della chiesa evangelica Assemblea di Dio, ma loro non lasciano la chiesa cattolica dove sono nati e sono stati battezzati. Così, ogni volta che passo porto loro la comunione e anche i numerosi nipoti che scorrazzano intorno a casa, entrano e pregano con noi: leggiamo il Vangelo, preghiamo per le persone, invochiamo lo Spirito Santo su tutti e chiediamo la protezione di Maria per piccoli e grandi. Poi, condividiamo il Pane della Vita e, con i piccoli, qualche biscotto e caramelle sempre attese e gradite. Mi dicono: “padre, non c’è nessuno, sono andati tutti alla festa della comunità di Santa Terezinha, una comunità non cattolica, ma della cruzada che oggi ricorda il giorno del suo inizio, quando il pastore ha piantato la croce, dando inizio al cammino della chiesa”. Festa, è festa. Non importa il motivo o la chiesa di appartenenza: è festa! Una opportunità di incontro, di relazioni, di rivedere persone che da anni non si erano incontrate. É opportunità per divertirsi e mangiare qualcosa di diverso… per una avventura amorosa, anche se solo per una notte… La vita è così dura, ogni giorno, scorre così lenta e piena di cose indispensabili da fare, senza tempo per se stessi…. è una opportunità da non perdere, è l’assaporare la vita nella sua umanità. Festa… è festa!
Bene, lascio l’invito per il prossimo mese, passerò in gennaio. Riprendiamo il nostro viaggio, abbiamo ancora tre comunità nei prossimi due giorni, prima di rientrare. E durante il viaggio di ritorno, scrutando il fiume che scorre lento e le nuvole che giocano sull’acqua, tra le fronde della foresta, ripenso a questa gente, alla mia gente che vive una vita essenziale nella sua semplicità e durezza, ma che non perde ogni opportunità di incontro, di condivisione, di gioia. Penso alla parola del profeta: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le mie via”. E sorrido delle nostre programmazioni pastorali, scardinate dalla vita reale. Festa, è festa! É vita per il popolo di Dio! É gioia per i suoi figli! Poi la vita riprende il suo corso, come il grande fiume, verso il mare.
Passerò la notte di Natale nella comunità di Ipiranga, sul confine colombiano, avamposto militare e ‘città fantasma’ di circa duecento abitanti. É l’ultima comunità anche geograficamente, forse quella con meno identità, fatta da persone provenienti da molti posti diversi, mescolando portoghese e spagnolo per una convivenza non sempre scelta, ma imposta dalle circostanze della vita. Betlemme perduta in mezzo alla foresta pluviale più grande del mondo, da cui nascerà il Salvatore, l’Emmanuele – Dio con noi. Betlemme casa del pane e della speranza.

Feliz Natal! Feliz Navidad! Buon Natale a tutti!

venerdì 18 dicembre 2020

 

Novembre 2020

Incredible… ma vero!

Dopo le elezioni amministrative riprendiamo i nostri viaggi missionari. Il nuovo sindaco è uno del partito repubblicano, quindi non molto di sinistra e abbastanza legato alla classe dirigente. Comunque migliore del suo avversario che possiamo definire del partito “opportunista”: è già stato sindaco per dodici anni e ha fatto ben poco per la popolazione, specie per i più poveri. Si è limitato a distribuire soldi per comprare voti e chiudere bocche che reclamavano. Il nuovo sindaco, per i prossimi quattro o otto anni se sarà rieletto, é forse la persona più ricca della città, commerciante che ha anche una impresa di costruzione e due chiatte per trasportare merci da Manaus a qui, ogni mese. La sua é stata una campagna politica abbastanza ‘pulita’, non ha fatto grandi promesse e, almeno sembra, non ha comprato voti. Il suo discorso è stato questo:
“Non ho bisogno dei soldi del Comune, ne ho abbastanza per me e per la mia famiglia, vorrei che fossero spesi bene per chi vuol lavorare e quindi merita di avere un lavoro, e cominciando dai più poveri, cercherò di amministrare per chi davvero ha bisogno. Non posso e non darò soldi a uno o all’altro, aiuterò le comunità in quello di cui hanno più bisogno: casa, sanamento basico, infrastrutture, scuola e salute”.
Così ha ripetuto anche nel suo primo discorso da sindaco eletto. E così gli ho scritto un WhatsApp quella notte, ricordandogli le sue parole in favore dei più poveri e assicurandogli il nostro accompagnamento che ad ogni occasione, opportuna o non opportuna, gli ricorderà di questa parola data.
Così, passate le elezioni, riprendiamo il nostro viaggio missionario diretti a Ipiranga, ultima comunità, posto militare sul confine colombiano. Ci fermiamo a “Itu” a circa sette ore dal confine, arriviamo di notte con un temporale che non consiglio a nessuno: cielo plumbeo, fulmini e tuoni, il fiume agitato che si diverte a sballottare la barca e, dulcis in fundo, visibilità zero per la pioggia scrosciante. Guidati dalle luci della comunità, approdiamo e mettiamo in sicurezza la barca, ancora tremante per il forte vento. Bene, due uova fritte e due salcicce, un succo di limone e sull’amaca per una notte di meritato riposo. Il giorno dopo ci riuniamo con la comunità: due nonni con le tre figlie sposate, una già vedova, e molti nipoti. Hanno anche un figlio piccolo, portatore di Handicap, ma che tengono nascosto. Quando inizio la celebrazione della Messa, nel tardo pomeriggio, arriva anche la famiglia vicina, un colombiano con la moglie e i suoi sei figli, alcuni già grandi di 17/20 anni e altri minori di 13/15 anni. É la festa di Cristo Re così chiedo ai bambini: Quando finisce l’anno? Silenzio assoluto! In che mese siamo? Silenzio! Sapete quando siete nati? Quanti anni avete? I volti smarriti. Il sorriso della mamma e lo sguardo che dice: “Ma cosa ci chiedi… a cosa serve…?”. Volevo semplicemente introdurre il tempo dell’Avvento come inizio di un nuovo anno liturgico in preparazione alla festa del Natale… ma ho lasciato perdere. Così mi limito a domandare: “Sapete quando è Natale quest’anno?” Provo ad aiutarli… “Alla fine del prossimo mese, il 25 di…..?” Nessuno risponde, appena tanti sorrisi e tanti occhi sgranati. “Ma sapete in che mese siamo?” Silenzio! Anche i ragazzi grandi sembrano cadere dalle nuvole, chiedo se sanno leggere e scrivere… “Poco e con difficoltà, abbiamo frequentato solo la 1° e la 2° serie. Normalmente la scuola funziona una settimana o dieci giorni al mese, poi il professore va in città per ricevere lo stipendio e si ferma un tempo in casa con la famiglia; spesso non c’è la merenda che viene data dallo Stato, e così alle nove si ritorna a casa… nessuno resiste a scuola senza mangiare! Ma la preghiera è stata molto bella, partecipata e gioiosa. Anche i bimbi più piccoli si sforzavano di rimanere svegli… per non perdere le caramelle e i biscotti alla fine della celebrazione!
Nel viaggio di ritorno a “São João do lago grande” troviamo solo la famiglia del professore, che si scusa perché non c’è nessuno, sono andati tutti a pescare e torneranno solo domani dopo la notte di pesca. Lasciamo i fogli che abbiamo preparato per le celebrazioni dell’Avvento e del Natale e ricordiamo che passeremo il 25 nel pomeriggio per celebrare con loro la festa del Natale.
Proseguiamo per la comunità di “São Pedro” a circa una ora e mezza di distanza. Scendo e incontro tre mamme, due stanno allattando i loro bambini e la terza pettinando la sua bimba. Saluto, sento come stanno, se c’è qualche ammalato nella comunità. Tutto bene, padre! Chiedo se sanno che oggi c’è la Messa, mi dicono di no, che non hanno sentito niente, ma il cassique sta in casa, lui deve sapere. Osservo i bimbi e tutti portano una piccola croce al collo, probabilmente sono simpatizzanti della ‘chiesa della croce’ o semplicemente la usano come protezione contro il male. Vado nella casa di Isaia, il cassique, la moglie è sdraiata sull’amaca, chiedo del marito, sta lì nell’altra stanza, vedo un’amaca appesa… aspetto un po’, ma solo silenzio… così saluto e vado in un’altra casa, piena di bambini. Il papà è sdraiato sul pavimento di assi, pancia in giù, non da segni di vita, i bimbi giocano saltando su di lui, saluto la mamma, sull’amaca, che ricambia gentilmente il saluto e… silenzio. Rimango ancora cinque minuti sulla soglia, poi vedo un uomo che sta preparando la ‘cuia’ per la sua canoa, così vado ad incontrarlo. “Si, padre, il cassique ha avvisato per la Messa, ma ci sono molti ammalati, con febbre alta e diarrea”. Chiedo se sia malaria… no, perché non hanno i brividi e sudano molto.
Chiedo che acqua bevono. Quella del fiume, mi risponde. Qui non ci sono igarapé (piccole sorgenti). Ma la trattate con il cloro…? no, è finito e qui non abbiamo nessuno della salute pubblica. Sono già stato a Juì (paese a cinque ore di canoa motorizzata), ma dicono che non possono darlo senza una richiesta del responsabile della salute… che qui non abbiamo. Mi ricordo in questo momento di una frase ironica di fr. Gino, mio predecessore: “Bevete l’acqua del fiume, è così inquinata che anche i microbi e i batteri muoiono!”. Ricordandomi della mia Bahia chiedo: “Ma non potete usare l’acqua piovana? Qui piove spesso, quasi tutti i giorni…”. “Sarebbe bello, mi risponde, ma qui nessuno ha una cassa di plastica per raccogliere l’acqua, solo qualche pentola, ma finisce subito. E i prossimi quattro anni saranno difficili perché il nostro candidato ha perso…”. Rispondo che il nuovo sindaco ha detto che non ci sarà persecuzione politica, ma aiuto per i più bisognosi, e che la Chiesa proverà ad accompagnare questo processo. Ma so che lui ha ragione e non sarà facile! Più tardi quest’uomo viene sulla barca e mi avvisa che la gente vuole celebrare la Messa, alle 18, perché alla sera non c’è luce, è finita la benzina e il motore non funziona… Mentre preparo l’occorrente per la celebrazione e i biscotti per i bambini, penso tra me: “Incredibile, ma vero”, nel più grande bacino acquifero del mondo, l’Amazzonia, non c’è acqua pulita da bere! Il Vangelo di questa ultima domenica dell’anno liturgico ci coinvolge: “Avevo sete e mi avete dato da bere”. Così lascio alcune medicine per la febbre e la diarrea, e chiedo quante case ci sono, mi rispondono cinque, bene proverò a cercare cinque casse da 500 litri ciascuna, voi pensate a come fare una specie di grondaia e al prossimo viaggio, il 12 dicembre, ve le porto. Non saranno di proprietà individuale, ma della comunità, non si possono vendere né portare via, serviranno per voi e i vostri figli, per bere ‘acqua viva’.
Così, durante la notte, ripenso a quante famiglie devono affrontare questa situazione… ripenso alle cisterne fatte nella secca Bahia e mi ripropongo de vedere, nei prossimi viaggi, la necessità concreta di acqua potabile, in questa Amazzonia dove piove tutti i giorni e i fiumi sono una ricchezza enorme di acqua dolce. Incredibile, ma vero!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

1° domenica di avvento, 29 novembre 2020

 

Mezzo vuoto…. o mezzo pieno?

É proprio così, quando ti offrono un bicchiere di vino e il livello è proprio a metà, lo guardi e ti chiedi: questo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Io preferisco sempre essere positivo e apprezzare quanto mi viene offerto e può essere accolto con gioia. É pur sempre il “vino” che rallegra il cuore dell’uomo!
Così, ad ogni viaggio il cuore raccoglie le fatiche e le gioie della realtà incontrata. Non mi nascondo che a volte il disanimo si fa sentire. Dopo una giornata iniziata alle sei del mattino per raggiungere una Comunità e poter ripartire per un servizio nella parrocchia vicina di Amaturà, perché il prete colombiano si è preso le ferie, preferendo rimanere lontano in questo tempo di politica a volte violenta. Arrivo dopo sette ore di navigazione e trovo la chiesa chiusa: “padre, ci deve essere un errore, il parroco si è confuso perché qui la messa è sempre al mattino, non abbiamo ancora energia nella cappella”, “non ci sono problemi, dormo sulla barca e domani mattina celebriamo nella chiesa parrocchiale che è domenica” rispondo.
E così è stato, alle 7:30, con poche persone celebriamo, fortuna che c’era un giovane che suonava e una ragazza che cantava e hanno aiutato a ringraziare, poi una signora di mezz’età che cantando il salmo mi ha fatto venire la pelle d’oca, l’ho ringraziata per il suo canto di lode e di fede!
Nel viaggio di ritorno facciamo sosta a Patià, comunità indigena per celebrare l’Eucaristia. Vengo a sapere che l’animatore non ha avvisato nessuno, c’è un forte contrasto politico che ha diviso la Comunità. Così passiamo di casa in casa e, scusandoci, avvisiamo le famiglie che benevolmente accettano di prepararsi per la celebrazione domenicale.
A Moinho avevo una grande aspettativa, il mese passato ci eravamo riuniti a casa del Cassique (lìder della comunità) e concordato di spostare la messa alla sera per una maggiore partecipazione delle famiglie e di preparare la festa del patrono, Santa Lucia, il tredici dicembre, cominciando anche la costruzione della cappella come luogo di incontro e segno della fede, che potesse esse usata anche dai fratelli evangelici nel segno dell’unità. Ma quando arrivo, nel pomeriggio, mi avvisano che non c’è quasi nessuno, solo due famiglie e pochi bambini. Sono tutti sul lago a pescare, già da tre giorni e torneranno domani… quando io sarò già a sei ore di navigazione, risalendo il fiume per raggiungere la prossima Comunità. Sorrido e prepariamo la celebrazione con i bimbi e le due mamme, una è molto interessata e ravviva la mia speranza, le lascio le dispense preparate per il cammino dell’Avvento/Natale e le chiedo di riferire agli altri che non sono presenti. Passiamo la notte e all’alba ripartiamo.
Chiedo agli amici di São Lazaro di anticipare la celebrazione nel pomeriggio, invece che alla sera, so che alcuni non ci saranno, ma pazienza, domani alle 8:00 ho la messa e un battesimo con due famiglie giovani che vivono in un ramo secondario del fiume, molto isolate. Così, dopo la celebrazione, sempre gioiosa per la partecipazione dei piccoli, ripartiamo per passare la notte due ore più avanti, dovremo navigare accendendo il faro perché il sole sta già rientrando. Arriviamo al porto e vediamo un movimento di canoe, trasportando viveri e caricando bambini…: “padre abbiamo pensato di partire questa notte per arrivare domani a Santo Antonio per le elezioni”.
Rispondo che c’è tempo e possono partire domani dopo il battesimo. “Lasciamo per il prossimo mese, anche i padrini stanno partendo con noi…” “Bene, state attenti che viaggiare di notte è pericoloso”. Ringrazio il Signore e mi addormento sull’amaca, stanco e pensieroso, che neanche le zanzare riescono più ad infastidirmi.
A Nova Canaan, quasi sette ore di navigazione, scendo per vedere se si ricordano che la sera, nella scuola, abbiamo la Celebrazione Eucaristica. Sembrano sorpresi, ma una signora interviene:
“Si padre, non ci sono problemi, apriamo la scuola e può venire a celebrare la ‘sua’ messa”.
Mi si rivolta lo stomaco e sorrido: “Certo, faccio un bagno e ci vediamo verso le sette e mezza per pregare insieme, ringraziare il Signore e celebrare la ‘nostra’ messa!”.
É ancora molto difficile il cammino di una fede che sia anche vissuta e condivisa fraternamente, in Comunità, è difficile far crescere una appartenenza ecclesiale, il sentirsi Chiesa – Popolo di Dio. Erano abituati a vedere il frate 2 o 3 volte all’anno, solo per battezzare i loro figli; ora una presenza mensile è quasi troppo esigente, senza parlare della difficoltà di riunirsi per ascoltare la Parola e pregare insieme nel giorno del Signore… il cammino è davvero lento e lungo!
“Quale gioia quando mi dissero, andremo alla casa del Signore”, così nella Comunità di São Vicente hanno iniziato a riunirsi tutte le domeniche per celebrare la Parola di Dio e pregare insieme. Si fermano per conversare della vita delle loro famiglie e festeggiano i compleanni. Ora vogliono costruire la cappella della Comunità, hanno già scelto il luogo, vicino alla scuola, al centro dell’aldeia. Il Cassique incentiva tutti a collaborare e ad essere presenti. Anche gli uomini ci sono e i giovani, alcuni dei quali già papà a 16/18 anni, vengono con i loro bimbi e le loro mogli. É bello vedere che il seme produce frutto e questo ravviva la speranza in una Fede che sia davvero possibilità di una vita fraterna. Certo, rimangono dei segni di vecchie incrostazioni religiose. Una giovane mamma, che animava il canto, viene a cercarmi sulla barca per chiedere spiegazioni. Ho avuto un figlio da un mese e ancora non ho fatto il rito di purificazione, come Maria nel tempio. L’ascolto con rispetto e le chiedo da dove venga questa preoccupazione. Mi risponde che alcune amiche che frequentano l’Assemblea di Dio, chiesa evangelica, le hanno detto che è impura e deve chiamare il pastore per essere purificata, così pure le donne, quando hanno il mestruo, non possono entrare in chiesa, né fare la comunione. Ho già 57 anni e ho sentito parlare che anche nella chiesa cattolica si facevano questi riti, e mi vieni in mente che già in un’altra comunità alcune donne non facevano la comunione. I mariti mi dissero che non potevano perché stavano nei ‘loro giorni’. Spiego a questa mamma da dove vengono queste cose, legate all’associare il sangue alla vita, la perdita di sangue con l’impurità. Ma spiego che la verità è esattamente il contrario: la donna perde sangue quando non rimane incinta perché il suo organismo si rinnova e si prepara per la possibilità di accogliere una nuova vita nella prossima ovulazione. Quindi la rassicuro e le dico che la Fede ha cancellato queste pratiche religiose e riconosce la bellezza della vita presente anche nel come il Signore ha voluto le sue creature, anche nel funzionamento del corpo. E mi chiedo: quando, finalmente, ci libereremo da paure ancestrali che le religioni hanno usato, perdendo la gioia e la bellezza della vita! La Fede ci rende uomini e donne liberi, nuovi nel cuore e nella mente. Purtroppo queste nuove chiese evangeliche stanno riprendendo tutte queste norme religiose della legge di Mosè, così rivendicano e legano le persone caricandole di pesanti fardelli. Ma la Parola del Vangelo, che annunciamo, ci ha liberato dalla Legge!
E come non ricordare la gioia di 5 fratelli, orfani di padre (brasiliano morto nel traffico di droga) e di madre (peruviana morta di malattia), che non hanno registro e quindi non esistono per la società. La gioia di essere battezzati, di essere accolti e sentirsi riconosciuti, membri di una Comunità. La possibilità ora di fare anche il registro civile, perché hanno un documento che attesta chi sono: il registro di battesimo.
A Novo Pendão chiedo se possiamo anticipare la celebrazione alle quattro del pomeriggio, perché il giorno seguente vorremmo partire presto alle 6:00 del mattino, ci vorranno dodici ore ininterrotte per arrivare a casa alle 6:00 del pomeriggio del sabato e così la domenica poter votare e scegliere il nuovo sindaco. “Certo padre, senza problemi!” Chiedo se davvero non ci sono problemi e se avevano programmato altre cose. “Solo volevo uscire a pescare un pesce per pranzare, ma non ci sono problemi”.
Cosi prendo alcune salsicce sulla barca, un chilo di riso, uova e biscotti e li ringrazio condividendo ciò che era rimasto per il viaggio di ritorno. Noi mangeremo in casa, assaporando quel mezzo bicchier di vino che rallegra il cuore dell’uomo!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Santa Elisabetta di Ungheria, 17 novembre 2020

 

Che bella! La religiosità popolare

Quando abbiamo fatto il calendario delle celebrazioni mensili dell’Eucaristia, nelle 25 Comunità del rio Içà, ci siamo preoccupati che fossero in una data vicina alla festa dei patroni, proprio per valorizzare la festa della Comunità. In rarissimi casi siamo riusciti a far coincidere il giorno della festa del Santo con il giorno mensile della Messa, appena per 5 Comunità i giorni coincidono, tutte le altre dovranno accontentarsi di avere il prete per la Messa e i battesimi una sera della novena di preparazione. Chiaramente, le prime due Comunità sono state favorite: São João de Japuacuà il giorno 24, il patrono è Giovanni il Battista (24 di giugno) e Nossa Senhora de Nazaré il giorno 25, la festa della Madonna di Nazaret è proprio il 25 ottobre.
Così, passando nello scorso 25 settembre avviso le famiglie che abitano a Nazaré, che ci rivedremo il giorno della festa. Tutti mi guardano seri e si scambiano sguardi fra di loro, fino al momento in cui la signora più anziana, dona Maria – è lei che invita tutti per la festa della sua devozione – si alza e mi chiede: non potrebbe venire il giorno 24… facciamo uno scambio con l’altra Comunità vicina… solo per questa volta. La guardo stupito e ribatto: ma non è più bello il giorno stesso della festa della Madonna? Tutti sorridono e un signore di mezza età, la butta lì: venga pure il 25, ma non ci saranno le condizioni per celebrare la Messa, saremo tutti “porre”, alticci, ubriachi…. Bene, dico io, vedo con l’altra Comunità, ma credo non ci siano problemi, ci vediamo il 24 pomeriggio verso le cinque.
Così il 24, senza molto entusiasmo partiamo da Santo Antonio alle 12:30 e arriviamo a Nazaré verso le 5 e mezza del pomeriggio, il fiume si è ulteriormente abbassato e in diversi punti sono apparse altre spiagge, bisogna stare attenti a non insabbiarsi e a non prendere qualche ramo o radice, che sono pericolosi perché capaci di bucare il fondo della barca. C’è molta gente, saranno state un centinaio di persone, molti bambini, anche lattanti, tanti giovani e giovani coppie, oltre, chiaro ai veterani. Sentono il motore della barca da lontano e, incuriositi, tutti sono sulla riva ad aspettarci. “Padre è la prima volta che c’è la messa proprio il giorno della festa, non era mai successo, seja bem vindo!”. Così dopo alcune chiacchiere in libertà, entro convinto di celebrare subito, ci sono anche due battesimi, “filhos do boto”, di ragazze madri. Ma la sala è deserta, solo una candela accesa davanti all’immagine della Santa. Mi guardo attorno e comincio a girare… chi sta prendendo il latte dalla mamma, chi sta furtivamente mangiando in cucina, una sala senza porte e senza pareti, aperta a tutti, chi sta morosando e si è appartato un poco, chi si beve una birra in compagnia e scoppia mortaretti. Finalmente vedo dona Maria, è lei che organizza la festa della Madonna, viene sorridendo, con i capelli sciolti, una simpatica vecchietta quasi ottantenne. Le chiedo: “quando celebriamo la Messa?” La risposta è pronta: “pazienza padre, alle 8 saranno tutti pronti, li lasci “tomar bagno (fare la doccia)”, di fatto tutti sono scesi al fiume ed è una festa di bimbi saltando in acqua, le donne sono più riservate e fanno il bagno vestite, gli uomini più spartani. Chiaro, tutto a suon di musica a balla! Comincio a preoccuparmi di come sarà la celebrazione… ci penserà Dio!
Verso le 7:30 cominciano ad arrivare, così ne approfitto per chiedere di dove sono. La maggioranza viene dalla città, da Santo Antonio, tutti amici e parenti. Chiedo se partecipano di qualche comunità, la maggioranza no. Qualcuno a volte va in qualche chiesa evangelica. Una coppia giovane viene da São Paulo de Olivença, sul rio delle Amazzoni, hanno fatto 16 ore di canoa, con i loro genitori e altri della famiglia, per arrivare e partecipare alla festa della bisnonna! Bene, ho scelto alcuni canti tra i più semplici e conosciuti, il fedele Mosè mi aiuterà a cantare, perché una Messa senza canto è molto triste. All’improvviso tutti escono, c’è una canoa in arrivo. È il cantante con il suo compagno che suona la tastiera e, naturalmente, due casse acustiche stratosferiche, con tanto di luci laser… Con un po’ di pazienza cominciamo… La celebrazione dura circa una ora e mezza, con i due battesimi, e per mio grande stupore la partecipazione è delle più belle che abbia già vissuto. Il silenzio, l’ascolto della Parola, la riflessione dialogata con qualcuno che nella semplicità interviene. Anche le preghiere dei fedeli sono spontanee, quasi un miracolo! Poi la devozione di chi partecipa alla Messa in ginocchio e stringendo l’immagine di Maria di Nazaret, per ‘pagare’ una promessa fatta in tempo di malattia. Il musicista è proprio bravo e riesce ad improvvisare un accompagnamento dei canti religiosi. Tutti sono presenti, corpo e anima, lo si percepisce nell’aria, tutti stanno pregando davvero, giovani, adulti e bambini. Una delle mamme che battezza il suo bambino ha un nuovo compagno, molto giovane, lui mi chiede se ho un piccolo crocifisso da mettere al collo di quel bimbo che da oggi sarà già suo figlio, guardo nel mio zaino e trovo un Tau di Assisi… è la gioia di questo novello papà che come Giuseppe accoglie la sua donna col suo bambino. Vedo una coppia giovane, quella venuta da lontano, da sedici ore di canoa, che mi guarda come se volesse dirmi qualcosa, la celebrazione va avanti, verso la fine. Molti fanno la comunione, loro no.
Alla fine, quando inizia la festa e la musica diventa assordante, si avvicinano. Possiamo parlare? Dite pure. Stiamo insieme da sei mesi, viviamo a Tabatinga perché frequentiamo la stessa università, non siamo sposati… possiamo fare la comunione? Ci manca molto questo momento di incontro con il Signore… Rispondo: c’è una legge e c’è la vostra coscienza. Per la legge non potreste, e spiego loro i motivi. Ma dovete decidere in coscienza, qual è il vostro progetto di vita? Noi vogliamo sposarci, essere una famiglia, ma adesso non possiamo, ci mancano troppe cose… ma è il nostro sogno. Ascoltate il vostro cuore, non si fa la comunione perché si è in regola…, ci nutriamo del Signore Gesù, della sua Parola e del suo corpo e sangue per avere la forza di camminare e realizzare il bene, per conservare la fede e non mollarci nelle sfide della vita. Pregate il Signore insieme, ogni sera e ogni mattina, e ascoltate il vostro cuore, la vostra coscienza che vi indicherà la strada migliore, con umiltà e con gioia. Se no il prossimo prete che incontrerete potrebbe dirvi il contrario… Grazie padre, le vogliamo bene. Vogliatevi bene l’un l’altra e siate sereni, il Signore vi ama!
Così, ormai sono le undici di sera e decidiamo di ritirarci sulla barca, prepariamo le amache e proviamo a dormire. La musica ci accompagna la notte intera. Alle 6 ci alziamo, prepariamo un caffè in fretta perché alle 8 ci aspetta un’altra comunità, quella di São João. L’alba ormai rischiara il giorno, usciamo dalla barca e, sorpresi, ci accorgiamo che sono tutti svegli. O meglio, non hanno dormito e si vede dalle facce! Mamme con i bambini, giovani e ragazze, gli uomini riuniti a discutere di politica e delle elezioni amministrative ormai imminenti. Salutiamo, per riprendere il viaggio, ma dona Maria ci chiama: “non potete andare senza provare il latte e cioccolato, nescau, che sempre viene offerto nella festa dei Santi. Così, scendiamo e ci prepariamo per una seconda colazione in compagnia di tutti i presenti. Padre, possiamo chiederle un favore? Certo, se posso. Lasci guidare il suo compagno di viaggio, Mosè, e dia una volta sul lago venendo verso la nostra Comunità, e ci benedica rimanendo in piedi sulla barca… come fa il papa. E così fu, papa per 15 minuti. In un silenzio profondamente carico di fede, all’aurora di un nuovo giorno, scende la benedizione del Signore su coloro che hanno fatto festa alla Madonna di Nazaret, e con applausi e mortaretti riprendiamo il viaggio. “Padre, non era mai successo di avere la Messa il giorno della festa. L’aspettiamo il prossimo anno, ci saremo tutti”. È la fede semplice della nostra gente, la religiosità popolare. Che bella!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

1° venerdì del mese, 6 novembre 2020

 

5° Viaggio missionario

Un fiume “fiorito”!

Questa mattina alle 8:30 scendo al porto, encontro Moises, fedele compagno di viaggio, e usciamo con destinazione “Nazaré”, una Comunità sul fiume Solimões (rio delle amazzoni) a un’ora e mezza di navigazione scendendo… ci vorranno almeno due ore per risalire al ritorno. Due manovre per schivare le imbarcazioni che ci avevano stretto e, finalmente, sull’immensità dell’acqua. Il fiume é ancora basso, deve crescere nei prossimi mesi di almeno cinque o sei metri. Ci dirigiamo verso l’altra sponda per evitare spiagge ancora visibili e altre appena sotto un metro d’acqua, ostacolo pericoloso… e mentre allungo lo sguardo, qualcosa mi sembra strano: l’acqua ha uno strano colore verde! Poi metto a fuoco e vedo il fiume completamente coperto di fiori verdi della dimensione di dieci o venti centimetri, che galleggiano e rendono la superficie dell’acqua come fosse un giardino fiorito. Non credo ai miei occhi e chiedo a Moises di dove viene questo spettacolo. È il temporale di ieri, il vento forte e l’acqua agitata hanno portato nel fiume i fiori dei laghi. Per lui cosa normale, già vista dopo i temporali. Quello di ieri me lo ricorderò per un po’, stavo al volante dell’imbarcazione e nel giro di dieci minuti il cielo é diventato cupo e il vento ha cominciato a farci ballare, poi le onde si sono ingrossate e la pioggia ci ha tolto quasi totalmente la visione. Mi sono portato subito vicino alla costa, a pochi metri per riuscire a vedere il tragitto, ma non é stato facile… bella esperienza! Ma ritorniamo a noi, dopo un temporale il fiume si trasforma in un giardino fiorito! Dopo la Croce viene la Risurrezione! Dopo la prova, la Speranza. Così ripenso ai giorni passati dal 9 al 18 ottobre, da Santo Antonio al confine con la Colombia, percorrendo tutta l’estensione della nostra Parrocchia.
Nella Comunità di “São Vicente”, la prima lungo il fiume, ci sono proprio tutti, dal cacique all’ultimo bimbo che prende ancora il latte al seno della madre. Alcuni giovani commentano sottovoce: già erano quattro o cinque anni che non venivo alla messa… e ne avevo proprio bisogno! Uma gioia grande, la Comunità ha preso sul serio l’impegno a ritrovarsi la domenica mattina per la preghiera, e anche la colazione comunitaria, una mano aiuta l’altra. Così piano piano mamme, figli, uomini e giovani si sono riavvicinati al Vangelo. Preghiamo Dio per il dono della perseveranza!
Già a “Nossa Senhora das Dores” continua la difficoltà di riunirsi solo quando arriva il prete. Battezziamo alcuni bambini e benediciamo le nozze di una coppia che vive insieme da dieci anni e hanno cinque figli. Speriamo che qualcosa si muova e che questa famiglia possa aiutare le altre a scegliere di celebrare insieme il giorno del Signore.
A “Santa Maria” non siamo mai arrivati perché la notte era proprio scura e ci siamo incagliati nella sabbia di una spiaggia apparsa nel mezzo del fiume. Così dopo tre tentativi ci siamo arresi, gettiamo l’ancora e appendiamo le amache per dormire. Ci fermeremo al ritorno, due case piene di bambini, lascio il foglio della programmazione mensile e così mi accorgo che nessuno sa leggere e scrivere, né gli adulti né i ragazzi che non frequentano la scuola. Ci vorrebbe un insegnante disponibile la sera… perché di giorno si lavora la terra…
La Comunità di “Moinho” é in subbuglio, stanno riorganizzandosi, c’é un cacique molto giovane anche se già padre di quattro bambini, celeriamo alla sera nella sua casa. Vogliono costruire la chiesa, ma hanno il problema di due famiglie evangeliche, che celebrano il culto. Dico loro che la chiesa può essere di tutta la Comunità, senza divisioni di religione, anzi può essere un luogo per sentirsi tutti figli e figlie dell’unico Padre. Importante é che ci sia rispetto per le devozioni e i modi complementari di vivere la fede.
Passiamo la notte in “São Sebastião” e giungiamo a São Lazaro dopo diverse ore di viaggio. É una Comunità tutta cattolica e vorrebbero rifare la chiesetta, ma l’olio per il motosega é molto caro… porterò loro un po’ di benzina e l’olio che devo cambiare nel motore della barca (serve per lubrificare quando si tagliano le assi di legno), così non avranno più scuse. Staremo a vedere.
Ripartendo da “Nova Canaan” um bambino mi chiama e mi disse: ne hai ancora di quelle collanine (rosario) perché ho due sorelline che la vorrebbero…. Esco dalla barca e vedo un papà sulla canoa con i suoi tre figli. Mi chiede perché non sono andato da loro, nella Comunità di “Pronto Socorro”, rispondo che sono passato, ma una donna mi ha detto che non c’era bisogno perché erano passati tutti alla chiesa evangelica della Croce. Il papà mi guarda serio e triste, poi mi disse: no, padre, può venire perché abbiamo bisogno della preghiera. Così concordiamo che dal prossimo mese, prima di celebrare nelle Comunità di Nova Canaan e di Novo Pendão, passerò da loro nel pomeriggio e potremo pregare insieme.
A “Itù” ci sono solo due mamme con i loro molti bambini, la nonna e il marito sono partiti al mattino presto per vendere pesce a cinque ore di distanza, perché non c’era più niente in casa. Ma con i bimbi é sempre una festa, anche se piove e sei scivolato nel fango e nonostante i molti carapanã (zanzare) che partecipano all’incontro.
A “Mamurià”, per la festa di san Francesco, hanno pitturato la chiesa e anche la staccionata di giallo, hanno già messo la Croce con la scritta: JESUS RESSUSCITOU e sono orgogliosi del loro lavoro. Pranziamo insieme, uova di pesce, pirarucou, grandi come uova di gallina.
La comunità di “Nova Esperanza” la troviamo deserta, solo una famiglia. Gli altri sono scesi in città (due giorni di viaggio) perché hanno alcune persone ammalate. Non celebriamo, ma ci raccontano della caccia. Hanno rischiato la vita, ma sono riusciti a uccidere sette cinghiali. Incuriosito chiedo se ci sono altri animali, e la risposta é positiva. C’é molta cacciagione e anche animali feroci come le “onçe” (pantere) che spesso si avvicinano alle abitazioni. Già in altre comunità si sono lamentati perché le scimmie distruggono il raccolto di granoturco e rubano le banane. In compenso qui un buono spezzatino di macaco (scimmia) é all’ordine del giorno!
Finalmente “Ipiranga”. Ci presentiamo ai militari per registrare i nostri documenti. Visitiamo alcune famiglie e la sera celebriamo sotto una veranda. La partecipazione é un po’ migliorata, ma credo che la mancanza di un luogo di preghiera sia una difficoltà in più. Così ne parliamo la sera tra una birra e carne arrostita di ‘porco do mato’ (cinghiale), nella casa del tenente responsabile. Chiedo se fosse possibile avere un pezzo di terra per una piccola cappella in legno, visto che tutta la proprietà é dell’esercito. La risposta é positiva, poi all’improvviso: Venga padre, che le faccio vedere un deposito in muratura che non stiamo usando da diversi anni…. Ottimo, sarà la nostra chiesetta di Santo Espedito, patrono dei militari. Noi ripartiamo il mattino presto, alle cinque e trenta, perché ci aspettano due giorni di viaggio per rientrare a casa, ma alcuni animatori, presenti all’incontro, si incaricano di riunire la gente e di discutere la proposta. Vedremo il prossimo mese se ci saranno novità.
Il fiume é molto largo, ci sono molte insidie nell’acqua che scorre lentamente e impetuosa, ma alcuni fiori ci riempiono di gioia e mantengono viva la Speranza. “Non abbiate paura, io ho vinto il Mondo” ci diceva Gesù. Non abbiate paura ci ripete oggi di fronte alle sfide che la Vita ci presenta. Coraggio!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

Nossa Senhora de Nazaré, 25 ottobre 2020

 

4° Viaggio missionario

MARTA O MARIA? Diario del quarto viaggio

Il Vangelo di ieri ci presentava due sorelle, Marta e Maria, una conformata nel suo ruolo di donna di casa, il ruolo che la società di allora ha dato alle donne, l’altra con atteggiamento rivoluzionario, sfida la tradizione e rivendica il diritto di essere discepola. Certamente è più facile essere la chiesa di Marta, ma Gesù sembra appoggiare la scelta di Maria: una Chiesa discepola-missionaria. “Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”, un appoggio incondizionato! L’ottobre missionario ci invita a fare questa scelta, è il cammino del discepolato: faticoso, liberante, carico di gioia.
Celebrando l’Eucaristia, che ci rende discepoli-missionari, capaci di scegliere la rivoluzione dell’amore, di donare la vita, pensavo agli incontri e alle situazioni di quest’ultimo viaggio, il primo della nuova programmazione di visitare una volta al mese tutte le Comunità lungo il fiume Içà: due viaggi di dieci giorni l’uno, abitando su una barca, come Gesù passando di villaggio in villaggio per annunciare il Regno di Dio.
A São João do Japuacuà hanno iniziato a riunirsi la domenica, ancora sono le donne e i bambini la forza della Comunità, ma la lideranza degli uomini li appoggia e li accompagna. Tutto lascia sperare bene per il cammino. Già a Nazaré, che pure ci accolgono sempre con semplicità e gioia, sembra tutto fermo. È un gruppo anziano, mancano i giovani e i bambini che si sono già trasferiti in città per la scuola. Il prossimo mese ci sarà la festa della patrona… “padre, venga il 24 per la Messa, perché il 25 saremo tutti ubriachi dopo una notte di festa, non ci saranno le condizioni per pregare…”. Viva la festa popolare, dove la gente più umile esprime la sua voglia di vivere, ma dovremo imparare a “vivere con fede” anche tutti gli altri giorni, a lasciare che la fede ci guidi alla difesa della vita e alla conquista dei diritti fondamentali di ogni persona! Anche a São Pedro ci sarà molto cammino da fare. Arriviamo la domenica pomeriggio, dopo sei ore di viaggio sul fiume.
È domenica, un giorno privilegiato perché non si va a pescare, non si lavora. Arriviamo e ascoltiamo una musica a tutto volume, mi avvicino, scendo dalla barca e vedo gli uomini intenti ad aggiustare una rete da pesca. Il Cassique (líder) si avvicina e mi dice: “padre dobbiamo andare a pescare per avere i soldi per comprare la benzina per il generatore… poi le donne sono impegnate a fare dei dolci per il compleanno di una bambina…. non possiamo lasciare la Messa per il prossimo mese?”. Converso un po’ con gli uomini, poi vado ad incontrare le donne che confermano le parole del Cassique, ma sorridono e si guardano l’un l’altra con imbarazzo. Anch’io sorrido: “non c’è problema, solo provate a riunirvi almeno alla domenica per leggere il Vangelo che vi ho lasciato e pregare il padre nostro e l’ave Maria insieme”. Così ripartiamo, sapendo che la verità è un’altra: tutto era pronto per fare festa quella sera, e non ci stava la Messa perché la predicazione degli uomini di chiesa ha sempre condannato le feste e il ballare. Ci vorrà tempo!
Mi hanno detto che in Italia ci sono temporali come non si erano mai visti, anche la Natura quando provocata reagisce, ma anche qui non scherziamo. Ci siamo trovati, improvvisamente, in mezzo alla tempesta, tuoni e fulmini, un vento impetuoso e onde molto alte. È stato un momento di prova, andare contro vento per evitare di essere sbalzati e senza poter attraversare il fiume perché era meglio rimanere vicino alla riva. Moises, mio fedele compagno, mi disse che comunque è meglio navigare e lasciare che il vento porti la barca di qua e di la, fermarsi come io avevo proposto, sarebbe più pericoloso perché il vento può rovesciare l’imbarcazione che non è pesante e offre resistenza per essere coperta e chiusa. Mi disse che devo abituarmi perché i temporali improvvisi sono normali sui fiumi dell’Amazzonia, dovuto al clima caldo e umido. Di fatto una notte abbiamo dovuto aprire tutte le finestre e le porte della barca per lasciare passare il vento e la pioggia, visto che la forza improvvisa aveva già staccato le funi che legano la barca a terra quando ci fermiamo. Mi venivano in mente i discepoli di Gesù sballottati dalle onde… e la Parola rassicurante: “non abbiate paura”. Anche questo fa parte della Missione!
In Vista Alegre, Comunità indigena Tikuna, una novità imprevista: la chiesetta è già in piedi e coperta di zinco, mancano ancora le pareti, ma possiamo già usarla. Il mese passato mi avevano mostrato i soldi delle offerte che sarebbero serviti per la chiesa, e così è stato. Ho promesso loro di portare l’immagine di san Francesco di assisi, loro patrono, e anche il colore per pitturare la facciata assieme alle due grandi croci da mettere una sul tetto della chiesa e l’altra nella parete del fondo. Ci sono solo quattro chiesette lungo il fiume, ora cinque, abbiamo pensato di riaggiustarle un po’ e di pitturarle di giallo canarino, il colore della luce della Risurrezione. Di caratterizzarle con una croce sulla facciata sempre gialla con la scritta nera, JESUS RESSUSCITOU, sui bracci della croce. Un modo per visibilizzare la presenza della Comunità. Cercheremo di incentivare tutte le comunità ad avere un luogo per incontrarsi, non solo per la preghiera. Due chiesette già oggi servono anche da scuola, visto che non c’è nel villaggio; come molte scuole servono anche come luogo di preghiera dove non c’è la chiesa. Noi aiuteremo dando lo zinco per il tetto e il colore, visto che il legno possono procurarlo in foresta.
A São João da Liberdade abbiamo celebrato in casa, non nella scuola, perché la famiglia aveva due bimbi da battezzare. Il ragazzino mi raccontava che ha molti fratelli e sorelle, ognuno con un papà diverso. E di questi casi ce ne sono molti! Lui e la sorellina sono stati allevati dai nonni, la mamma abita a Manaus. Così la sera sono arrivati, di canoa, i padrini dalla Comunità vicina, una Comunità della Cruzada. Poi sono arrivate altre persone, una mamma con diversi figli, gli ultimi due hanno stampato in volto la faccia del papà, un ragazzo molto più giovane di lei che ha una lunga storia; altri fratelli e sorelle sono venuti per la preghiera, sono dell’Assemblea di Dio, ma Dio è uno solo! Ho chiesto ai padrini se avevano ricevuto il battesimo cattolico, mi hanno detto di no, sono battezzati nella chiesa della Croce, ma hanno molta fede e sono molto prossimi dei due bimbi che saranno battezzati. Anzi mi hanno pregato di non passare, sul fiume, davanti alla loro Comunità, sono loro e i tre figli, le nuore e molti nipoti, di non passare senza fermarmi per celebrare e pregare con loro, perché la loro chiesa è molto lontana, a sei ore di fiume, ed é importante ascoltare la Parola di Dio. Dio, che ci riunisce e ci fa sentire tutti fratelli e sorelle, anche se con cammini diversi. Così, con molta fede nell’unico Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo abbiamo celebrato la Cena e il Battesimo nello Spirito Santo. Era notte e buio, ma la famiglia aveva una batteria in casa, alcuni vicini avevano pezzi di filo elettrico e io avevo una lampada sulla barca con un piccolo trasformatore da 12 a 120 volts. E la luce fu!
A Mamurià siamo arrivati verso sera, la Comunità ci aspettava dal primo pomeriggio, ma avevamo calcolato male le distanze… è molto lontana! Appena arrivati un canto dei bimbi ci accoglie festoso, poi tutti, di corsa, per alzare il grande palo, il “Mastro” di San Francesco per dare inizio ai nove giorni di preghiera in preparazione alla festa del patrono. Scoppiati molti mortaletti, con molta gioia tutti entriamo nella chiesetta che diventa stretta per l’occasione, celebriamo l’Eucaristia. Moses, pescatore e padre di quattro figli, marinaio che mi accompagna nei viaggi, che è anche ministro della Parola, guida la liturgia fino all’offertorio, io continuo con la parte eucaristica. Il pesce e la farina di mandioca sono già sulla tavola e, per l’occasione, anche la porchetta… così tra una porzione e l’altra ci raccontiamo la vita che scorre lungo il fiume. È tempo di politica, in novembre ci saranno le elezioni per il sindaco e i consiglieri comunali. Ci sono due candidati forti, uno che è già stato sindaco per dodici anni e é di quelli che comprano il voto e poi si fanno i loro interessi; l’altro, un commerciante, che non promette, ma dice di voler amministrare i soldi pubblici per il bene di tutti. Conversiamo e scambiamo opinioni, per arrivare ad un consenso: è meglio rinunciare ad un aiuto immediato e individuale, per scommettere su una amministrazione che sia per il bene di tutti e per migliorare i servizi basici di salute ed educazione alle Comunità. Così la Chiesa fa politica, imparando da Maria che non accetta di essere segregata in sagrestia, ma, nell’ascolto del Maestro si fa discepola-missionaria del Regno di giustizia e di pace. Venerdì 9 ripartiamo per incontrare le altre undici Comunità fino ad Ipiranga, sul confine con la Colombia, torneremo il 18 dopo un lungo silenzio di cellulare e internet, ascoltando solo la foresta, il fiume e quanti incontreremo lungo il viaggio.

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

La Madonna del rosario, 7 ottobre 2020

 

3° Viaggio missionario

Il Signore farà per te una casa

É il terzo viaggio sul fiume Içá, per completare la visita a tutte le famiglie e le piccole comunità, fino al confine colombiano nell’avamposto militare di Ipiranga. Questa volta abbiamo fatto il ghiaccio in casa, due blocchi 40×60, sperando che duri di più di quello tritato che si compera, visto che dovremo andare fino al confine. Qualche provvista in più per essere tranquilli, anche se dopo il disgelo, la carne non si conserva e dovremo trattarla con il sale. Ma tutto é pronto e domenica 6 settembre si parte. Ci fermeremo nella Comunità della Madonna Addolorata per celebrare la Messa, battezzare e così aprire la festa che durerà nove giorni. Appena arrivati, alle cinque del pomeriggio, la gente ci aspettava per alzare il “mastro”, un palo di legno molto alto che sorregge la bandiera della Comunità. Tutti accendono le loro candele e si fanno tre giri intorno al Mastro recitando il padre nostro e l’Ave Maria. Poi entriamo in casa per celebrare l’Eucaristia. Battezziamo due bambini e un papà di 35 anni, peruviano che ha già 5 figli e abita da 10 anni qui in Brasile. Nel prossimo mese realizzeremo il matrimonio con la mamma dei cinque bambini, così poi Adolfo, il papà, potrà anche fare i documenti civili e chiedere la naturalizzazione brasiliana, e cominciare ad esistere anche sul nostro territorio. Dormiamo qui la notte, dopo aver condiviso la cena e la festa con le famiglie presenti. Il giorno dopo, ben presto, all’alba, si parte, perché dobbiamo percorrere molti chilometri per riprendere la visita alle Comunità da dove l’avevamo lasciata nell’ultimo viaggio. Dormiamo lungo il cammino e nel giorno seguente, verso le 4 del pomeriggio, arriviamo alla Comunità di “Pronto Socorso”, parliamo con alcune persone e ci informano che tutti sono passati alla chiesa della Croce (Cruzada) e non ci sono più cattolici nel paese. Salutiamo e li invitiamo comunque alla Messe che celebreremo la sera nella Comunità di “Nova Canaã”, a dieci minuti di canoa sul fiume. Sulla sponda opposta c’é la Comunità di “Santa Clara”, tutti evangelici dell’Assemblea di Dio. Solo due anziani, peruviani, sono rimasti fedeli alla chiesa cattolica, portiamo loro la comunione e preghiamo con loro in casa. Anche la Comunità di “Novo Pendão” appartiene ormai completamente alla Cruzada, solo la famiglia del signor Antonio é cattolica, visitiamo la moglie che è ammalata con febbre alta, preghiamo con loro e offriamo loro la Comunione eucaristica, una grande gioia in questo momento di prova. Finalmente visitiamo le famiglie di Nova Canaã, molti portano al collo il segno della croce, di appartenenza ala chiesa della Croce, ma si dicono cattolici e concordiamo per celebrare l’Eucaristia alle 9 del giorno seguente. Molti bambini, le donne e il professore della scuola; gli uomini sono andati a pescare. Le mamme conoscono alcuni canti e si impegnano a riunirsi la domenica con i loro figli per pregare insieme, lasciamo il materiale di catechesi e riprendiamo il nostro viaggio. Dopo cinque ore giungiamo alla Comunità di Itù. Qui la sponda del fiume è rocciosa e, naturalmente, nell’attraccare ci incagliamo, così Mosé, mio fedele compagno di viaggio, deve farsi un bel bagno e con non poco sforzo, riesce a smuovere la chiglia della barca, io accelero il motore e siamo liberi. Ci accoglie una famiglia della Croce, molto gentile, che ci offre anche banane da friggere e della carne secca e salata, ottima per i prossimi giorni. Gentilmente ci accompagnano dalle famiglie che sono cattoliche, una povertà molto grande, quattro famiglie che sono legate alla Madonna Aparecida, la patrona del Brasile, da una promessa che ha salvato una neonata da morte sicura. Celebriamo alla sera, e, per mio grande stupore, tutti i bambini, anche piccoli, sapevano le preghiere e anche alcuni canti; in più il papà ha partecipato con molta gioia alla Messa. É il segno che la fede viene trasmessa dalla famiglia. Dall’ultima volta che fr. Gino aveva celebrato con loro erano già passati quasi due anni. Il giorno dopo ci dirigiamo verso la Comunità di Mamurià, qui c’è un Ministro della Parola e anche un responsabile della pastorale dei bambini. Hanno una piccola chiesetta intitolata a San Francesco di Assisi. Questa é una Comunità che tutte le domeniche si ritrova per celebrare la fede, condividere la Parola e fare catechesi ai bimbi. É forse l’unica lungo tutto il fiume che ha una vita regolare di preghiera comunitaria. Abbiamo battezzato un papà con i suoi 4 figli, non era battezzato perché quando ancora piccolo i suoi partecipavano della chiesa della Croce, ma ora sono ritornati tutti alla chiesa cattolica. Più avanti, forse, faremo anche il matrimonio. Dopo la celebrazione tutti ci fermiamo per il pranzo comunitario: pesce, farina di mandioca, e una grande torta fatta in casa per il compleanno di una bambina. Siamo ormai in direttiva di arrivo, la Comunità di Santa Teresina é tutta della Cruzada, ci fermiamo a salutare un amico e proseguiamo verso l’ultima Comunità indígena Kocama: Nova Esperança. Anche qui celebriamo 4 battesimi e prendiamo il nome di due copie che, nel prossimo viaggio, vorrebbero sposarsi. Il giorno dopo siamo a Ipiranga, avamposto militare sul confine colombiano. Lungo l’ultimo tratto di fiume siamo abbordati da una vedetta militare abbondantemente armata, ma é la barca del prete, quindi salutano cortesemente e ci lasciano proseguire… meno male perché ancora la barca non é registrata e non ho i documenti! Ipiranga sembra una cittadina fantasma, tante case vuote e decadenti, molti se ne sono andati. C’è una chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio e tutti, anche i cattolici, partecipano al culto, perché non c’è altro, tanto, dicono, Dio é lo stesso. Manca un senso di appartenenza e di cammino fraterno e comunitario, così ognuno cerca di alimentare come può la sua fede: chi attraverso la televisione e chi partecipando del culto evangelico. Vittoria, una ragazzina di 17 anni, è la responsabile della Comunità. Ci incontriamo e insieme visitiamo le famiglie, invitandole alla celebrazione che faremo la sera nella “toca da onça”, luogo di divertimento dei militari. Qui il sabato 12 settembre ho ringraziato il Signore dei miei 33 anni di servizio, come prete, al suo Popolo, 15 a Reggio Emilia e 18 in Brasile, proprio in questa ultima comunità all’estrema periferia della nostra parrocchia. La chiesa di Santo Espedito, patrono delle forze armate, é caduta e ora il pavimento serve come deposito per i trattori. Un signore ha donato un terreno, proprio di fianco alla scuola; per incentivarli dico che la parrocchia può offrire il tetto della chiesa, di zinco, che è la parte più cara, ma che loro dovrebbero procurare le assi di legno e metterci la mano d’opera, anche i militari potrebbero aiutare visto che la chiesetta è intitolata al loro patrono ufficiale. Vedremo se si muove qualcosa. Vittoria e anche le mogli di due ufficiali si impegnano a riunire la comunità nel giorno del Signore e anche a cominciare la catechesi dei bambini. Il giorno dopo riprendiamo il viaggio, ci aspettano due giorni di navigazione continuata per arrivare a casa. Sempre che il motore non ci dia problemi! Ci affidiamo al Signore, Bom Jesus dos Navegantes, e domenica mattina alle sei, appena il cielo diventa chiaro, partiamo alla volta di casa. Arriveremo lunedì sera, un po’ provati dal motore che nel secondo giorno ci fa tribolare e spesso perde potenza e si ferma…
Dopo un giorno di meritato riposo, ora bisogna preparare un piano di azione, con l’aiuto anche di Gabriele Burani programmiamo di provare a celebrare in tutte le Comunità, sono rimaste 20 effettive, tutti i mesi. Pensiamo a due viaggi di 10 giorni ognuno, intervallati da 5 giorni di riposo e anche per preparare il materiale per la formazione dei laici. Nel prossimo viaggio, che inizierà il 24 di settembre porteremo una proposta per celebrare la novena del patrono collocando al centro della riflessione e della preghiera il nostro “essere chiesa”, comunità, popolo di Dio in cammino. Di fatto ogni mese vivrò per 10 giorni in casa in città e per 20 giorni dentro una piccola barca che tutte le sere approderà in un nuovo porto per incontrare persone e famiglie, celebrare in Comunità e riposare la notte, preparandosi per un nuovo viaggio, il mattino seguente. La casa è sempre stata per me un punto di riferimento, pur nel mio vagabondare per il mondo, sapere di avere un luogo “mio” di riposo e di identità, mi ha sempre aiutato. Ora non ho più casa, o meglio, il Signore mi ha dato una casa itinerante e ha fatto del cammino, di una barca che scorre lungo il fiume, la “mia” casa. La barca è sempre stata l’immagine bella della Chiesa del Signore Gesù e allora mi ritrovo e gioisco di essere parte della Chiesa, Popolo di Dio in cammino… sulle acque!

Gabriele Carlotti – missionario diocesano in Amazzonia

San Giovanni Crisostomo, 13 settembre 2020

Ottobre 2020

Santo Antonio do Içá – Amazonas

29-09-2020 Festa degli Arcangeli e vigília di san Girolamo, dottore della Chiesa

La Sacra Scrittura emarginata

In Brasile il mese di settembre é dedicato alla bibbia, con la proposta di studiare, ogni anno, un libro biblico ( Deuteronomio per il 2020); mese scelto ricordando san Girolamo, studioso e traduttore delle Scritture. Questa occasione mi ha fatto pensare alla presenza della Bibbia nella vita di Chiesa, oggi.
Uno sguardo alla vita delle comunitá di cui ora sono parroco, pensando alla Dei Verbum, al fatto che la vita cristiana deve essere “ nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura” ( DV 21), e che la parola di Dio è “ nutrimento dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” ( DV 21). Una domanda che mi faccio: come la Sacra Scrittura è presente nella vita delle nostre comunitá? È fonte della nostra vita spirituale? La grande maggioranza delle persone si dice cristiana ( cattolica o di altre chiese cristiane) e come viene accolta la Sacra Scrittura?
– Il libro della Bibbia è presente in molte famiglie; nei gruppi di catechesi il testo che i ragazzi usano principalmente è la Bibbia e tutti, o quasi, ne possiedono una. Nelle liturgie sempre si proclama la Scrittura.
– Nella catechesi si usa ampiamente la Bibbia…. Si “usa” nel senso che vengono preparati i temi, e si ricerca nella Scrittura un testo utile per dare forma al contenuto che si desidera trasmettere. Possiamo dire che chi fa tutto il percorso catechetico arriva a conoscere molti testi della Scrittura.
Abbiamo anche ( per ora sospesa a causa del Covid-19) una esperienza, in parallelo, di studio biblico con i bambini di 6-10 anni che è positiva.

Eppure la mia impressione è che dai tempi del Vaticano II, non siamo andati avanti molto, o forse si assiste a una regressione.
A livello giovanile e di adulti l’accoglienza della parola di Dio è ancora, a mio vedere, insufficiente nella quantitá e non pienamente corretta nelle modalitá. Cerco di motivare la mia valutazione.
Sono diffuse, nel nostro piccolo paese amazzonico, varie devozioni particolari, dove il centro è un santo, una idea, una esperienza, un aspetto della spiritualitá ( il rosario, il Cuore di Gesú, la croce di Gesú, San Sebastiano, Santo Antonio…..) e non il rapporto attuale, docile e libero con Dio che si rivela nella Sacra Scrittura. Vedo nella nostra realtá, ad esempio, una preoccupazione per la festa del patrono, per organizzare gli intrattenimenti vari, per la ricerca di donazioni, per il Bingo, anche per le messe…. Insomma una buona organizzazione (con un occhio particolare per il guadagno economico finale) e non la prevalente preoccupazione di mettersi, come comunitá, in ascolto del Signore.
A volte le persone sono litigiose, ci sono contese, ( come è normale) e ognuno cerca di imporre la propria visione di parrocchia, di liturgia ecc… ma non mettendosi prima, con disponibilitá e purezza di cuore, in ascolto della Parola di Dio per poi decidere le cose di conseguenza.
Ció che prevale è una difesa delle proprie abitudini, interessi, ideali…. Non di ció che il Signore rivela. Non si sta avverando ció che vorrebbe la Dei Verbum: la Scrittura come fonte della spiritualitá. Mi pare che la spiritualitá si sviluppi in modo indipendente e che la Scrittura non sia la fonte ma un appoggio posticcio.
Nella prassi di vita dei battezzati ( me compreso) normalmente la Scrittura è semplicemente ignorata; riconosco che mi è piú facile incontrare persone, leggere un libro che mi interessi, assistere al notiziario televisivo che meditare con attenzione la Scrittura. Mi impongo di leggere ogni giorno la Bibbia, ma fatico a vedere gli effetti di conversione nella mia vita. E ammetto che ho molto difficoltá nel fare esperienza di ascolto, obbedienza, discernimento comunitario della Parola; le povere esperienze che abbiamo iniziato, per il momento si risolvono in una conoscenza un pó piú approfondita della liturgia della Parola della messa.
Non vedo ( forse perché sono miope) la centralitá della Parola e dei Sacramenti nella nostra parrocchia. Il desiderio che lo diventi, questo si.
Noi ci muoviamo, pensiamo, decidiamo, mossi da altro; la ‘ybris’ , l’orgoglio, la autosufficienza, le idee personali, le abitudini ancora prevalgono.
Bisogna entrare nell’atteggiamento di Maria: eccomi, sono la serva del Signore, si compia in me la tua parola, oggi!
Quando passeremo dall’usare la Scrittura scegliendo i testi che danno appoggio ai nostri piani, ad una autentica e libera ricerca di Dio, lasciando che Dio ci converta grazie all’ascolto della Scrittura? Invece delle politiche ecclesiali animate da gruppi di potere, la lettura libera, umile e comunitaria della Scrittura per capire e vivere la volontá di Dio, oggi e non per imporre agli altri la mia volontá, la mia visione, i miei valori, le mie tradizioni?
Solo chi si fa povero ascolta la Parola di Dio. Si, è necessario il riconoscimento della nostra povertá, e la volontá di mantenersi vuoti, bisognosi, vergini per non imporre a Dio il nostro pensiero, la nostra volontá. La ascesi è un percorso di povertá, di liberazione dai pensieri inquinanti e dai sentimenti distruttivi, di disponibilitá a lasciarsi distruggere e ri-costruire dal Signore. Siamo pieni delle nostre idee, ideologie, piani di azione, invidie, desideri avidi, volontá di potenza e la Parola di Dio rimane ai margini, presente ma assente: presente come un oggetto decorativo che non incide nella sostanza del nostro essere profondo. Presente per essere usata come un’arma quando ci serve per imporci, elevarci sugli altri, farci notare.
Anche se conosciuta maggiormente rispetto al passato, la Sacra Scrittura viene messa ai margini perché non accettiamo di lasciarci rigenerare. Quando non è ignorata, è usata, scegliendo in essa ció che corrisponde all’interesse personale.
Che cosa stiamo facendo nella nostra parrocchia amazzonica? Ho proposto in tutte le comunitá della cittá un incontro settimanale come formazione biblica, leggendo e meditando insieme le letture della messa domenicale, col metodo della Lectio Divina ma ancora rudimentale. I gruppi sono di poche persone: 3, 4, anche 8, 15, a seconda delle comunitá. Per ora è difficile coinvolgere le persone ma la proposta va avanti con continuitá, nella speranza di comprendere sempre piú che la vita cristiana non è autogestione e che è essenziale l’ascolto di Dio. Col tempo spero anche che qualche persona, partecipando con costanza, apprenda a guidare i gruppi biblici e che le comunitá abbiano una relativa autonomia ( cioè non dipendano sempre dalla presenza del parroco). Il percorso è complesso, anche perché non si tratta solo di conoscere un pó la Bibbia, ma lasciarci guidare, formare, convertire dal volere di Dio che si rivela ( anche) nelle Sacre Scritture.
Un caro saluto, affidando al Signore le nostre Chiese, affinché si lascino costantemente rigenerare dalla Parola del Signore, Parola di salvezza.
( Qui a santo Antonio do Içá giá da molti giorni la energie elettrica é razionata, arriva per un pó poi se ne va…. e i mezzi di comunicazione, giá precari, peggiorano ulteriormente. Spero che in qualche modo la lettera arrivi).

Gabriele Burani – missionário diocesano in Amazzonia

 

Settembre 2020

Festa del Creato, 1° settembre 2020

Le chiese sono molte, ma c’é un solo Dio!

Questa seconda uscita è durata otto giorni, due in più della prima, piano piano la barca diventa la nostra casa e tante cose che sembravano strane sono ormai normali. Meno normale è il motore che continua ad aver problemi, nonostante l’avessimo lasciato a Manaus perché fosse revisionato. Abbiamo scoperto che non avevano cambiato l’olio, dopo più di cinque anni, era praticamente una melma! Pensavamo fosse un 400 cavalli, ma dovendo aprire i documenti verifichiamo che è un 52 cavalli, almeno consuma poco! Durante questo viaggio abbiamo avuto seri problemi con il raffreddamento idraulico del motore e, solo all’ultimo giorno ci accorgiamo che il filtro dell’acqua è pieno di sabbia e di foglie, mai aperto e pulito… La cosa positiva è che, piano piano, un problema per volta, stiamo diventando provetti meccanici e conoscitori del motore disel. Dulcis in fundo, togliamo la copertura del motore per aggiungere olio alla direzione idraulica ormai bloccata, meno male che ne avevamo con noi, e vediamo la pompa dell’acqua caduta, la saldatura é saltata! E ora, cosa fare? Fortuna volle che avevamo caricato alcuni travetti di legno: uno per tenere la pompa a debita distanza e tirare la cinghia di trasmissione, uno per evitare che sia catapultata fuori quando il motore sarà avviato e un terzo per tenerla a giusta distanza dalle pareti laterali… non sembra vero, ma funziona e così riusciamo, piano piano, a percorrere i 150 km del ritorno a casa. Anche questo é missione! E capisci perché i meccanici hanno le unghie delle mani e dei piedi così nere, e i vestiti così unti e sporchi… stanchi, ma felici di aver superato queste prove tecniche di missione.

Il nostro obiettivo é di visitare le Comunità cattoliche della parte centrale del fiume Içà, lasciando per ora quelle che sono completamente Evangeliche o della Croce, un movimento fondamentalista nato da un missionario, fratel José, negli ultimi 40 anni, che ha percorso queste zone. Ci racconta un signore di 83 anni, che ha vissuto con lui diverso tempo, che irmão José diceva di venire da Minas Gerao, ma che la gente disse che veniva da Minas Gerais (uno stato brasiliano). Gli chiedo dove sarebbe questo Minas Gerao di cui non ho mai sentito parlare, e lui mi risponde con tutta serietà e serenità: in cielo! Le Comunità cattoliche che abbiamo in programma di visitare sono undici. Non vorrei stancarvi con un relato ripetitivo, ma credo sia importante uno sguardo complessivo di questa realtà che abbiamo incontrato.
La prima é la Comunità di Boa Vista, accolti bene dal cassique tikuna che mette a disposizione la chiesetta evangelica Battista per la celebrazione, visitiamo alcune famiglie di cui avevamo battezzato i figli nel novembre passato, e mi rendo conto che non hanno coscienza di essere cattolici, va bene tutto, così partecipano del culto battista che viene fatto da un dirigente locale, il frate passa solo tre volte all’anno, giusto per battezzare. Al mattino, aspettiamo quasi due ore, ma nessuno viene per la celebrazione della Messa, così salutiamo e ringraziamo i responsabili che ci hanno accolto e proseguiamo il viaggio.
La seconda è la Comunità di São Joao da Liberdade, la patrona era l’Immacolata Concezione, ma ci dicono che forse l’immagine della madonna è stata gettata nel fiume e comunque non c’é più. La famiglia che ci accoglie è forse l’ultima rimasta cattolica, le altre dopo un grande evento con un pastore dell’Assemblea di Dio venuto dalla città con molta gente, sono diventate evangeliche. Stanno anche costruendo una grande chiesa nel mezzo del paesino. Incontriamo il giovane dirigente della chiesa evangelica che ci disse esserci ancora alcune famiglie cattoliche che non si sono convertite e propone di celebrare la Messa tutti insieme alla sera nella scuola. Naturalmente la sera siamo pochi, una famiglia della chiesa evangelica “Dio é amore”, due famiglie della chiesa evangelica “Assemblea di Dio” e la nostra superstite famiglia cattolica. La celebrazione é stata bella e partecipata, tutti hanno fatto la comunione e ci salutiamo cordialmente. Nel prossimo viaggio decidiamo di celebrare nella casa della famiglia cattolica perché marito e moglie vogliono battezzare i due nipoti ormai grandicelli che loro hanno cresciuto visto che i genitori abitano a Manaus. Naturalmente la porta rimarrà aperta, vedremo se altre famiglie, che si dicono evangeliche, parteciperanno. Certamente in quel tempo sarà finita e inaugurata la grande chiesa.
La terza é la Comunità di São Cristóvão II, é composta da una unica grande famiglia: i nonni, i tre figli con le loro mogli e tanti nipoti. Incontriamo i tre fratelli e concordiamo con loro di celebrare alle 17, naturalmente nessuno dei tre si fa vedere, sono andati a pescare, ma ci sono le tre mogli e tutti i loro bambini. Una che è anche l’insegnante appartiene ad una chiesa orientale proveniente dalla Tailandia, le altre due dicono di appartenere alla chiesa della croce, ma di non partecipare perché troppo lontano, naturalmente tutte battezzate nella chiesa cattolica. Non celebriamo la Messa perché non ci sembra ci siano le minime condizioni, ma facciamo una celebrazione della Parola, con un buon dialogo tra di noi e sul Vangelo… tutti crediamo nel Signore Gesù. Lasciamo alcuni libri per la catechesi che le mamme si impegnano a fare in casa, una catechesi biblica sulla vita di Gesù basata sul Vangelo di Luca. Lasciamo anche il materiale per realizzare una celebrazione comunitaria della Parola, come avevamo appena fatto, ma difficilmente sarà possibile per la diversità di culto. Caramelle per i bambini e ci salutiamo cordialmente. Dirigendoci verso la nostra barca incontriamo uno dei giovani mariti e gli chiediamo di farci una canoa che vorremmo caricare sulla barca, lui prontamente si offre e al ritorno ci fermeremo a prenderla.
La quarta è la Comunità di Muinho. Dovuto al momento politico la Comunità sta rinnovando le case e vogliono costruire anche una scuola. Ci dicono di voler cambiare la patrona che era Santa Lucia, ma non sono ancora decisi sul nuovo patrono, sembra che una famiglia abbia fato una promessa per una guarigione e ogni hanno farà una grande festa in favore del santo che ha aiutato, ma per ora non c’è niente di definito, vedremo. Siamo bem accolti da tutte le persone presenti, la maggior parte cattoliche, solo una famiglia è della chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio. Ci chiedono anche per battezzare due bambini che sono stati presentati in città nella chiesa evangelica, ma visto che c’è l’occasione del “frate” possiamo battezzarli… poi alla Messa questa famiglia non si presenta. Verso le cinque ci ritroviamo per l’Eucaristia, poche persone partecipano: due anziani, due uomini, quatro donne e tre bambini. Tutti gli altri che ci avevano accolto così cordialmente sono spariti. Sembra che pregare non sia cosa per i “maschi”. Quelli presenti, c’erano per causa di um battesimo dell’ultima ora. Ci comunicano che verrà il pastore dell’Assemblea di Dio e farà um grande culto, portando com sè più di cento persone… e pongono uma domanda: perchè noi cattolici partecipiamo alla loro preghiera e siamo accoglienti, mentre loro non vengono ai nostri incontri di preghiera?
La quinta è la Comunità di São Sebastiao I che si trova di fronte, sull’altra sponda del fiume, appena dieci minuti più avanti. La comunità è fatta di sole due case, due famiglie che però sono espressione di una grande fede. Ci chiedono di battezzare due bambini piccoli e quando chiedo il nome dei papà… c’è un momento di imbarazzo, non ci sono i papà, sono “figli del boto”, un grande pesce che assume la paternità di tutte le ragazze madri, e lungo il fiume ne incontriamo diverse. La celebrazione è molto partecipata, lasciamo gli strumenti per la catechesi dei bambini e per la celebrazione della Parola, anche alcuni libri di canto e, naturalmente, i rosari per tutti. Alla domanda: ma vi riunite alla sera o alla domenica per pregare insieme? La risposta è sempre la stessa: no, solo quando viene il missionario, che fino ad ora veniva tre volte all’anno!
La sesta è la Comunità di São Sebastiao II. Comunità indigna Kaichana, una comunità grande di più di dieci case, tutti partecipano della chiesa evangelica in città dell’Assemblea di Dio tradizionale. Solo la famiglia del signor Ciro è cattolica, ma non era presente, quindi salutiamo, e proseguiamo il nostro viaggio.
La settima è la Comunità di São Lázaro, comunità indígena Kocama. Qui tutte le famiglie sono cattoliche, c’era anche una chiesetta, ma ormai sono rimasti solo i ruderi… sempre promettono di ricostruirla, ma ad oggi ancora non si vedono i risultati… Celebriamo nella scuola con la partecipazione di tutti coloro che erano presenti nel villaggio, alcuni uomini erano fuori a pescare e sono arrivati verso la fine, scusandosi di non poter rimanere perchè dovevano subito pulire il pesce e metterlo sotto sale.
L’ottava è la Comunità di Boa União. O meglio, era la Comunità di Boa União, perché le poche famiglie si sono trasferite in città e sono rimaste le case vuote, vengono ogni tanto per piantare, specie quando l’acqua è bassa, è rimasta solo una famiglia che però appartiene alla chiesa della Croce. Lungo il cammino ci sono alcune piccole comunità interamente evangeliche, o dell’Assemblea di Dio o della Croce. In questo viaggio non ci siamo fermati. Continuiamo la navigazione per due ore e arriviamo alla prossima comunità. Lungo il cammino entriamo in un ‘paranà’ (piccole scorciatoie sul fiume che permettono di tagliare le curve e di abbreviare le distanze). Facciamo fática e rischiamo di incagliarci nella sabbia, ma vogliamo visitare la famiglia di Francisco che abita qui con la moglie e i suoi cinque figli. Fr. Gino nel suo ultimo viaggio ha realizzato il matrimonio di questa coppia e si è raccomandato di visitarli, e così abbiamo fato. Siamo arricati e ci hanno accolto quatro bambini, la figlia maggiore di sete anni e il piccolino che ancora prende il latte, di alcuni mesi. Chiediamo: dove sono mamma e papà? Il papà è fuori da due giorni a pescare, non è ancora tornato. La mamma è uscita presto con la canoa e una figlia di quatro anni (quella a cui la pirangna ha staccato due dita della mano sinistra) per cercare nella spiaggia uova di tracajá (tartarughe di circa 50 cm) perchè non c’è niente in casa. Offriamo um sacchetto di caramelle per la gioia dei bambini, raccomandandoci che ne lascino anche all’altra sorellina, e siamo sicuri che lo faranno. Mentre conversiamo vediamo avvicinarsi una canoa, è la mamma che rientra dopo cinque ore… non ha trovato niente, non ci sono uova sulla spiaggia! Ci salutiamo, lei mi riconosce subito, ero passato a novembre con fr. Gino. Conversiamo un po’ e le chiedo se accetta un poco di cibo, la metà di quello che abbiamo con noi sulla barca. Guardo Mosé, il mio compagno di viaggio che mi sorride… avevamo appena commentato che non sarebbe bastato per il viaggio di ritorno, ma Mosè è un provetto pescatore e non ci preoccupiamo. La mamma risponde prontamente: lo sai tu quello che vuoi e puoi fare… Così lasciamo il cibo per la gioia pacata di quella famiglia che ci chiede di non dimenticarci di loro e, sempre quando passiamo, di fermarci. Nel prossimo viaggio non potremo entrare nel paranà perchè sarà troppo secco, ma avremo una piccola canoa di tre metri e due remi… sarà una bella esperienza!
La nona è la Comunità di São Pedro, Comunità cattolica formata da sette case, anche se solo tre famiglie partecipano assiduamente. La sera celebriamo all’aperto, in compagnia di insetti e zanzare varie, al lume di candela e di alcune torce. Sono tutti presenti, tanti bambini, alcuni giovani, le donne e anche gli uomini. La celebrazione è bella e condivisa. Naturalmente al lume di candela non rimaniamo legati ai testi scritti, il Vangelo è raccontato e le varie preghiere sgorgano dal cuore, accompagnate da alcuni gesti. Insieme stendendo le mani come la comunità apostólica, invochiamo lo Spirito Santo sul pane e sul vino perchè siano per noi il corpo e il sangue del Signore Gesù, morto e risorto per la salvezza di tutti. Con lo stesso gesto partecipato invochiamo lo Spirito sulla Comunità riunita e anche su coloro che non sono presenti, perché si viva nell’unità e nella fraternità, per ricevere il dono della pace. La preghiera del popolo di Dio, il Padre Nostro e l’Ave Maria riesce a unire le voce di tutti in un unico coro. Abbiamo ringraziato il Padre per i suoi doni: la terra e la foresta, il fiume e i pesci, la pioggia e il sole, il lavoro dei campi e della pesca, la famiglia e la comunità. Lo abbiamo ringraziato specialmente per la fede e per il dono del suo Figlio che ci ha insegnato ad amare con la sua propria vita. Cantiamo un inno di gioia ripetendo alcuni ritornelli a guardiamo le stelle e la luna, signora della notte che risplende della luce del sole, sorella e imagine della Chiesa-Comunità che risplende della luce del Risorto. Prima di concludere la Messa condividiamo alcuni problemi della vita di chi vive sulle sponde del fiume, distante dalla così detta civiltà, spesso dimenticato da chi amministra… è tempo di elezioni politiche ed è importante usare bene del nostro diritto di cittadinanza e di democrazia, il voto. Ci affidiamo al Signore che tutto conosce e tutto può e chiediamo la Sua benedizione.
La decima è la Comunità di São Joao do lago grande, così chiamata perchè situata proprio all’ingresso di un grande lago creatosi lungo il corso del fiume, dovuto al suo continuo cambiare direzione. Mentre ci spostavamo da São Pedro a São Joao una anziana signora ci chiede se possiamo imprestare un po’ di benzina per il motore della sua canoa, era con un ragazzo e una bimba piccola. Ci scusiamo perchè abbiamo solo disel e non abbiamo benzina, lei ci sorride. Proverà ad andare con il poco carburante che è rimasto. Mentre risaliamo il fiume la incontriamo seduta sulla punta della canoa remando perchè il motore è morto. La invitiamo a salire con i due nipoti, leghiamo a traino la canoa e ci dirigiamo verso la Comunità. Scopriamo solo dopo che lei è il Cassique (responsabile) della Comunità di São Joao di lago grande. La Comunità è divisa: questa signora e i suoi figli, quatro famiglie, vogliono aderire alla chiesa della Croce, hanno già avuto la visita del pastore che ha lasciato “il calvário” e la foto di ir. Josè, il fondatore; ma le altre cinque famiglie non sono d’accordo. Lei dice perchè vogliono bere e divertirsi, ascoltare musica e danzare (la chiesa della Croce è fondamentalista e gli uomini vestono con giacca e cravatta e le donne usano il velo). Di fatto alla Messa vengono quasi tutti, tutti accettano il rosario e il libretto della catachesi, un papà molto giovane chiede se nella prossima Messa, quando ripasseremo, possiamo battezzare il suo primo figlio di pochi mesi. Naturalmente nessuno prega in casa e ancor meno insieme in comunità. La fede è qualcosa di molto intimo ed è vissuta individualmente. Condividiamo le solite caramelle che sono la gioia dei piccoli visto che non possono ricevere “la bolacha” che il prete dà agli adulti…
Finalmente, al ritorno, ci fermiamo nella Comunità di Nossa Senhora das Dores, l’undicesima, a cinque ore da Santo Antonio do Içà. È una comunità divisa, la metà sono della chiesa evangelica dell’Assemblea di Dio (perché il figlio di una signora è diácono di quella chiesa e viene a fare il culto ogni settimana), e l’altra metà sono cattolici. Salutiamo le donne della chiesa evangélica e ci chiedono se il prete fa battesimi e matrimoni, rispondo di si, ma le invito a rivolgersi alla loro chiesa… mi dicono che là è molto caro e non possono permetterselo. Poi una mamma mi presenta il caso di suo marito: è peruviano e stanno insieme da dieci anni, hanno già cinque figli; vorrebbe essere battezzato e vorrebbero sposarsi… per avere i documenti per la nazionalità brasiliana. Le ricordo che sono evangelici, ma lei mi risponde che è battezzata nella chiesa cattolica e c’è un solo Dio per tutti. Nel mentre vado a parlare con la parte cattolica della comunità e chiedo se vogliono celebrare l’Eucaristia verso sera, dormirei qui e domani riprendo il cammino di casa. Dopo una consulta tra i vari membri mi chiedono se fosse possibile più avanti per la festa della patrona, la Madonna Addolorata che inizia la domenica 6 settembre, fino al 15. Concordiamo per il pomeriggio del 6, è una domenica e ci saranno alcuni battesimi. Battezzeremo anche il papà peruviano di 36 anni. Il sei settembre inizieremo il terzo viaggio per concludere la visita delle famiglie fino ad Ipiranga il confine colombiano. Dormiremo qui la sera e il mattino presto partiremo per Ipiranga a 358 km dalla sede della parrocchia. Lasciamo alcuni ribretti per la catechesi biblica sulla vita di Gesù e le famiglie si impegnano a riunirsi la sera per leggere insieme la vita del Signore che il Vangelo di Luca ci riporta. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per la domenica pomeriggio quando sarà innalzato um grande palo (tipo albero della cuccagna) ricoperto di frutta, cocchi e altri doni e portando sulla cima la bandiera della Comunità dell’Addolorata. Saranno nove giorni di festa, qualche preghiera tradizionale e un grande banchetto finale, sacrificando il porco che è stato ingrassato per l’evento. Questa volta non potrò esserci il giorno della festa (mi perdo la porchetta), ma ci sarò all’apertura dei festeggiamenti in onore della Madonna.

Che dire! Fr. Gino ha fatto miracoli, per quarant’anni visitando questa gente e battezzando i loro bambini, realizando qualche matrimonio, visitando gli ammalati e portando alcuni aiuti specialmente nel campo della salute. Era la così detta “desobriga”. Molte più persone abitavano il fiume, era molto più popolato e fr. Gino ricordava a tutti che quando una famiglia si trasferisce in città non può portarsi dietro il pesce né l’orto e la terra da coltivare… solo la fame perchè in città la vita è più difficile. Ma l’esodo verso le città e i grandi centri è inevitabile e continuo, i giovani sono attratti dai diversi servizi e possibilità che la città offre, hanno voglia di incontrarsi con altri e la solitudine della riva del fiume, spesso senza energia elettrica né acqua in casa e nemmeno il gabinetto… diventa insopportabile.

Che fare! Forse ocorre um passo nuovo: passare dalla desobriga alla vita di Comunità; da una fede individuale a una fede condivisa e fraterna. Per questo ci vorrà tempo e formazione, affinché sorgano vari servizi e ministeri che rendano possibile una coscienza di essere Chiesa e la scelta di essere Comunità di fede. In dialogo con tutti e impegnata per un mondo giusto e fraterno.

Dio è uno solo, ma molti sono i cammini per andare verso di lui, forse dobbiamo scoprire e gioire del fatto che lui, il Signore e il Maestro, si è fato vicino a noi, Emmanuele, Dio-con-noi. Così la Chiesa cattolica potrà, se Dio vorrà, annunciare ancora una (la) Buona Notizia.

Gabriele Carlotti – missionário diocesano in Amazzonia

Agosto 2020

Finalmente, dopo diverse difficoltà, il 31 luglio la barca della parrocchia, una lancia in alluminnio di 10,5 metri, con un motore di 400 cavalli, arriva al porto di Santo Antonio do Içàtrainata da una chiatta comerciale. Compriamo in fretta tutto il necessario per “abitare” in barca, piatti, pentole, posate e bicchieri, contenitori vari per il cibo, materiale di pulizia e insetticidi vari per difenderci dagli attacchi violenti di questi indesiderati ospiti, il pieno di carburante e le amache per la notte. Tutto é pronto, ora basta preparare gli effetti personali, alcune magliette, roba intima per il cambio, il necessario per il bagno, un secondo paio di braghe, una coperta, gli stivali e l’ombrello. Manca solo l’occorrente per celebrare nelle comunità, e ci affrettiamo a prepararlo. Pane e vino per l’Eucaristia, la bottiglia del vino é preziosa e non può assolutamente rompersi, il posto più sicuro è infilarla negli stivali di gomma, così anche se cade non si rompe. Un sacchetto di caramelle per ogni comunità: anche i bimbi piccoli devono poter vivere la condivisione nella celebrazione… e i grandi ne aprofitteranno rubando qualche caramella che i piccoli volentieri offrono. In questo primo viaggio abbiamo pensato di portare alcuni sussidi per la preghiera della Comunità, come ci avevano chiesto nel viaggio compiuto a dicembre con frate Gino che salutava la sua gente, pronto, come soldati, diceva lui, per la prossima missione che gli sarà affidata. Abbiamo comprato alcuni libretti di canti per aiutare a celebrare cantando, abbiamo scelto un libro con canti del cammino delle Comunità Ecclesiali di Base, escludendo i canti carismatici così in voga oggi, ma vuoti di contenuto bíblico e di impegno sociale per il Regno di Dio. Con gioia abbiamo costatatato che alcuni canti erano conosciuti, altri li impareremo ad ogni viaggio in cui ci incontreremo. Il nostro vescovo Adolfo ci aveva inviato un sussidio con 30 racconti della vita di Gesù, dall’annuncio dell’angelo fino alla sua morte e risurrezione. Catechesi per i bambini, ma molto utile per gli adulti che non conoscono il Vangelo. Abbiamo aggiunto il testo biblico di ogni racconto perché la Parola del Vangelo sia accolta e conosciuta. Visto che il rosario é ancora la preghiera popolare più conosciuta, abbiamo proposto che la comunità e anche le famiglie preghino il rosario e a ogni dieci ave marie leggano un racconto della vita di Gesù, così i misteri del rosario sono diventati trenta, che ricchezza! Chiaramente in questo viaggio abbiamo portato un regalo. 10, 15, 20 rosari che saranno distribuiti fra le famiglie e che, prontamente sono messi al collo come collana che protege… ma che dovranno servire per la preghiera comunitaria, vedremo al prossimo viaggio se la nostra proposta avrà avuto sucesso. Un ultimo sussidio lo abbiamo preparato noi stessi, sette celebrazioni della Parola, una per ogni giorno della settimana, ma che saranno usate una per ogni domenica. Sette Vangeli da ricordare e custodire nel cuore: la risurrezione di Gesù e i discepoli di Emmaus, la vite e i tralci e il comandamento dell’amore, le parabole del Regno, la seconda moltiplicazione dei pani e la professione di fede di Pietro, la parabola dei talenti, il perdono fraterno e la parabola dell’uomo perdonato e incapace di perdonare al fratello, la risurrezione di Lazzaro. La proposta è che dopo sette domeniche si ricominci affinché questa Parola scenda nel cuore e diventi vita. Lo schema della celebrazione é semplice e repetitivo: il ringraziamento per la vita e i doni di Dio, la richiesta umile di perdono, l’ascolto e la condivisione della Parola aiutati da alcune domande e una breve riflessione, la preghiera comunitaria, le preghiere cristiane del Padre Nostro, dell’Ave maria e per la Pace, la benedizione finale per tutta la Comunità. Ogni sei mesi possiamo preparare un nuovo sussidio e così offrire la bellezza e la ricchezza del Vangelo di Gesù per la vita del popolo di Dio e di tutta l’Umanità. L’Eucaristia, con la condivisione del pane e del vino, del corpo e del sangue del Signore Gesù éoferta a tutti coloro che credono: non éper chié a posto e se lo merita (nessuno!), ma per chi é umile e ha bisogno dell’aiuto e del sostegno del Signore (tutti!).
Non sto a fare il resoconto di tutto il viaggio, appena alcune pennellate di colore per assaporare la bellezza e la fatica della Missione. Siamo riusciti a visitare e celebrare in 10 Comunità, alcune numerose con più di ottanta persone, chiaramente non tutte presenti, altre di poche famiglie che sono resilienti e non vogliono abbandonare il fiume e la loro terra. Molti si trasferiscono in città, é inevitabile per la scuola superiore dei loro figli, ma in città non possono portare il pesce del fiume né la terra fertile che produce alimento, così alcuni scelgono di affidare i ragazzi a dei parenti e di rimanere sulla loro terra, eredità della loro famiglia. Non c’é modo di avvisare, così arriviamo di sorpresa e a volte non troviamo nessuno, solo due bambini che ci dicono che i genitori sono a lavorare in campagna e torneranno presto, dopo alcune ore. Così la Missione é anche attesa, encontro desiderato e a volte festa: “abbiamo visto uma barca nuova, sconosciuta, pensavamo che fosse la polizia federale e ci siamo nascosti perché non lasciano tagliare gli alberi che servono per fare le nostre case… ma poi abbiamo visto che era il frate (ancora mi chiamano frate per l’abitudine, non hanno mai incontrato um prete, solo il saio di San francesco… ma é bello così), quello che venne comfrei Gino… che bello che é qui com noi, l’aspettavamo da molto tempo, abbiamo bambini da battezzare…”. Così, visto l’orario, dormiamo legando bene la barca ad alcuni pali conficcati nel terreno sabbioso e allo spuntar del sole ci incontriamo per celebrare l’Eucaristia e battezzare tre bimbi ancora piccoli.
La comunità di Manacapurùé formata da 6 case, uma sull’isola in mezzo al fiume e le altre sulla terra ferma. Così ci fermiamo sull’isola, carichiamo de due mamme con i loro sei figli e li trasportiamo all’altra riva, qui ci offrono un café con alcuni dolci fatti in casa, il tempo di avvisare le altre famiglie e celebrare la nostra fede e la mostra vita. “Frei, avevamo proprio bisogno della preghiera e della Parola di Dio, molte cose sono successe, poi questa malattia del corona-virus, abbiamo bisogno di ritrovare pace per lavorare e prenderci cura della vita dei nostri figli… grazie di essere venuto!”. Poi si riparte, si cosegnano le donne e i bambini alla loro casa all’altra sponda del fiume e si prosegue il viaggio. Mentre andiamo avvistiamo un grupo di case, con molta gente, molti bambini, indigeni Tikuna. Parlo con Mosé che mi accompagna ed era presente anche nel viaggio di dicembre e gli chiedo se si ricorda di questo luogo, mi responde di no, che non c’era nessuno su quella sponda del fiume. Allora tiro imediatamente il freno, o meglio tolgo l’acceleratore perché le barche non hanno il freno, usano l’attrito dell’acqua per rallentare e fermarsi. Andiamo a conoscere questa nuova Comunità! Appena attracchiamo una folla di bambini ci corre encontro, gli adulti sono più diffidenti e cercano di scoprire chi siamo, un po’ di caramelle ed è la felicita di tutti! Ci presentiamo, siamo missionari della chiesa cattolica, ci accolgono bene e con rispetto. Chiedo loro da dove vengono e da quanto tempo sono arrivati. Cinque mesi, appena prima della pandemia, vengono da san Domingo di Tabatinga, sono ritornati sulle loro terre di origine. Mosé mi dice che non é vero perché quella terra apparteneva a una famiglia di sua conoscenza, ma non importa, la terra éper chi la lavora e per chi ci vive: loro hanno scelto di vivere lì, sul fiume, secondo i loro costumi indigeni… hanno scelto la parte migliore che non gli sarà tolta! Chiedo a quale chiesa appartengono e mi dicono che sono evangelici, di una chiesa mai sentita nominare, e che il pastore verà in dicembre per visitarli e fare il culto. Rispettiamo, offriamo la nostra disponibilità e promettiamo di ripassare per visitarli quando navigheremo ancora il fiume. Ci salutiamo e riprendiamo il nostro viaggio. Visitiamo altre famiglie e celebriamo in alcune Comunità. É triste costatare che tranne poche persone anziane, i giovani papà e mamme e i bambini non conoscono il Padre Nostro e l’Ave Maria… immaginate le risposte della Messa… così con una buona dose di fantasia liturgica adattiamo il rito alla situazione: l’uso del corpo nella preghiera, l’intimità di alcuni momenti di silenzio, il ripetere tutti insieme la preghiera fatta dal missionario, la memoria dei nostri ancestrali tra i quali il Signore Gesù, la bellezza e la forza della foresta e dell’acqua del fiume, fonte di vita che offre il pesce quotidiano. Celebrare la vita donata del Signore Gesù diventa così l’impegno a donare la nostra vita e la speranza che la gratuità sarà più forte della morte, che l’amore freterno sarà fonte di risurrezione. Le Comunità incontrate sono: SãoVicente, Nossa Senhora de Nazaré, São Joao do Japacuà, Santa Maria, Manacapurù, Uniao da Boa Fé, Nova Esperança, SãoCristovao, Boa Vista e Vista Alegre.
Non sono poi mancati momenti speciali: la pompa dell’acqua che non funzione e l’unico secchio a bordo per riempire il serbatoio é crepato… ma serve lo stesso e ci si fa la doccia caricandolo sulle braccia. Il motore che decide di fermarsi proprio all’ultimo viaggio e funziona solo molto lentamente: così dovevamo arrivare alle 18:30, al tramonto, e siamo arrivati alle 21:30, una notte senza luna. Il buon Mosé ha preso il volante e io illuminavo, con la lampada di prua, le sponde del fiume cercando di evitare i banchi di sabbia pericolosi per la navigazione. Improvvisamente vediamo davanti a noi le luci della Comunità e, risollevati, ci dirigiamo verso il porto sicuro per passare la notte e prepararci, dopo il ringraziamento eucaristico con la Comunità indígena, al ritorno verso casa: sette ore per raggiungere Santo Antonio e sentire la gioia di riabbracciare chi ci stava aspettando, don Burani e Caio (un giovane accolto), che vivono in casa con noi. Ora aggiusteremo la barca e programmiamo il prossimo viaggio per visitare la parte centrale del rio Içà con le sue Comunità e la sua vita ribeirinha.
Don Gabriele Carlotti.

Agosto 2020

Santo Antonio do Içá – Amazonas

Carissimi, vogliamo rendervi partecipi del cammino della nostra diocesi reggiana in terra amazzonica. In questa lettera cerco di comunicare qualcosa riguardo la vita di Chiesa e le sfide che abbiamo. La parrocchia di Santo Antonio do Içá ha una cittá e le comunitá lungo il fiume Içá e Solimões/Rio delle Amazzoni, come ho scritto nella prima lettera.
In cittá abbiamo 6 comunitá con una cappella in ogni comunitá, compresa la Chiesa centrale, piú 2 comunitá in via di formazione: dovremo costruire una chiesetta e soprattutto dare forma alla comunitá di persone.
La prima impressione delle comunitá cattoliche è che sono comunitá piccole, con poche persone che partecipano; prevale una fede di tipo devozionale: si ritrovano per la novena delle “ mani insanguinate di Gesú” in una cappella, per le orazioni di Nostra Signora del “ Perpetuo Socorro” in una altra, il Rosario degli uomini in un’altra e altre devozioni simili e questa sembra la principale attivitá settimanale delle comunitá, assieme alle messe. Ci sono solo 8 comunitá, quindi, con la possibilitá di celebrare la Eucaristia frequentemente in cittá; mentre per le comunitá sul fiume abbiamo avuto la possibilitá di un viaggio con frate Gino e la sua barca in dicembre, prima dell’effettivo trasferimento della comunitá cappuccina. Poi, per mancanza di barca e per la pandemia non è stato possibile fare visite alle comunitá sul fiume. Nella Chiesa centrale il giovedí sera la adorazione eucaristica, senza silenzio ma solo canti, preghiere e alla fine, dopo la benedizione, il momento piú atteso: si va in processione verso l’altare per toccare l’ostensorio!
Ci ha colpiti anche la presenza di ministranti – in questo contesto sociale povero, dove tutti andiamo con ciabatte e vestiti semplici – con talare rossa e cotta bianca, a mani giunte, abituati a fare mille inchini….. e anche la partecipazione della gente è rigida e formale. Abbiamo introdotto qualche piccolo cambiamento ( come la comunione anche al calice, un leggio all’entrata della Chiesa con il lezionario, evito di far toccare l’ostensorio ma invito alla preghiera silenziosa… e altre cose) suscitando una reazione negativa esplicita da parte di alcuni, che seguono pedissequamente il Diritto Canonico e le rubriche liturgiche; non è male seguire il Diritto e le rubriche, ma quando manca lo studio sulle motivazioni e la consapevolezza dei valori in gioco, si cade in un formalismo rigido e sterile, poco evangelico. Probabilmente anche la maggioranza delle persone, che non si esprime davanti a noi, non ha accettato di buon grado il cambiamento dai frati cappuccini ai missionari italiani diocesani. Abbiamo trovato un contesto molto litigioso: nel gruppo liturgico che si era formato da pochi mesi litigavano, non accettavano la responsabile, e infine la maggior parte delle persone se ne è andata, soprattutto quelli che non accettavano le (poche) novitá che noi preti italiani abbiamo introdotto. Mi hanno invitato a partecipare al gruppo liturgico e i primi due incontri sono stati quasi solo una accusa al nostro modo di celebrare ( su questioni di poca importanza), soprattutto di don Gabriele Carlotti. Poi il gruppo si è dissolto! Sto tentando di ricominciare, con i pochi disponibili, con incontri di formazione liturgica e organizzazione delle liturgie il lunedí sera.
Abbiamo imparato che il momento piú importante della Pastorale è la festa del Patrono della comunitá; novenario o tredici giorni per Santo Antonio, di festa, con la messa alla sera, cene, giochi, musica… ogni giorno. I frati celebravano la messa ogni giorno del novenario della comunitá, sospendendo la attivitá nelle altre invitando a partecipare tutti alla festa del santo. Ma ho constatato che questo non avveniva ovvero: di notte si spostavano le poche persone della comunitá che erano presenti assiduamente, quelli che possono avere una auto o moto per spostarsi di notte in altri quartieri della cittá. E la maggioranza piú povera, economicamente e spiritualmente rimane sempre esclusa perché non viene offerta una reale possibilitá per loro. Nel nostro pensiero questa abitudine ha un grosso limite: la vita della comunitá si riduce quasi solo alla festa del patrono e si perde di vista il percorso ordinario. Ci si ferma ai ricordi nostalgici: il giorno della festa di san Francesco la piazza era piena! Certo, una volta l’anno! Ma la domenica, di solito, quando si celebra la messa, la cappella e semi-vuota. Battesimi, matrimoni…. Tutto si fa nella occasione della festa del patrono. Poi per il resto dell’anno, quasi zero. È un ricordo della prima attivitá missionaria, quando il prete arrivava (e in alcune zone è ancora cosí) una volta l’anno per la festa del patrono, e quindi si celebravano battesimi, cresime, matrimoni… tutto il ‘religioso’ possibile.
Nella pratica della cittá sono rimasti questi ricordi, ma la realtá è ben diversa. Sto cercando di insistere per avere una vita ordinaria attiva nelle comunitá e non ridursi ad una festa una volta l’anno. E ho proposto di continuare le normali celebrazioni nelle comunitá anche quando ci sono i novenari o trezenari dei patroni di qualche comunitá, perché sarebbe interrompere sempre il ritmo di celebrazione e formazione delle comunitá ( nella loro impostazione sarebbero quasi cento giorni ogni anno senza una vita ordinaria dei fedeli). E visto che siamo due preti, e uno di noi sará molte volte in viaggio sul fiume, non si potrá avere la messa tutti i giorni nella novena del patrono, visto che continua il servizio alle altre comunitá. E anche per educare a varie forme di celebrazione, ho proposto di fare una sera la Liturgia penitenziale, una sera la adorazione eucaristica, la Liturgia della Parola….insomma altre forme di Liturgia oltre alla Messa.
Naturalmente erano tutti contrari ( o quasi tutti) e non accettavano queste proposte, che poi sono state imposte: non sempre il parroco deve seguire il volere della maggioranza.
Questi piccoli attriti iniziali ci hanno creato qualche difficoltá ma abbiamo agito pensando al bene delle persone, e pensando al futuro e non solo alle abitudini devozionali del presente.
Per noi era anche difficile prendere decisioni per vari motivi: difficilmente le persone dicono in faccia quello che pensano, ma le opinioni e eventuali dissensi arrivano indirettamente e non immediatamente. Non c’era un Consiglio Pastorale Parrocchiale, non c’era un Consiglio Pastorale della comunitá centrale di santo Antonio, non c’era il Consiglio per gli Affari Economici; non sapevamo con chi confrontarci per eventuali decisioni. Quindi si prova, a volte si sbaglia perché il contesto culturale e ecclesiale è diverso, e si ritenta.
Per dare una stabilitá, abbiamo deciso di celebrare la eucaristia festiva nelle comunitá, e di togliere quella che facevano durante la settimana, per fare una formazione biblica settimanale in ogni comunitá. Dopo qualche incontro in generale sulla Bibbia, ora stiamo lavorando sulle letture domenicali, con il metodo – grosso modo – della Lectio Divina.
Lo scatenarsi della pandemia del Covid19 ha interrotto i nostri intenti; ora stiamo lentamente riprendendo i nostri incontri, anche se la diffusione del Coronavirus continua, anzi, sembra stia peggiorando negli ultimi giorni.
Sono poche le persone che partecipano alle liturgie e agli incontri di formazione, ma credo importante impostare la vita delle comunitá perseverando nella proposta spirituale. Seminare…..
Don Gabriele Burani.

Luglio 2020

Santo Antônio do Içá

Siamo nella diocesi di Alto Solimões, stato di Amazonas, nel cuore della grande regione amazzonica, zona di confine tra Brasile, Colombia, Perú.
Dopo piú di 50 anni di presenza in Bahia, nella diocesi di Ruy Barbosa, la nostra Chiesa reggiana ha deciso di rendersi disponibile per una missione in zone nelle quali si presentava una maggiore necessitá. Da qualche anno sia i vescovi del Brasile che il papa hanno richiamato la attenzione sulla Amazzonia, chiedendo disponibilitá di missionari. Una zona enorme, estremamente interessante e ricca dal punto di vista della natura, sfruttata da parte di potenze economiche straniere e brasiliane. Pensando alla estensione del territorio e al numero di abitanti, ci sono pochi preti, pochi missionari; la maggior parte delle comunitá possono celebrare la Eucaristia solo poche volte l’anno, o una volta sola, quando si fa la festa del santo patrono.
In giugno 2018 abbiamo fatto una visita ad alcune diocesi e abbiamo deciso di impegnarci per la diocesi di Alto Solimões, quella che ci è sembrata piú povera di mezzi e di strutture, con pochi preti, ( solo due preti diocesani nativi del territorio, poi ci sono due colombiani, due rumeni, uno del sud del Brasile e altri di ordini religiosi) un solo seminarista, e una enorme estensione, 131.000 Kmq ( la provincia di Reggio è poco piú di 2.000kmq); il Vescovo, dom Adolfo è un saveriano, è spagnolo, è una persona accogliente e dinamica. Dai dialoghi iniziali sembrava ci venisse affidata una parrocchia nella cittá sede della diocesi, Tabatinga. Poi, nuovi eventi hanno fatto cambiare la prima proposta; i frati cappuccini stavano lasciando una parrocchia, Santo Antônio do Içá, e quindi la necessitá del servizio pastorale in questa parrocchia.
La presenza dei religiosi ( solo europei inizialmente) è stata fondamentale per la Amazzonia; non essendoci un clero locale, la cura pastorale è stata affidata a vari ordini religiosi. Nel 1910 è stata creata la ‘ Prefeitura Apostolica do Alto Solimões’ e affidata ai Cappuccini della regione Umbria. In anni piú recenti sono giunti altri ordini religiosi, maschili e femminili e la presenza di clero locale e seminaristi assolutamente esigua.
Anche nella nostra parrocchia di Santo Antonio do Içá ci sono sempre stati i frati cappuccini come parroci e responsabili della parrocchia, fino a dicembre 2020 quando siamo entrati noi.
La nostra parrocchia ha un centro, un paese di circa 12.000 abitanti, sede del municipio e di tutte le attivitá istituzionali e commerciali, poi ci sono le comunitá riberinhas, le comunitá lungo i fiumi, di solito formate da poche famiglie ( tranne tre che sono grandi, con qualche migliaio di abitanti); anche qui sui 12.000 abitanti, ma non abbiamo i dati aggiornati, non essendoci una anagrafe del municipio.
La cittá di Santo Antonio do Içá è situata nell’incontro dei due grandi fiumi, il rio Solimões ( è il nome della prima parte del Rio delle Amazzoni, che cambia nome a Manaus incontrando il Rio Negro) e il Rio Içá, grande fiume che scende dalla Colombia e Perú.
Siamo in quasi-isolamento, nel senso che non ci sono strade per andare in altre cittá; solo i fiumi come vie di comunicazione; per arrivare a Manaus, la capitale dello stato di Amazonas, la barca che trasporta persone e merci impiega almeno 3 giorni, o 5 per ritornare perché la corrente è contraria. Con la barca piú veloce, mi pare che in 20 ore si arrivi.
Una cittá isolata e che non produce quasi nulla, quindi tutto deve arrivare con le barche, quando arrivano! Anche le cose piú semplici arrivano da Manaus o da altri centri. A volte per qualche giorno non si trova un limone in cittá, o qualche verdura, fino a che non arriva una barca con merci. Abbiamo cominciato ad innalzare un muro che ci separa dal cimitero, poi abbiamo interrotto, concludendo dopo due settimane perché in cittá non si trovava cemento da nessuna parte, e anche i mattoni erano finiti. Non abbiamo edicola, non ci sono librerie, e non abbiamo internet in casa, solo funziona Whatsapp ( quando cé’ il segnale). Impariamo ad usare quello che abbiamo, quello che si trova; anche per la alimentazione ci sono le cose essenziali, non molta varietá ma non manca cibo. Le persone hanno l’essenziale, semplice, e per ora non abbiamo visto molte persone alla fame; carto, la maggior parte delle famiglie sono povere e vivono con poco, e con i criteri occidentali sarebbero in miseria, ma vivono dignitosamente anche con poco. A causa del Covid19 e il conseguente isolamento sociale non abbiamo avuto la possibilitá di conoscere le povertá del nostro paese; solo in questo periodo qualcuno con problemi di droga o alcolismo che viene a chiedere cibo nella casa parrocchiale.
Ad iniziare la missione reggiana in terra amazzonica dunque, don Gabriele Carlotti e don Gabriele Burani; scandianesi della parrocchia di Santa Teresa, cresciuti con don Gianni Mazzali; entrambi con un tempo di servizio in Bahia, io 5 anni, Gabriele Carlotti ben 17. Ci conosciamo da quando eravamo ragazzi, ma non abbiamo mai collaborato insieme come preti. Pur essendo ben diversi per molti aspetti, e anche con impostazioni diverse nell’ambito pastorale, per ora concordiamo sulle scelte fondamentali. Don Fortunato Monelli ha condiviso con noi un periodo per conoscere la nuova missione e rendersi disponibile, poi per motivi di salute è ritornato in Italia, per una operazione chirurgica giá in programma da molto tempo.
Nella idea di missione la diocesi pensava anche alla possibilitá di presenza di missionari laici, e puó essere che in un futuro prossimo arrivi qualcuno. Abbiamo preferito iniziare solo noi due, per conoscere territorio e persone, per capire quale tipo di presenza in queste zone, e per non coinvolgere molte persone in eventuali situazioni iniziali problematiche!
In questi mesi, da quando siamo arrivati, abbiamo dovuto affrontare molti lavori di ristrutturazione, ricostruzione nella casa parrocchiale. Rendere abitabili le stanze, collocare controsoffitto per non essere invasi da ragni, topi, pipistrelli, scarafaggi e insetti vari…. Ristrutturare la cucina, preparare uno spazio per la segreteria parrocchiale, adibire una stanza a lavanderia, ristrutturare il cortile, alzare un muro nel confine con il cimitero, revisionare tutti i condizionatori, rivedere la parte elettrica… insomma, da mesi siamo alle prese con muratori e operai. In futuro poi dovremmo intervenire anche nella parte delle altre opere parrocchiali, stanze di catechesi e cosí via. Abbiamo anche un edificio, nel cortile interno, che era usato per incontri e per ospitare frati in formazione, ma che è stato abbandonato ad un certo punto, e ora sta cadendo; dovremmo pensare a cosa farne, quando crollerá tutto! E abbiamo anche qualche progetto riguardo alla zona del salone parrocchiale e stanze per incontri e catechismo, ma per ora teniamo le cose come sono. Si vedrá nei prossimi anni.
Non volendo gravare sui bilanci della parrocchia, i lavori alla casa parrocchiale sono portati avanti a nostre spese.
La parrocchia si snoda anche lungo il Rio Içá per 358 Km, e sulle rive del fiume vivono le famiglie dei ´riberinhos´, popolo del fiume. Parte della nostra missione è visitare, celebrare, accompagnare il loro cammino di fede. Sono comunitá di poche famiglie, tranne due che sono paesi con qualche migliaio di persone, e in queste maggiori non abbiamo una presenza cattolica: una ( Betania, il paese piú grande lungo il fiume, di crica 5.000 abitanti) è tutta di evangelici battisti, l’altra è sede della ‘cruzada’, un gruppo religioso cristiano, vicino al cattolicesimo ma indipendente, diffuso nella nostra zona ( giunge alla Colombia e Perú) e la tomba del fondatore è appunto in questa comunitá. La parrocchia arriva sino al confine con Colombia, e al confine l’esercito brasiliano, con soldati e qualche famiglia. ( circa 300 persone in tutto). I frati cappuccini facevano visita a queste comunitá e celebravano i sacramenti; soprattutto frate Gino, con una grande barca che lui sentiva come sua. Di fatto la evangelizzazione di queste comunitá è recente e sono quelle piú trascurate; viaggiare costa molto, soprattutto di carburante, e la parrocchia non riesce a sostenere grandi spese. Le famiglie che sono sul fiume vivono di pesca e agricoltura, non hanno quasi soldi e non hanno la possibilitá di contribuire per le spese dei viaggi. Don Gabriele Carlotti avrebbe soprattutto la missione delle comunitá lungo i fiumi e io in cittá.
Ci sono molti protestanti, e i gruppi cattolici ha la celebrazione eucaristica solo poche volte l’anno. Ora, è da quasi 8 mesi che non ricevono visita missionaria, che non celebrano l’eucaristia: sia per il periodo della pandemia, Covid19, sia perché la barca se ne è andata con i cappuccini e quindi avevamo bisogno di acquistare una nuova barca, prendere la patente nautica, avere i documenti in regola…. Qui non ci sono barche da acquistare ma solo a Manaus, e quindi mille km di fiume da percorrere per arrivare alla cittá. Una grazia inaspettata è stata la occasione di una barca usata, dimenticata, che appartiene alla diocesi e nessuno usava. Certo, aveva bisogno di un buon lavoro di ristrutturazione ma con una spesa ben minore che non l’acquisto di una barca nuova. Dopo le riparazioni e la documentazione, è stata trainata da Manaus a Santo Antonio, e ora deve essere equipaggiata per affrontare la missione sul fiume. Le comunitá riberinhas hanno poca storia cattolica, non hanno avuto molto come evangelizzazione, e solo in pochi casi ci sono persone in grado di essere punto di riferimento per gli altri dal punto di vista ecclesiale. In qualche centro le comunitá si radunano la domenica per una liturgia; a volte sono gli insegnanti del villaggio che fanno una catechesi ai bambini. Nella maggior parte sono persone con scarsa istruzione. L’orario scolastico è ben ridotto: poche ore al giorno e quando l’insegnante viene in cittá per ricevere lo stipendio, rimane fuori sede almeno una decina di giorni al mese, quindi….
Per questa missione abbiamo bisogno di aiuto dall’Italia; la spesa è molto alta pensando alle rendite della nostra gente.
Questa è una prima presentazione generale, con i dati piú esterni, della nostra missione reggiana in Amazzonia.
Don Gabriele Burani.

Maggio 2019

Ipirá – Bahia

Carissimi, sono ormai giunto alle ultime settimane di servizio a Ipirá, e anche verso la conclusione di una tradizione di molti anni di preti reggiani a Ipirá: dal 1980 don Riccardo Camellini, don Piero Medici, don Paolo Cugini, don Antonio Davoli, don Vittorio Trevisi, don Mario Gazzotti, don Marco Ferrari. Domenica 12 maggio don Roque ( che é giá qui a Ipirá) inizierá come parroco, un prete nato e cresciuto nella diocesi di Ruy Barbosa, con la formazione nel nostro seminário, e questa é una conquista positiva.
Significativo per me il mese di formazione a Manaus, per i missionari che andranno a lavorare in Amazzonia; un mondo nuovo, ben diverso dalla regione del semi-arido, interno della Bahia, dove sto atualmente vivendo.
Di ritorno da Manaus, la attivitá in parrocchia durante la quaresima e ora il tempo Pasquale. La parrocchia di Ipirá é grande e le attivitá non mancano, a partire dalla vita ordinária delle 92 comunitá sparse nel território parrocchiale, la organizzazione della Pastorale Familiare, della Catechesi, delle equipes di Liturgia ecc….
Oltre a seguire il percorso ordinário delle comunitá ( alcune piccole, con poche famiglie, altre con 2-3 mila abitanti), ho cercato di fare il possibile per la formazione dei laici. Questa la preoccupazione per me costante in questi anni di Ipirá. Vincere il clericalismo e accompagnare i laici nella formazione cristiana (e quindi alla lbertá e disponibilitá ad assumere responsabilitá).
Ragazzi e Giovani.
Nei limiti di tempo, ho fatto il possibile per radunare i giovani nel contesto di vita parrocchiale; una sfida assai difficile qui da noi, dove la chiesa cattolica é diventata marginale e non é piú (non saprei se lo é stato in passato) un punto forte di riferimento. Manca il lavoro e lo studio é carente, e molti giovani vanno in altre cittá per uno studio piú qualificato e per cercare lavoro; di conseguenza non abbiamo una presenza perseverante nei gruppi di giovani, ben difficile dare continuitá alla formazione. Una soddisfazione é che sto seguendo gruppetti di giovani in comunitá nuove, che si stanno formando ora; giovani che non hanno mai partecipato alla vita ecclesiale, mai partecipato alla catechesi, in maggioranza non battezzati e che poi ho battezzato; alcuni si stanno preparando per il sacramento della Confermazione; ho proposto loro ritiri spirituali e hanno partecipato con disponibilitá ( per loro era tutto nuovo e certamente faticoso!) e sempre chiedono: quando sará il prossimo? Abbiamo fatto vari ritiri ( negli ultimi due anni, quando ho raggiunto una mínima capacitá di predicare um ritiro) con 30 – 50-70 giovani aprendo uma prospettiva bella per il futuro.
Abbiamo anche creato um gruppo con adolescenti, “ Espalhando sorrisos”, con l’idea di andare nei quartieri o villaggi dove ci sono bambini in situazioni piú carenti, e organizzare un giorno di gioco, canto, preghiera, amicizia…. Una esperienza di missionarietá da parte degli adolescenti che spero abbia continuitá nel futuro ; gli adolescenti sono fragili, ma anche ben determinati quando riconoscono un valore a certe attivitá.
La esperienza di “ Dançar à vida” , iniziata da don Marco in due quartieri poveri e socialmente disagiati sta continuando e abbiamo molte richieste da parte delle famiglie. Siamo in una situazione delicata perché fino ad ora il progetto é andato avanti soprattutto con aiuti dalla Chiesa reggiana, in attesa che la amministrazione locale potesse assumere almeno lo stipendio degli educatori. Purtroppo la situazione del município é molto confusa e non saprei dire che aiuti arriveranno…. spero che la amministrazione locale non abbandoni queste famiglie, sarebbe una grave perdita educativa.

– Uma esperienza di questi ultimi giorni é stata quella di un primo ritiro spirituale con le famiglie che la nostra Caritas parrocchiale aiuta con generi alimentari, visite mediche, vestiti ecc… come nelle parrocchie reggiane. Non vorremmo solo fermarci ad un puro assistenzialismo ma aiutare un processo di formazione: stiamo proponendo corsi di disegno, taglio e cucito, cucina, oltre a un gruppo per sostegno psicológico, e, a fine maggio un breve corso per dare inizio agli Alcolisti Anonimi. Sono perlopiú famiglie che non entrano in chiesa, non frequentano le comunitá e per questo la nostra proposta di ritiro spirituale e il desiderio di accompagnare anche nel cammino di fede. Non sono venuti in molti, ( é una novitá per i nostri poveri uma proposta di questo tipo) ma qualcuno é arrivato, sono rimasti contenti della giornata, ed é anche questo um buon seme per il futuro.

– Una attivitá a cui tengo molto e che mi dá gioia é la nostra piccola Scuola di Teologia. Siamo al secondo anno ( un venerdí – sabato e domenica al mese), il gruppo dello scorso anno sta continuando e abbiamo formato uma nuova classe questo anno, con trenta nuovi ‘studenti’, alcuni dalle parrocchie vicine che hanno chiesto di partecipare ( “vicine” é un concetto relativo: 45 Km Pintadas, 150 km Bonito…). Nell’ultima lezione ho fatto una introduzione alla cristologia, presentando il Gesú storico e anche – brevemente- i primi concili. Con persone che non hanno mai letto di concili o cristologia, conversavo su arianesimo, omo-ousios, monofisismo, modalismo, subordinazionismo….. , certo non per creare difficoltá ma per aiutare a comprendere che la nostra fede ha una storia, e che il cristianesimo sempre si pone di fronte alla cultura del tempo, e come é facile cadere in infedeltá teoriche e pratiche al vangelo di Gesú. E oggi siamo di fronte a sfide simili a quelle della antichitá: annunciare il vangelo di Gesú agli uomini di oggi, alle culture del nostro tempo, rimanendo fedeli alla vera fede.
La Chiesa cattolica in Brasile vive una crisi; in termini numerici siamo passati da piú del 90% di cattolici, negli anni ’60- e ’70, quando abbiamo iniziato la nostra presenza missionaria in Brasile, al 64% del 2010, per scendere – secondo le previsioni- sotto il 50% nel 2020. A Ipirá la frequenza regolare alla vita della chiesa cattolica non so se arriva al 5%.
Ma ancor piú grave é la situazione di scarsa influenza del cattolicesimo nella cultura, negli stili di vita, nella politica, nella scuola, nei valori del popolo brasiliano. Persistono alcune pratiche (chiedere il battesimo, ad esempio) ma quanto entra il Vangelo nel cuore delle persone, nella organizzazione sociale, nella cultura? Basta um predicatore televisivo che grida sciocchezze a far cambiare partecipazione alla chiesa, basta um sacco di cemento o la prenotazione di una operazione chirurgica per votare un candidato sindaco; i politici cattolici sono piú rari degli orsi bianchi in Brasile; piú di 60.000 omicidi lo scorso anno in Brasile….
Se non offriamo la possibilitá di una conoscenza piú profonda e corretta dei contenuti di fede, il cattolicesimo in Brasile si scioglie ‘come la neve al sole’. Per questo la proposta della nostra Scuola di Teologia; non per un diploma in piú nel próprio curriculum, ma apprendere per diffondere gli insegnamenti ricevuti. Accettiamo infatti solo chi ha una vita di comunitá e che si dispone a comunicare agli altri ció che sta imparando.

Ladri e rapine per concludere, anche questa esperienza; rientrando da Manaus giá alcune volte ladri sono entrati nella mia stanza per rubare soldi; ancora non ho scoporto chi possa essere, ma sempre é entrato ( o sono entrati) durante la mia assenza, senza distruggere nulla. Una situazione invece piú pericolosa, rientrando da uma formazione bíblica fatta in una comunitá della campagna, piuttosto distante dalla cittá. Ero con una suora, e ritornando verso casa ( é tutto sterrato, niente asfalto), verso sera, vedo due moto sulla strada e penso a un incidente, rallento… e spunta un giovane con il volto coperto e un fucile puntato contro di me; a destra si avvicina un altro giovane con il fucile. La suora disse imediatamente: sono una suora della parrocchia, con il parroco, non abbiamo soldi. Uno dei due prende uma borsa che contiene il proiettore e chiede che cosa é; la suora responde che é per le attivitá nelle comunitá della parrocchia. Il rapinatore pensa um pó e dice che possiamo andare: “ Dio vi benedica”. Rimango felicemente sorpreso!
Di fronte a noi una auto e cinque persone stese per terra, e vicino a loro un rapinatore con il fucile puntato. Mi muovo lentamente, passando vicino a loro.
Per fortuna dopo pochi minuti li hanno lasciati liberi, dopo averli derubati. Questa volta é andata bene per tutti noi… a volte capita che sparino, o prendono in ostaggio qualcuno. Grazie a Dio non ci sono state gravi conseguenze.
Buon tempo Pasquale e … a presto in Italia.

Don Gabriele Burani

Aprile 2018

Ipirá, Bahia,

PASTORALE FAMILIARE

Cari amici, buon tempo Pasquale!
Continuo a condividere con voi qualche esperienza della nostra missione reggiana in Brasile. Nei giorni scorsi a Reggio si sono diffuse notizie preoccupanti di minacce a noi missionari in Brasile; ho notato una certa confusione, nel senso che sono stati uniti avvenimenti non connessi tra loro, e interpretati in modo arbitrario.
Comunque il problema della diffusione delle droghe , della criminalitá, della violenza é sempre molto grande, e il pericolo per noi non é differente da quello dei nostri parrocchiani: possiamo essere vittime di rapine o essere coinvolti in qualche situazione problematica.
Ma ció che mi preoccupa maggiormente, nei nostri paesi, é la cultura di violenza, é la diffusione della corruzione che é una violenza contro i cittadini, é il rischio di una indifferenza morale, é la morte della speranza per molti giovani che non vedono prospettive di lavoro onesto. Che fare? Siamo coscienti dei nostri limiti, e non possiamo risolvere tutto, ma possiamo agire con alcune scelte significative. Tutta la attività parrocchiale è costruire una cultura di pace. In particolare vorrei scrivere qualcosa sul tema della famiglia.
Abbiamo tante famiglie fragili, senza struttura: manca uno dei genitori o entrambi, molti bambini crescono con i nonni, zii, o altri… In alcuni quartieri la conflittualità dentro la famiglia è forte, in altri abbiamo situazioni di povertà (ad esempio madri sole con molti figli e senza lavoro). La impulsività e emotività dei brasiliani influisce nella facilità nel creare relazioni affettive ma anche nel distruggere le relazioni iniziate con grande coinvolgimento.
La tendenza oggi è quella di pochi matrimoni, i giovani in genere vanno a convivere e la maggioranza dei matrimoni che celebriamo sono di coppie che convivono da anni e ad un certo punto decidono di sposarsi. Credo sia centrale, qui in Brasile, come in Italia, una pastorale rivolta alle famiglie.
Pensiamo che sia molto importante annunciare il vangelo alle famiglie, e lavorare per favorire la formazione di famiglie cristiane. Solo in questo modo si purifica e rinnova la società e si dà consistenza e continuità alla comunità cristiana.
Nella nostra parrocchia di Ipirà abbiamo la bellissima esperienza chiamata ECC (Incontro delle coppie con Cristo) simile a Incontro Matrimoniale. Si inizia con una proposta di tre giorni di incontro, nei quali si fa una forte e sperienza di fraternità e studio sui temi della famiglia. Poi si formano gruppi di coppie di sposi (in media di 8 coppie) che si incontrano meditando i temi fondamentali della vita cristiana. Una esperienza molto bella, che sta donando ottimi frutti alla nostra parrocchia. In settembre avremo un nuovo gruppo che farà la esperienza dei tre giorni, per poi (speriamo) continuare nella formazione.
Ma…. ci sono dei limiti. ECC è per le coppie cattoliche, regolarmente sposate con rito cattolico, e perseveranti: non sono ammessi separati, seconde unioni ecc… ovvero: una minoranza dei nostri parrocchiani.
La maggioranza delle famiglie sono formate da coppie non sposate, o separati e divorziati con nuove unioni, o famiglie con un genitore solo e figli. Tutte persone che non possono far parte dell’Incontro di Coppie com Cristo. Abbiamo allora pensato di iniziare una Pastorale Familiare, che possa accogliere e accompagnare le varie situazioni di famiglia.
Le linee-guida per dare vita alla PASTORALE FAMILIARE le troviamo nella FAMILIARIS CONSORTIO di papa Giovanni Paolo II. E la Chiesa del Brasile si muove in questa direzione, con 3 settori: Preparazione al matrimonio, settore che segue le famiglie sposate, e Casi Speciali (divorziati risposati, vedovanza, coppie conviventi e non sposate, famiglie con un solo genitore….).
Abbiamo fatto le prime riunioni generali nel 2014 (appena arrivato in Brasile) con la proposta della Pastorale Familiare con la sua struttura. Una partecipazione limitata come numero di persone, ma abbiamo continuato nel lavoro. La mia idea era non di proporre qualche evento grande e spettacolare (questa é la tendenza, in genere) che poi si conclude nell’ evento stesso, ma di creare strutture che possano essere stabili nel tempo. E quindi anche dare tempo per individuare persone affidabili e motivate per questo servizio.
Grazie a Dio ho incontrato alcune coppie con una forte motivazione a dare vita alla Pastorale Familiare, e negli anni seguenti abbiamo iniziato, (con calma…. siamo in Bahia!) a dare forma alla nostra Pastorale Familiare. Due coppie come responsabili generali e una coppia responsabile per ogni settore. E cosí sta continuando il nostro lavoro.
Una preoccupazione per me urgente era strutturare una preparazione dei fidanzati al matrimonio (una coppia di sposi giá lavorava per questo, incontrando i futuri sposi nella settimana prima del matrimonio, ma avevamo bisogno di qualcosa di piú); dal 2017 abbiamo iniziato con una equipe di sposi che fa alcuni incontri per i fidanzati preparando il matrimonio e che é presente alla celebrazione del matrimonio per animare la liturgia e come segno della Chiesa che accoglie la nuova famiglia. Sono molto contento di questi passi che abbiamo fatto, e della disponibilitá di queste coppie (una decina).
Ho lavorato, in questi ultimi mesi con loro, sulla celebrazione del matrimonio. La tendenza qui é di fare un matrimonio-show: una schiera di testimoni con vestiti super-eleganti noleggiati, varie entrate solenni in chiesa con infinite foto di familiari, testimoni ….. lo stile é quello di una celebrazione-film, anche nei canti e musiche.
Ho cominciato a porre alcune regole, limiti e indicazioni sui valori, per uno stile che sia cristiano cattolico (oggettivamente), piú sobrio, e naturalmente incontro resistenze, opposizioni e malumori perché – per alcuni – sto contrastando la cultura del luogo; su questo mi interrogo onestamente, e so che non devo imporre la mia cultura e accettare quella che incontro, ma nello stesso tempo sento il dovere di purificare certe cose e aiutare le persone a conoscere e vivere nello spirito della liturgia cattolica.
Anche con gli altri settori (accompagnamento degli sposi e casi speciali) abbiamo iniziato a lavorare, e sono contento perché ho trovato alcune coppie (non moltissime, ma alcune ci sono) motivate e con entusiasmo, e cosí la nostra Pastorale Familiare sta continuando. La mia speranza é di diffondere la attivitá con fidanzati e sposi non solo nel centro cittá, ma anche nelle varie comunitá sparse sul grande territorio della parrocchia; una proposta é formare gruppi di sposi, nelle comunitá piú grandi, che si incontrino regolarmente alla luce della Parola di Dio e possano confrontarsi sul loro vissuto matrimoniale, sulla appartenenza ecclesiale, e su altri temi per loro importanti.
– Il lavoro piú difficile é con quelli chiamati “casi speciali” (la espressione non mi piace molto, ma serve per capirci); un gruppetto di sposi sta visitando amiglie di una comunitá tra le piú povere e problematiche, con molte famiglie disintegrate, povere, disorientate…. un piccolo segno. Siamo in un ambito molto difficile da affrontare, per ora non abbiamo molte forze e capacitá per accompagnare queste famiglie, ma é importante perseverare con piccoli segni.
– Ministri. Una novitá di questo anno é che abbiamo ottenuto dagli uffici responsabili di Roma, la autorizzazione per tre persone di poter presiedere la celebrazione del Matrimonio, come assistenti autorizzati, quando manca il prete. Due donne e un uomo, sposati. In veritá non sono accolti da tutti, nel senso che diversi fidanzati chiedono espressamente il prete e non vorrebbero laici a presiedere la liturgia del matrimonio; per altri non ci sono problemi. Mi sembra anche questo passo significativo, certamente non per contrapporre preti e ministri laici, ma per crescere sempre piú nella collaborazione e nella fiducia reciproca.

Un caro saluto a tutti voi

Don Gabriele Burani.

Febbraio 2018

Ipirá, Bahia,

SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

La povertá dela nostra gente é soprattutto culturale. Ci sono ancora molti adulti analfabeti, e tra i giovani, che pure frequentano la scuola, una scarsa capacità di apprendere, una difficoltà grande nel comunicare correttamente, di leggere e scrivere…. la qualità delle scuole è bassa.
La lettura qui da noi è un hobby poco praticato; non ci sono librerie, non ci sono edicole ma se ci fossero, non avrebbero molta attività.
Le persone quardano la TV, che è abbondantemente manipolata, e i programmi più seguiti sono futili o dannosi. In genere le persone  non leggono, e quindi non si fanno una idea critica  della realtà. Per questo i politici, anche disonesti, riescono a mantenere il potere; la maggiorana za delle persone non conosce i propri diritti, non sa come funzionano i servizi, e la conoscenza si riduce a ciò che serve per la sopravvivenza quotidiana.

Anche nelle nostre comunità cattoliche sentiamo il bisogno di lavorare molto per trasmettere i contenuti principali della fede. Certo, ci sono molti uomini e donne analfabeti o quasi con una fede stupenda, un impegno ammirevole nelle comunità e una conoscenza buona dei fondamenti della vita cristiana grazie alla loro presenza costante e apertura di cuore. Ma incontro anche molti errori, molte persone uniscono il cattolicesimo con i culti di origine africana, con le tradizioni della cultura della zona …..   pensando che sia tutto dottrina della Chiesa.   Un dato di fatto è la ignoranza dei cattolici, ignoranza biblica, mancanza di conoscenza del significato dei sacramenti, dei fondamenti teologici.    E le chiese protestanti stanno aumentando anche e soprattutto crescendo sulla ignoranza di fede dei cattolici.

Abbiamo allora pensato a un progetto un poco ambizioso, ma ci sembrava una proposta importante: una piccola Scuola di Formazione Teologica.
La organizzazione incontra sempre difficoltà, ad esempio perchè la nostra parrocchia è grande e le persone che abitano nei villaggi hanno difficoltà a trovare il trasporto per il centro, e quando trovano il costo è piuttosto caro. Inoltre non sono molti con la capacità di affrontare uno studio serio.
Altra difficoltà culturale è che sono abituati a una formazione fatta di eventi ( meglio se spettacolari) che iniziano e finiscono in giornata.  Un impegno che dura nel tempo difficilmente viene assunto.

Coscienti dei vari ostacoli, abbiamo comunque fatto questa proposta: una Scuola di Formazione Teologica, con un incontro al mese, cominciando dal venerdi sera alle 19, fino a domenica nel primo pomeriggio, rimanendo nel nostro centro di formazione, anche per creare  scambi di amicizia tra i partecipanti.
Abbiamo previsto una durata di 3 anni, affrontando, in questo periodo le varie discipline teologiche, certo in modo molto semplificato ma serio.   Chiediamo ai partecipanti la capacità di leggere, scrivere e studiare autonomamente.
Il nostro intento è pastorale, nel senso di aiutare la formazione di alcune persone che assumano poi un servizio in favore di altri nelle varie zone della parrocchia. Invito forte a moltiplicare, a diffondere le conoscenze.
Abbiamo un gruppetto di coordinazione molto motivato e preparato. Hanno pensato di dare un nome alla scuola, don Riccardo Camellini, che è stato parroco in Ipirà negli anni che seguirono la dittatura militare, quando nacquero le varie Comunità di base.
La scuola è iniziata nella prima settimana di febbraio, con 35 iscritti, più i 5 della coordinazione. Questo inizio è stato molto buono, con grande attenzione dei partecipanti, e un desiderio di continuare il percorso.   Sono molto contento di questo primo passo che apre un futuro arricchente per la parrocchia.
Penso alla realtà di Reggio, e alla ricchezza di offerte di formazione per i laici, a quanto lavoro è stato fatto e continua nel presente. Quanti laici con una conoscenza biblica, teologica molto buona e che sono una risorsa stupenda per le comunità. Credo che dobbiamo rendere grazie di tutto questo, e avere il coraggio di diffondere tutto ciò che impariamo.
La nostra realtà qui a Ipirà è assai più povera e semplice, ma il nostro desiderio è dare inizio a processi formativi che continuino nel tempo creando una desiderio di conoscere e di trasmettere il prezioso deposito della fede cristiana.

Un caro saluto

Don Gabriele Burani.

Novembre 2017

Ipirá, Bahia,

Carissimi, un saluto da Ipirá – Bahia, nel giorno di San Prospero, accompagnando la festa nella nostra cittá di Reggio.
Continuo a scrivere qualche lettera per rendervi partecipi del percorso della nostra missione in Brasile.
Una sfida grande per noi in questi anni é la catechesi. La impostazione fino ad ora é: si fanno due anni di catechesi per celebrare la prima comunione; poi (a partire dalla adolescenza, 14 anni) due anni di catechesi per ricevere il sacramento della Cresima. Questa la struttura che ho trovato.
I vescovi del Brasile hanno avuto la felice ispirazione di proporre qualcosa che possa incidere maggiormente per la formazione di uma identitá Cristiana.
Sono usciti due documenti interessanti della CNBB (i vescovi del Brasile), del 2015 e 2017, afrontando il tema della Iniziazione Cristiana in generale, e della Catechesi come processo di ispirazone catecumenale che entra nel percorso di iniziazione alla vita cistiana.
La maggioranza dele persone vengono per battezzare i figli, ma senza una vita Cristiana. Un buon gruppo di ragazzini vengono per la “ prima comunione” e alcuni, non moltissimi, per la Cresima – Confermazione.
Che cosa cambia – o dovrebbe cambiare? Abbiamo inserito periodici incontri con genitori e padrini e un maggior coinvolgimento dei ragazzi nella liturgia della comunitá ( ci sono tappe nel percorso, celebrate con liturgie nella cappella della comunitá, assieme alla consegna del Credo, del Padre Nostro, al segno di croce….). Catechesi come iniziazione, come percorso per entrare nella vita cristiana assumendone tutte le dimensioni.
La catechesi era uno spazio a sé, isolato, questione dei ragazzi e catechisti….. ora sta diventando uma realtá maggiormente inserita nella comunitá e nelle famiglie. Stiamo tentando di spiegare che la catechesi non é per fare la Prima Comunione, ma per la vita eucarística, e che la prima comunione non é piú importante delle altre… per ora con scarsi risultati! L’abitudine di decenni é difficile da scalfire, ma saremo perseveranti nel proporre un nuovo modello. Cosí come é difficile introdurre la idea che la catechesi é continua, non solo di due anni per ricevere um sacramento; nostra intenzione é dare continuitá negli anni, ma non é nella mentalitá delle persone e troviamo difficoltá nel trovare catechisti per percorsi continui: mi rendo conto che, vista la situazione, ci sará bisogno di molti anni di lavoro, e non in tutte le zone raggiungeremo la meta di uma catechesi continua, ma non manca la spinta a darsi da fare.
Abbiamo formato uma commissione di catechesi con alcuni catechisti che aiutano in questo processo nuovo. Qualcuno ha partecipato alla Scuola Catechetica della diocese di Feira, impegnativa ( due anni) e ben fatta, cosí che alcuni catechisti vanno nelle regioni della parrocchia per fare gli incontri di formazione agli altri catechisti. Anche questa cosa non é facile da accettare: i catechisti si aspettano per la formazione un prete o una religiosa e non sempre accettano i laici come formatori…… ma stiamo accompagnando questo processo per cambiare lentamente la mentalitá e la prassi.
É veramente complesso introdurre qualcosa di nuovo in una cultura tendenzialmente conservatrice; soprattutto quando si richiede un maggior impegno e non il semplice self-service religioso. Vedremo come si evolve la situazione. Per ora siamo molto contenti perché stiamo giá vedendo segnali positivi nelle comunitá.

Abbiamo vissuto un momento molto bello per la Gioranata Mondiale dei Giovani diocesana, questo anno celebrata a Ipirá. Tanti giovani dele parrocchie della diocese si sono radunati qui da noi, per um giorno di festa. Su face-book abbiamo uma ampia rassegna di fotografie.
Arriverá anche una mia lettera per i sacerdote della diocesi, per condividere la mia esperienza attuale, invitando a non chiudere il cuore ad eventual chiamate missionarie.

Un abbraccio

Don Gabriele Burani.

Aprile 2017

Ipirá, Bahia,

Carissimi, vi auguro buon tempo Pasquale!
Qualche notizia da Ipirá, dalla nostra missione diocesana. Abbiamo vissuto il Triduo celebrando in una struttura che il Municipio ci ha prestato per le nostre celebrazioni in attesa di ritornare in Chiesa. Come nelle parrocchie italiane, anche qui sono giorni di intensa partecipazione dei fedeli. La notte della Vigilia pasquale abbiamo anche celebrato 19 battesimi di giovani e adulti, dopo un anno di formazione. Tra questi una signora che ho conosciuto facendo un giorno un incontro con un gruppo prostitute ( anche ex) alle quali ho detto di non aver timore di venire in parrocchia, di partecipare alla messa. Due sono venute alcune volte, poi sono state sorprese a rubare in un negozio…. ho chiesto qualche spiegazione e sono venute a parlarmi ma erano ubriache, poi sono state riconosciute responsabili di un furto in un negozio di una altra cittá dove hanno fatto un periodo in prigione per questo. Malgrado queste e altre vicende ( e problemi di salute) una ha continuato a frequentare gli incontri di catechesi e l’ho incoraggiata a non desistire anche se si vergognava; lei aveva effettivamente desiderio di ricevere il battesimo e la notte di Pasqua ha celebrato con gli altri i sacramenti della Iniziazione cristiana. Anche un altro ragazzo, con qualche problema psichico, che si sentiva escluso dai compagni di scuola, ha cominciato a venire in parrocchia e a parlare con noi preti e si é sentito accolto e ha fatto l’anno di catecumenato e il battesimo…. negli ultimi mesi é diventato un fedelissimo alle celebrazioni e passa spesso nella casa parrocchiale per salutare e fare due chiacchiere. Un altro personaggio interessante del gruppo ha passato la sua infanzia e adolescenze in una delle favelas piú pericolose di Salvador, regno di spacciatori e criminali di vario tipo, zona proibita a chi non é della favela. É pieno di tatuaggi con simbologie che mi ha spiegato. Ora é sposato e con due figlie piccole, e ha chiesto il battesimo; per un periodo ho fatto la formazione solo con lui perché, per motivi di orario di lavoro, non poteva partecipare con il gruppo dei catecumeni. Tante storie, interessanti, sorprendenti, a volte deludenti.
Condivido con voi anche le fatiche con la ristrutturazione della Chiesa – Mtariz della parrocchia. Dopo l’inizio dei lavori abbiamo scoperto una situazione molto piú problematica e pericolosa del previsto. Molte parti strutturali della chiesa con pericolo di crollo. Poi la scoperta che il grande altare centrale di legno di Santa Anna, era nel suo interno, nelle strutture portanti, quasi tutto marcio….. non é crollato per miracolo. Dovremo restaurarlo, e la previsione é di altri 5 mesi per il restauro, e altri 50.000 euro di spesa.
Comunque a fine maggio la chiesa dovrebbe essere riaperta per le celebrazioni; per quanto riguarda l’altare centrale aspetteremo, non é un impedimento per celebrare l’eucaristia con la comunitá.

Ora una piccola cronaca con i nostri guai quotidiani:
27 marzo. Entrando in chiesa i muratori si accorgono che la porta era aperta, e sono scomparsi gli strumenti di lavoro…. sega, trapani, strumenti per la lavorazione del legno… un danno molto grave, piu 10mila reais. Lavoratori bloccati e disperati perché ora non si lavora. Vado dalla polizia, intanto facciamo diffondere dalla radio di fare attenzione a chi vende attrezzi usati perché potrebbero essere quelli rubati in chiesa. Mentre siamo alla polizia, una telefonata dalla radio informa che un uomo ha portato alcuni trapani e un altro attrezzo alla radio. Andiamo a vedere, ci sono alcuni degli attrezzi rubati, solo tre in veritá. Chiediamo informazioni sul signore che ha portato la refurtiva, lavora in una strada vicina, come falegname-meccanico, e vive con figlio e figlia adolescenti in questo spazio di lavoro, avendo ricavato un buco dove porre materassi per dormire…. passo a vedere, materassi ammassati nella sporcizia…. situazione indegna. La ragazza ha trovato gli attrezzi sotto il materasso del fratello, lo ha detto al padre, e il padre che per caso stava ascoltando la radio, ha subito portato le cose alla radio. Un ragazzo che ha appena compiuto 16 anni, che da mesi non vuole piú andare a scuola, il padre arrabbiato e disperato perché non sa cosa fare, gli spiega le cose ma il figlio non obbedisce…. sta con gli amici che giovanissimi sono consumatori e spacciatori di droga… a volte vanno nelle cittá grandi per spacciare droga… naturalmente il ragazzo non é in casa, era nei pressi ma quando ha visto movimento é fuggito. Andiamo con il povero padre dalla polizia, poi ci inviano all ‘ ufficio che tutela i minori per fare questa accusa e far iniziare provvedimenti per aiutare la famiglia. Aspettiamo perché sul momento i responsabili sono fuori in riunione. ( La madre del ragazzo ha lasciato il marito e non si cura dei figli.) Torniamo poi dalla polizia per concludere la denuncia quando giá é notte: vogliono rimandarci al giorno dopo, ma io insisto per concludere ( stanco e deluso…. un intero giorno solo per fare una denuncia…. e le indagini? Possiamo dire addio agli oggetti rubati!). Mi pare tutto molto lento, ma cosí é, non possiamo cambiare questa impostazione.
Il giorno seguente il ragazzo non si fa vedere… ma alla fine il giorno dopo la polizia lo intercetta. Lui dice che il venerdí sera aveva visto la porta della chiesa aperta, era entrato da solo, aveva portato via qualcosa, messo in una borsa ed era andato a casa. Un ragazzino magrino, giá noto per i furti… io non credo alla sua versione, penso che abbia agito con un gruppo di altri, forse adulti, che hanno portato via i macchinari pesanti. Ma non abbiamo alcuna prova…..
Hanno prestato attrezzi e macchinari ai nostri lavoratori, cosí si va avanti, spero per un bel lavoro per la nostra Chiesa Parrocchiale, uno degli edifici significativi della cittá.

Vi auguro un buon tempo pasquale.

Don Gabriele Burani.

Gennaio 2017

Ipirá, Bahia,

Cari amici, dopo il gradito ritorno per un mese in terra reggiana, un saluto da Ipirà, augurandovi un anno benedetto dal Signore. Siamo sempre coinvolti nella ricostruzione della Chiesa principale ( matriz) di Ipirà, che è anche uno dei pochi edifici storici della città, e anche per questo è importante salvaguardarla. Già da mesi molti muratori e carpentieri stanno lavorando, mi sembra con un buon lavoro che durerà nel tempo. Le comunità si sono attivate per fare offerte, ed è positivo che molte persone hanno fatto offerte in base alle loro possibilità: qualcuno con equivalente di 1.000- 1.500 euro, ma molti con piccole offerte e veramente in tanti hanno partecipato donando qualcosa. I costi per un edificio grande sono elevati, e i contributi che arrivano dall’Italia ci stanno aiutando molto, per arrivare a concludere nei prossimi mesi.

Ho fatto la simpatica esperienza di rimanere bloccato con l’auto nel bel mezzo della caatinga desertica, di ritorno da una celebrazione in una delle comunità più lontane dalla città ( circa 45 Km). La strada pessima, piena di buche e sassi, che hanno rotto il radiatore e quindi il motore si è bloccato ( prima di fondere!). Il cellulare non funziona in campagna ( e in ogni caso non potevo chiamare perchè mi sono accorto che non avevo credito), il panorama era di sassi e piante basse e secche, in un luogo dove difficilmente passa qualche auto. Dovevo anche recuperare don Luca Grassi che celebrava la messa in un altro paese…… e non potevo comunicare con lui. Erano con me due ragazze che a volte mi accompagnano per la animazione del canto liturgico nelle comunità. Cominciamo a camminare in una direzione, sperando di incontrare qualche casa. Tra non molto sarà notte, e le difficoltà aumentano! Vediamo un edificio, ma disabitato; in distanza vediamo una casa, con galline o simili, e avanziamo, nella speranza di trovare qualche persona e non incappare in cani rabbiosi, spesso presenti. Chiamiamo ad alta voce e grazie a Dio esce di casa una ragazza che conosco, e una giovane donna, che frequentano una delle nostre comunità. Non hanno mezzi per aiutarci, ma potrebbero ospitarci per la notte. In qualche modo una delle ragazze che erano con me riesce ad avvisare qualcuno a Ipirà, il diacono e don Luca. Poi in lontananza vediamo i fari di una auto arrivare… è il marito di una delle due giovani con un amico, scendono con un lungo fucile perchè stavano cacciando una “ onça” ( giaguaro) che in questi giorni stava uccidendo il bestiame della zona. E’ raro ma possono arrivare nelle nostre campagne. Pochi minuti fa l’avevano vista attraversare la strada proprio vicino alla casa. Chiediamo aiuto, sono persone gentili e uno ci accompagna fino a Ipirà. Ci hanno detto in seguito che è un ‘ pai de santo’, una specie di sacerdote della religione tradizionale africana del candomblè ( molto diffusa in Brasile), giunta con gli schiavi africani. Avevo alle 19.00 celebrazione di battesimi in un villaggio della campagna, e arrivo dopo le 21.00; erano stati avvisati e hanno aspettato. Alla fine è andato tutto bene….

I mesi di dicembre e gennaio sono estivi, vacanze dalla scuola, arrivano persone che lavorano in San Paolo o altre città, per incontrare la famiglia di origine. La maggior parte delle famiglie ha qualche componente che è andato via per lavoro, specialmente a San Paolo. Un problema grave per i nostri giovani: molti sono costretti a emigrare, per studio e per lavoro e ritornano in dicembre e gennaio quando ne hanno la possibilità ( non tutti gli anni). E di conseguenza sono anche mesi in Ipirà di celebrazioni di battesimi e matrimoni. La mattina di natale ho battezzato 46 bambini, e matrimoni e battesimi in altri giorni. Porto con me gli interrogativi: è presenta la fede in chi chiede il battesimo dei bambini e il matrimonio? Una fede generica si, ma fede cristiana cattolica? Il desiderio di seguire Gesù Cristo e far parte della comunità dei credenti? Io non posso giudicare gli altri, non posso misurare la fede, posso solo ammettere la mia poca fede, ma ho la impressione di molta superficialità e attenzione all’esteriorità nella celebrazione dei sacramenti. Si fanno incontri di preparazione ( tre incontri in una settimana, in genere quella prossima alle celebrazioni) ma occorrerebbe un itineriario più strutturato e la partecipazione alla vita della comunità; la mia intenzione è potenziare la equipe di preparazione al battesimo e al matrimonio, modificando un poco la prassi attuale e che sia anche un piccolo itinerario di fede. Con tanti che chiedono il battesimo per i figli ( molti senza nessuna partecipazione alla vita ecclesiale) mi sembra difficile creare qualcosa di piú personale…. il prossimo mese cominceremo un confronto su questo.

Il diacono Genival che era con me, a partire da febbraio comincerà il suo servizio in una altra parrocchia e rimane con me Roque che in dicembre è stato ordinato presbitero; saremo quindi in due preti stabili in parrocchia ( con la collaborazione di don Luca quando necessita), sono contento perchè sulla maggior parte delle attività pastorali, scelte da fare, priorità da dare, abbiamo idee simili, e lavorare con la stessa visione aiuta molto.

Un caro saluto e buon anno nella fede in Gesù.

Don Gabriele Burani.

Agosto 2016

Ipirá, Bahia

Costruzioni. Abbiamo la necessità di costruire nuovi locali per il centro parrocchiale di Ipirà. Alcune sere abbiamo 4-5 -6 .. riunioni in contemporanea, con i parrocchiani che invadono la nostra cucina e le stanze della nostra abitazione. Il nostro progetto è di costruire un piano superiore sopra segreteria, caritas, biblioteca…costerà parecchio, ma sta diventando una necessità.

Però i problemi si assommano con gli imprevisti; dopo un giro sotto il tetto della chiesa centrale di Ipirà, si scopre una situazione di grande pericolo: la trave che regge il tetto del presbiterio è deteriorata e si sta spostando a causa di una pesante decorazione posta sulla volta del presbiterio; era rimasto solo 1 centimetro di appoggio, e quindi in poco tempo il tetto sarebbe crollato nella chiesa! Altre travi di legno erano deteriorate.   Inoltre la scoperta che sulla navata centrale della chiesa, che è un edificio grande e alto, non esitono strutture  per assicurare la stabilità…. quindi potrebbe crollare tutto. Ho chiuso immediatamente la chiesa, e muratori e ingegnere hanno iniziato il  lavoro per la sicurezza e risistemazione della chiesa. Sarà una buona spesa, quindi i lavori nel centro parrocchiale dovranno aspettare.  E intanto il disagio per avere pochi spazi e la chiesa chiusa.

Ma le attività costruttive, per una parrocchia che ha 90 e più comunità sono molti. In diverse cappelle stiamo affrontando un adeguamento del presbiterio per una migliore celebrazione; in altre lavori anche per motivi strutturali. Alcune cappelle sono costruite da poco solo nel grezzo, e devono essere concluse.  Poi abbiamo alcune comunità senza cappella, ci si riunisce nelle case, ma lo spazio e poco, e comunque si ha il desiderio di luogo che sia solo chiesa e sia sentito come la casa di tutti; quindi stiamo cercando terreni e soldi per costruire.  Insomma, il problema del mattone non mi abbandona, anzi sta aumentando!   Sono comunque contento perchè si sta scoprendo nei parrocchiani una sensibilità nuova per la liturgia e il desiderio di rendere più adatti per la liturgia alcuni spazi che erano solo freddi stanzoni senza alcun segno di trascendenza.

Condividendo questa parte della nostra missione, un caro saluto.

Don Gabriele Burani.

Aprile 2016

Ipirá, Bahia,  Ancora giovani ammazzati

Cari amici, scrivo condividendo la preoccupazione e tristeza per le situazioni di violenza che continuano nella nostra parrocchia e in Brasile in generale. Un cronaca di questi giorni. Ieri in una discarica di un paese vicino alla città, è stato trovato il cadavere di un uomo crivellato di colpi, ancora non identificato.

Nella ottava di pasqua  una catechista mi dice, volendo mantenere la riservatezza, che nella notte alcune persone sono entrate in casa per rubare, minacciando con le armi lei, il marito e i figli: pistole puntate alla testa. Un’altra che é ministra della comunione, piú volte ha subito rapine da uomini armati.

Anche io ho subito diversi furti, sono entrati nella casa parrocciale e precisamente nella mia stanza, ma quando io non ero presente e fortunatamente senza violenze. Giovedí scorso, facendo um incontro con adolescenti per la Cresima, mi fanno vedere foto fatte con il telefonino di un signore di circa 40 anni. Mi dicono che era in prigione, è pericoloso, e solo dopo 4 anni è uscito dal carcere e ora è libero, oppure è scappato… non si sa. Tutto il paese ne parla con preoccupazione.  Era un giovane che anche frequentava una delle nostre comunitá, liturgie, incontri di preghiera e che un giorno ha catturato, violentato e squartato una bambina ( era assieme al fratellino che é riuscito a fuggire) perché lo stavano disturbando, e ha sentito il richiamo di Dio ad ucciderli.

É uscito dal carcere, forse hanno riconosciuto la infermità mentale con uno sconto di pena… venerdì era in una pensione, arrivano in auto tre uomini armati, entrano nella sua stanza, lo uccidono e se ne vanno. Non si sa niente altro. Quando viene uccisa una persona che ha commesso crimini, non vengono fatte molte indagini.

Leggo poi che sempre lo stesso giorno, un giovane di Ipirà viene trovato ucciso in un paese vicino, pare fosse legato a un traffico di moto usate. Anche  per questo omicídio non si sa nulla. Il giorno dopo, sabato 9 aprile, ero ad un incontro del Rinnovamento Carismatico Cattolico in parrocchia, ero seduto accanto ad una signora, arriva il marito, sta piangendo… lei capisce subito: hanno ammazzato il loro figlio, 20 anni. Lei urla disperata; li accompagno a casa, poi all’ospedale. Il ragazzo è sul lettino, ormai morto, tutto insanguinato. Una morte annunciata. Il ragazzo era tossicodipendente e coinvolto nel giro del traffico di droga, con problemi fin dalla pre-adolescenza. Per qualche mese ha frequentato un centro di recupero in Ruy Barbosa, poi ha deciso di tornare a casa. Già due volte la polizia ha tentato di ucciderlo, ed è sfuggito per miracolo. Tutti sapevano che correva il pericolo di essere ucciso. Stava quasi sempre  in casa negli ultimi tempi. Ma venerdì sera era uscito, con un noto spacciatore, più vecchio di lui, coinvolto nel traffico di droga e anche omicidi. Hanno fatto festa la notte, e il sabato pomeriggio arriva la polizia, i due fuggono, sono in un quartiere vicino al centro della città. Si sentono spari per lungo tempo, la polizia uccide entrambi. Mi dicono che è stato colpito da 30-40 pallottole…. incredibile!  La polizia è violenta, e in molte morti si sospetta che siano alcuni della polizia specializzati per la eliminazione di chi ha commesso reati gravi. La famiglia è sconvolta, una situazione di shock.  Domenica pomeriggio aspetto in chiesa alle 15.00 il primo funerale, poi alle 16,30 arriva l’altro…. parlo con alcune persone addolorate, e con alcuni giovani, della loro difficoltà quotidiana: in molte zone della città ci sono rapine alle persone, in qualche bairro spaccio di droga in quantità spaventose.

Di fronte a questi giovani ammazzati, perchè dopo pochi giorni tutto tace, non si fanno indagini? Sono tutte persone legate al traffico di droga o altri crimini, e qualcuno mi dice che alla maggior parte delle persone va bene così, che chi è pericoloso per la società venga ucciso! Quindi non si fanno manifestazioni…. solo noi della Chiesa cattolica parliamo condannando, ma anche molti cattolici appoggiano questo stile violento. Anzi, per quanto intuisco e ascolto, la maggioranza dei cattolici concorda con la eliminazione delle persone che hanno commesso reati gravi, fatta in questo modo.   Per l’equivalente di 500 euro si trova facilmente un killer che vada ad uccidere un tuo nemico. Il costo varia se è una persona con una attività importante e un ruolo sociale ( medico, professore…) o un disoccupato.

La preoccupazione è grande anche per il nostro governo: la corruzione di molti uomini del PT (il partito di Lula e Dilma), partito nato nelle parrocchie e da anni al potere. Purtroppo il tasso di corruzione dei politici è molto alto,  dai piccoli paesi al Governo Federale, a tutti i livelli. Gli oppositori del PT, che sono le forze liberali, difendono i più ricchi e minacciano di togliere o limitare gli aiuti alle famiglie povere. Nei dibattiti l’aggressività è molto alta, con il pericolo di scontri di piazza violenti.

Continuiamo nelle nostre parrocchie ad annunciare il Vangelo, a lavorare per la comunione, consapevoli che la situazione sta diventando pesante. Sempre invito a non cadere in eccessi di ‘soggettivismo’ e cioè  pensare ai valori e non fermarsi alle lotte personali, come molti fanno.  Pensare al bene oggettivo e non lasciarsi trascinare dalle emozioni del momento. Mettere impegno più per costruire che per distruggere l’opera degli avversari. Ma in questa cultura, nei fatti, prevale l’emotività sulla razionalità. Speriamo che la sensibilità cattolica, importante nella identità del Brasile, possa essere di aiuto nella formazione di coscienze più pure e di una convivenza sociale più pacifica.

Un caro saluto, don Gabriele Burani.

Novembre 2015

Ipirá,Bahia, Brasil,  Equipe missionaria

Carissimi, un saluto a tutti.Mando un piccolo aggiornamento da Ipirá – Bahia.
Stiamo riflettendo, in questi mesi, anche sulla nostra presenza come missionari reggiani in Brasile, e con la visita del Vescovo continueremo questa riflessione.

Penso che la nostra presenza qui debba essere anche e soprattutto di animazione missionaria. La domenica della Giornata Missionaria Mondiale, nelle omelie ho detto che il Brasile é uno degli stati, nel mondo, con il maggior numero di cattolici. Ma con pochi missionari ad gentes. E anche nella nostra realtá di una grande parrocchia come Ipirá la spinta missionaria dovrebbe essere maggiore. La messa penso sia frequentata con regolaritá dal 2-3 % della popolazione circa, e, almeno in cittá, per la maggior parte persone di classe media. Non ci sono grandi ricchi, non ci sono i politici, ma anche pochi i piú poveri. Abbiamo alcuni quartieri con moltissime famiglie senza presenza cattolica; soprattutto in zone dove é molto forte la diffusione della droga e le famiglie sono disintegrate.

Poi sto scoprendo, nella zona di campagna della parrocchia, villaggi che non hanno mai avuto una presenza di Chiesa, e altre zone con gruppi di cattolici ma con nessuno che sia in grado di guidare una comunitá: persone senza istruzione, che non sanno né leggere né scrivere, che non hanno mai avuto una formazione catechetica.

Allora la sfida per la parrocchia: animare la nostra missionarietá. Ci sono alcune attivitá belle come la missione diocesana in una parrocchia una volta l’anno, anche un fine settimana ogni anno in parrocchia la missione dei giovani fatta in alcune comunitá della campagna. Ma abbiamo bisogno di animare la comunitá, dare una spinta maggiore, entrare in tante zone abbandonate, incontrare le famiglie per annunciare il vangelo.

Un’esigenza, anche qui da noi é formare una equipe per la animazione missionaria della parrocchia.

Abbiamo fatto due incontri per dare inizio a questa equipe missionaria, e grazie a Dio un gruppo di persone si é reso disponibile. Innanzitutto per una formazione, per uno studio della realtá. Poi vedremo quali attivitá missionarie, dove e come muoverci.

Una piccola esperienza, con un gruppetto di giovani siamo andati in uno dei quartieri poveri e problematici, Ipirazinho, dove é anche presente il Progetto Dançar á vida. Abbiamo incontrato alcune famiglie piú disagiate e con molti bambini, per invitarli a un giorno di festa( preghiera, gioco, danze, doni…). Un resoconto di qualche incontro.

Ipirazinho. Con un gruppetto di giovani andiamo in Ipirazinho a visitare alcune famiglie più povere e invitare i bambini a una festa il 1 novembre. Ci sono sempre tanti bambini in questo povoado. Una giovane, che ha una forma di atrofia agli arti ed è in carrozzella, abita nel villaggio e aiuta nella liturgia e ci guida nella visita delle famiglie che hanno bambini e che sono bisognose.

Andiamo da Luiza, che ha 7 figli, il maggiore ha 18 anni, la incontriamo sulla strada, con alcuni dei figli più piccoli, è triste e piange, il secondo figlio ( 16-17 anni) la scorsa settimana è finito in carcere. Un giorno è arrivata la polizia nella loro piccola casetta, lui aveva droga e lo hanno portato in prigione. Lei è sola con questi piccoli bambini, abita di fronte alla chiesetta del villaggio, e i bambini vengono sempre a salutarci quando arriviamo. Il figlio maggiore fa qualche lavoro saltuario. Luiza ci chiede di andare un giorno nella sua casa per fare un incontro di preghiera. Ci fermiamo anche in questo momento sulla strada per pregare insieme, e le diciamo che un pomeriggio andremo per pregare nella sua casa.

A poche decine di metri abita Sandra, in una casa dall’aspetto molto trasandato; un figlio piccolo, sporco e seminudo e molto attivo si unisce a noi nelle nostre visite. Sandra è giovane, avrà 25-28 anni, con diversi figli e una situazione di miseria: è sporca, spettinata, disordinata, scalza con i piedi neri. Anche lei sola con questi figli piccoli. Un maschietto in età di scuola ( 10 anni mi pare) non va a scuola, preferisce andare al pascolo con gli animali. A questa età ancora non sa leggere e scrivere; nemmeno la madre sa scrivere. Le diciamo che importante che i figli vadano a scuola, per imparare a leggere e scrivere, e lei è d’accordo, ma non sa che fare. Anche qui manca la figura paterna; chi è il padre o i padri di questi figli? Tante donne sole con tanti bambini, vivendo in una situazione di estrema povertà culturale ancor prima che materiale.

Mentre camminiamo una signora mi chiama dalla sua casa. Quando arrivo mi dice: perchè non venite da me? Io non so cosa rispondere, le dico che ora sono da lei e può parlare liberamente. Mi dice che il gruppo della chiesa cattolica non va da lei perchè i figli grandi sono protestanti, ma anche da lei ci sono dei bambini. La invito a rimanere serena, anche i bambini della sua famiglia possono partecipare con gli altri.

Pian piano arriva la sera, ci spostiamo in una altra zona: una giovane donna, che è malata, si muove a fatica per problemi al collo e alla schiena, ha 4 figli piccoli… vivono in una casa minuscola, due stanze mal fatte, hanno solo i mattoni delle pareti, la Tv e poco più. Lei ci chiede anche aiuti alimentari. Il volto sofferente, sentiamo il peso della disperazione. Ancora una donna sola, con tante difficoltà.

Una luce accesa in una altra casa, Aparecida ha 8 figli, tutti minori, i più piccoli si aggirano completamente nudi, sorridendo. Li invitiamo alla festa, sono in tanti in un ambiente povero ma sono sereni, allegri.

Accanto una altra casa animata, con tanti bambini. Davanti alla casa una signora sui trenta anni, che ha 5 figli, sulla porta una adolescente di 16 anni, sua figlia, che a sua volta è madre di due figli, uno di un anno e mezzo e uno di quattro mesi.
Persone che vivono con gli aiuti dello Stato per le famiglie povere. Spesso madri sole. In genere non ci sono situazioni di estrema miseria, perchè qualche aiuto arriva. Il problema forte è culturale. Frequentano la scuola saltuariamente o non frequentano, non imparano a leggere e scrivere, rimangono esclusi da tante attività…   per questo il nostro Progetto “ Dançar à vida” per i ragazzi diventa un aiuto per fortificare l’impegno scolastico, per aiutare a lavorare in gruppo, per aumentare la autostima e la fiducia nella possibilità di crescere e realizzarsi nel bene. Un appoggio nella crescita culturale rispetta la dignità della persona.

Qualche giorno dopo la visita, andiamo con un gruppetto di giovani per un giorno di animazione, cantando, giocando, portando piccoli regali. Tanti bambini si uniscono, spuntano da tutte le case del villaggio. Ringraziamo il Signore per queste opportunità.

Su face-book ci sono alcune foto dei bambini di Ipirazinho.

Don Gabriele Burani

Settembre 2015

Ipirà, 5 de setembro de 2015
Cari amici,
una lettera per condividere la esperienza della nostra presenza missionaria in Ipirà –Bahia. Noi preti reggiani nella diocesi di Ruy Barbosa siamo tutti parroci e il ministero nella sua essenza corrisponde a quello in Italia, ma il contesto e la cultura diversa pongono, evidentemente, attività e tempi diversi.
La situazione nuova ed insolita per me è la dimensione della parrocchia, con 60 mila abitanti e 90 comunità cattoliche diffuse in un territorio che è più grande della nostra provincia di Reggio. Le comunità sono distanti 20, 30, 40, 45 kilometri, per la maggior parte strada sterrata; passiamo quindi molto tempo in auto. Metà degli abitanti circa sono in città in un territorio ristretto, metà in campagna, con spazi molto ampi. In realtà non abbiamo dati precisi perchè il Municipio non ha una sua anagrafe precisa e i dati ultimi sono del censimento che organizza il governo federale ( ultimo nel 2010).
Abbiamo celebrazioni mensili nelle comunità della città e villaggi più grandi e mediamente ogni tre mesi nelle comunità minori. Gestire tutto ciò non è semplice. I parroci reggiani che mi hanno preceduto hanno fatto un gran lavoro, e dobbiamo ringraziare il Signore per la dedizione grande alle persone e per la testimonianza molto forte che hanno dato in questa terra.
La mia prima necessità è conoscere e quindi ho pensato, nel tempo, di incontrare tutte le comunità sia nella celebrazione della eucaristia che proponendo una assemblea della comunità: chiedo qualcosa sulla storia della comunità poi affrontiamo la vita attuale: cosa si fa, la liturgia, la catechesi, le povertà, i problemi che stanno affrontando, eventuali conflitti….mi metto in ascolto delle persone di ogni comunità. Cerco di avere una idea della situazione. Occorre molto tempo per tutte queste assemblee, anche perchè gli altri impegni continuano normalmente.
Cosa sto incontrando? Comunità molto diverse tra loro. La maggior parte, nella zona della campagna hanno iniziato la loro vita negli anni ’80, alla fine della Dittatura militare e quindi con la possibilità di riunirsi liberamente. Era il periodo in cui era parroco don Riccardo, poi hanno continuato don Piero con don Antonio e don Marco. In campagna ci sono varie comunità molto piccole; quando si radunano per la celebrazione settimanale sono una decina di persone e in alcune comunità non hanno altra esperienza comunitaria se non la liturgia ogni tanto. Nei decenni passati era maggiore la popolazione della compagna; tempi di lotta per avere la terra, tempi forte presenza cattolica, e quindi di catechesi, servizio. Nel corso del tempo la popolazione della campagna è andata diminuendo, tanti giovani si sono trasferiti a San Paolo, a Salvador o in Ipirà città. Le comunità si trovano nei villaggi della parrocchia, ma anche in zone che non hanno un centro, solo le case sparse e distanti tra loro, e con persone che fanno kilometri a piedi per partecipare alla messa ( in pochi hanno i mezzi motorizzati).
+ Ci sono alcuni villaggi grandi ( ma anche piccoli) con una vita ecclesiale ben strutturata: catechesi, liturgie, caritas, pastorale giovanile, famiglie…. tutto portato avanti dai laici. Sono veramente ammirato per questo. Alcuni villaggi grandi però hanno una partecipazione ecclesiale quasi nulla: un piccolo gruppetto viene a messa, nessun bambini fa catechismo, nessuna formazione, le liturgie ‘sgangherate’ e confuse, senza coscienza di cosa si sta celebrando. E senza leader in cui confidare per un lavoro di missionarietà. Dopo alcune celebrazioni e incontri comunitari sono veramente sconfortato! Non vedo possibilità immediate, non so come agire, cosa proporre…. Pazienza! Spesso troviamo comunità con limiti ( ad esempio, quasi nessuno sa leggere in modo comprensibile) ma che si incontrano, celebrano, annunciano… una presenza di chiesa semplice e bella.
+ E’ interessante trovare grande diversità nella stessa regione, considerando comunità confinanti. Alcune comunità attendono il parroco per la messa con molta gioia, preparando la chiesa, i canti ecc… in altre capita di arrivare e trovare la chiesa chiusa e nessuno presente! Non si sono informati, o sono a lavorare in città, i responsabili non sono presenti e non hanno avvisato….. si viaggia alcune ore per nulla.
In una zona ci sono tre comunità vicine. Una storica, si raduna ina una casa, ma solo con poche persone, senza nessuna vita ecclesiale, solo la memoria del passato glorioso. A pochi kilometri una zona che non ha mai avuto comunità, da poco tempo ci si raduna in una struttura semplice di mattoni e cemento grezzi, ancora da terminare, e ci sono famiglie, bambini, giovani…. persone che non hanno quasi mai partecipato a nulla e desiderose di fare un cammino di fede… con loro si comuncia quasi da zero un percorso di annuncio di fede. E partecipano in un buon numero, pur abitando distanti. Poi, a qualche kilometro un villaggio con case vicine, ben costruite, molte famiglie, zona più ricca perchè ha una specie di spiaggia sul fiume che attira molte persone nei giorni festivi…. e NON esiste comunità ecclesiale, nessuno patecipa, nessuno è ineressato, zero…. misteri.
– A volte ci sono sorprese… viaggiando per una strada interna che non ho mai fatto, tra due comunità di campagna, scopro un centro con un buon numero di case ( si chiama Santo Antonio,credo) di cui non conoscevo la esistenza; un luogo isolato, e non abbiamo comunità cattolica ma alcune famiglie hanno chiesto a chi abita nei paesetti vicini di aiutarli a iniziare incontri di preghiera. Da poco una setta protestante di origine nord-americana ha costruito un grande edificio di culto, per ora la unica presenza in zona. Penso che dovremo formare un gruppo attivo di laici missionari disposti ad uscire dalla proprie case per prendersi cura delle zone più povere di presenza.
Mie valutazioni la zona di campagna, molto ampia,ha avuto un passato glorioso, ma il presente, nelle comunità rurali è in declino. Molti giovani sono andati via, per studio e lavoro e le comunità si sono impoverite. In positivo vedo che stanno andando avanti da anni in modo autonomo, ma occorre cambiare qualcosa. Non ci sono più le battaglie sociali dei tempi passati, ci sono nuovi problemi che emergono.
– Diversa la situazione nei ‘povoados’, villaggi più grandi, come i nostri paesi, in genere con una piazza al centro e la chiesa. In molti abbiamo una buona vita comunitaria e un bel cammino di fede e la partecipazione alla formazione e attività della parrocchia.
Noto comunque un grande problema di lider, catechisti, animatori, ministri: tanti hanno una formazione molto scarsa, disponibilità buona ma poche capacità. Poi ci sono alcune persone anziane che da anni sono a guida delle comunità, persone anche con capacità, ma che hanno appiattito le comunità. Forse in passato si aveva maggiore vivacità e desiderio di essere protagonisti da parte dei fedeli. Ora in pochi hanno la disponibilità ad assumersi incarichi, faticano a decidere di essere responsabile di qualcosa. Partecipano ma solo in modo passivo: spesso capiscono di non avere le capacità, hanno una riservatezza che è un sentire i propri limiti. Mi dicono che sarà ben difficile che qualcuno si offra spontaneamente per un servizio o responsabilità; il modo migliore è chiamare le persone, chiedere, decidere per loro (con il loro assenso!).
– la mia idea spontanea sarebbe di chiudere alcune comunità dal passato glorioso ma dal presente inconsistente ( e accorpare) ma questa potrebbe sembrare una bestemmia per chi ha vissuto l’epoca aurea delle Comunità di base. Qui sono molto conservatori e quando si mutano anche piccole cose, ci sono sempre resistenze, ma penso sia giusto mutare qualcosa.
– Sto cercando, con calma e pazienza, anche di mutare alcune cose nella liturgia. Non voglio fare la parte dell’europeo che distrugge la cultura brasiliana, ma oggettivamente sento il dovere di cambiare alcune pratiche. La prima cosa è la formazione perchè i fedeli abbiamo consapevolezza.
Ho già scritto molto. Parlerò poi della situazione pastorale nella città.
Un caro saluto da Ipirà, don Gabriele Burani